..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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sabato 7 marzo 2020

Un Robin Hood al contrario


Lo sport, la sua natura, quella filosofia che ha regalato nel corso della storia racconti leggendari per fortuna non muterà mai. Gesta che hanno fatto innamorare, sentimenti che hanno abbracciato il "Davide" di turno, emozioni che si sono avvitate agli spaccati della vita di ognuno di noi. 
Il Boris Becker diciassettenne che incantò il Centrale di Wimbledon andando a conquistare, dopo le vittorie in sequenza su Leconte, Järryd e Curren, l'edizione numero 99 del torneo in erba più famoso del globo terracqueo. Quando l'outsider Marco Pantani, in una giornata da tregenda, volo sul Galibier alla conquista di una maglia gialla che difese con il cuore e con i denti fino agli Champs-Élysées di Parigi. L'epica sequenza della nazionale italiana di pallacanestro nell'Europeo del 1983 disputato in Francia contro i mostri sacri della Spagna, della Grecia, della Jugoslavia. Le imprese di Seabiscuit nell'America della Grande Depressione, dove da improbabile campione si trasformò in un simbolo di combattività, vincendo tutto quello che era possibile vincere e dando speranza ad un popolo intero. 
E poi ancora la conquista del titolo di campione del mondo dei supergallo WBA da parte dello sfavorito Loris Stecca contro Leonardo Cruz al Palasport di Milano davanti a venti mila tifosi letteralmente impazziti di gioia. Oppure il trionfo di Paolino Cané, di Diego Nargiso e di tutto l'entourage di Adriano Panatta in quel di Cagliari nel primo turno di Coppa Davis contro la favoritissima Svezia. Senza naturalmente dimenticare le epiche cavalcate della "Cenerentola" Danimarca di Schmeichel, Vilfort, Jensen, Laudrup, Povlsen nell'Europeo del 1992, oppure quella del Nottingham Forest di Brian Clough, di Peter Shilton e Trevor Francis, di Birtles e Woodcock, di Lloyd e Anderson alla conquista dell'allora Coppa dei Campioni. O ancora quella dell'Atalanta stagione 1987-1988 che con Emiliano Mondonico in cabina di regia, Garlini, Cantarutti, Nicolini, Fortunato, Bonacina e Strömberg in campo, conquistò nello stupore generale la semifinale di Coppa delle Coppe.
Ecco che allora viene inevitabile soffermarsi sulle parole di Andrea Agnelli propalate in occasione del "F.T. Business of Football Summit" tenutosi a Londra nella giornata di giovedì sulla "Dea" bergamasca. Affermazioni che si sono scagliate contro i nerazzurri e la loro presenza all'interno dell'attuale Champions League. Un discorso che nulla ha a che fare con lo sport, con la sua natura, con quella filosofia che nel corso della storia ha saputo regalare racconti leggendari, cavalcando le speranze e l'immaginario di popoli, paesi, appassionati. 
Una lettura che va presa per quello che è e soprattutto pesata in relazione alla statura di chi l'ha espressa: un Robin Hood al contrario (Nottingham, Contea di Sherwood, guarda a volte il caso) che ruberebbe ai poveri per dare ai ricchi, calpestando sogni, speranze e soprattutto la storia.

sabato 20 luglio 2019

L'illecito strutturato

E' stato il grande regista del pool formato da Antonio Di Pietro, Gherardo Colombo, Piercamillo Davigo e Gerardo D’ambrosio, meglio conosciuto come "Pool di Mani Pulite". E' stato pretore, giudice fallimentare e poi civile, pubblico ministero, procuratore capo dal 1988 fino alla nomina di procuratore generale nel 1999. Il primo processo importante fu quello sull’omicidio di Luigi Calabresi. Nel gennaio del 2002 inaugurò il suo ultimo anno giudiziario con la frase "Resistere, resistere, resistere come su un’ultima, irrinunciabile linea del Piave". Appello rivolto alle "leggi vergogna", o "ad personam", innescate dall'allora patron della Fininvest asceso a Palazzo Chigi. Per gli amanti della Giustizia Sportiva sarà per sempre ricordato per l’impalcatura giuridica costruita ai tempi di Calciopoli. Quella che, nonostante Corrado De Biase abbia provato a spiegare che potrà forse valere nei tribunali ordinari, ma certo non in quelli sportivi, secondo Francesco Saverio Borrelli nel calcio italiano c’era un "illecito strutturato".

giovedì 11 luglio 2019

"Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!"

