..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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sabato 13 giugno 2020

Motivi ostativi nei confronti dei soggetti disabili. Ora però andate a spiegarlo a Sergio Mattarella

Ricordo oggi come allora quando mi spinsi a scrivere a nome della mia famiglia delle difficoltà legate ai soggetti disabili in piena emergenza Covid-19. 
Terapie inevitabilmente sospese, frequenza scolastica interrotta, socializzazione in altri contesti preclusa, attività sportive rimosse. Insomma: una catastrofe nella catastrofe. 
Perché se è vero che per tutti, e voglio sottolineare tutti, la pandemia dettata dal coronavirus è stata, e per molti versi lo è ancora, qualcosa di poco digeribile, per chi come i miei figli, affetti da un disturbo pervasivo dello sviluppo (autismo), la condizione obbligata di cattività ha generato scompensi di ogni tipo. 
A fronte di questo Governo e Regioni hanno obbiettivamente fatto poco, per non dire nulla. 
E pur comprendendo la vastità e la mole di lavoro da compiere per soddisfare le esigenze della totalità della popolazione, un occhio più attento alle disabilità sarebbe stato necessario. 
Ecco che allora la mia Liguria ha istituito e aperto bandi per offrire a chi mostrava maggiori fragilità una boccata di ossigeno, una via alternativa anche per affrontare le lezioni a distanza messe in atto dal Ministero dell'Istruzione. 
Bandi che davano la possibilità di accedere tra le altre, attraverso le varie documentazioni, ad attrezzature informatiche per soggetti disabili. Il bando, denominato appunto "Domanda di Agevolazione per interventi di acquisto di attrezzatura informatica per studenti disabili / minori disabili / adulti disabili / persone non autosufficienti - Asse 2 "Inclusione sociale e lotta alla povertà"" ha dunque permesso a chi come me di effettuare la richiesta, avendo i requisiti necessari (ISEE, etc.) per potervi accedere. 
Naturalmente avendo due figli portatori entrambi della stessa patologia ed entrambi conformi alle richieste di accesso, ho fatto richiesta sia per uno che per l'altro, leggendo nel testo del Bando di concorso testuali parole: "Nel caso di famiglie con più di un figlio frequentante scuole di ogni ordine e grado, organismi formativi accreditati per percorsi di Istruzione e Formazione Professionale, ITS, corsi di formazione professionale finanziati presso organismi formativi accreditati, queste potranno fare richiesta di un bonus per attrezzature informatiche per ogni figlio (fino ad un massimo di tre figli)." 
Compilate le due richieste a nome del papà dei bambini, firmate, inviate all'Economia Sociale Filse della Regione Liguria, rimanevo in attesa di una risposta per poter nel più breve tempo possibile accedere a tale beneficio e sfruttare gli ultimi giorni di frequenza scolastica a distanza con le video chiamate per i compiti e le lezioni quotidiane. 
Ma non solo la scuola si è conclusa senza poter usufruire dei dispositivi, ma ho ricevuto dalla Regione esito negativo per l'accesso a tale agevolazione, con una motivazione che oggettivamente mi ha lasciata basita: "Comunicazione motivi ostativi all’accoglimento della domanda di contributo. Con riferimento alla Vostra domanda in oggetto, dall’esito dell’istruttoria espletata non risultano sussistere i requisiti per l’accoglimento della domanda stessa, a causa della seguente motivazione: è stata presentata più di una domanda per lo stesso nucleo famigliare"
Ora io mi chiedo se tutto questi possa semplicemente avere una logica. 
Con e-mail inviata al Presidente della Repubblica in piena emergenza coronavirus ho voluto portare all'attenzione le difficoltà che noi genitori di figli portatori di handicap stiamo attraversando in questo buio e complicato periodo storico. 
La risposta, inviatami in lettera in data 15 aprile 2020 a nome del Direttore dell'Ufficio di Segreteria, Simone Guerrini, ha, seppur moralmente, soddisfatto le mie richieste, sentendo la vicinanza, gli auguri e il sostentamento da parte della massima istituzione dello Stato. 
Ecco, ora sarebbe cosa buona e giusta che il Dirigente di Settore dell'Economia Sociale Filse della Regione Liguria, Dott. Walter Bertini, spiegasse anche a Sergio Mattarella le motivazioni ostative nei confronti dei soggetti disabili.

