..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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martedì 3 dicembre 2019

Posizioni speculari


Matteo Salvini (leader sovranisti italiani): "Si rischia di usare i soldi dei risparmiatori italiani per salvare le banche tedesche"
Alice Weidel (capogruppo di AFD, sovranisti tedeschi): "Il MES è inutile perché salverà le banche italiane coi soldi dei tedeschi"
Nota a margine: Alternative für Deutschland, partito di ultradestra tedesco, insieme alla Lega di Matteo Salvini fanno parte del gruppo dell'Europarlamento "Identità e Democrazia".

lunedì 2 dicembre 2019

Il dibattito politico andato in scena nel giorno dell'informativa sul Mes spiega perché le piazze si sono riempite di sardine


Questa politica, (quasi) tutta, ha offerto nella giornata dell'informativa sul Mes portata dal Presidente del Consiglio in Camera e Senato il peggio di se. Accuse, tradimenti, bugie, menzogne, offese, minacce, striscioni, frasi ingiuriose hanno fatto da corollario ad un pomeriggio dove a perdere, ancora una volta, è stata la così detta rappresentanza del popolo italiano. 
Dopo quanto potuto osservare inevitabile fare nomi e cognomi: Giorgia Meloni alla Camera, Matteo Salvini al Senato, i giornali complici della narrazione che ha portato il Presidente del Consiglio a dover scendere in campo per spiegare ciò che negli ultimi diciotto mesi mesi doveva essere ben chiaro ai più. 
Consapevole del proprio operato, Giuseppe Conte ha tracciato il percorso che Parlamento, Senato e vari Consigli dei Ministri avevano discusso dal giugno dello scorso anno, un racconto senza sbavature e con tanto di allegati al testo letto alle camere che ha portato la maggioranza dei presenti a spendere parole importanti, e favorevoli, nei confronti dello stesso Presidente del Consiglio. 
Il contro è arrivato dai soliti noti. In Parlamento, con la totale assenza di preparazione ai temi in discussione, c'ha pensato Giorgia Meloni, ribadendo concetti che nell'humus del sovranismo l'hanno portata a raggiungere la doppia cifra nell'ipotetica intenzione di voto degli italiani. 
In Senato è stata invece la volta di Matteo Salvini, che al termine dell'ennesimo intervento a metà tra un comizio elettorale e uno slogan propagandistico si è anche tolto lo sfizio di rivolgere a colui che il 20 di agosto scorso lo relegò dietro la lavagna il: "si vergogni"
Il tutto senza che la Presidente Casellati, incalzata da Andrea Marcucci, prendesse alcun provvedimento. Anzi, dopo che il capogruppo dem ha fatto notare l'ingiuria rivolta al Presidente del Consiglio la seconda carica dello Stato ha minimizzato con un: "lo ha detto tra parentesi"
La bagarre in aula è terminata con l'ex ministro Centinaio prodigo nell'insultare chissà chi e il leader del Carroccio abbandonare, autobiograficamente, l'aula del Senato.
Insomma, una discussione che avrebbe dovuto svolgersi nell'interesse di un paese intero si è trasformata, con l'insorgere di accuse, menzogne, offese, minacce, e frasi ingiuriose, nell'ennesima occasione per comprendere una volta di più perché le piazze italiane si stanno riempiendo di sardine. 
Ora, o meglio da domani toccherà ai giornali e ai vari talk televisivi rinfocolare quei temi portati avanti da un modo di fare politica che ha gettato fango e menzogne sul Presidente del Consiglio. Una connivenza capace di destabilizzare i mercati, renderci poco raccomandabili come istituzioni, in nome di una presunta difesa dei confini nazionali e degli interessi degli italiani.

