..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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lunedì 17 febbraio 2020

Non lo dite a nessuno


Il Reddito di cittadinanza ha sostenuto la crescita. Lo ha detto la Commissione Ue,lo ha ribadito Paolo Gentiloni, lo ha confermato Roberto Gualtieri, quest'ultimo evidenziando che la misura non solo non sarà eliminata ma sarà prioritaria per investimenti e occupazione. Ma non lo dite a Salvini, a Berlusconi, alla Meloni e soprattutto a Renzi. Insomma, a tutto il centro-destra.

domenica 16 febbraio 2020

Piazza a 5 Stelle


E' stato bello rivedere una piazza a 5 Stelle gremita e partecipata, a testimonianza che: 1) il popolo del Movimento è vivo e vegeto; 2) l'errore più grande del Movimento da Marzo 2018 ad oggi è stato quello di aver disertato le piazze stesse.

mercoledì 15 gennaio 2020

Soppressi senza sorpresa


La legge Costa che voleva abolire la Riforma Bonafede è stata soppressa dai voti compatti di MoVimento 5 Stelle, Partito Democratico e Leu. La Commissione Giustizia della Camera ha approvato l'emendamento soppressivo alla proposta di legge Costa sulla prescrizione presentato dal Movimento 5 Stelle. Pd, M5s e Leu si sono espressi in maniera compatta, mentre Italia Viva ha votato contro insieme ai berlusconiani.

sabato 4 gennaio 2020

La maturità del Movimento 5 Stelle andrà misurata guardando oltre espulsioni e dimissioni


Le recenti dimissioni dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti e l'espulsione da parte dei probiviri di Gianluigi Paragone hanno aumentato a dismisura le inquietudini mediatiche che accompagnano da sempre la storia dei 5 Stelle. Instabilità prettamente politiche che a prescindere dai (pre)giudizi di una certa stampa, di una certa televisione e di una certa politica, hanno ancora una volta evidenziato come all'interno del Movimento 5 Stelle l'attività magmatica sia sempre in... movimento. I recenti cambi di casacca da parte dei senatori Ugo Grassi, Stefano Lucidi e Francesco Urraro e del deputato Matteo Dall'Osso, transitato dopo una forte polemica dalle file del M5s a quelle di Forza Italia, quest'ultimo peraltro fenomeno epidemico che sta colpendo l'intero Parlamento, non solo stanno depurando il Movimento da meteore che hanno usato lo stesso per trovare quasi insperatamente un giorno di gloria all'interno della politica italiana, ma stanno offrendo la possibilità di rintracciare finalmente un'identità, di attraversare senza più tentennamenti un percorso condiviso, di reclutare e selezionare elementi che avranno idee chiare per il futuro più prossimo. In questi primi dieci anni, un po' per convenienze, un po' per moda e un po' per mancanza di alternative elettorali di un certo peso specifico, in troppi hanno sposato una causa che si è invece rivelata non propriamente cucita addosso. Lo si è dimostrato nella legislatura con la Lega di Salvini, lo si sta dimostrando in quella attuale con il Partito Democratico. Due modi diametralmente opposti di concepire e interpretare la politica e i rispettivi programmi che hanno terremotato l'interno di un corpo politico che ha, per fortuna, fatto emergere chi del Movimento non era e chi nel Movimento non credeva.
Dieci anni dopo si presenta quindi la data "0" della rinascita politica e ideologica dei 5 Stelle. Nuovo punto di partenza che avrà l'ardire di far decidere una volta per tutte da che parte (della storia e della politica) stare. Perché se la filosofia post-ideologica di Luigi Di Maio può andare bene sulle cose adeguate e inadeguate da fare, diversamente ci vorrà un punto fermo sulle politiche da adottare. Beppe Grillo, nell'esemplificativo filmato di fine anno, aggiunto al discorso fatto all'Arena Flegrea di Napoli proprio per la festa dei 10 anni, ha tracciato la strada. Seguirla e interpretarla sotto l'attenta e istituzionale regia di Giuseppe Conte garantirà quella maturità necessaria per continuare a cambiare in meglio le sorti di questo Paese.