Per molti, tanti, i mondiali di calcio saranno per sempre quelli del cielo azzurro sopra Berlino, quelli del 9 luglio 2006, quelli del rigore di Fabio Grosso e delle urla sguaiate del telecronista moderno. Per me, per quelli appartenenti ad una generazione che sta fisiologicamente sostituendo quella dei nostri padri, i mondiali di calcio saranno per sempre quelli dei gironi di Vigo e La Coruña, dei pareggi senza infamia e senza lode con Perù, Camerun e Polonia (che poi ritroveremo in semifinale). Saranno per sempre i mondiali dello sceicco Fahad Al-Ahmed Al-Jaber Al-Sabah, attore protagonista in Francia-Kuwait per aver fatto annullare il goal al transalpino Giresse, del conflitto tra britannici e argentini (entrambi presenti in Spagna) svoltosi tra aprile e giugno per il possesso delle Isole Malvinas, del biscotto tra Germania Ovest e Austria che condannò all'eliminazione l'Algeria, del Belgio che a sorpresa sconfisse nella gara inaugurale l'Argentina campione in carica. Saranno per sempre i mondiali del Brasile di Eder, Socrates, Junior, Falcao e Zico, dell'incredibile, assurda, storica e leggendaria semifinale tra Francia e Germania. Ma soprattutto saranno per sempre i mondiali della tripletta di Pablito Rossi alla maestosa Seleção, di Claudio Gentile contro Maradona e Zico al Sarrià di Barcellona, della notte di Madrid, del rigore sbagliato da Cabrini, dell'urlo più celebre della storia del calcio, di Sandro Pertini impegnato a spiegare a spagnoli e tedeschi che nessuno ci avrebbe presi più. Dello "scopone" durante il viaggio di ritorno tra Berazot, Causio, Zoff e lo stesso Presidente della Repubblica. Dei modi semplici e gentili di un telecronista che al triplice fischio finale non fece altro, senza sbraitare, che mettere nero su bianco la storia: "Campioni del Mondo, Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!"

domenica 8 luglio 2018

La Premier League ha vinto i mondiali

Nove giocatori del Totthenam, sette del Chelsea, sette del Manchester City, sette del Manchester United, quattro del Liverpool più i vari rappresentati della nazionale inglese, si presenteranno in campo per disputare le semifinali del Campionato del Mondo.

lunedì 21 luglio 2014

JOHN ADLER & LIAM SWEENEY

Sul Boeing della Malaysia Airlines abbattuto da un missile erano presenti due tifosi del ‪Newcastle United‬.
Il loro amore per il calcio li aveva spinti ad andare in Nuova Zelanda per una tournée pre-stagionale del club.
Il Newcastle United ha deciso di rendere omaggio ai due tifosi, John Adler (63) e Liam Sweeney (28), con due maglie del club e corone di fiori poste sotto la statua di Sir ‪Bobby Robson‬.
Da sottolineare anche il contributo da parte di altre tifoserie inglesi, tra tutte quella degli acerrimi rivali del‪ Sunderland‬ che hanno donato una corona di fiori.

giovedì 3 luglio 2014

IL MONDIALE DEL GIOCARSELA

Ero partito in sordina, facendomi un po' scivolare addosso l'attesa per l'inizio dei Mondiali 2014. La sbornia per la vittoria dell'undicesima FA Cup della storia dell'AFC, l'attesa per la composizione del calendario della stagione che tra pochi giorni andrà a cominciare gli elementi che hanno contribuito a trasmettermi poco entusiasmo.
Poi l'inizio, la partita d'esordio e le successive mi hanno letteralmente rapito.
In campo, chi più chi meno, un unico comune denominatore: giochiamocela, sempre.
Sarà stata l'aria del Paese, le leggende che si porta dietro, quella filosofia che ha contraddistinto la storia della Nazionale brasiliana di calcio, sta di fatto che ogni match ha regalato emozioni, adrenalina, tensione. 
Il tutto nel più totale equilibrio, a prescindere da chi scendeva in campo.
Terminati i gironi, spettacolari, è iniziato il dentro o fuori. Ottavi di finale che hanno regalato un match più bello dell'altro. Più accattivante, più emozionale.
Germania contro Algeria e soprattutto Belgio contro Stati Uniti d'America gli incontri più incredibili ai quali ho assistito. Ma non da meno sono stati Colombia-Uruguay, Francia-Nigeria, e ancora Olanda-Messico e Brasile-Cile.
Da domani il dentro o fuori giocherà un ruolo più importante.

mercoledì 25 giugno 2014

BASTEREBBE SORRIDERE UN PO' DI PIU'

Male, malissimo nelle coppe europee, a confermare quanto fatto nell'ultimo lustro. Male, malissimo nella coppa mondiale, a bissare la spedizione sud-africana.
Due diversi percorsi, la stessa identica matrice.
Mancanza di cultura, tradizione, mentalità.
I protagonisti presunti, comparse di un sistema ormai marcio e che fa acqua da tutte le parti.
La miserabilità andata in scena durante la conferenza stampa figlia di un Paese rimasto orfano di eroi, santi e navigatori.
Chi si aspettava qualcosa di diverso stava fuori dalla storia.
Altrettanto miserabili le parole uscite dalla bocca di coloro che dovrebbero, perché prima uomini che calciatori, dare l'esempio, offrire la linea guida.
Ma si sa, siamo il popolo dove la colpa è sempre di qualcun'altro. Il metodo migliore per coprire il proprio fallimento.
Si narra che nel breve ci sarà l'intenzione di ripartire. Perché una poltrona non si lascia mai vacante.
Ricette magiche non ne esistono. Basterebbe sorridere un po' di più.