Aspetti oggettivi


L'informativa odierna rilasciata dal Presidente del Consiglio a Camera e Senato ha evidenziato due aspetti oggettivi: 1) è una tematica talmente tecnica che, eccetto gli addetti ai lavori, il resto del Paese, "politici" compresi, non può che non averci capito niente. Tralascio, purtroppo, il fare a gara per parlarne e discuterne su giornali e all'interno degli studi televisivi da parte dei commentatori (si badi bene: commentatori, non economisti) citati dal capo gruppo alla Camera della Lega; 2) Matteo Salvini (incommentabile per maleducazione il suo intervento al Senato) e Giorgia Meloni (incommentabile per manifesta impreparazione sul tema il suo intervento alla Camera) hanno confermato per l'ennesima volta di decontestualizzare ogni qualsivoglia discussione politica, usandola per fare propaganda e conquistare l'ennesimo punto percentuale. Il tutto sacrificando l'interesse nazionale, quello che loro vanno dicendo di difendere.
Nota a margine: fonti europee hanno dichiarato che il testo può già considerarsi soddisfacente (fonti diplomatiche francesi) e che la firma del Trattato (quella non ancora apportata) può essere posta anche la prossima primavera, lasciando ai parlamentari di ogni singolo stato la possibilità di discutere la legislazione secondaria (come ottimamente evidenziato alla Camera da Fassina).

lunedì 18 novembre 2019

Preordinato illecito disegno


Giorgio De Nova, Enrico Castellani e Marco Annoni hanno vergato un atto durissimo nei confronti di ArcelorMittal. 
Nelle 70 pagine di ricorso urgente ex articolo 700 firmate dagli avvocati si evince come la multinazionale dell'acciaio sta cercando di perseguire l'"illegittimo intento" di sciogliere il contratto d’affitto, un comportamento "programmato" per "recare il maggior possibile livello di devastante offensività". Un'iniziativa "gravissima" e "unilaterale" che se arrivasse a termine porterebbe alla restituzione delle "macerie" di un impianto industriale di "interesse strategico". E tutto questo "determinerebbe danni sistemici incalcolabili" a carico dell'"intera economia nazionale" e creando anche "una gravissima crisi occupazionale", lasciando "irrisolte problematiche ambientali e di sicurezza"
Una tesi che si regge dopo che ArcelorMittal ha: 
1)"interrotto qualsiasi ordine di materie prime"
2)"rifiutato nuovi ordini dei clienti"
3)"interrotto i rapporti con i subfornitori"
4)"interrotto l’avanzamento del Piano Ambientale"
5)"sta interrompendo la manutenzione degli impianti"
Il tutto non da ora, ma già da mesi! 
ArcelorMittal, aggiungono, "non ha neppure eseguito il programma di manutenzione concordato nell'ambito del Contratto in modo coerenti alle migliori pratiche di esercizio"
Da un documento inviato dalla multinazionale a Ilva lo scorso 25 settembre emerge, secondo i legali dei commissari, "che molte delle attività programmate per il periodo novembre 2018-aprile 2019 non erano state eseguite o erano state effettuate solo in parte"
I legali, a fronte di tutto ciò, si spingono a dire che le "vere ragioni" del modus operandi dei franco-indiani "sono evidentemente da ascrivere": o "all'intervenuto riscontro della propria incapacità di gestire l’operazione perseguita", oppure "alla pervicace volontà di eliminare dal mercato definitivamente un proprio concorrente distruggendone l’organizzazione aziendale". Un'interpretazione, si legge ancora, "forse più probabile a fronte della condotta di ArcelorMittal negli ultimi quindici giorni"
La "realizzazione del preordinato illecito disegno", aggiungono, "condurrà inevitabilmente al perimento degli altoforni" nonché alla "distruzione dell'avviamento, ed alla dispersione del know-how aziendale". In pratica, sintetizzano, "alla morte del primo produttore siderurgico italiano e uno dei maggiori d'Europa".
E pensare che da 15 giorni ci sono "politici", "giornalisti" e "opinionisti" che vanno in televisione o sui giornali a tenere ancora le parti dei franco-indiani... quelli che secondo i sopraccitati erano venuti a salvarci, e noi, incapaci, li abbiamo fatti scappare.

