..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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domenica 8 settembre 2019

Emozione pura


A prescindere dalla Ferrari, dalla passione rossa, dal logico campanilismo, da una giornata che ha infiammato tifosi e non del Cavallino, questo ragazzo ha un qualcosa che attrae, che polarizza, che accende fantasie, che tiene incollati al mezzo televisivo, che scatena emozione pura.
Più semplicemente, come ama affermare Carlo Vanzini, un predestinato.
"Il predestinato vince... il Gran Premio d'Italia!" 
Carlo Vanzini, Autodromo di Monza

mercoledì 26 giugno 2019

Squali

Malagò, Montezemolo, Carraro, Pescante e Sala. Italia 90, Olimpiadi invernali di Torino 2006, Mondiali di nuoto 2009, Expo di Milano 2015. W l'Italia, W le Olimpiadi invernali.

domenica 8 luglio 2018

La Premier League ha vinto i mondiali

Nove giocatori del Totthenam, sette del Chelsea, sette del Manchester City, sette del Manchester United, quattro del Liverpool più i vari rappresentati della nazionale inglese, si presenteranno in campo per disputare le semifinali del Campionato del Mondo.

lunedì 16 giugno 2014

GLI SPURS SONO CAMPIONI NBA 2014

Sono troppe, e di ogni genere, le emozioni che si sono consumate al AT&T Center di San Antonio.
Al termine dell'ultima e decisiva gara che ha consacrato gli Spurs campioni Nba per l'anno 2014.
Emozioni che giungono copiose da ognuno dei protagonisti scesi in campo, compreso LeBron, che nonostante i suoi 31 punti, 10 rimbalzi e 5 assist s'è dovuto arrendere alla squadra migliore, a coloro che hanno insindacabilmente espresso la migliore pallacanestro e la voglia di vendicare quanto accaduto non meno di dodici mesi fa.
Emozionante è stata la voce rotta di Tim Duncan, che al cospetto di Doris Burke non ha nascosto tutta la sua gioia. Quegli occhi bagnati hanno raccontato più di mille parole, quell'emozione ha probabilmente (ma non statene certi) decretato la fine di una carriera incredibile, giunta all'ultimo atto nel migliore dei modi. Se rivedremo Tim ad ottobre non è dato da sapere, se non lo rivedremo ce lo ricorderemo così: cinque volte campione con i San Antonio Spurs.
Nominare Duncan significa nominare Parker e Ginobili. Il primo, nonostante uno 0-10 iniziale, non s'è perso d'animo, non ha mai mollato un solo centimetro, ha sapientemente ascoltato le parole di Gregg che l'hanno spinto a chiudere i suoi 36' con 16 punti e un 7-18 dal campo. Emozionato, certo, il buon Tony, che al fischio della sirena s'è lasciato andare in un pianto liberatorio, abbracciando chiunque incontrasse.
Del ragazzo di Bahía Blanca ne avevo abbondantemente scritto al termine di gara-1, nominandolo Mvp di quella meravigliosa partita. E chi se non lui, al termine di gara-5, poteva riprendersi tale nomina (da dividere per una serie infinita di motivi con Patty Mills). L'inizio gara aveva visto un LeBron come poche volte c'era capitato di vedere e quel 17-4 di parziale avrebbe potuto condizionare, e cambiare, le sorti della partita, della serie. Il Time Out di Popovich portava in campo Manu, e da quel momento iniziava la grande rimonta Spurs fino al completamento di sorpasso divenuto con i minuti seguenti l'apoteosi di tutta San Antonio. I 19 punti messi a referto (3-6 dall'arco), i 4 assist, i 4 rimbalzi hanno confermato una volta di più la classe, il talento e la capacità di essere presente nei momenti che contano ad uno dei migliori giocatori di sempre dell'intera pallacanestro mondiale. Ma è stata quella schiacciata in faccia a tutta Miami che ha cambiato il corso della partita, della serie, della storia. Un gesto che ha esaltato oltremodo l'argentino, un gesto capace di trascinare tutta San Antonio al più meritato dei titoli.
Sul parquet del AT&T Center il gesto forse più bello dell'intera notte. Quell'abbraccio a Marianela che c'ha riportato indietro di vent'anni, quando nella Pampa argentina iniziò una delle storie d'amore più belle che il panorama sportivo ricordi, e che ancora oggi pulsa forte nelle vene.
Finiti i Big Three texani qualcuno potrebbe dire che basta così, che non servono ulteriori elogi alla vittoria di San Antonio, ma il bello comincia proprio adesso.