martedì 24 giugno 2014

SELECAO BRASILERA DE FUTEBOL

L'impatto umorale quando il catino accoglie la Seleção Brasileira de Futebol è di quelli che fanno la differenza. E tanta.
Se a Luiz Felipe viene in mente di togliere quei due paracarri e inserire due centrocampisti (che ha) sono cazzi.
Il #10 è nella condizione del posseduto.

lunedì 23 giugno 2014

LA FIFA DEL MONDIALE

"Due hanno svolto i controlli di routine, mentre gli altri cinque giocatori hanno solo recuperato dei test che andavano svolti prima dell'inizio della competizione, ma che non erano ancora stati effettuati".
Marco Ureña, Chrstian Bolaños, Michael Barrantes, Keylor Navas, Michael Barrantes, Diego Calvo, Giancarlo González e Bryan Ruiz,
Complimenti vivissimi a chi ha creduto che per battere il nulla mischiato con il niente c'era bisogno di chissà quale doping.
Un umiliazione simile si sarebbe potuta (dovuta) evitare.

venerdì 20 giugno 2014

IL FOOTBALL E' UNO STATO EMOTIVO

Il Football è uno stato emotivo, come più volte sostenuto.
Non è andata, come invece sarebbe potuta.
I motivi? Uno in particolare: non era anno (come da ormai quasi 50 accade).
Ma stavolta è diverso, ed il futuro è li che attende.
Due gare e due sconfitte. Identiche nello sviluppo, simili nella condotta.
Si sarebbe potuto andare in vantaggio (in entrambe meritatamente), si è andati, in entrambe, sotto.
Non ci si è scoraggiati, anzi. S'è predicato senza colpo ferire il nostro Football.
Abbiamo in entrambe recuperato, dando la sensazione di essere migliori, di avere in canna il colpo risolutore.
Qui lo stato emotivo, e l'inerzia, stava nettamente dalla nostra parte. Ed il campo, insindacabilmente, raccontava questo.
Nel momento migliore il colpo del KO, in entrambe le sfide. Il primo dato da uno che non segnava da 7 mesi (un segnale dell'anno no?), il secondo da un autentico fenomeno, che quest'anno meriterebbe, senza se e senza ma, il pallone d'oro.
Tutto dipenderà, come sempre, da chi ne possederà il cartellino.
Colpe? Quando si perde se ne trova sempre, in alcuni casi giustamente.
In questo, errori che ci stanno a parte, un po' meno.
Ho sentito e letto che con altro selezionatore si sarebbe potuto fare di più.
Può essere vero, può anche non esserlo.
Personalmente, da "selezionatore", avrei optato per altre scelte, per un diverso modulo, per una diversa line-up.
Poi "ragiono" sui 180 minuti disputati e visti. Con qualunque undici in campo s'è creato tanto, tantissimo. E questo toglie qualsiasi dubbio sulle scelte di Roy: un pizzico di culo in più e staremmo a parlare di altro.
Ma è sempre il futuro che mi lascia in bocca un gusto completamente diverso dall'amara (quasi) eliminazione.

martedì 15 aprile 2014

THE MEMORY REMAIN

Prima di parlare dell'inizio credo sia giusto partire dalla fine. Dal momento in cui 96 tifosi hanno lasciato questa terra avvolti dai colori di quella bandiera che tante volte ha sventolato per loro a scrivere idealmente nel vento l'orgoglio del popolo che rappresenta. La bandiera con il “Livebird”, uccello mitologico metà cormorano e metà aquila. Per tutti la fenice della Mersey. Quella fenice che sembrò chiudere le sue ali e posarsi leggera sulle bare di tutte quelle vittime innocenti, come a fermare in un caldo abbraccio la passione di una vita. 
Ma il legame con la squadra non si spezza neppure nel culto della sepoltura. Chi resta, fissa simboli e momenti come tributo alla memoria per gli sfortunati che non ci sono più. Come elemento identificativo del loro passaggio sulla terra: l'onore di essere appartenuti con intensità al cuore di un club, e un merito terreno che richiede tutta la visibilità possibile, ben oltre la dimensione temporale. 
Verso l'eternità. 
Come eterna sarà l'immagine struggente del terreno di gioco dell' Hillsbourogh completamente ricoperto da un placido mare di mazzi di fiori, di messaggi di dolore. Come i cancelli d'ingresso della maledetta Leppings Lane, su cui saranno addossati cappellini, sciarpe, gagliardetti. Non solo del Liverpool. Ci saranno tutti, proprio tutti. Edera multicolore sulle rovine del calcio. Santuario improvvisato di un pellegrinaggio continuo. Pellegrinaggio popolare, autenticamente popolare. Dolore, lacrime e rimpianti.
Ma di cosa stiamo parlando? E' giusto fare un piccolo ma doveroso passo indietro per chi non ha ancora capito, per i più giovani o per chi in ogni caso non mastica tutti i giorni pane e football.