giovedì 16 aprile 2020

Dovreste dare le dimissioni domani


Ci risiamo. Bastonato pesantemente la settimana scorsa da Giuseppe Conte per aver raccontato bugie e menzogne sul Mes, l'indossatore di felpe altrui è tornato alla carica, spostando l'attenzione sulla situazione che sta coinvolgendo la Regione Lombardia. 
Il leader del Carroccio ha fatto sapere che a fronte della richiesta del Pirellone di riaprire le attività produttive dal 4 maggio seguendo la rotta delle Quattro D, e cioè distanza, dispositivi, diagnosi e digitalizzazione, il "governo dovrà tenerne debitamente conto". 
Fa però strano che soltanto sabato scorso la stessa Regione emetteva un'ordinanza firmata da Attilio Fontana nella quale imponeva misure più stringenti di quelle previste dal governo (l'ultimo dpcm di Conte), come il no alla riapertura delle librerie. Il tutto, testuale, "considerato che il dato epidemiologico regionale di gran lunga superiore al dato nazionale impone l'adozione ed il mantenimento sul territorio lombardo di misure specifiche e più restrittive"
Tre giorni dopo ecco che il "dato epidemiologico regionale" non ha più importanza, che "il mantenimento sul territorio lombardo di misure più restrittive" non è più fondamentale. Ora vige il mantra della "via lombarda alla libertà", lo slogan "distanza, dispositivi, diagnosi e digitalizzazione".
Dovreste dare le dimissioni domani, questo l'unico 4D che avreste bisogno di mettere in pratica tutti quanti.

domenica 12 aprile 2020

Bugie e verità


Dal giorno che il Covid-19 è entrato prepotentemente a far parte della vita degli italiani abbiamo assistito, nostro malgrado, alla solita disdicevole guerra (questa senza esclusione di colpi) tra maggioranza e opposizione. Conflitto che, nonostante un'emergenza capace di fare migliaia di vittime, ha proseguito il suo iter sulla scia di toni sempre più aspri, raggiungendo il suo apice, a reti unificate, nella serata di venerdì. 
Torti e ragioni, a prescindere dalla sciarpa indossata, vanno equamente divisi: nel mentre si combatte una pandemia mondiale ogni pisciata fuori dal vaso va condannata. 
Poi ci sono i però, i distinguo, l'analisi oggettiva di ciò che dall'inizio dell'infezione virale hanno messo in campo il Governo e coloro a cui è stato ripetutamente chiesto di collaborare per il bene del Paese. E qui lo storico racconta di un continuo e pretestuoso attacco sistematico da parte dei secondi a ogni azione messa in campo dai primi. 
Con la premessa che ogni scelta fatta dal Consiglio dei Ministri è stata concordata e valutata con la consulenza dell'Istituto Superiore della Sanità, con l'avvallo del Consiglio Superiore della Sanità e la collaborazione della Protezione Civile, le misure varate in questi lunghi due mesi si sono sempre scontrate con i mal di pancia una volta di Salvini e un'altra della Meloni: se il Governo metteva in campo la chiusura di questo e di quello, dall'altra parte si fomentava il riaprire tutto e subito; se il Governo faceva presente che la chiusura di porzioni di territorio era di competenza delle regioni dall'altra parte si buttava la palla in tribuna affermando che la competenza era di Roma; se il Governo metteva sul tavolo 4 miliardi per dare il via ai primi sostentamenti economici dall'altra parte se ne chiedevano 10, se il Governo ne stanziava 25 dall'altra parte la richiesta saliva a 100, se il Governo riusciva addirittura a far sua una misura da 400 miliardi dall'altra parte si twittava che oltre a non bastare sarebbero giunti in ritardo; se il Governo riusciva a far giungere sul suolo nazionale dispositivi di protezione, medici, infermieri e tutto ciò che poteva mettere nelle migliori condizioni possibili la sanità nazionale dall'altra parte si denunciavano mancanze e assenze. 
Insomma, la qualunque è stata messa in costante discussione e se il diritto di critica in un paese democratico è il sale del dibattito politico, la pretestuosità, i personalismi, la perniciosità dei modi con cui l'opposizione si è posta nei confronti del Governo ha più volte evidenziato il voler mettere i bastoni tra le ruote alla sfida più complicata e importante che il Paese sta affrontando dal dopo guerra ad oggi. 
L'apice della conflittualità - dopo che a Giuseppe Conte è stato contestato che parlava troppo e doveva parlare di meno, che parlava di meno e doveva parlare di più, che parlava e non doveva parlare, che non parlava e doveva parlare, che parlava dopo le 23 e doveva parlare prima, che parlava prima e doveva parlare dopo, che parlava su Facebook e avrebbe dovuto parlare attraverso i canali istituzionali, che una volta che aveva parlato attraverso i canali istituzionali avrebbe fatto meglio a comunicare con i videomessaggi -, è giunta dopo che il Presidente del Consiglio ha deciso di porre fine alle continue menzogne propalate dal duo Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Una dura presa di posizione giunta dopo mesi di attacchi e provocazioni che hanno portato una persona solitamente pacata a sbottare in diretta televisiva dopo che nelle ventiquattro ore precedenti i due leader avevano falsamente affermato che Gualtieri aveva firmato l'attivazione del Mes e che lo stesso Conte aveva dato il suo assenso per il Meccanismo Europeo di Stabilità con condizionalità. 
E allora viene spontaneo chiedersi: ma se Conte non avesse risposto a tali menzogne la gente cosa avrebbe dovuto pensare, che quelle accuse avevano una ragion d'essere?
Aver detto la verità è stato sacrosanto e nessuno può negare che, pur nel bel mezzo di una pandemia e di una crisi economica senza precedenti, rispondere a delle false accuse è stato un gesto di rispetto nei confronti di un popolo confinato tra le mura di casa.