venerdì 13 giugno 2014

ONE MORE WIN

Alla Triple A di Miami è andato in scena il quarto episodio delle Finals Nba 2014, e i 19900 spettatori dell'Arena situata nello Stato federato meridionale degli Stati Uniti d'America caldi come non mai.
Per spingere LeBron e tutti gli Heat a pareggiare la serie, che vede San Antonio avanti 2-1.
Ma nella testa degli Spurs rimane avvitata quella data: 20 giugno 2013. E da li i ragazzi di Gregg sono ripartiti per trovarsi nuovamente a giocarsi il titolo, l'orgoglio, l'onore.
Coach Spoelstra conferma il quintetto visto in gara-3: Chalmers, Lewis, Wade, James e Bosh. Stessa linea per Gregg Popovich, che dopo l'inverosimile 111-92 di due giorni prima punta ancora una volta su Boris Diaw, affiancandolo a Parker, Leonard, Green e Duncan.
Un Boris Diaw che con il senno di poi risulterà la scelta più indovinata e decisiva degli ultimi trent'anni di finali Nba.
Pronti via e Miami pigia immediatamente sull'acceleratore, dando la sensazione che questa partita niente avrebbe avuto a che fare con la precedente.
Ma il fuoco di paglia si esaurisce presto, troppo presto. L'End-Off proposto da San Antonio mette Miami spalle al muro. Il Pick 'n Roll in movimento dei ragazzi di Popovich, con il lungo palla in mano, porta confusione sul secondo difendente, incapace di capire lo sviluppo dell'azione.
L'aggressività di Miami non porta alcun risultato, mentre la partenza decisamente più "morbida" degli Spurs garantisce quella lucidità in entrambe le fasi.
Le percentuali di gara-3 non vengono ripetute ma il giro-palla si, anzi. La fluidità d'azione è per molti versi migliore.
La sofferenza di Miami, man mano che passano i minuti, si fa sempre più evidente. Quel continuo ruotare sugli accoppiamenti, come successo in gara-3 ma con maggiore continuità, manda Miami ai matti.
Dopo appena 5' di gioco il risultato recita: San Antonio 13, Miami 4.
Dal Time-Out chiamato da Spoelstra, Miami esce forte. Bosh piazza un 3-3 che fa rientrare in partita gli Heat. La contromossa di Popovich è consequenziale: Time-Out Spurs.
Il rientro in campo è devastante. 
San Antonio alza i ritmi, il giro-palla assume le sfumature degli anni d'oro degli Harlem Globetrotters, e i tiri "facili" iniziano ad arrivare copiosi.
Ma era sempre la difesa a fare la differenza. Prima Bonner e poi Mills hanno l'ardire di prendere uno contro uno LeBron, con risultati eccellenti.
La politica di ruotare gli accoppiamenti porta dividendi importanti e a fine primo quarto il risultato vede San Antonio nettamente avanti: 26-17.
Al microfono di Doris Burke, Gregg Popovich conferma che l'ottima predisposizione difensiva sta facendo tutta la differenza di questo mondo. Più intensa, più solida rispetto a gara-3, con un numero decisamente maggiore di rotazioni e quel continuo pressing alto sul portatore di palla. L'inizio di secondo quarto è uno spettacolo per gli occhi. Signore e signori, questa è una pallacanestro di un altro pianeta.
La difesa forte permette un attacco di livello impari. Green piazza triple come se grandinasse, e quando il "flipper" Spurs si mette in moto l'attacco al ferro è inarrestabile.