domenica 8 dicembre 2019

Non sarà una notizia e di questo i grillini ne dovranno una volta di più andare fieri


La notizia non la darà nessuno. Non ci sarà alcun servizio nei telegiornali e non ci sarà alcun articolo riportato sulle pagine dei quotidiani della penisola. Nemmeno a pagina 37, neppure sotto lo spazio riservato agli sport di seconda fascia. 
E questo sarà normale: quando il Movimento 5 Stelle realizza qualcosa di promesso o se ne parla male, vedi Spazzacorrotti, Redditto di Cittadinanza e Decreto Dignità, o non se ne parla proprio, come il taglio degli stipendi. 
E proprio questi ultimi saranno per l'ennesima volta oscurati, banditi dall'informazione nazionale. D'altronde perché raccontare agli italiani che il contatore del portale delle restituzioni, tirendiconto.it, segna 104,8 milioni di euro restituiti. Perché spiegare che il primo Restitution day di questa legislatura è stato indirizzato al fondo per le piccole e medie imprese (superati i 26 milioni), e il secondo ha invece destinato 2 milioni di euro per gli interventi della Protezione civile nelle aree del Paese martoriate dalle conseguenze di alluvioni e altri fenomeni meteorologici estremi. 
Perché evidenziare i 969.000 euro destinati al Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, oppure la consegna di 441.000 euro al fondo contro la violenza sulle donne, aggiungendo un piccolo ma concreto segno di attenzione alle importanti iniziative legislative messe a punto nei mesi passati come il Codice Rosso. 
Perché portare all'attenzione dell'opinione pubblica l'ultima iniziativa, Facciamo Ecoscuola, grazie alla quale saranno destinati 3 milioni di euro a progetti di sostenibilità nelle scuole italiane: riduzione dell’impronta ecologica, interventi di messa in sicurezza dei locali scolastici, promozione della mobilità sostenibile, educazione ambientale, rigenerazione degli spazi, organizzazione di giornate per la sostenibilità. 
Già, perché. 
In questo paese l'informazione preferisce distorcere la realtà con notizie che nulla ci azzeccano con quanto realmente accaduto. In questo paese l'informazione preferisce continuare a riempire la mangiatoia dell'opinione pubblica con notizie che quella stessa vuole leggere. In questo paese l'informazione non riporterà la notizia dei 104,8 milioni dal taglio stipendi restituiti agli italiani da parte del Movimento 5 Stelle. 
E di questo i grillini ne dovranno una volta di più andare fieri, perché significherà, oltre che averlo promesso l'averlo fatto per davvero.

domenica 24 novembre 2019

Beppe Grillo e i temi legati ad ambiente, lavoro, istruzione e sanità devono raccogliere la domanda delle piazze riempite dalle sardine