mercoledì 6 novembre 2019

Giù la maschera


ArcelorMittal avvia la procedura per restituire ai commissari stabilimenti e 10.777 dipendenti, facenti parte dell'Unità produttiva di Taranto (8.200), Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera, 
E c'è ancora chi, in malafede o per analfabetismo funzionale da ragione a chi vuole venire nel nostro paese a farsi i cazzi suoi. In barba a leggi, ambiente, salute e lavoratori.

lunedì 21 ottobre 2019

Dalla piazza del centrodestra alla Leopolda il messaggio è unanime: Tutti non sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche

Nella prefazione di «Non pensare all'elefante!» (George Lakoff, Chiarelettere), Gianrico Carofiglio espone un'articolata metafora dell'autore per proporre un modo alternativo di pensare alle tasse e al doverle pagare. Alternativo alla vulgata metaforica delle destre di tutto il mondo che parlano delle tasse come di un furto dello Stato e non come l'adempimento di un obbligo di solidarietà: "Pagare le tasse significa fare il proprio dovere, versare la quota di iscrizione per vivere nel proprio paese. Se ci iscriviamo a un club o a un circolo qualsiasi paghiamo una quota di iscrizione. Perché? Perché non siamo stati noi a costruire la piscina. E dobbiamo pagarne la manutenzione. Non abbiamo costruito noi il campo da tennis. E qualcuno deve pulirlo. Forse non usiamo il campo da squash, ma comunque dobbiamo pagare la nostra parte. Altrimenti nessuno farà la manutenzione e il circolo andrà in rovina. Quelli che evadono le tasse non pagano quello che devono al loro paese. Chi paga le tasse è un patriota. Chi le evade e manda in rovina il suo paese è un traditore"

Nel 2007, durante un'intervista televisiva a Lucia Annunziata nel programma di Rai3 «1/2 ora», l'allora Ministro dell'economia e delle finanze del secondo governo Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa dichiarò che "le tasse sono una cosa bellissima, un modo civilissimo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili quali istruzione, sicurezza, ambiente e salute", aggiungendo che "ci può essere insoddisfazione sulla qualità dei servizi che si ricevono in cambio, ma non un'opposizione di principio sul fatto che le tasse esistono e che si debbano pagare"

Il 27 dicembre 1947, l'allora Capo dello Stato Enrico De Nicola, insieme ad Alcide De Gasperi, presidente del Consiglio, Francesco Cosentino, funzionario, Giuseppe Grassi, guardasigilli, e Umberto Terracini, presidente della Costituente, firmò a Palazzo Giustiniani la Costituzione italiana, 139 articoli che entrarono ufficialmente in vigore il 1º gennaio del 1948. Tra questi, posto nella Sezione I Diritti e doveri dei cittadini, Titolo IV, l'articolo 53 recita: "Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva". Due i temi fondamentali dal punto di vista del diritto tributario: la capacità contributiva e la progressività dell’imposizione fiscale. 
Nel primo caso l'articolo 53 sostiene che tutti i cittadini, anche apolidi e stranieri, che risiedono in Italia hanno il dovere di pagare le imposte. L'obbligo di pagamento delle imposte deve rispettare necessariamente la capacità contributiva del cittadino, vale a dire la sua possibilità economica. L'articolo 53, che difende il dovere di concorrere alle spese pubbliche, richiama senza dubbio gli articoli fondamentali 2 e 3 della Costituzione, i quali manifestano il principio di solidarietà e di eguaglianza di tutti i cittadini nello Stato Italiano. 
Per quanto riguarda i criteri di progressività l'articolo 53 della Costituzione sostiene che l'imposta che i cittadini, anche apolidi e stranieri, sono tenuti a versare è proporzionale all'aumentare della loro possibilità economica. In altre parole: l'imposta cresce con il crescere del reddito. Il rilievo del criterio di progressività risiede nel gravare sulle classi sociali più abbienti così da poter soccorrere e sostenere le classi sociali in difficoltà, garantendo i diritti e i servizi sociali fondamentali quali la pubblica istruzione, l'assistenza sanitaria, la previdenza sociale e l'indennità di disoccupazione, criteri sui quali si basa lo Stato Sociale Italiano. 