mercoledì 26 febbraio 2014

PENSA DA ALTRE PARTI

Nella stagione 1992-1993 tornarono ad essere campioni d'Inghilterra dopo 26 anni (ventiseianni) di digiuno. Quando Matt Busby lasciò la guida della squadra nel 1969, qualcosa faceva presagire che da li a poco sarebbe iniziato un lungo periodo di difficoltà. L'ottavo posto nella stagione 1969-1970 e a una brutta partenza nel 1970-1971 convinsero Busby a riprendere temporaneamente le funzioni dirigenziali. Ma questo non bastò. Nel 1974 il Manchester United retrocesse e il trio Best, Law e Charlton lasciò il club. Negli anni successivi, nonostante acquisti importanti  il club non riuscì a ottenere risultati significativi.

mercoledì 13 novembre 2013

CONTI

«Pensavo di averle vissute e provate tutte, poi mi ritrovo a 58 anni sul divano davanti alla tv con le lacrime agli occhi, e tua madre accanto, non spiccica parola, mi guarda incantata e troppo emozionata e felice per parlare e rompere l’incantesimo. Già ci avevi fatti piangere l’anno scorso con Brunetto, ora Manuel. La stessa scena, la stessa gioia. Perché quell’abbraccio racconta una famiglia, la nostra famiglia. Perché tutti conoscono il grande calciatore che sei diventato, in pochi però sanno quanto tu sia un grande uomo, un grande figlio, un grande padre.

mercoledì 15 maggio 2013

IL BELATO APPROVATORE DEL POPOLO FA DA ECO ALL'ULULATO DEL LUPO

Ha apertamente dichiarato che chiamerà la Federcalcio, perché l'episodio di domenica sera non gli è proprio piaciuto e soprattutto ha reputato minimizzante l'applicare una multa per questioni di questa portata. Sepp Blatter, il numero uno della FIFA, s'è letteralmente scagliato contro il nostro calcio, e al prossimo congresso dell'organo mondiale, che si terrà alle Mauritius, vorrà intavolare una discussione che possa risolvere la problematica, una risoluzione che il Congresso dovrà applicare in modo vincolante a tutte le federazioni. L'episodio. Domenica sera, durante la partita di Serie A tra Milan e Roma, Mario Balotelli e Kevin-Prince Boateng sono stati vittime di cori razzisti costringendo l'arbitro Rocchi di Firenze ad interrompere per due minuti il match. Apriti cielo. "Penso che non abbiamo imparato la lezione", ha tuonato dal suo quartier generale Blatter, e attraverso un'intervista a FIFA.com ha proseguito: "L'arbitro ha dovuto interrompere il gioco per alcuni minuti per imporre la calma. Si tratta di una pessima notizia proprio adesso che siamo impegnati in questo gruppo di lavoro contro il razzismo".

martedì 5 febbraio 2013

COS'ERA LA JUVENTUS / 2

"Volevo scusarmi per il mio comportamento, abbiamo esagerato tutti, mi auguro che episodi del genere non si ripetano"
(Antonio Conte)
Per dovere di cronaca era giusto riportarlo, e riportare a quello che dovrebbe sempre essere il gioco del calcio; un gioco, appunto. Peccato però che a chi si professa juventino (o più semplicemente ci marcia) la cosa non gli sta bene, per niente. E poi ti vengono pure a dire come ci si dovrebbe comportare.

lunedì 28 gennaio 2013

COS'ERA LA JUVENTUS

Agnelli: "Difficile comportarsi da lord inglesi, sono comportamenti comprensibili, stiamo giocando partite importanti...". 
Eh già caro Presidente, basterebbe ricordarsi cos'era la Juventus.

giovedì 24 gennaio 2013

DAVID BOWERS

CTID, Im originally from Bradford and now live in Melbourne, Australia, but i have been a city fan for as long as i can remember, please help me get to Wembley just like our awesome BRADFORD CITY !!!!!

After reading so many comments regarding save my money Swansea are going to win. 
This is not about getting to Wembley to see BRADFORD CITY win, but more for the fact that In years to come I will be able to look back and say I was There when Bradford went to a CUP FINAL, WIN, LOSE or DRAW, this is history in the making.