mercoledì 11 giugno 2014

ABBIAMO VISTO COSE DI UN ALTRO PIANETA

Abbiamo visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Abbiamo visto un ragazzo nativo di Riverside (California) e proveniente da San Diego State fare cose che voi umani non potete nemmeno immaginare. Era "semplicemente" gara-3 delle Finals Nba 2014, è diventata la gara-3 delle Finals Nba più incredibile e inverosimile di ogni epoca.
Pronti via e Popovich cambia le carte in tavola. Fuori dal quintetto base Spiltter, dentro Diaw, con Green, Parker, Duncan e Leonard. Risultato: Kawhi si ritrova più libero in entrambe le fasi, attacca il ferro che è un piacere e nei primi cinque di gioco mette a referto 10 punti. San Antonio sembra volare in ogni centimetro di campo, e i 12 punti in zona pitturata nei primi 6' di gioco la dicono lunga sull'intensità proposta dalla franchigia di Gregg Popovich. Il parziale di 12-2 fissato a metà primo quarto apre la forbice tra le due squadre, risultando determinate a fine match.
Miami tiene botta con il solo LeBron James, che dall'arco infila un 2-2 in appena quaranta secondi permettendo agli Heat di rimanere agganciati alla partita: -7.
Ma San Antonio è incontenibile. La vorticosità della fase offensiva permette un continuo attacco al ferro, un giro-palla che fa venire il mal di testa a tutta Miami. Risultato: 16-4 i punti arrivati dall'area, 41-25 la chiusura dei primi dodici minuti (si avete letto bene: 41-25 la chiusura di primo quarto) e 16 punti 16 da parte di Leonard, con un fantascientifico 5-5 dal campo e 3-3 dall'arco.
Ma gli Spurs non sono solo attacco. Quel quintetto base ha permesso ai ragazzi di Gregg di ruotare in continuazione sugli accoppiamenti, mandando in confusione qualunque attacco proposto da Miami.
Ad inizio secondo quarto ci si aspetta la reazione dei padroni di casa, ma la American Airlines Arena viene travolta dall'uragano Spurs. Attacco forte, difesa fortissima, con un posizionamento sopra la linea dei tre punti che permette una pressione costante sul portatore di palla. Per Miami calano le tenebre, ed inizia lo Show Time targato San Antonio.
La transizione e la velocità impressionante di conclusione porta gli Spurs ad un siderale +22 a 8 minuti dal termine del primo tempo: 50-28.
Questa la mappatura di quanto fatto dalla compagine texana nei primi 15 minuti di gioco: 50 punti, 17-19 dal campo, 5-5 dall'arco, 11-13 dalla lunetta, 10 assist, 24 punti in zona pitturata, 16 punti provenienti dalla panchina. Mi provo a chiedere se sia tutto vero, provo a darmi un pizzicotto per comprendere se sto sognando. E' la realtà. Il terrificante spettacolo offensivo e difensivo di San Antonio rapisce chiunque abbia deciso di passare in piedi la notte. Della serie: credevo di avere visto tutto, ma evidentemente mi mancava il primo tempo di gara-3 delle Finals Nba 2014.
Leonard continua imperterrito nella sua miglior serata di sempre: 18 punti, 6-6, 3-3, 2 rimbalzi. Trascinando la squadra ad un pazzesco 19-21 dal campo.
Miami prova a scuotersi con i tiri dall'arco. Rashad Lewis 3-3 e Ray Allen 1-1 (7-13 Heat) rimettono in corsa Miami: -15.
Ma San Antonio non molla un centimetro, continua ad aggredire il match, e con Parker prima e con Diaw dopo si riporta in meno di sessanta secondi a +21.
La sirena dice che può bastare così. Il primo tempo scrive a referto questo risultato: San Antonio 71 (settantuno punti), Miami 50.
I record di ogni epoca sono rasi al suolo. Gli Orlando Magic di Haward e Lewis avevano scritto per il solo primo tempo di una gara di finale Nba un 75% dal campo, cancellato dal 76% firmato San Antonio Spurs. Con i 21 punti di scarto si segna anche il più ampio vantaggio realizzato dalla squadra in trasferta nelle finali Nba. Record appartenuto fino a ieri dai Chicago Bulls, che nel 1996 avevano dato 19 punti ai Seattle SuperSonics.