sabato 11 aprile 2020

Taglia e cuci


"Ci sono molte polemiche, anche dalle file della maggioranza: si rimprovera il presidente del Consiglio per l'uso personalistico nell'attacco alle due figure dell’opposizione a reti unificate. E’ una materia molto dura, avremmo francamente evitato. Se l’avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte di conferenza stampa"
Una dichiarazione rilasciata in diretta dal direttore giornalistico di una rete che nelle ventiquattro ore precedenti aveva dato ampio spazio e visibilità agli attacchi violenti, falsi e propagandistici dei due leader delle opposizioni a Gualtieri (ha firmato attivazione Mes; ha svenduto il Paese; traditore; dimettiti) e lo stesso Premier (Sì Mes, Covid Tax sugli stipendi, patrimoniale su casa e risparmi in banca; mozione di sfiducia, dimettiti) dopo la riunione dell'Eurogruppo svolta dai ministri europei delle finanze. 
Questo ha confermato una volta di più due aspetti: a) la netta presa di posizione da parte di un professionista dell'informazione contro le politiche della maggioranza; b) il pregiudizievole taglia e cuci ("Se l’avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte di conferenza stampa") prodotto da una redazione che invece di informare a 360° i telespettatori preferisce indottrinarli ad uso e consumo dei propri interessi.

venerdì 10 aprile 2020

Nomi e cognomi


"Il Mes esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza. Le loro falsità, le menzogne ci fanno male, perché ci indeboliscono nella trattativa, indeboliscono l’Italia in Europa"
Ascoltare il Presidente del Consiglio fare nomi e cognomi, sbugiardare a reti unificate i due leader dell'opposizione al termine di una continua e perpetua campagna di disinformazione consultabile sui rispettivi social network dopo che da settimane viene ripetuto di mantenere unità d'intenti nazionale, in primis dal Presidente della Repubblica, non ha prezzo.