La calata di Beppe Grillo nella Città Eterna è giunta come un fiume in piena: acqua che ha saputo, da una parte cancellare menzogne e leggende metropolitane (come confermato dal leader politico Luigi Di Maio) e dall'altra portare all'attenzione quei temi su cui il Movimento e l'attuale esecutivo dovranno necessariamente parlare a quell'ampia fetta di paese che quel fiume lo sta attraversando vestita da sardina. 
La narrativa imposta da chi oggi detiene il così detto consenso popolare (stabilito dalle intenzioni di voto degli italiani) è stata investita, oltre che dalle piazze, dalla fantasia di chi dodici anni fa catalizzò l'attenzione di un popolo stanco del sistema Italia. 
Non un caso che il ritorno in campo di Beppe Grillo sia coinciso con la prepotente ondata delle sardine, seppur senza nessuna intenzione di mettersi il cappello delle piazze di Bologna e Modena. 
Oggi come allora il comico genovese ha espresso dinamicità, idee, spirito combattivo, assunzione di responsabilità, traendo le logiche e naturali differenze. Impossibile, per fortuna, essere quelli di allora, ha tuonato il creatore del Movimento, delittuoso non guardare il domani basando la politica su temi come ambiente, lavoro, istruzione e sanità, ha proseguito il settantunenne a fianco di un Luigi Di Maio rigenerato dalla presenza di chi ha ribadito la leadership politica del ragazzo di Avellino. 
Ora, però, sarà importante raccogliere la domanda delle piazze riempite dalle sardine, quel vuoto che ha chiamato gli stessi protagonisti a mettersi in discussione. Lo ha fatto Mattia, lo hanno fatto tutti coloro che hanno sfidato la pioggia e quella destra definita dallo stesso Grillo pericolosetta: se siamo qui, se ci stiamo guardando negli occhi è perché abbiamo compreso di esserci colpevolmente estraniati dalla discussione politica, lasciando spazio a chi ha legittimamente approfittato del nostro silenzio, della nostra pigrizia. 
Ecco perché, come ribadito da Grillo e da vari esponenti del Partito Democratico, la domanda di quelle piazze dovrà essere ascoltata, raccolta, condivisa, offrendo quelle risposte legate all'ambiente, al lavoro, all'istruzione, alla sanità. 
Una letteratura politica che possa nuovamente stimolare, attivare, riaccendere coloro che in una piovosa serata di novembre si sono decisi a voler nuovamente partecipare alla vita politica e sociale del Paese.

domenica 3 novembre 2019

Non è il Movimento 5 Stelle che ha perso l'anima, ma Salvini che gli ha rubato la narrativa


Che i 5 Stelle siano venuti al mondo per un bug politico sociale lo narra la storia. Una storia nata l'8 settembre 2007, quando i 50 mila di Bologna, in collegamento virtuale con altre 179 piazze italiane, concretizzarono i sogni e le speranze coltivate sul web, in un blog, da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Quel giorno banchi e gazebo raccolsero la delusione di un popolo intero e oltre 300 mila firme per una legge che doveva impedire l'elezione dei condannati in via definitiva. Quel giorno ragazzini, giovani e anziani, senza imbracciare bandiere o altro tipo di vessillo politico, sposarono le cinque tematiche di fondo proposte da Grillo: acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia. Quel giorno il filo rosso degli interventi del comico genovese avvolse il pensiero unico dei presenti: "la politica deve tornare in mano ai cittadini." L'abbraccio, carnale, ideale e virtuale, non conobbe limiti, e quell'evento, definito da Grillo "straordinario", fu la scintilla che diede fuoco alle polveri del poi fu Movimento 5 Stelle. In dodici anni di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Dai cinque anni di opposizione ai quasi due di governo, i grillini hanno più volte cambiato pelle, idee e alleanze, ma mai hanno perso l'anima, quella che, da piazza Maggiore alle sedi istituzionali ha portato avanti quell'anti-politica, quell'anti-sistema capace di concretizzare le misure presentate per anni ai cittadini: spazzacorrotti, decreto dignità, taglio dei vitalizi, taglio dei parlamentari, rimborso per le vittime dei crack bancari, blocco trivellazioni, blocco scudo penale, progetto acqua pubblica, reddito di cittadinanza. Tutti provvedimenti nati nelle piazze, tra la gente, ascoltando i cittadini, comunicando con la realtà di tutti i giorni. 

Sedendo in quelle sedi che hanno permesso l'attuazione delle promesse fatte, tra i 5 Stelle e la popolazione si è creato il buco, un vuoto che ha allontanato quel 33% che nel marzo del 2018 aveva sposato un progetto, una speranza, un'anima. Sfruttando la disciplina, la serietà degli eletti, il lavoro quotidiano del Movimento, quell'intercapedine popolare è stata stipata da chi ha preferito rimanere in campagna elettorale permanente, rilanciando quotidianamente la polemica politica, mettendo in pratica quella narrativa, senza mettere in pratica nulla di concreto, che tanti consensi aveva portato a quel sogno nato in un lontano pomeriggio di settembre. 
In quel momento è iniziata la scalata al consenso popolare di Matteo Salvini: inventandosi l'abbraccio con il popolo, il selfie compulsivo, il propagandare pensieri e umori che hanno raccolto i sentimenti di chi ha ritrovato nel leghista la figura dell'anti-politica, dell'anti-sistema, senza nemmeno rendersi conto che a farlo è stato proprio colui che di quella politica, di quel sistema ha sfruttato le sfumature e le evenienze degli ultimi venticinque anni.

