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sabato 27 settembre 2008

PROCESSO GEA, NOVITA' DALLA PROCURA DI ...ROMA


Dunque il 20 settembre è stato reso noto che Luciano Moggi è stato iscritto nel registro degli indagati della procura di Roma per il reato di calunnia nei confronti del Maggiore dei Carabinieri Attilio Auricchio e dell'ex direttore sportivo della Roma, Franco Baldini.
"Baldini e Auricchio si dovrebbero vergognare", aveva detto Moggi in aula lo scorso 17 giugno. "La vicenda appare come una cosa macchinata e predisposta. Sono sconcertato: non ci sono prove, ma solo chiacchiere contro di me".
Per provare a capire perché l'imputato possa essersi spinto a fare affermazioni così gravi davanti al giudice, facciamo un piccolo passo indietro.
Secondo Bartolozzi e Mensurati (nel loro "Calciopoli, collasso e restaurazione di un sistema corrotto"), il rapporto tra il Maggiore dei Carabinieri e i dirigenti romanisti sarebbe da far risalire alla vicenda delle fideiussioni fasulle dell’estate 2003: l’ultimo giorno disponibile prima della scadenza dei termini, Franco Baldini e la consulente finanziaria Cristina Mazzoleni cercano di fornire alla Covisoc le garanzie per l’appianamento dei debiti giallorossi, ma si trovano di fronte all’impossibilità di giustificare un buco 7,5 milioni di euro rilevato dall’ente di controllo.
Invece di spedire la Roma in C2 come la Fiorentina, la Covisoc, nella persona del segretario Turchetti, si mostra disponibile a sistemare le cose in extremis, fornendo anche un nominativo a cui provare a rivolgersi. Dopo un complicato giro di telefonate (descritto compiutamente qui), i dirigenti giallorossi rimediano una fideiussione che Turchetti, dati i tempi strettissimi, accetta sulla fiducia, e in ritardo rispetto ai termini previsti (il giorno dopo).
In seguito a più accurati controlli, la fideiussione si rivela falsa, eppure non solo la Roma riesce a sfangarla, ma Baldini, il 7 agosto, ai giornalisti parla di "estorsione" ordita dalla pur accondiscendente Covisoc. Allora Turchetti, risentito, chiama la Roma minacciando l’esclusione dal campionato, e ne avrebbe ben donde, ma per tutta risposta i dirigenti romanisti sporgono denuncia ai Carabinieri nei suoi confronti (per maggiori dettagli, vedi qui).
Circostanza ricordata da Auricchio davanti al giudice Fiasconaro: "Avevo conosciuto Baldini - ha detto l'ufficiale dei Carabinieri in qualità di teste al processo Gea - quando era venuto a presentare un esposto contro ignoti a nome della Roma per la vicenda delle false fideiussioni".
E’ sufficiente per parlare di macchinazione? Ovviamente no. Ma intanto analizziamo gli altri sviluppi.
Secondo un articolo pubblicato dal Giornale il 5 luglio scorso, a firma Gian Marco Chiocci, gli inquirenti del processo GEA starebbero cercando altri elementi per supportare le loro accuse. Se così fosse, sarebbe un nuovo indizio della fragilità dell’impianto accusatorio.
Tre sarebbero i "nuovi" fatti sotto la lente degli inquirenti:
1) Il caso Bergamo-Sensi, nato da un’intercettazione del 2002 in cui l’allora designatore, agente assicurativo dell’Ina Assitalia per la provincia di Livorno, raccontava a un amico di essere stato favorito dall'allora presidente romanista nella stipula di polizze (all’epoca Ina era sponsor dei giallorossi) in cambio della presentazione di una lista di 5 arbitri a lui graditi. Ai tempi ci fu un'inchiesta di un pm romano (lo stesso del processo GEA) che portò all'archiviazione nel 2006. Per i dettagli, vedi qui.
2) La “pace” fra Moggi e i Sensi del 7 luglio 2004, benedetta niente meno che dal sindaco juventino Veltroni, con tanto di Rosella che incensa Lucianone. Da allora, secondo la ricostruzione, le quotazioni di Baldini nella società giallorossa avrebbero iniziato a precipitare, mentre cominciarono a circolare voci di una sua sostituzione col figlio di Moggi (per altro mai avvenuta) per la rabbia della tifoseria.