giovedì 9 aprile 2020

Un gregge pusillanime


La Caporetto che si è consumata in Lombardia in piena emergenza pandemica ha fatto il paio con quanto accaduto la notte del 24 ottobre 1917. E se politicamente e militarmente gli errori di allora portarono il nome di Paolo Boselli e del generale Luigi Cadorna, oggi la disastrosa conduzione sanitaria accomuna le responsabilità di un'intera regione e di tutti gli esponenti che ne hanno capitanato il timone. 
In totale confusione l'intero entourage del Pirellone non ha saputo far fronte all'emergenza, anzi, sbagliando tatticamente ogni decisione ha ulteriormente alimentato una condizione che diversamente avrebbe potuto contare ben altri numeri. Il più clamoroso, dettato da negligenze, irresponsabilità e conoscenza zero di una legge datata 23 dicembre 1978, è indubbiamente imputabile alla mancata chiusura di due porzioni di territorio come Alzano e Nembro, i due comuni della bergamasca dai quali è letteralmente esploso un contagio capace i tradursi in migliaia di morti. 
Portare indietro le lancette del tempo un obbligo per comprendere la disfatta lombarda. 
Il 31 gennaio, sotto l'incedere delle dichiarazioni provenienti dall'Organizzazione mondiale della Sanità il Governo decide di instaurare l'emergenza nazionale, una misura della durata di sei mesi per poter mettere in sicurezza l'intero territorio. 
Neanche un mese più tardi, il 23 febbraio, dopo un Consiglio dei Ministri fiume viene istituita la zona rossa in dieci comuni del Lodigiano e a Vo’ Euganeo: la vita di 50mila persone, all'improvviso, rimane sospesa. Per strada non c'è nessuno: le poste sono chiuse, le scuole sono chiuse. I lavoratori non escono di casa, perché fabbriche e aziende hanno i cancelli sbarrati. 
Inizia così l'escalation di un'epidemia che nel breve porterà il Paese ad assumere misure draconiane.
Il 16 marzo il governatore dell'Emilia Romagna Stefano Bonaccini chiude Medicina, diventata zona rossa per le informazioni e le indicazioni raccolte dai tecnici che non hanno permesso altra scelta: "Uno degli atti più sofferti che io abbia assunto da presidente della Regione"; a stretto giro, il 17 marzo, è la volta del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: blindati i comuni di Ariano Irpino (provincia di Avellino) e Sala Consilina, Caggiano, Polla e Atena Lucana (provincia di Salerno); il 19 marzo, dopo l’ordinanza regionale, tocca a Fondi, dichiarata zona rossa a causa dell’alta percentuale di contagiati rispetto al numero di abitanti; il 23 marzo due Comuni siciliani, Agira, nell’Ennese, e Salemi, in provincia di Trapani, diventano zona rossa su decisione del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci dopo aver sentito i rispettivi sindaci. 
Tutte misure adottate facendo leva sulla legge 833/1978 che consente alle Regioni di chiudere porzioni di territorio in zone rosse per motivi sanitari. 
Allora sorge spontaneo chiedersi perché la Regione Lombardia non ha attuato quella legge per impedire il dilagare dell'epidemia nei comuni di Alzano e Nembro. 
Sorge spontaneo chiedersi perché la Regione Lombardia, come fatto da Zingaretti, Bonaccini, De Luca e Musumeci, non ha preso in considerazione e attuato il decreto del 23 febbraio, quello che testualmente incaricava le Regioni tutte di segnalare (o disporre in proprio) le eventuali zone rosse nei rispettivi territori. 
Un gregge pusillanime ha messo in evidenza incapacità decisionali e assenza di autonomia, che sulla carta moschicida di una legge che tutti dovevano conoscere quanto applicare ha fatto rimanere appiccicate le vite di centinaia di inermi cittadini.