Ora rimane da capire su quali basi e con quale faccia le opposizioni e alcune parti dell'esecutivo puntino il dito su chi le tasse, come l'attuale governo, non solo le mantenga per quel principio basico scritto a caratteri cubitali in Costituzione ("Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche", le tasse appunto), ma e soprattutto si cimenti a lottare contro l'evasione fiscale. 
Lo ha ribadito anche il segretario generale della Cgil a «Mezz'ora in più»: "Il messaggio che si deve dare al paese non è no tasse ma no evasione fiscale"
Messaggio che evidentemente non è stato recepito dalla piazza del centrodestra (Meloni: "Uniti contro la sinistra delle tasse", Berlusconi: "In piazza contro carcere per gli evasori", Salvini: "L'unico modo per dare un futuro ai nostri figli è abbassare le tasse") e dalla Leopolda (Teresa Bellanova: "Io dico che Italia Viva è no tasse", Maria Elena Boschi: "Il Pd è il partito delle tasse").

mercoledì 24 luglio 2019

Chapeau

Pillole random per comprendere quello che questo Blog, per raggiunti limiti di età, mai potrà vedere nel prossimo futuro. 
L'Ue, sulla tematica TAV, non ha stanziato neppure il 10% del dovuto. La Francia, su parimenti tematica, non ha messo a bilancio un euro, rinviando al 2038 le opere di collegamento. 
Questo, almeno ai più, chiaro e oggettivo. 
Però. "La decisione di non realizzare l’opera ci esporrebbe a tutti i costi derivanti dalla rottura dell’accordo con la Francia" che si è espressa per la conferma della realizzazione di quest’opera. 
A queste parole espresse dal Presidente Conte, oltre ai più, in molti, comprensibilmente, faticano a comprendere. 
Cioè, qui si dice che: la Francia, quella che non ha mai e mai metterà un euro all'opera pubblica più demenziale, anacronistica, inquinante, dannosa e costosa d’Europa, ci obbliga, bilateralmente, alla realizzazione. 
Ma c'è di più. L'Ue, per sollecitare l'intervento, si è detta disponibile, e qui attenzione al tempo dei verbi, ad aumentare lo stanziamento dei costi, ad una cifra che "dovrebbe" avvicinarsi al 55% del totale. E, ancora, si "potrebbe" beneficiare di un contributo europeo pari al 50%. In pratica i presunti aumenti dei fondi Ue (modesti e tutti da verificare) andrebbero a ridurre i costi per l’Italia. 
A chiudere. Per un progetto nato poco dopo la caduta del Muro di Berlino, in un lasso di tempo in cui si sono succeduti la bellezza di nove governi e di cui a nessuno è mai fregato niente, oggi, anno domini 2019, Lega, Pd, FI e FdI, invece che unificarsi in Parlamento insieme al Movimento 5 Stelle e recedere unilateralmente dal contratto, stappano bottiglie di Champagne francese, brindando alla realizzazione di un'opera che strapperà risorse e ambiente all'Italia e porterà soldi alla Francia. Chapeau.

giovedì 10 gennaio 2019

(senza) Vergogna!!!

"Dopo averci insultato hanno fatto come noi": triade Renzi-Boschi-Padoan
"Banca Etruria = 130.000 azzerati!! Carige = 0 azzerati!! Vergogna PD!!": Comitato risparmiatori di Empoli

giovedì 22 novembre 2018

Bocciati

“Sulla base dei dati notificati e delle previsioni dell’autunno 2018 della Commissione, l’Italia non ha rispettato il parametro di riduzione del debito nel 2016 (gap del 5,2% del PIL) e nel 2017 (gap del 6,6% del PIL)”