domenica 8 settembre 2019

Ambiente tossico

Siamo partiti con il piede sbagliato, mettendo subito in discussione le volontà, i proclami, gli accordi e i diktat espressi nelle settimane precedenti e nei giorni successivi la nascita del nuovo governo. Lo hanno fatto, per il momento, il vice segretario del Partito Democratico (che con il nuovo esecutivo non ha nulla a che vedere) e la neo ministra delle Infrastrutture, altra esponente dei democratici. 
E se Andrea Orlando, ex guardasigilli, ha messo nuovamente in discussione (come fatto in precedenza da quei geni del foro dei leghisti) la riforma del processo penale (separazione delle carriere, intercettazioni), Paola De Micheli, in barba alla Costituente delle idee (Riaccendiamo l’Italia. Verde, giusta, competitiva), al Presidente della Repubblica ("Nulla può estinguere il dolore di chi ha perso un familiare o un amico a causa dell'incuria, dell'omesso controllo, della colpevole superficialità, della brama di profitto"), e a Giuseppe Conte ("Evitiamo di creare sovrapposizioni e interferenze istituzionali. L'alleanza Pd-M5S non sia un Vietnam") ha trovato il modo, in una sola intervista, di pregiudicare quanto sopra. 
La gronda di Genova, il terzo valico ferroviario (smentiti dal record storico di traffico del porto di Genova Voltri), la Tav e altre opere pronte a rimpolpare le tasche del partito del cemento si scontrano terribilmente con quell'Italia ambientale e verde tanto sponsorizzata e dipinta da tutti gli attuali protagonisti del nuovo governo. La ridiscussione (e non la revoca) delle concessioni autostradali alla famiglia Benetton cozza non solo con il "patto" di governo uscito dai tavoli di lavoro condivisi nelle ore pre-alleanza, ma e soprattutto con quanto dichiarato dal Capo dello Stato nel giorno della commemorazione alle vittime del Ponte Morandi. L'aver invaso il campo altrui (immigrazione, sicurezza) l'ennesima sovrapposizione di ruoli che tanto aveva minato la prosecuzione del governo giallo-verde e che sicuramente avrà irritato colui che in data 3 giugno 2019 aveva denunciato, attraverso una conferenza stampa, il disagio provato da chi il governo lo tiene in gestione. 
In un ambiente tossico simile il proseguo di questa legislatura sarà legata a quanto domani (e martedì) dichiarerà Giuseppe Conte alla Camera, in una richiesta di fiducia che dovrà necessariamente togliere ogni dubbio su volontà, proclami, accordi e diktat.