martedì 7 aprile 2020

Incantatori stanchi di serpenti stremati


E se un personaggio come Filippo Facci ha esercitato attraverso le pagine di Libero l'ennesima ferocia detrattrice nei confronti di Marco Travaglio, il Fatto Quotidiano e i suoi lettori in tempi di emergenza covid-19 evidenziando l'incapacità professionale di criticare il merito. 
E se il direttore de Il Giornale non ha potuto fare a meno di tirare in ballo i partigiani, gli antifascisti, il 25 Aprile, dimenticando di essere da 75 anni un uomo libero proprio grazie a quello. 
E se Matteo Salvini, di fronte a un'attonita Maria Latella, ha invocato la protezione del cuore immacolato di Maria per debellare la pandemia chiamando l'apertura delle chiese nella giornata di Pasqua. 
Allora appare chiaro che gli "incantatori" abbiano esaurito, per manifesta stanchezza intellettuale, tutto il repertorio a loro disposizione, portando allo stremo anche i propri "serpenti".

domenica 5 aprile 2020

Speranze


La maggioranza della gente spera di tornare a vivere come prima e altri sperano, come prima, di vivere un po' meglio. Nulla cambierà, o quasi.

giovedì 2 aprile 2020

Coerenza e buonsenso al potere


Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Proprio nel momento in cui vengono varate le norme economiche per iniziare a offrire un po' di respiro a cittadini, aziende, partite Iva, autonomi, dipendenti e l'intero comparto Paese, ecco che Matteo Salvini non perde il vizio e tira fuori per l'ennesima volta l'dea del condono, questa volta totale. Una pax fiscale ed edilizia per preparare la ripartenza del Paese e dare una mano agli italiani: "Ringrazio molto i sindaci con cui sto comunicando ogni giorno, e domani a Conte chiederò che i pochi soldi possano essere spesi in autonomia. I 400 milioni possono essere usati solo per i buoni pasto, ma molti sindaci mi dicono che serve altro: magari non la spesa ma l'affitto o le bollette. Ci vuole buonsenso e autonomia".
Poi quando a inizio settimana si è votato il taglio del cuneo fiscale, passato grazie a 254 voti e che riduce le tasse sugli stipendi a oltre 16 milioni di lavoratori, il Capitano (e tutta l’opposizione, 131 deputati) cos'ha fatto? Si è astenuto!

mercoledì 1 aprile 2020

La commozione di Conte racconta che alla fine ne usciremo, e anche bene


L'intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio nella puntata infrasettimanale di Accordi & Disaccordi, qualche ora dopo che lo stesso Premier ufficializzava l'estensione della quarantena fino al giorno di Pasquetta, è stata chiusa con un'immagine che farà parte di quelle istantanee che racconteranno di una pandemia che ha letteralmente cambiato il corso della storia. 
Alla specifica domanda rivolta da Andrea Scanzi su quale momento è stato fino ad oggi il più complicato e difficile da superare, l'inquilino di Palazzo Chigi, dopo aver in un primo momento accennato alla scelta di isolare i dieci comuni lombardi e quello di Vo' Euganeo, non è riuscito a trattenere l'emozione ricordando la triste conta dei decessi. 
Viso tirato, voce rotta e commozione evidente hanno accompagnato istanti che hanno fatto comprendere la statura istituzionale e morale di un uomo, prima ancora che di un Presidente del Consiglio, che, come dallo stesso più volte sottolineato, mai avrebbe potuto solo immaginare una situazione come quella che purtroppo si è venuta a creare. 
Un'emozione, riscontrata subito dopo l'intervento televisivo attraverso le innumerevoli testimonianze giunte sulla personale pagina Facebook, che fa credere e pensare che da questa condizione ancora particolarmente complicata ne usciremo, e, come detto dallo stesso Conte, nel miglior modo possibile, a prescindere da quando sarà.