giovedì 27 giugno 2013

COMUNQUE DROGATI

Non è la prima volta, e non sarà, purtroppo, nemmeno l'ultima, che su queste pagine scriviamo di come le volontà europee hanno messo in un angolo le priorità nazionali, come se le prime siano la medicina che possa guarirci, e le seconde capricci di pochi.
Ieri abbiamo messo in evidenza la falsità propagandata da tutti i mass-media riguardante il programma sugli F-35 e la bocciatura da parte di Pd, Pdl e Scelta Civica sul tema del reddito di cittadinanza, oggi è inevitabile mettere alla luce la pagliacciata dell'Iva. A destra si chiede a gran voce la cancellazione del punto percentuale, a sinistra si afferma che quell'aumento significherebbe in termini economici il suicidio dei consumi. Morale: ci si appresta ad un rinvio di tre mesi, raggruppando nell'ultimo trimestre dell'anno (Imu, Tares, Iva) un salasso che colpirà i soliti noti: i cittadini.

martedì 28 maggio 2013

LA SCELTA DI NON ANDARE IN EUROPA A RIBALTARE LE SCRIVANIE

Oggi è il giorno del diploma, quello che l'Unione Europea ci consegnerà per aver mantenuto il rapporto Debito/PIL sotto la soglia del 3%. Ma la chiusura della procedura d’infrazione non può e non deve essere vista positivamente, ma state pure tranquilli che c'è chi festeggerà; immagino già i titoli dei quotidiani e le espressioni tronfie dei protagonisti.
Il problema di rimanere agganciati a questa Europa non è uno, ma molteplici, tutti accomunati dalle politiche che si sono adottate nelle sedi della Ue.
Ci ritroviamo in un Unione Europea che di fatto non è mai esistita, perché quando vengono adottate ventisette politiche fiscali diverse di tutto si può parlare tranne che di unione. Ci accomuna la sola moneta, nata anzitempo e pure male. Non s'è compresa (per incompetenza o per malafede) la logica delle logiche: prima si creano politiche fiscali, poi burocratiche e quando tutti gli stati membri si trovano nelle stesse condizioni si adotta la moneta unica. In Italia, 150 anni fa, si fece prima il Paese e poi la Lira.
Se si volesse seriamente dare un senso all'Europa le procedure sarebbero diverse, i punti su cui muoversi altri. La Bce dovrebbe immettere direttamente moneta, senza l'uso criminale del trattato di Lisbona; il deficit (Maastricht) dovrebbe essere alzato ad una percentuale (7/8%) che permetta di pianificare il futuro con investimenti mirati, e senza cappi al collo.

lunedì 20 maggio 2013

IVA, IMU E TARES, UN FINALE D'ANNO DA PAURA

Alle parole, ancora una volta, non sono seguiti i fatti. L'Iva, l'imposta sui consumi, ci sarà, perché ci dicono che "la gestione della riforma dell'aliquota impedisce al governo di lavorare su qualche riforma strutturale che permetta di trovare la copertura richiesta per evitarlo: 2 miliardi per il 2013, 4 miliardi per il 2014".
Da Palazzo Chigi giungono le conferme: "Il presidente si atterrà al discorso d'insediamento, in cui non si parlava dell'Imu sui capannoni industriali e l'impegno sull'Iva era soltanto al condizionale".
Che in parole più povere significa ennesima mazzata alle imprese, che non solo si troveranno a dover pagare l'Imu ma dovranno fare i conti con le conseguenze del punto percentuale aggiuntivo dell'aliquota. La stima attuale parla di altre 26mila imprese che rischiano di chiudere entro fine anno; studio Confcommercio.
Il rincaro dell'imposta toccherà oltre il 70% dei prodotti di consumo, tra i quali il costo del carburante. Questo sarà il termometro che segnerà l'ennesima bufala che ci stanno raccontando sui beni di prima necessità, quelli che, dicono, non saranno toccati dall'aumento. 
Attraverso i costi aggiuntivi a partire da quello fondamentale dei carburanti, incidendo sui costi di trasporto, verranno ritoccati i prezzi di tutti i beni trasportati su gomma, in particolar modo i beni di largo consumo, nonché le tariffe praticate da artigiani e professionisti, oltre agli arrotondamenti che si verificheranno come sempre a sfavore delle famiglie.