venerdì 6 settembre 2019

(s)Nodo romano


Con la nascita dell'esecutivo presieduto da Giuseppe Conte e la probabile e possibile nomina di Paolo Gentiloni a Commissario europeo per gli affari economici e monetari (dopo l'incontro con Ursula von der Leyen, e visto il curriculum dell'ex premier democratico, la sensazione è che la poltrona per il commissario italiano sarà quella occupata nell'ultimo quinquennio da Pierre Moscovici), si sta delineando per il Bel Paese una stagione politica di un certo peso internazionale. Utopistica fino ad un mese fa, sempre più concreta e con tanto di endorsement da più di una cancelleria europea nella settimana appena trascorsa. Ma se sul fronte europeo tutto sembra muovere in favore dell'Italia (Gualtieri che chiede flessibilità a Gentiloni, con tutte le regole del caso, fa guardare con ottimismo la prossima manovra economica), e se gli stessi mercati, dopo 15 mesi di incertezza, ci stanno strizzando l'occhio (il crollo progressivo dello spread e Piazza Affari in costante segno positivo gli inoppugnabili segnali di fiducia), il nodo che si dovrà sciogliere nelle settimane a venire si svolgerà inevitabilmente all'interno dei palazzi romani. Perché se è vero che l'ubriacatura agostana dell'indossatore di felpe altrui ha permesso l'insperata nascita del governo a trazione Movimento 5 Stelle, Partito Democratico e Leu, è altrettanto vero che le 11 Commissioni Parlamentari presiedute dagli esponenti leghisti (quelli che... non siamo attaccati alle poltrone) potrebbero impedire, o comunque rallentare lo svolgimento regolare dei lavori. Il cambio di governo e di maggioranza dovrà dunque fare presto i conti non solo e non tanto nelle aule di Camera e Senato, ma anche e soprattutto con la composizione delle commissioni parlamentari, le cui presidenze sono fondamentali per l'attuazione del programma di governo. Una in particolare, la commissione Bilancio alla Camera presieduta dall'onorevole Claudio Borghi, potrebbe, al di la di ogni valutazione pregiudiziale, portare il nuovo esecutivo a rischiare un clamoroso esercizio provvisorio, con conseguenti problemi con l'Europa e con l'inevitabile aumento dell'Iva per lo scatto automatico delle clausole di salvaguardia. Le stesse dichiarazioni dell'economista leghista ("Dovevano pensarci prima di fare il ribaltone"), o peggio ancora quelle dell’ex ministro per le Riforme ed ex vicepresidente del Senato Roberto Calderoli ("Sotterrerò il Governo sotto milionate di emendamenti. Il nuovo regolamento di palazzo Madama l'ho scritto io. Mostrerò a Conte e a suoi ministri cose che nemmeno si immaginano") fanno pensare che il cammino dell'appena nato Conte 2.0 non sarà complicato per le (ipotetiche) differenze tra le forze di maggioranza, ma per le buche disseminate lungo il percorso dalle 11 commissioni parlamentari presiedute dalla Lega, e in particolare da quella del Bilancio alla Camera. (s)Nodo interno che, attualmente coperto dalle lotte sul campo dell'immigrazione (iniziate con la "discriminatoria" legge regionale del Friuli Venezia Giulia), rischia di metterci in grossa difficoltà al cospetto di un'Europa che oggi è stata finalmente e (quasi) totalmente conquistata da uomini, programmi e idee.

mercoledì 4 settembre 2019

12 anni dopo


I 63.146 voti espressi positivamente sulla piattaforma Rousseau per dare vita alla nascita dell'esecutivo tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico hanno chiuso un cerchio nato in un caldo pomeriggio settembrino di dodici anni fa. 
In quel primo V-Day, in Piazza Maggiore a Bologna, in quella storica giornata, Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio sfidarono il Partito Democratico a opporsi seriamente a Berlusconi, alla Lega Nord, ad un centro-destra che stava stravolgendo la democrazia di un'intera nazione. 
Portarono le loro proposte per regalare quelle idee, quelle visioni che avrebbero permesso al centro-sinistra italiano di cavalcare le ideologie delle sinistre moderne, dove ambiente e legalità venivano messe al centro dei più progressisti programmi politici. 
Poi le cose, per volontà interne al Partito Democratico e per istigazione di Casaleggio, andarono diversamente: i Democratici respinsero il tutto lasciando inascoltate le proposte dell'Elevato e questi, sotto la spinta di Gianroberto (e di Fassino), mise in piedi il MoVimento 5 Stelle. 
Dodici anni dopo, in un caldo pomeriggio di settembre, i promessi sposi si sono rocambolescamente ri-trovati, chiedendosi finalmente la mano e intraprendendo, se la Beata Vergine Maria vorrà (Salvini, pregandola, l'ha voluto), quel percorso di sinistra moderna.
Un cammino atto ad offrire al Paese quelle idee e quelle visioni nate in un caldo pomeriggio bolognese di dodici anni fa.