Coronavirus e restrizioni: nella giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo è d'obbligo denunciare il limite temporale raggiunto dai soggetti affetti da patologie neuropsichiatriche


In tempi di coronavirus, in queste settimane dove milioni di cittadini sono chiamati a responsabilità civiche che possano tradursi nel rapido allontanamento dell'epidemia che ha investito l'intero orbe terracqueo, i soggetti portatori di handicap e le rispettive famiglie stanno inevitabilmente pagando il prezzo più caro imposto dalle restrizioni che le istituzioni hanno vergato. 
A misure inevitabili e funzionali per la salvaguardia dell'intera popolazione, l'obbligo perimetrale imposto a pazienti portatori di patologie neuropsichiatriche ha letteralmente stravolto una quotidianità che giorno dopo giorno si sta facendo sempre più complicata. 
Lo stop improvviso della frequenza scolastica e delle buone abitudini che questa forniva, il conseguente allontanamento da compagni di scuola e maestre di sostegno, l'arresto delle attività sportive e soprattutto la brusca interruzione di tutte quelle terapie (logopedia, musicoterapia, rieducativa) che offrivano un graduale recupero delle funzioni emotive e comportamentali, un vero e proprio flagello che sta portando ad una lenta ma progressiva regressione di tutti i passi avanti fatti. 
Frustrazioni, difficoltà di concentrazione e apprendimento, stereotipie tornate prepotentemente a galla, impossibilità di razionalizzare la condizione di quarantena: tutti elementi che stanno mettendo in grossa difficoltà sia i soggetti portatori che i genitori degli stessi. Nonostante una costante e accurata applicazione nel proporre giornalmente le più svariate attività, che queste siano ludiche che didattiche, il passare del tempo sta amplificando le difficoltà di cui sopra. L'ultima circolare del Viminale, dopo che lo stesso Ministero aveva messo in primo piano le esigenze dei runner o degli animali domestici rispetto ad anziani e inabili, non può comunque sopperire all'attuale mancanza di quelle discipline sanitarie atte alla salute di soggetti autistici. 
Che fare dunque? Da mamma di due bambini affetti dalla patologia l'unica risposta, anzi, l'unica speranza che ho (perché di risposte in questo momento non ne trovo) e che il Ministro della Salute possa nel più breve tempo possibile valutare l'opportunità di far riprendere le terapie (che queste siano ambulatoriali o private) a quei soggetti che, per " motivazioni di necessità o salute", hanno l'assoluto bisogno di dare continuità ad un percorso riabilitativo che diversamente rischia di compromettere il lavoro svolto nei mesi e negli anni precedenti. Nella giornata mondiale per la consapevolezza sull'autismo è dunque d'obbligo denunciare il limite temporale raggiunto da soggetti affetti da patologie neuropsichiatriche.

Efficienza silenziosa


A Bergamo, nel silenzio più assordante e con tutto il dolore che si portano dietro, in dieci giorni e pure gratis hanno messo in piedi 14 camere realizzate in legno per 142 posti, di cui 72 di terapia intensiva e sub intensiva. 
Lo hanno fatto gli alpini dell’Ana, duecento artigiani e i ragazzi della Curva Nord. Senza conferenze stampa, senza telecamere, senza Bertolaso e tutta quella manica di incapaci che nonostante l'arrivo da Roma di oltre 10 milioni di pezzi di materiale sanitario di vario genere (vidimati dall'efficientissima Regione Lombardia a nome della dottoressa Maddalena Branchi) non sono ancora riusciti a fare la distribuzione necessaria per il fabbisogno delle varie strutture. 
Poi però vanno in televisione a raccontare la favola che "è tutta colpa di Roma"
Informatevi prima di fare brutte figure, l'ignoranza è il virus più devastante che possa esistere.

lunedì 30 marzo 2020

Grazie al Reddito di Cittadinanza si sta evitando l'emergenza sociale, ma oggi è indispensabile guardare al dopo pandemia