lunedì 9 giugno 2014

EVERY GAME IS A GAME 7

Lo era stata gara-1, nonostante il tabellino finale scriveva a referto un +15 per San Antonio. Lo è stata gara-2. Per intensità, agonismo, voglia da parte di entrambe di non lasciare nulla al caso. Sarà così gara-3, e tutte quelle che serviranno per diventare campioni: ogni gioco sarà come una gara-7.
A spuntarla, stavolta, sono stati quelli di Miami. Non a caso. L'intensità proposta nei minuti iniziali e per tutto il primo tempo ha portato San Antonio a dover spendere un numero considerevole di falli, condizione che ha limitato e di molto quei minuti che in gara-1 avevano permesso a Ginobili e Leonard in particolare di creare quel gap risultato decisivo al fischio della sirena.
I 6 falli totali di Kawhi Leonard, i 3 della prima frazione di Ginobili, i 2 di Green nei primi due minuti di gioco hanno dettato i tempi di un match che è rimasto quasi sempre nelle mani di Miami, anche quando il parziale dava ragione agli Spurs.
Per carità. Una maggiore dose di fortuna avrebbe permesso a Popovich e compagni di portarsi sul 2-0, e nessuno avrebbe gridato allo scandalo. Gli errori di Ginobili e Duncan negli ultimi due di gioco hanno agevolato il compito di Miami. Ma c'è da dire che un 2-0 sarebbe stato oltremodo punitivo nei confronti di Miami, rimasta agganciata agli Spurs sia in gara-1 che in gara-2.
Diciamo che il risultato di 1-1, dopo aver visto entrambe le gare, è il risultato più giusto che il perimetro potesse decretare.
Questo per far comprendere che a Miami tutto sarà possibile, che gli Heat non partono vincitori, che gli Spurs hanno i mezzi per espugnare la American Airlines Arena.
Protagonisti della serata texana due uomini, che ancora una volta hanno regalato una pallacanestro celestiale.

venerdì 6 giugno 2014

"EL NARIGóN"

Il colonnello Ramón Estomba, agli ordini del governatore della provincia di Buenos Aires, Juan Manuel de Rosas, fondò, l'11 aprile del 1828, la "Fortaleza Protectora Argentina", un estuario dove sfocia il fiume Naposta. Con il tempo la località divenne un importante centro commerciale dopo che gli inglesi vi fecero arrivare nel 1885 una linea ferroviaria da Buenos Aires, facilitando il commercio del grano.
Il colore tipico del sale che ricopre i terreni lungo la costa diede i natali al nome della città che tutti noi oggi conosciamo come Bahía Blanca. La popolazione Bahiense è un esempio tipico della composizione demografica della Pampa argentina: luogo del periodo coloniale che nella seconda metà del XIX secolo sperimentò una crescita demografica massiva, dovuta allo stabilimento di immigranti europei dell'epoca. Per questa ragione attualmente la stragrande maggioranza della popolazione della città è composta di argentini discendenti da europei, tra i quali predominano gli italiani, seguiti da irlandesi, inglesi, spagnoli e tedeschi. In mezzo a questi una storia, partita dalle Marche. 
Jorge è sempre stato uomo appassionato di sport, e anche grazie alla cultura e alla tradizioni i figli Leandro e Sebastian ne seguiranno le orme. A Bahía Blanca però la passione e la popolarità non sposano il calcio, come nella stragrande maggioranza delle città argentine, ma la pallacanestro.
I Bahiensi vivono con il sogno di riuscire a sfondare e diventare grande cestisti. Grazie ad un numero considerevole di società, nell'ultimo mezzo secolo sono stati prodotti un'infinità di buoni giocatori a livello europeo. Jorge allenava il Club Bahiense del Notre, una delle tante squadre di Bahía Blanca, e Leandro e Sebastian ne erano tra i principali protagonisti. La famiglia di Jorge era composta, oltre che da Leandro e Sebastian, da un ragazzino tutto pelle e ossa. Alto il giusto, ma dalla corporatura fragile.
In lui crede Oscar Sanchez, il suo mentore e allenatore, che gli insegnerà a palleggiare ad occhi chiusi, ad usare il braccio opposto e a tirare dalla lunetta.
Quel ragazzino a quindici anni  prova a far parte della selezione locale, con esiti a dir poco catastrofici. Nessuno lo vuole, nessuno lo nota. 