martedì 3 settembre 2019

Aspettando Rousseau


Non sarà di certo un dramma e probabilmente nemmeno un'attesa che lascerà gli attori protagonisti arroccati al nonsenso della vita umana. Per chi scrive, però, la votazione online per decidere se tutto il lavoro portato avanti nelle ultime settimane dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio incaricato, dai capi politici, dai capigruppo e da tutti coloro che hanno imbastito tavoli e discussioni legati ai partiti interessati alla nascita del nuovo Governo assomiglia, e non vagamente, al teatro dell'assurdo. Portando senza se e senza ma rispetto per gli iscritti della base pentastellata (ognuno ha facoltà di scegliere e decidere come organizzarsi internamente per decidere e fare scelte), la (mia) logica porta a credere che se oggi il Movimento 5 Stelle detiene la maggioranza relativa, e di conseguenza ha avuto per ben due volte da parte del Capo dello Stato la possibilità di formare una maggioranza, lo deve solo ed esclusivamente a quegli 11 milioni di elettori che nel marzo del 2018 impressero la mina della matita sul logo del partito, e non certo alle poche decine di migliaia di iscritti che oggi avranno l'opportunità di decidere il futuro di un Paese intero. 
E questo a prescindere da un esito che, Rousseau o Godot permettendo, arriverà oggi e farà nascere un esecutivo domani.

lunedì 2 settembre 2019

Sotto il cielo di Roma, e di Milano

Siamo ormai in dirittura di arrivo. Dalle sedi romane di Palazzo Chigi e del Nazareno, nonostante un cielo plumbeo, si sono dissipate le ultime nubi sulla nascita del nuovo esecutivo a trazione MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico. Le dirette Facebook di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio hanno confermato le speranze, le volontà, gli sforzi e i passi indietro fatti (tramontato il nodo vicepremier) per la composizione del nuovo governo. Voci che hanno trovato eco anche dal quartier generale dei democratici, confermando a nome di Nicola Zingaretti la possibilità di offrire al Paese una nuova stagione politica. E se il cielo di Roma ha offerto nella giornata odierna pioggia, fulmini e tuoni, per fortuna solo meteorologicamente e non politicamente, domani toccherà a quello di Milano confermare e dare il definitivo via libera alla nascita della maggioranza di centro-sinistra. Sulla piattaforma Rousseau gli iscritti pentastellati svolgeranno la consultazione online per decidere se il MoVimento 5 Stelle dovrà o meno far partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte. Un ultimo passo, l'ultimo chilometro per chiudere definitivamente la crisi di Governo più pazza del mondo, confidando, almeno questa volta, che i cieli di Roma e di Milano abbiano partorito la definitiva svolta politica che un Paese intero aspetta da almeno 6 anni.

mercoledì 28 agosto 2019

Indebito vantaggio


Ci ha voluto far credere che la crisi di governo emersa nell'agosto politico più caldo degli ultimi lustri era figlia degli innumerevoli "no" fatti pervenire nei palazzi governativi dagli alleati di governo. 
Ci ha voluto far credere che la crisi di governo emersa nell'agosto politico più caldo degli ultimi lustri era figlia della voglia, del desiderio (anche legittimo) di andare ad incassare all'interno delle urne l'enorme consenso popolare attribuitogli da sondaggi e elezioni europee. 
Ci ha voluto far credere che la crisi di governo emersa nell'agosto politico più caldo degli ultimi lustri era figlia di un gioco di palazzo iniziato ancor prima delle europee e messo in piedi dall'Avvocato del Popolo, al secolo Giuseppe Conte. 
Ci ha voluto far credere tutto questo, trasmettendocelo una volta dal Papeete Beach e un'altra dalle piazze della penisola, omettendo la telefonata a Nicola Zingaretti per cercare, in accordo con quel Partito Democratico tanto osteggiato, di staccare la spina dal governo giallo-verde e andare il prima possibile al voto; rifiutata dallo stesso Zingaretti. 
Ci ha voluto far credere tutto questo, trasmettendocelo una volta dal Papeete Beach e un'altra dalle piazze della penisola, omettendo che, una volta vistosi escluso da quel governo che dominava a mani basse, ha fatto pervenire a Luigi Di Maio l'offerta di poter occupare in una ri-edizione dell'esecutivo giallo-verde la poltrona di Palazzo Chigi; rifiutata dallo stesso Di Maio: "a me interessa il bene del Paese non quello personale"
Pietro Nenni, quello che "il socialismo è portare avanti tutti quelli che sono nati indietro", una volta esternò: "In politica ci sono sempre due categorie di persone: quelli che la fanno e quelli che ne approfittano".