3) L’intercettazione tra Moggi e Giraudo in cui, nell’estate 2004, i dirigenti juventini parlavano di «un contratto televisivo» per la Roma da subordinare alla cessione di Emerson. Secondo la vulgata mediatica di Farsopoli, sarebbe la prova di un ricatto perpetrato dai malefici Moggi e Giraudo per impadronirsi del giocatore brasiliano. Ma la Juve non era parte di alcuna holding di telecomunicazioni e non si capisce a che titolo Giraudo avrebbe potuto influire sulla destinazione dei diritti televisivi altrui. La canea forcaiola del 2006 volle vedere nell'intercettazione un riferimento a Sky, ma in modo del tutto fantasioso, anche perché il contratto della Roma con l'emittente venne stipulato nel novembre seguente, più di due mesi dopo la cessione di Emerson, avvenuta con la piena soddisfazione della società capitolina, che riuscì a strappare 15 milioni più Brighi. I diritti televisivi erano entrati a un certo punto nella trattativa sotto forma di un quadrangolare (per quattro anni, con proventi di sponsor e TV a favore della Roma) che i bianconeri volevano mettere sul piatto insieme ai 15 milioni già offerti (vedi qui). Nella telefonata incriminata, Moggi e Giraudo fanno considerazioni sull'opportunità di organizzare il quadrangolare (appunto comprensivo di diritti televisivi per la Roma) solo contestualmente alla cessione di Emerson, sospettando che i dirigenti romanisti volessero usare il centrocampista brasiliano solo come specchietto per le allodole.
Dal quadro che emerge dalle indiscrezioni del "Giornale", dunque, sembrerebbe che gli inquirenti stiano inseguendo un'ipotesi accusatoria di questo genere: finché Baldini lavorava alla Roma, il potere moggiano si sarebbe adoperato per vessarla; una volta uscito di scena lui, il terribile Luciano da Monticiano avrebbe allentato la sua morsa letale, consentendo alla Roma di operare sul mercato più agevolmente (vengono citati ad esempio gli arrivi nel 2005 dei pregiati Taddei, Nonda, Kuffour).
Il ruolo di Baldini nel processo si dimostrerebbe dunque centrale, e ciò verrebbe confermato anche dal fatto che, oltre all'incriminazione per calunnie, Moggi è stato messo sotto inchiesta anche per delle minacce che gli avrebbe rivolto il 19 giugno scorso, prima di un'udienza. «Sono stato minacciato da Moggi», aveva detto Baldini in aula. «Mi ha detto "buongiorno pezzo di m**da" e poi con il dito puntato a pochi centimetri dal naso ha aggiunto: "guarda che così finisci male"». Tutto ciò in un udienza nella quale, messo a confronto con Baiocco, l'ex ds giallorosso era stato platealmente contraddetto.
Inoltre, il pm Palamara avrebbe appena formalizzato l'iscrizione sul registro degli indagati anche per il calciatore del Napoli, Emanuele Blasi, con l'ipotesi di reato di falsa testimonianza. A che proposito? Manco a dirlo: per aver contraddetto la versione di un altro testimone chiave dell'accusa, l’ex procuratore Stefano Antonelli, il quale, sempre secondo le informative del 2005, si sarebbe presentato da Auricchio nel gennaio di quell'anno per consegnargli la registrazione di telefonate nelle quali il padre del calciatore lo licenziava per avere combinato troppi pasticci con la Juve.
A questo punto verrebbe da chiedersi se si tratti di un processo alla GEA world o a Luciano Moggi, il cui unico legame con la ormai disciolta società di procuratori è il fatto che uno dei titolari fosse suo figlio. Ma soprattutto viene da chiedersi perché viene concesso tutto questo credito al Baldini, che ha avuto importanti responsabilità dirigenziali in una società da anni protagonista di vicende alquanto controverse.
Proviamo a ricapitolare:
Anno 1999: Per i regali natalizi l'A. C. Roma non bada a spese: Rolex d'argento per gli arbitri, Rolex d'oro per i designatori Bergamo e Pairetto. Scoppia lo scandalo e i costosi orologi vengono restituiti.