Creato per offrire ad una platea di oltre cinque milioni di poveri la possibilità di dare dignità ad un'esistenza ai limiti, il Reddito di Cittadinanza, in piena emergenza coronavirius, sta garantendo quel sussidio economico che diversamente avrebbe creato quell'emergenza sociale divenuta in questi giorni tema di scontro politico. 
Le misure adottate dal Governo, i 400 milioni stanziati per dare una prima risposta alla fisiologica emergenza economica che il Paese sta attraversando, hanno scatenato le opposizioni che irresponsabilmente soffiano sul fuoco della propaganda per conquistare consensi che in questo preciso momento storico non hanno davvero senso di esistere. 
Incommentabili e falsi gli slogan propagandistici rilasciati a mezzo tv: secondo Salvini i 400 milioni sono una misura inutile, con un calcolo sommario il numero uno del Carroccio sostiene che si tratta di soli "7 euro a persona"; la matematica non sarà mai il mio mestiere, cantava Antonello Venditti nel 1984.
Caldeggiati da una parte di stampa i leader dei rispettivi partiti di minoranza continuano ad offrire il peggio, calpestando le quindi inutili raccomandazioni del Capo dello Stato, le aperture di Palazzo Chigi e quelle misure che grazie all'ultima manovra di bilancio stanno garantendo a migliaia di famiglie quel contributo economico per soddisfare esigenze primarie. 
Lo hanno evidenziato diversi esponenti del Governo, lo ha dichiarato attraverso un'intervista rilasciata al Fatto Quotidiano il Presidente dell'Anci nonché primo cittadino della città di Bari, Antonio Decaro: "Io devo dire una cosa che nel mio partito non è molto popolare: meno male che c'è il reddito di cittadinanza. Senza quella misura in alcuni territori sarebbe esplosa davvero l'emergenza sociale"
La misura tanto voluta dal Movimento 5 Stelle, i 400 milioni stanziati per dare una prima risposta all'emergenza economica, l'anticipo sull'erogazione dei 4,3 miliardi del Fondo di Solidarietà Comunale (solitamente distribuito nei mesi di maggio e ottobre), e l'attuale discussione sullo sviluppo di un possibile e ulteriore reddito, le risposte che il governo ha messo in campo per sopperire nel breve periodo all'emergenza economica. 
Soluzioni che inversamente non potranno andare oltre le 3/4 settimane, una deadline che renderà vincolante ogni decisione che fin da oggi dovrà essere pianificata per non trovarsi ai primi di maggio con nuove emergenze, sanitarie, economiche e sociali, da fronteggiare.

sabato 28 marzo 2020

Giochi europei


Sotto i colpi del coronavirus è crollata definitivamente l'idea di Europa

Quanto accaduto nell'ultima conferenza dell'eurogruppo ha fatto gettare la maschera a burocrati e politici dell'Unione Europea, esibendo quella totale mancanza di sovranazionalismo che i padri fondatori collocarono nella filosofia storico-politica dell'Unione stessa. I continui ritardi in decisioni e coordinamento, le deflagranti e volute dichiarazioni della neo presidente della Banca centrale europea, l'assenza totale di piani di emergenza nonostante i molteplici e inascoltati appelli redatti negli ultimi lustri da sanità e ricerca, la messa in discussione di Schengen e il conseguente blocco nelle dogane dei presidi ospedalieri destinati a chi ne necessitava più di altri, e non ultima la controversia sugli eurobond, tema su cui l'Europa si è letteralmente spaccata tra Nord e Sud, le colpe di un sistema crollato giorno dopo giorno sotto l'incedere della pandemia. Il Covid, oltre ad avere messo a dura prova sistemi sanitari, governi e popolazioni, è stato un vero e proprio stress test per l'intera comunità europea, evidenziando scompensi sotto tutti i punti di vista e come sottolineato da Giuseppe Conte prima e Sergio Mattarella poi, facendo da una parte mancare quella solidarietà perno centrale del progetto dell'unificazione europea e dall'altra proseguendo a proporre vecchi schemi ormai fuori dalla realtà. Poco aggiunge quindi la sospensione del patto di stabilità, anzi. Dopo l'epoca dell'austerity, dopo aver contingentato per anni lo sviluppo dei propulsori economici di un intero continente, lo sbloccare solo adesso la pompa che inietta denaro nel sistema mette nero su bianco gli enormi errori commessi dalle politiche liberali e pseudo progressiste, quelle che oggi, corruzioni interne comprese, hanno messo a nudo l'intero sistema sanitario. E se Primo Levi, nell'opera memorialistica scritta tra il dicembre 1945 ed il gennaio 1947, testimoniava su chi lavorava nel fango, su chi non conosceva pace, su chi lottava per mezzo pane, su chi moriva per un si o per un no, viene al tempo stesso spontaneo pensare a chi oggi lotta contro una malattia epidemica, a chi oggi non conosce la fine temporale della pandemia, a chi oggi sta cercando nella solidarietà e negli aiuti economici il futuro da offrire ai propri cittadini. E se allora quello non poteva essere un uomo, oggi questa non può più considerarsi l'Europa. Un'idea, una filosofia che se tra una settimana non troverà un definitivo punto d'incontro e di partenza crollerà definitivamente, seppellita per sempre sotto i colpi del coronavirus.

