..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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mercoledì 27 maggio 2020

E se alla fine avesse avuto ragione Schuman


Recovery Fund, von der Leyen presenta piano di aiuti da 750 miliardi. Il pacchetto sarà composto da 500 miliardi di trasferimenti e 250 miliardi di euro di prestiti. All'Italia spetterebbero 172,7 miliardi, la fetta più corposa in termini assoluti: 81,807 sarebbero versati come aiuti e 90,938 miliardi come prestiti. Conte: "Ottimo segnale da Bruxelles".
E’ tornata (forse) la solidarietà europea, lo spirito di Robert Schuman.

domenica 12 aprile 2020

Bugie e verità


Dal giorno che il Covid-19 è entrato prepotentemente a far parte della vita degli italiani abbiamo assistito, nostro malgrado, alla solita disdicevole guerra (questa senza esclusione di colpi) tra maggioranza e opposizione. Conflitto che, nonostante un'emergenza capace di fare migliaia di vittime, ha proseguito il suo iter sulla scia di toni sempre più aspri, raggiungendo il suo apice, a reti unificate, nella serata di venerdì. 
Torti e ragioni, a prescindere dalla sciarpa indossata, vanno equamente divisi: nel mentre si combatte una pandemia mondiale ogni pisciata fuori dal vaso va condannata. 
Poi ci sono i però, i distinguo, l'analisi oggettiva di ciò che dall'inizio dell'infezione virale hanno messo in campo il Governo e coloro a cui è stato ripetutamente chiesto di collaborare per il bene del Paese. E qui lo storico racconta di un continuo e pretestuoso attacco sistematico da parte dei secondi a ogni azione messa in campo dai primi. 
Con la premessa che ogni scelta fatta dal Consiglio dei Ministri è stata concordata e valutata con la consulenza dell'Istituto Superiore della Sanità, con l'avvallo del Consiglio Superiore della Sanità e la collaborazione della Protezione Civile, le misure varate in questi lunghi due mesi si sono sempre scontrate con i mal di pancia una volta di Salvini e un'altra della Meloni: se il Governo metteva in campo la chiusura di questo e di quello, dall'altra parte si fomentava il riaprire tutto e subito; se il Governo faceva presente che la chiusura di porzioni di territorio era di competenza delle regioni dall'altra parte si buttava la palla in tribuna affermando che la competenza era di Roma; se il Governo metteva sul tavolo 4 miliardi per dare il via ai primi sostentamenti economici dall'altra parte se ne chiedevano 10, se il Governo ne stanziava 25 dall'altra parte la richiesta saliva a 100, se il Governo riusciva addirittura a far sua una misura da 400 miliardi dall'altra parte si twittava che oltre a non bastare sarebbero giunti in ritardo; se il Governo riusciva a far giungere sul suolo nazionale dispositivi di protezione, medici, infermieri e tutto ciò che poteva mettere nelle migliori condizioni possibili la sanità nazionale dall'altra parte si denunciavano mancanze e assenze. 
Insomma, la qualunque è stata messa in costante discussione e se il diritto di critica in un paese democratico è il sale del dibattito politico, la pretestuosità, i personalismi, la perniciosità dei modi con cui l'opposizione si è posta nei confronti del Governo ha più volte evidenziato il voler mettere i bastoni tra le ruote alla sfida più complicata e importante che il Paese sta affrontando dal dopo guerra ad oggi. 
L'apice della conflittualità - dopo che a Giuseppe Conte è stato contestato che parlava troppo e doveva parlare di meno, che parlava di meno e doveva parlare di più, che parlava e non doveva parlare, che non parlava e doveva parlare, che parlava dopo le 23 e doveva parlare prima, che parlava prima e doveva parlare dopo, che parlava su Facebook e avrebbe dovuto parlare attraverso i canali istituzionali, che una volta che aveva parlato attraverso i canali istituzionali avrebbe fatto meglio a comunicare con i videomessaggi -, è giunta dopo che il Presidente del Consiglio ha deciso di porre fine alle continue menzogne propalate dal duo Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Una dura presa di posizione giunta dopo mesi di attacchi e provocazioni che hanno portato una persona solitamente pacata a sbottare in diretta televisiva dopo che nelle ventiquattro ore precedenti i due leader avevano falsamente affermato che Gualtieri aveva firmato l'attivazione del Mes e che lo stesso Conte aveva dato il suo assenso per il Meccanismo Europeo di Stabilità con condizionalità. 
E allora viene spontaneo chiedersi: ma se Conte non avesse risposto a tali menzogne la gente cosa avrebbe dovuto pensare, che quelle accuse avevano una ragion d'essere?
Aver detto la verità è stato sacrosanto e nessuno può negare che, pur nel bel mezzo di una pandemia e di una crisi economica senza precedenti, rispondere a delle false accuse è stato un gesto di rispetto nei confronti di un popolo confinato tra le mura di casa.