giovedì 5 giugno 2014

CHE LA PALLA A DUE VENGA LANCIATA IN ARIA

Ci siamo, le Finals 2014 stanno per avere inizio.
Abbiamo vissuto l'ennesima, emozionante stagione. E ora non attendiamo altro che la palla a due venga lanciata in aria.
Di fronte due storie. Incredibili e diverse, ma al tempo stesso uniche.
San Antonio per andare incontro alla consacrazione, Miami per riscrivere la storia.
Ci saranno coloro a cui batterà il cuore per l'organizzazione societaria e sportiva di Gregg Popovich, per il talento di Manu Ginobili, per la longevità cestistica di Tim Duncan.
Tutti uniti per prendersi la rivincita di dodici mesi orsono.
Dall'altra parte ci saranno coloro che vorranno vedere ancora una volta trionfare i Big Three, probabilmente, e questa volta per davvero, alla loro ultima apparizione con la stessa maglia.

venerdì 14 febbraio 2014

mercoledì 6 marzo 2013

CULTURA, TRADIZIONE, ARTE

Leggo che Sky potrebbe rinunciare all'acquisto del pacchetto NBA stagione 2013-2014. Difficile che lo ri-sottoscriva, non impossibile, ma molto difficile ...come l'Avvocato (Federico Buffa) sottolinea. E un altro mio pacchetto Sky (Sport) che se ne va (il pacchetto Calcio l'ho già tolto, sopratutto ed in particolare per l'ormai quasi certa rinuncia alla Premier League 2013/2014 ...tifo Arsenal e non vedevo il motivo di continuare a pagare).

mercoledì 20 giugno 2012

NBA | THE FINALS | MATCH #4

In queste ore tutta Miami si starà domandando come sta il #6, quello che l'altra notte, con una gamba sola ha saputo ancora una volta creare il gap con OKC, con una tripla che ha messo benzina nelle gambe e nella testa di tutta la squadra che, nonostante gli ultimi cinque minuti senza di lui è riuscita a portare a casa, e andare sul 3-1, gara-4. LeBron James, sempre lui, ancora una volta decisivo: 26 punti, 12 assist e 9 rimbalzi. Ma all'America Airlines Center, oltre al solito Bosh e ad un Wade non propriamente in serata, ci hanno pensato anche i ragazzi dalla panchina a fare la differenza, soprattutto Ma-Rio Chalmers, autore di una partita strepitosa, condita da 25 punti ed un 4/4 in cui ha letteralmente fatto la differenza. Dalle parti di OKC non sono serviti i 43 punti di Russell Westbrook per consentire ai Thunder di tornare in corsa per il titolo, titolo che ora sembra davvero lontano. Nella notte di giovedì andrà in scena gara-5, che potrebbe finalmente consegnare a LeBron quel titolo tanto inseguito.