lunedì 13 maggio 2013

UN G7 CON POCO MARGINE

Nel mentre parte del nostro governo s'è raccolto in meditazione nei pressi di Siena, Saccomanni, l'inquilino di Palazzo delle Finanze, ha presenziato in quel di Londra, al vertice dei capi di governo delle sette nazioni più industrializzate del mondo.
L'incontro nelle segrete della capitale del Regno Unito non ha portato buone notizie, sia in ambito mondiale che in quello nazionale. 
Partendo da quel che succede a livello globale s'è espresso più di un malumore, riguardante la politica monetaria del Giappone e lo status quo della Germania.

domenica 12 maggio 2013

UNA DOMENICA DI MEDITAZIONE

Diversi i temi che andrebbero affrontati con profondità in questa domenica di maggio, due però meritano la nostra attenzione: l'Imu, perché è giusto ritornarci periodicamente, e il silenzio del Colle, oltre a quello del Governo. Per quanto riguarda il capitolo economico troviamo imbarazzante quanto ci stanno propinando i vari interessati a riguardo dell'Imu, ma soprattutto troviamo demagoghe le parole che vengono affiancate alla tematica. Premesso che per quanto riguarda la prima casa siamo d'accordo sulla riscrittura dell'imposta, sempre che questa avvenga dopo l'attenta valutazione delle carte depositate al catasto, troviamo falsificante la lettura che ne segue, quella riguardante il lavoro. Il tifo smodato per ridare fiato alle imprese cozza incredibilmente proprio con la discussione sull'Imu. I dati per non fare confusione: 1) quasi la metà dei 24,7 miliardi di euro di gettito Imu, ossia 12 miliardi, arrivano dalle imprese (Imu 2012); 2) la quasi totalità dei Comuni italiani ha utilizzato a piene mani la possibilità d'innalzare l’aliquota base (7,6 per mille) sugli immobili strumentali all'impresa fino al 10,6 per mille; 3) i coefficienti moltiplicatori sono infatti passati da 100 a 140 per i laboratori artigiani, da 34 a 55 per i negozi e le botteghe, da 50 a 60 per i capannoni industriali; 4) un negozio e una bottega artigiana hanno pagato, rispetto a quanto dovuto fino ad ora con la vecchia Ici, 5.000 euro in più, mentre per un capannone industriale di media superficie si sono sborsati addirittura 30.000 euro aggiuntivi; 5) le imprese continueranno a pagare dal 30 al 75% in più di quanto davano ai Comuni con la vecchia Ici.

venerdì 10 maggio 2013

PROBLEMI "TECNICI"

Il Paese aspetta risposte urgenti. E' lo slogan che usano a partiti alterni tutti gli uomini di governo, compreso l'inquilino di Palazzo Chigi. Infatti l'incontro avvenuto per risolvere i nodi dell'Imu e della Cassa integrazione in deroga, oltre al taglio degli emolumenti per l'incarico da ministro, ha rinviato le risposte a data da destinarsi. O meglio, i giorni a disposizione sono 100 (cento!), ma esiste la volontà politica di portare avanti la discussione avviata. Che personaggi premurosi. Eppure qualcosa non torna: questo continuo tergiversare, il ritorno improvviso delle vicende processuali di Berlusconi, con tanto di scena muta sulla tematica Imu, lo scontrarsi per l'ennesima volta con i 5 Stelle. Ecco che allora una data, ed in relazione all'incontro che si dice si farà la settimana prossima, toglie parecchi punti interrogativi: 29 maggio.

mercoledì 8 maggio 2013

SALVA CHI?