Anno 2001: Baldini, da due anni dirigente della Roma, viene condannato dalla giustizia sportiva a 9 mesi di stop per la vicenda del passaporto di Recoba, nella quale, recita la sentenza "ebbe un ruolo ben piu' rilevante ed efficiente di quello di semplice tramite". Il tutto in seguito a un'inchiesta della procura di Udine che nel maggio 2006 condannerà Oriali e Recoba per concorso in falso e ricettazione.
Anno 2002: Caso Bergamo-Sensi. In un'intercettazione il designatore parla di elenchi di arbiri graditi presentati da massimi dirigenti giallorossi. L'inchiesta che ne consegue si esaurirà nel 2006 dietro sollecitazione del pm del Processo GEA, che chiederà al GIP l'archiviazione.
Anno 2003: A luglio la Roma viene iscritta al campionato pur non avendone i titoli. A finire sotto inchiesta è un segretario Covisoc compiacente, e solo perché non accetta di passare pubblicamente per il responsabile di una fideiussione fasulla non presentata da lui. La sua testa verrà tagliata dall’Ufficio Indagini della Figc.
Anno 2004: La Roma, sempre in gravi difficoltà economiche, per appianare i debiti deve privarsi di alcuni suoi gioielli. Samuel viene venduto tranquillamente all’Inter, mentre il passaggio di Emerson all’odiata Juve suscita non pochi imbarazzi: per la stampa, Baldini, con la cessione di Emerson, fa un grande affare, di importanza vitale per le casse giallorosse; per la tifoseria romanista, invece, è un grave sfregio che si aggiunge al passaggio di Capello ai bianconeri, e Baldini comincia a defilarsi dalla conduzione della società.
Anno 2005: Secondo la prima informativa redatta da Auricchio, il 14 aprile Baldini si reca a deporre contro Moggi. Tra le tante bizzarrie del documento, la vicenda dei Rolex, su cui la locale procura aveva aperto un’inchiesta archiviata nel 2002, viene giustificata in quanto “goffo tentativo di proporsi in chiave di simpatia con la classe arbitrale” e fatta passare, a mo' di cappello dell'indagine, per un atto mirato a contrastare un presunto condizionamento arbitrale di Juve e Milan.
Anno 2006: Le informative romane finiscono sui giornali e scoppia Farsopoli. Tra le altre esce l’intercettazione sulla cessione di Emerson: la Guardia di Finanza indaga sul caso, perquisendo addirittura la casa del brasiliano e controllando i suoi conti, stabilendo alla fine che era tutto in ordine.
Vero o no che tutte le strade di Farsopoli sembrano portare a Roma?
Roma, che oltre ad essere la città che diede i natali all’ematologo D’Onofrio (come chi? L’autore della perizia sull’Epo, ovviamente, quella demolita dalla sentenza d’appello nel processo sul doping juventino), ospita la redazione di un giornale, il Romanista, che ai tempi di Farsopoli sembrò tra i più lesti a disporre delle informative sfuggite alla sorveglianza degli inquirenti.Roma, dove i lupacchiotti locali sono sempre e comunque "parte lesa".
Roma, dove a processo ci finisce Moggi, semmai, e per le attività di una società per la quale nemmeno lavorava, né tantomeno sovvenzionava.
E ora queste nuove incriminazioni per calunnie e minacce.
Bene. Si approfondisca e si accertino eventuali responsabilità, giusto, e il prima possibile.
Non come in quell'altro caso, quello dell'inchiesta sulla “rivelazione di segreti di ufficio(art. 144, c.p.p.) per la fuga di notizie che nel maggio 2006 diede inizio al linciaggio mediatico ai danni di Luciano Moggi e degli altri inquisiti. Sono più di due anni che aspettiamo novità, ma tutto tace.
Su Repubblica del 15 giugno 2006, Bonini e D'Avanzo scrivevano: "La novità è che a Napoli, l'ufficio del pubblico ministero individua il luogo e le persone che, uniche, hanno potuto violare il segreto. I nomi sono ora, nero su bianco, negli atti trasmessi alla Procura di Roma. C'è un'accusa grave in queste carte. La fuga di notizie, sostengono a Napoli, è stata così imponente e distruttiva che deve essere stata "autorizzata dal comando del Nucleo Provinciale dei carabinieri di Roma e da alti ufficiali dell'Arma da cui gerarchicamente dipende quella struttura".
Sarebbe bello poter sperare che sia questa la volta buona.

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