martedì 19 giugno 2012

NBA | THE FINALS | MATCH #3

Lo scorso anno, nonostante i notevoli mezzi e una classe cristallina, non lo ritenevo così fondamentale per portare una squadra, la sua squadra, alla vittoria finale. Dallas, infatti, mi diede ragione. Quest'anno, però, tutto sembra essere cambiato, tutto sembra averlo portato in quella dimensione dove solamente i grandi meritano di stare. LeBron James sta letteralmente portando Miami verso quel trionfo tanto atteso, al capolinea delle promesse fatte insieme a Wade e Bosh. Nella finale della Estern Conference, dopo che Boston aveva avuto la forza di portarsi sul 3-2 con il match point al TD Garden, lui, LeBron, ne fece 45, cancellando di fatto il sogno che stavano covando i Celtics. Dopo gara-1 della serie finale, vinta da OKC, molti davano per finita la serie, dimenticando di fare i conti con lui, LeBron. In gara-2 i suoi 30 punti, associati a quelli di Wade e Bosh, hanno permesso agli Heat di sbancare la Chesapeake Energy Arena, rivitalizzando una finale più bella di quel che molti avrebbero pensato. In gara-3, quella dell'altra notte, nel quarto e decisivo quarto ha cancellato dal perimetro un certo Kevin Durant e realizzato uno di quei canestri che valgono l'intero prezzo del biglietto. Stanotte sarà gara-4, e tutti gli occhi, ancora una volta, saranno puntati su di lui, il giocatore più decisivo del basket mondiale: LeBron James.

venerdì 15 giugno 2012

NBA | THE FINALS | MATCH #2

E siamo 1-1. Miami ha fatto pari ad Oklahoma riportando la serie in perfetta parità dopo gara-2, in un match che l'ha vista sempre avanti. Certo, gli ultimi 50 secondi del 4/4 hanno fatto battere forte il cuore di Eric Spoelstra e di tutta la panchina degli Heat, ma alla fine LeBron e compagni (soprattutto il The Big Three) sono usciti dalla Chesapeake Energy Arena con il risultato che volevano. Protagonisti assoluti della serata sono stati "quei tre", che nel momento in cui decidono di giocare basket diventano obbiettivamente dei bruttissimi clienti. Wade nella prima parte, LeBron nel finale e Bosh per l'intero match, grazie a 15 rimbalzi che hanno di fatto spezzato il contropiede Thunder, situazione non verificatasi in gara-1. Oklahoma ha avuto il merito di tornare in pieno match, come spesso le è accaduto (con risultati positivissimi) in questa stagione, ma nonostante i 32 punti di KD35, i 27 di Westbrook e i 21 del "Barba", ha pagato pesantemente l'ennesimo inizio down (soli 2 punti nei primi 9 minuti di match). Nella notte di domenica si tornerà a calcare il perimetro, questa volta a Miami, per una gara-3 che promette solo spettacolo.

mercoledì 13 giugno 2012

NBA | THE FINALS | MATCH #1

Gara-1 è andata, in una notte di spettacolo, colori e tante, tantissime emozioni. Per molti, e soprattutto dopo il ritorno nel match ed il relativo sorpasso di OKC, la serie sembra destinata ad andare verso ovest, a favore di una squadra (vera) capace di mettere sul perimetro uno spesso numero di uomini recampa-punti e il duo delle meraviglie formato da KD35 e Russell Westbrook. Ma qualcuno crede veramente che Miami possa uscire dalle finali senza acuti? Di reale, dopo ieri notte, c'è la forza dei Thunder, una squadra che gioca basket vero e di mettere in campo qualità e atleticità, dall'altra, e fino alla fine, ci sarà la possibilità di vedere in campo il #6 capace di vincere una partita da solo e di infilare nella testa dei suoi la consapevolezza che tutto sarà possibile. Tra 48h gara-2, ad Oklahoma.