Una montagna di merda


Hai fatto bene a non raccontare la verità a tua figlia, perché altrimenti avresti dovuto dirle che quel signore in televisione si stava difendendo dalla montagna di merda che la tua macchina della propaganda gli scarica addosso da quel memorabile 20 agosto 2019.

sabato 11 aprile 2020

Taglia e cuci


"Ci sono molte polemiche, anche dalle file della maggioranza: si rimprovera il presidente del Consiglio per l'uso personalistico nell'attacco alle due figure dell’opposizione a reti unificate. E’ una materia molto dura, avremmo francamente evitato. Se l’avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte di conferenza stampa"
Una dichiarazione rilasciata in diretta dal direttore giornalistico di una rete che nelle ventiquattro ore precedenti aveva dato ampio spazio e visibilità agli attacchi violenti, falsi e propagandistici dei due leader delle opposizioni a Gualtieri (ha firmato attivazione Mes; ha svenduto il Paese; traditore; dimettiti) e lo stesso Premier (Sì Mes, Covid Tax sugli stipendi, patrimoniale su casa e risparmi in banca; mozione di sfiducia, dimettiti) dopo la riunione dell'Eurogruppo svolta dai ministri europei delle finanze. 
Questo ha confermato una volta di più due aspetti: a) la netta presa di posizione da parte di un professionista dell'informazione contro le politiche della maggioranza; b) il pregiudizievole taglia e cuci ("Se l’avessimo saputo non avremmo mandato in onda quella parte di conferenza stampa") prodotto da una redazione che invece di informare a 360° i telespettatori preferisce indottrinarli ad uso e consumo dei propri interessi.

venerdì 10 aprile 2020

Nomi e cognomi


"Il Mes esiste dal 2012, non è stato istituito ieri o attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente è stato dichiarato da Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Questo governo non lavora col favore delle tenebre: guarda in faccia gli italiani e parla con chiarezza. Le loro falsità, le menzogne ci fanno male, perché ci indeboliscono nella trattativa, indeboliscono l’Italia in Europa"
Ascoltare il Presidente del Consiglio fare nomi e cognomi, sbugiardare a reti unificate i due leader dell'opposizione al termine di una continua e perpetua campagna di disinformazione consultabile sui rispettivi social network dopo che da settimane viene ripetuto di mantenere unità d'intenti nazionale, in primis dal Presidente della Repubblica, non ha prezzo.

mercoledì 1 aprile 2020

La commozione di Conte racconta che alla fine ne usciremo, e anche bene


L'intervista rilasciata dal Presidente del Consiglio nella puntata infrasettimanale di Accordi & Disaccordi, qualche ora dopo che lo stesso Premier ufficializzava l'estensione della quarantena fino al giorno di Pasquetta, è stata chiusa con un'immagine che farà parte di quelle istantanee che racconteranno di una pandemia che ha letteralmente cambiato il corso della storia. 
Alla specifica domanda rivolta da Andrea Scanzi su quale momento è stato fino ad oggi il più complicato e difficile da superare, l'inquilino di Palazzo Chigi, dopo aver in un primo momento accennato alla scelta di isolare i dieci comuni lombardi e quello di Vo' Euganeo, non è riuscito a trattenere l'emozione ricordando la triste conta dei decessi. 
Viso tirato, voce rotta e commozione evidente hanno accompagnato istanti che hanno fatto comprendere la statura istituzionale e morale di un uomo, prima ancora che di un Presidente del Consiglio, che, come dallo stesso più volte sottolineato, mai avrebbe potuto solo immaginare una situazione come quella che purtroppo si è venuta a creare. 
Un'emozione, riscontrata subito dopo l'intervento televisivo attraverso le innumerevoli testimonianze giunte sulla personale pagina Facebook, che fa credere e pensare che da questa condizione ancora particolarmente complicata ne usciremo, e, come detto dallo stesso Conte, nel miglior modo possibile, a prescindere da quando sarà.