Ne ha scritto Il Sole 24 Ore qualche giorno fa, ma nessun mezzo d'informazione radio-televisivo ne ha parlato, o se l'ha fatto ha inserito la comunicazione all'interno di quei servizi che parlano di tutto e così facendo non parlano di niente. D'altronde è più importante "informare" il cittadino sugli esiti dell'Imu, distogliendolo da tutto il resto.
E mentre fa campagna elettorale sedersi all'interno dei talk-show parlando di disoccupazione e cassa integrazione, il nostro Ministero dell'Economia ha versato la quota di sottoscrizione al nuovissimo fondo salva stati, l'European Stability Mechanism: 2,8 miliardi di euro.
Sarebbe stato responsabile, in virtù delle enormi difficoltà che stiamo vivendo, sospendere questo genere di pagamento, visto che al momento le uniche realtà da salvaguardare dovrebbero essere le nostre, e non certo immettere denari all'interno di un fondo che beffamente viene denominato "salva stato", come se noi, da salvare, non lo fossimo.

domenica 5 maggio 2013

IL PIAGNUCOLARE SULL'IMU

Lavoro, Cassa integrazione, i debiti delle Pubbliche Amministrazioni, legge anti-corruzione, il conflitto d'interessi, erano, sono state, gli ingredienti secondo cui il neonato governo delle larghe confusioni avrebbero dovuto offrire al Paese il definitivo rilancio. Tutti temi più volte discussi, a ragione, tutti temi passati nettamente in secondo piano, a favore del piagniucolare, da destra a sinistra, sull'Imu.
C'è chi la vuole togliere e restituire, c'è chi la vuole sospendere e ridiscutere, quello che è oggettivo è la perdita di tempo, dove i primi insistono per mantenere la promessa ai propri elettori e dove i secondi cercano di tirare un colpo al cerchio ed uno alla botte avendo direttamente a che fare con quell'Europa che non vuole sentire ragioni in fatto di accordi presi.

giovedì 25 aprile 2013

EFFETTO FINANZA

In questi giorni le televisioni nazionali, e diversi quotidiani, hanno affermato che il momento a dir poco stabile dello spread è dipeso dalla nuova elezione del Capo dello Stato, dal ritorno ad una certa compattezza del governo italiano. C'è chi ha titolato "Effetto Giorgio". Facciamo i seri? Lo spread è andato a scendere per tutto il periodo post elettorale, il grafico lo testimonia, e proprio nella giornata di ieri in tutta l'area euro il segno positivo ha contagiato Spagna, Francia, Irlanda e appunto Italia.

mercoledì 24 aprile 2013

E POI L'IMBROGLIONE SAREBBE GRILLO

Dopo giorni in cui si discuteva sul pareggio di bilancio e su eventuali correzioni da apportare al documento di economia e finanza, il governo ha riscritto il destino dell'Imu, dichiarando permanente (e non più triennale) il tributo applicato sulla componente immobiliare del patrimonio. Da Palazzo Koch è arrivato il benestare sulle modifiche apportate, seguito a ruota dalla Corte dei Conti (il taglio dell'Imu avrebbe comportato una perdita di gettito di 11 miliardi di euro), e ora sarà necessaria una legge che lo confermi. Ma non solo. 

lunedì 22 aprile 2013

IL GARANTE CON GLI OCCHI VISPI

L'Istat continua a battere dati drammatici sulla situazione sociale che sta vivendo il Paese, numeri che dovrebbero far scattare piani d'emergenza nazionale e invece in Parlamento si fa crocchio e si ride alle barzellette. Sono un milione le famiglie che non possono contare su nessun reddito, e la percentuale 2012 è inquietante, +32,5% rispetto al 2011. Nello specifico quasi il 50% dei nuclei famigliari è composto da coppie con figli. Anche dalla Caritas i campanelli d'allarme non cessano di suonare. Il calcolo in un anno del numero di persone che si rivolgono ai centri d'aiuto è aumentato del 20%, con una forte incidenza dei residenti: +35% contro il +29% del 2011. C'è anche il dato della Coldiretti, che riassume tutta la drammaticità: 3,7 milioni di persone sono state assistite alle mense del piano istituito da Agea, anche qui rispetto al 2011 la percentuale è andata aumentando: +9%.