domenica 10 giugno 2012

NBA CONFERENCE FINALS / 4

La finale NBA stagione 2012 sarà tra OKC e Miami. Miami ce l'ha fatta, ha superato in una meravigliosa ed epica gara-7 Boston, nel quarto conclusivo, dopo che i 3/4 gara si erano chiusi in perfetta parità: 73 a 73. A Boston è mancato qualche punto dal perimetro nelle diverse occasioni in cui il vantaggio era salito a +7/+8, e ancor di più nel momento in cui s'era trovato a +11 e la tripla di Allen ha preso il solo ferro. A Miami è bastato un LeBron normale che a 7' dalla fine ha spezzato in due i match, con una tripla da metà campo e le solite giocate in post alto che hanno di fatto piegato le gambe ai "verdi".
L'era, magnifica, di Boston s'è quasi sicuramente fermata ieri sera, con Allen che probabilmente svestirà la 22 e KG prossimo ad un possibile ritiro. Si dovrà ripartire da Pirce (ancora un anno di contratto) e da Rondo. Miami, invece, è pronta a riprendersi quanto lasciato lo scorso anno, solo che a questo giro avrà la possibilità di giocarsi la finale senza troppe pressioni e soprattutto con un Bosh che potrebbe tornare a formare il terzetto che promise in tempi non sospetti. Si inizia martedì notte.

sabato 9 giugno 2012

NBA CONFERENCE FINALS / 3

E mentre Oklahoma City è riuscita nell'impresa di superare San Antonio, vincere la Western Conference e approdare alle finali, ad est, stanotte, a Miami, si andrà a giocare gara-7 tra gli Heat e i Celtic. Chi vincera? Domanda da (oltre) un milioni di dollari, nonostante i book siano abbastanza certi della supremazia di LeBron e compagni; quota che oscilla intorno ad 1/5.
Certo, se James sarà l'atleta meraviglioso visto in gara-6 (45 punti e tanta, tanta roba) e se i Celtic dal perimetro non riusciranno a capovolgere le pessime percentuali offerte l'altra notte al TD Garden, viene logico pensare che Miami possa essere con un piede e mezzo alle finali. Ma ogni gara fa storia a se, ogni percentuale sarà azzerata e soprattutto Boston potrà nuovamente stupire tutti coloro che pensavano ad inizio stagione che lì non sarebbe potuta arrivare, che la non ce l'avrebbe sicuramente fatta. 
Il collegamento è previsto alle 2:30 am ora europea, per uno spettacolo che non vede l'ora di iniziare.
Questo Blog tiferà incondizionatamente Celtic, i ragazzi di Doc Rivers e quello splendido e meraviglios genio di Rajon Rondo.

lunedì 4 giugno 2012

NBA CONFERENCE FINALS / 2

Tutto in gioco, tutto da rifare, tutto totalmente in parità. Sia ad ovest che ad est le finali di conference si prospettano più avvicenti che mai. Oklahoma City dopo essere andata sottto 2-0 ha ristabilito la parità, facendo sembrare meno devastante l'armata di san Antonio. Ad est stesso discorso. Miami dopo le prime due partite sembrava destinata a raggiungere la finalissima senza eccessivi problemi, ma non aveva fatto i conti con l'orgoglio e la grinta dei Celtics, che, sia in gara-3 che in gara-4 hanno saputo mettere in campo quel dinamismo che tanto male fa a LeBron e compagni. Stanotte e domani gara-5.

sabato 2 giugno 2012

NBA CONFERENCE FINALS

C'eravamo lasciati alle semifinali di Conference, ci troviamo, dopo una pausa, direttamente alle finali, attendendo le due che si contenderanno l'anello.
Ad ovest la situazione è la seguente: San Antonio 2-1 Oklahoma City. Stanotte, in Italia, si andrà per gara 4, un match assolutamente da non perdere.
Ad est, come ad ovest, Miami è avanti 2-1 su Boston, ma dopo il match di ieri tutto sembra tornato pesantemente in discussione. In gara 2 solo i supplementari avevano permesso a Miami, indiscutibilmente la favorita, di portarsi sul 2-0, ma quello che è successo ieri notte al TD Garden ha fatto capire che se Boston interpreterà gara 4 con la stessa intensità nulla vieterà ai Celtic di credere nella possibile conquista della finale. Se a questo ci si aggiunge un Pierce formato super (23 punti) un Garnett in forma smagliante (24 punti e 11 rimbalzi) e un Rondo padrone del gioco (21 punti e 10 assist), gara 4 potrebbe regalarci emozioni a non finire.