sabato 24 agosto 2019

Opportunità politica

"Il presidente Giuseppe Conte è stato uno dei migliori esempi di lealtà in Europa. È sempre difficile difendere gli interessi nazionali e trovare soluzioni europee ma su di lui posso dire soltanto cose positive. E poi ha un gran senso dell'umorismo
Donald Tusk, Presidente del Consiglio europeo, in una conferenza stampa a Biarritz, in Francia, prima dell’apertura del G7. 
Oltre a mettere un punto fermo all'interno dei confini nazionali e contrastare seriamente le opposizioni di destra, abbiamo la grandissima occasione di andare a contrattare una manovra economica espansiva all'interno dei palazzi europei. Il riconoscimento del presidente del Consiglio europeo, le parole spese nelle ultime ore da Macron e dalla Merkel, fonti diplomatiche che hanno ribadito l'apprezzamento dell'intervento del professore al Senato e l'ottimo rapporto instaurato con Ursula von der Leyen (peraltro votata da Movimento 5 Stelle e Pd) i segnali che non si può buttare al cesso un'opportunità politica come questa.

venerdì 23 agosto 2019

Gli Elevati

Sembra che nessuno voglia perdonare a Conte la sua levatura ed il fatto che ci abbia restituito una parte della dignità persa di fronte al mondo intero. 
Ha reso possibili delle riforme che questo paese aspettava dai tempi dell’Antica Roma. Ci ha ricordato il senso e l’importanza delle parole (quando hanno importanza e senso) e allora? 
Se dimostreremo la capacità di perdonare le sue virtù sarà un passo in avanti per il paese, qualsiasi cosa che preveda di scambiare lui, come facesse parte di un mazzo di figurine del circo mediatico-politico, sarebbe una disgrazia. Ora ha pure un valore aggiunto… l’esperienza di avere governato questo strano paese… benvenuto tra gli Elevati. 

Stato comatoso

Il volto scuro, la voce infastidita, quell'atteggiamento adirato del Presidente della Repubblica nella Loggia alla Vetrata del Quirinale lo abbiamo notato tutti. Nella crisi di Governo più alienata della storia repubblicana, Sergio Mattarella ha dovuto subire nella seconda giornata di consultazioni le richieste più disparate (e disperate) delle forze politiche succedutesi nelle stanze del Quirinale, a partire da quelle di Silvio Berlusconi, che in preda agli ormai soliti deliri ha ufficialmente chiesto al Capo dello Stato la verifica dell'esistenza in Parlamento di una maggioranza di centrodestra (???), a vocazione atlantica (magari della Lega) ed europeista (magari di Fratelli d'Italia). Ma il colpo di grazia è giunto con l'arrivo nel primo pomeriggio del trio formato da un cazzaro e due condannati: Salvini, Romeo e Molinari. Un incontro durato ben oltre il tempo previsto e che ha portato il ministro della propaganda a proporre al Presidente della Repubblica la nascita di un governo uguale a quello che ha appena affossato. Non sazio dei mojito ingurgitati nella settimana pre-ferragostana e del vittimismo messo in scena la settimana scorsa all'interno dell'aula del Senato, il bipolare si è spinto a dichiarare nei venti minuti da comizio post-consultazioni che Luigi Di Maio ha lavorato bene (detto da colui che ha denunciato i "no" dei 5 Stelle) e che l'Italia non può avere un governo che litiga (detto da colui che ha aperto la lite). E' giunto seriamente il momento che Movimento 5 Stelle e Partito Democratico approfittino dell'attuale stato comatoso e confusionale dell'intero centro-destra.