martedì 10 marzo 2020

Analfabetismo funzionale


" #iorestoacasa ". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha definito il senso del nuovo decreto per contenere la diffusione del coronavirus, annunciato ieri sera in conferenza stampa e in vigore da oggi. Non ci sono più zone rosse e zone ma un’unica grande "zona protetta": l'Italia intera. In parole spicce: vanno evitati tutti gli spostamenti, ad eccezione di quelli "motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità", ovvero "spostamenti per motivi di salute".
Oggi, ore 12, rientrando dal lavoro: tavolini dei Bar pieni, bambini all'interno dei parchi pubblici, ciclisti (che manco alla Milano-Sanremo), runners (che manco alla maratona di New York), persone di ogni età tranquillamente a passeggio, e non faccio la conta di chi in macchina andava chissà dove. Domanda: cosa non vi è chiaro, o comprensibile, di ciò che ha detto ieri sera il Presidente del Consiglio? 
Tempo tre giorni e le città saranno presidiate dall'Esercito.

domenica 8 marzo 2020

Ordine e ordinanze


Da oltre un anno il popolo italiano, una fetta della popolazione, più semplicemente la maggioranza degli aventi diritto al voto vorrebbe al comando del Paese un uomo forte, munito di pieni poteri e in grado, di fronte a qualsivoglia emergenza, di portare ordine e disciplina. Lo dicono i sondaggi d'opinione, lo propalano opinionisti da talk show, lo rivelano e lo rilevano quotidiani, telegiornali e mezzi d'informazione di tutta la penisola. Insomma, da quando una certa parte politica della nazione l'ha buttata su di una ipotetica invasione da parte di negri, terroristi e clandestini, il popolo, la così detta maggioranza degli aventi diritto al voto ha sposato la psicosi della paura. 
Un sentimento che ha intravisto alla vigilia di una sostituzione etnica la possibilità di ripararsi alle spalle di un uomo capace, solido, tutto di un pezzo, che spesso ha rivendicato attraverso i social di avere una sola parola. I mesi che ne sono seguiti, gli ultimi due anni di politica italiana vissuti dall'opinione pubblica si sono poggiati sulle masse di africani sbarcate illegalmente sul suolo patrio, sull'odio razziale, sull'odio nei confronti dell'Euro, dell'Europa e degli europeisti, su di una propaganda che un giorno si e l'altro anche si è scagliata contro ogni scelta/decisione fatta dal governo, a prescindere che fosse buona o cattiva, utile o inutile. 
Poco importa se alle critiche non sono seguite proposte, se le pregiudizievoli prese di posizione atte a vanificare le volontà dell'esecutivo non sono state sostituite con un programma che potesse far uscire il Paese dalle problematiche (vere e presunte) quotidiane. L'imbarbarimento politico, fusione di panico e paura, ha offuscato la ragione, ha portato a pensare a quanto si stava meglio prima, ad avere nostalgia di un ventennio in cui le bastonate facevano andare tutto nel verso giusto. Senza tentennamenti, senza titubanze. A rimpiangere il nativo di Predappio. Perché lui si, con i pieni poteri, era stato in grado di fare cose buone e giuste, riuscendo vasconianamente a mantenere l'equilibrio sopra la follia. 
Poi l'imponderabile, l'imprevedibile, un nemico sconosciuto da combattere. Un'inimmaginabile sparigliamento di tutto ciò che fino ad oggi aveva dettato regole e agende nella vita politica-sociale del Paese. Ed ecco che le divisioni tra maggioranza e opposizione si sono una volta di più dilatate: da una parte gli untori di panico e paura a non trovare soluzione alcuna, salvo chiamare delinquente e criminale colui che è stato accusato di aver prima enfatizzato e poi sottovalutato la problematica, dall'altra un esecutivo che sotto la piena responsabilità del Presidente del Consiglio ha centralizzato le decisioni appoggiandosi alle direttive dell'Istituto Superiore della Sanità, assumendo pieni poteri e divulgando al Paese intero misure e precauzioni da seguire per combattere l'emergenza. 
Che poi le ordinanze sviluppate attraverso i Dpcm firmati nelle ultime ore non siano state accolte, accettate e soprattutto attuate da quello stesso popolo che vorrebbe al comando del Paese un uomo forte, munito di pieni poteri e in grado, di fronte a qualsivoglia emergenza, di portare ordine e disciplina, fa parte di una storia tutta italiana così sintetizzabile: invochiamo l'uomo forte che porta l'ordine e poi non riusciamo a rispettare manco mezza ordinanza.