La minaccia ignorata


"...Ascoltando infatti le grida di esultanza che si levavano dalla città, Rieux si ricordava che quell'esultanza era sempre minacciata. Poiché sapeva quel che la folla in festa ignorava, e che si può leggere nei libri, cioè che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decenni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere da letto, nelle cantine, nelle valige nei fazzoletti e nelle carte, e che forse sarebbe venuto il giorno in cui, per disgrazia e monito agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi e li avrebbe mandati a morire in una città felice."
Per chi ancora oggi crede che quella pandemia nata nel 1346 appartenga ad un molto ormai troppo distante dal nostro. 
Per chi ancora oggi nega la spaventosa epidemia che negli anni quaranta dilagò in Europa con il nome di nazionalsocialismo. 
Per chi domani non dovrà dimenticare quello che di drammatico e paradossale stiamo vivendo oggi, a più di settanta anni dall'uscita del romanzo dello scrittore francese Albert Camus.

venerdì 27 marzo 2020

L'istante del dragone


"Ringrazio il presidente Draghi, perché ci ha detto che si può fare debito. Benvenuto, ci serve anche il suo aiuto, sono contento di quello che potrà nascere". (Matteo Salvini, Palazzo Madama 26 marzo 2020) 
Le giravolte nella commedia della politica italiana al tempo dei social non sono all'ordine del giorno, ma del momento, dell'istante. Masticate e poi sputate ad uso e consumo della propaganda.

Coronavirus: negli Usa 86 mila contagiati. In Spagna quasi 5 mila morti


In Europa la metà dei casi mondiali ma ora gli Usa rischiano di diventare il nuovo epicentro della pandemia. In Cina 54 casi sui 55 nuovi totali sono "di ritorno". La Russia chiude bar e ristoranti, Turchia mette in quarantena i migranti al confine greco.

giovedì 26 marzo 2020

Chiacchiere condizionali


Nella due giorni che ha visto il Presidente del Consiglio giungere a Palazzo Madama (oggi) e a Montecitorio (ieri) per informare il Parlamento sulle nuove misure per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, le opposizioni, nello specifico Giorgia Meloni (a nome di Fratelli d'Italia) e Metteo Salvini (da leader della Lega) hanno ribadito, sui temi economici, che Conte abbia aperto all'utilizzo del Fondo Salva-Stati con condizionalità. 
Anzi, proprio perché il Mes prevede condizionalità, sottoscritto nel 2011 dal governo Berlusconi-Lega (con la Meloni ministro della Gioventù e il numero uno del Carroccio allora parlamentare alla Camera dei Deputati), Conte ha sempre detto sì alla solidarietà europea ma con zero condizionalità. E infatti nella lettera firmata da Conte e altri otto leader europei non c’è traccia di Mes, ma si propongono nuove ricette.

mercoledì 25 marzo 2020

Nove italiani su dieci stanno con il governo Conte


Nove italiani su dieci approvano la gestione dell’emergenza coronavirus da parte del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e, nello specifico, le ultime restrizioni introdotte dal decreto del 22 marzo che prevedono la chiusura totale delle attività produttive non essenziali. È quanto emerge dall’ultimo sondaggio Ixè per Carta Bianca pubblicato il 24 marzo secondo cui il consenso record di cui gode il governo in questo momento è evidente anche dai dati relativi alla fiducia personale dei leader politici.