giovedì 22 agosto 2019

Scacco Matto

Con i dieci punti programmatici messi sul tavolo della crisi di governo più folle della storia della Repubblica italiana, il Movimento 5 Stelle ha messo a nudo tutte le forze politiche del paese. Se la Lega accetterà la proposta pentastellata farà crollare il castello di sabbia messo in piedi dal proprio leader negli ultimi quindici giorni: voto, voto, voto. Se il Partito Democratico rinuncerà alla sfida pentastellata metterà in evidenza la discontinuità con se stesso, più che quella tanto reclamizzata negli ultimi giorni: dalla politica immigratoria al taglio dei parlamentari. Fratelli d'Italia e Forza Italia si commenterebbero da soli. A mal parata si andrà al voto, con tutti i partiti messi sul patibolo dell'irresponsabilità.

Presa di coscienza

Dopo oltre 500 giorni il Movimento 5 Stelle ha compreso, capito, preso coscienza di avere vinto le elezioni politiche del Marzo 2018. Dieci punti programmatici per chi vuole il bene dell'Italia, da sottoscrivere per chi, dopo essersi riempito la bocca con parole come orgoglio, rispetto e responsabilità e aver messo nuovamente al centro la Costituzione della Repubblica Italiana, ha davvero il desiderio di fare il bene del Paese. Palla al centro.

Avere Maradona e tenerlo in panchina per volontà altrui


E' passata la nottata e a tirare riga la ragione porta senza dubbio alcuno al volere di andare a elezioni. Un suicidio? Un favore a Salvini? Un assist a tutto il centro-destra? Quesiti a cui daranno una risposta solo gli italiani dentro alle urne e non certo i sondaggi o le visioni di chi oggi, e in base alle Europee (che storicamente niente c'azzeccano con le politiche), crede di avere già messo il gatto nel sacco. Andare a elezioni, con l'idea ipotetica di un trionfo destrorso, sarebbe la scelta più idonea per due principali ragioni: a) mettere davanti al fatto compiuto il Cazzaro Verde, quello della manovra in deficit da 50 miliardi (a stare stretti) che nemmeno la Fata Turchina riuscirebbe a realizzare; b) fare implodere un centro-destra che da mesi fa volare stracci tra i propri leader e presunti tali. Un successo che però non sarebbe per nulla scontato, soprattutto se i 5 Stelle proponessero come candidato premier Giuseppe Conte, attualmente il politico più amato e stimato del Paese. Perché diciamocelo chiaro: avere Maradona e tenerlo in panchina per volontà altrui sarebbe, non solo un favore a Salvini e un assist a tutto il centro-destra, ma un suicidio assistito.

mercoledì 21 agosto 2019

Bivio 5 Stelle: o Conte a Palazzo Chigi o elezioni.

Sarà il bivio della storia presente e futura del Movimento 5 Stelle. Scegliere, nel momento in cui sarà richiesto, il nome del Presidente del Consiglio da proporre a Sergio Mattarella e al Partito Democratico per la formazione dell'eventuale nuovo esecutivo. Passi la discontinuità programmatica (a capirla poi) proposta dai democratici, ma non mettere sul piatto il nome di Giuseppe Conte come prossimo Presidente del Consiglio, o peggio ancora avallare la non scelta dello stesso da parte dei Democratici, minerebbe seriamente il domani elettorale dei pentastellati. A questo punto: o Conte nuovamente a Palazzo Chigi, attualmente il politico più amato d'Italia, o elezioni, magari con lo stesso cinquantacinquenne da Volturara Appula candidato Premier. La storia è lì che attende.