giovedì 27 febbraio 2020

Gli sgambetti non fermano un Governo promosso a pieni voti


Per giorni e settimane e senza soluzione di continuità i mezzi d'informazione e una buona parte della politica italiana ci hanno fatto bere, con l'imbuto, la notizia che la riforma della prescrizione in vigore dal primo gennaio del 2020 era il male assoluto per il futuro della giustizia italiana. Un virus che secondo i baluardi della civiltà occidentale avrebbe infettato processi, imputati, vittime e colpevoli, calpestando di fatto i diritti e usando barbarie verso gli stessi. 
Poi, nei giorni in cui siamo stati tutti travolti dal coronavirus e talk show e giornali hanno smesso di commentare la tanto bistrattata riforma Bonafede, ecco che la Commissione Ue l'ha promossa a pieni voti: "Legge su stop dopo il primo grado è benvenuta. In linea con raccomandazioni". In pratica Bruxelles ha benedetto, dopo anni di solleciti, la legge fortemente voluta dal guardasigilli Alfonso Bonafede, spiegando che "una rapida adozione di queste misure, assieme ad altri provvedimenti volti ad affrontare l'elevato numero di cause dinanzi ai tribunali d'appello, potrebbe migliorare l'efficienza della giustizia penale e l'efficacia della lotta alla corruzione"

Per giorni e settimane e senza soluzione di continuità le opposizioni ci hanno fatto bere, con l'imbuto, la notizia che le misure adottate dall'esecutivo per contrastare il coronavirus non erano in linea con quanto invece si sarebbe dovuto e potuto fare. 
Poi, nel mentre il numero uno di Via Bellerio chiedeva al Colle un incontro per esporre le proposte del Carroccio per fronteggiare l'emergenza, l'Organizzazione Mondiale della Sanità promuoveva a pieni voti le iniziative adottate dall'Italia sulla specifica. Hans Kluge, a capo del ramo europeo dell'Oms, si è complimentato per la gestione dell'emergenza: "Medici e infermiere sono gli eroi in prima fila" ha detto in conferenza stampa con il ministro della Sanità. Le misure messe in campo dall'Italia sono state risolute e veloci, in linea con quanto previsto dalle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Ora, passati i giorni e le settimane dove gli esperti e anche i non esperti hanno parlato di tutto tranne che di prescrizione, di processi, di barbarie, dell'Innominato, di Sanremo, di Morgan e di Bugo, tutti prodighi a "testimoniare" che: 
- il Governo si sta sbriciolando; 
- il Governo non è adatto a gestire la normalità, figuriamoci l’emergenza (gli altri invece tutti illuministi); 
- il Governo in mano a Conte non farà ripartire l'Italia. 
Di sicuro questo "gioco" sta provando ancora una volta a sgambettare un esecutivo che invece alla vista della Commissione Ue e a quella dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è stato promosso a pieni voti.

sabato 15 febbraio 2020

Siamo pronti con i pop corn


Se Italia Viva dovesse far cadere il Governo, oltre che sabotalo giorno e notte, potrebbero accadere tre cose: 1) i renziani, in blocco o quasi, perderebbero in un colpo solo i posti in Senato e Parlamento; 2) responsabili di quanto si profilerebbe (Italia al voto e centro-destra a spadroneggiare nelle urne) il loro risultato elettorale appaierebbe la percentuali dei grassi contenuti in uno yogurt magro; 3) in Senato, come accaduto la scorsa estate, il Presidente del Consiglio martorierebbe l'altro Matteo, reo come il predecessore di totale assenza di responsabilità. E tutti noi, purtroppo o per fortuna, pronti a fare incetta di pop corn.

martedì 3 dicembre 2019

Informazione italiana: "quelli che, peggio che da noi solo in Uganda"


Oggi mi voglio rivolgere ai lettori con una considerazione sulla libertà di stampa della nostra informazione, che questa sia cartacea, web o che provenga dallo schermo televisivo. E voglio associare a questo male italiano un pezzo di Enzo Jannacci, metà monologo e metà musica, che puntava il dito contro le ipocrisie di "quelli che…". Specifico il passaggio in cui diceva: "quelli che, peggio che da noi solo in Uganda"
La realtà, però, ha superato l’ironia: la stampa ugandese è probabilmente più oggettiva della nostra. Ci sono cose che si possono leggere solo pensando ad autori comici. Ad esempio i titoli dei quotidiani nazionali apparsi nella mattinata post informativa rivolta a Camera e Senato da parte del Presidente del Consiglio. 
Consapevole di non voler rubare la scena alla rubrica-editoriale del lunedì mattina proposta da Marco Travaglio, "Mi faccia il piacere", commento in ordine sparso: 
Il Giornale: "Maggioranza spaccata, il Premier sbugiarda i suoi ministri e scarica Di Maio"
La Verità: "Giuseppi viene sbugiardato in diretta da Eurogruppo e Lega"
Libero: "La Ue: già approvato. La Lega: raccolta firme per bloccarlo"
la Repubblica: "Rottura Conte-Di Maio, Dall'Europa no al rinvio dell'intesa"
Ricapitoliamo: in un pomeriggio dove il Presidente del Consiglio ha spiegato minuziosamente tutti i passaggi parlamentari che ha affrontato il Trattato sulle misure contenute nel pacchetto che prevede, oltre al Mes, la riforma dell'Unione bancaria (Union banking) e l'assicurazione sui depositi, la nostra informazione cartacea nazionale è riuscita nell'impresa di scrivere tutto ciò che non è avvenuto. 
Ma non solo. Oltre a palesi menzogne come quella del no dell'Europa al rinvio riportata da Repubblica o l'ipotetico sbugiardamento da parte dell'Eurogruppo nei confronti di Conte scritto dalla Verità (fonti europee hanno dichiarato che la firma del Trattato può essere posta anche la prossima primavera, lasciando ai parlamentari dei vari Stati membri la possibilità di approfondire e discutere la legislazione secondaria), l'interpretazione data a gesti e situazioni ha ampiamente superato il confine con la realtà. 
Dove ci sia una maggioranza spaccata è ancora tutto da capire, visto che, a risposta all'intervento del Premier tutte le forze, e non solo quelle di maggioranza (vedi l'intervento del Professor Brunetta alla Camera e di Emma Bonino al Senato), hanno ringraziato per il lavoro svolto e per aver puntualizzato l'intero iter parlamentare, raccomandandosi, come era già ampiamente avvenuto nelle precedenti interlocuzioni, di migliorare l'intera riforma. 
Dove la Ue abbia già approvato l'intero trattato come riportato in prima dal quotidiano di Vittorio Feltri rimane un mistero, visto che non è stata apportata alcuna firma, né dall'Italia né da altri. 
Dove Conte abbia sbugiardato i suoi ministri e scaricato/attaccato Di Maio nemmeno la Var sarebbe in grado di valutarlo. 
A dar manforte al cartaceo c'hanno pensato anche i vari talk show televisivi, promuovendo la stessa sceneggiatura e avvalendosi di quei protagonisti che hanno imbrattato di falsità il bianco candore dei fogli di giornale. 
A Conte è stato confezionato, prima di qualsiasi valutazione seria dei fatti, il vestito del traditore, dello sconfitto, del bugiardo. Purtroppo va così. Di tanto in tanto serve il capro espiatorio, per ricominciare peggio di prima: si sdraia la bestia sul tavolaccio, ma poi, quando non si può tagliargli la gola a causa dell'insussistenza assoluta dei fatti, si decide, per salvare la faccia ad una narrazione che ha gettato fango, di ferirla, anche più volte, ma senza ucciderla. Tanto chi vuoi che protesti? Trattasi di Conte, dei 5 Stelle, di un governo nato, secondo i più, forzatamente e senza la minima idea di dove andare. Sono incapaci per definizione. 
L’Italia ha un drammatico problema di cultura. Nella quotidianità come in politica.
In quanto all'informazione... dell’Uganda abbiamo già detto.

lunedì 2 dicembre 2019

Il dibattito politico andato in scena nel giorno dell'informativa sul Mes spiega perché le piazze si sono riempite di sardine


Questa politica, (quasi) tutta, ha offerto nella giornata dell'informativa sul Mes portata dal Presidente del Consiglio in Camera e Senato il peggio di se. Accuse, tradimenti, bugie, menzogne, offese, minacce, striscioni, frasi ingiuriose hanno fatto da corollario ad un pomeriggio dove a perdere, ancora una volta, è stata la così detta rappresentanza del popolo italiano. 
Dopo quanto potuto osservare inevitabile fare nomi e cognomi: Giorgia Meloni alla Camera, Matteo Salvini al Senato, i giornali complici della narrazione che ha portato il Presidente del Consiglio a dover scendere in campo per spiegare ciò che negli ultimi diciotto mesi mesi doveva essere ben chiaro ai più. 
Consapevole del proprio operato, Giuseppe Conte ha tracciato il percorso che Parlamento, Senato e vari Consigli dei Ministri avevano discusso dal giugno dello scorso anno, un racconto senza sbavature e con tanto di allegati al testo letto alle camere che ha portato la maggioranza dei presenti a spendere parole importanti, e favorevoli, nei confronti dello stesso Presidente del Consiglio. 
Il contro è arrivato dai soliti noti. In Parlamento, con la totale assenza di preparazione ai temi in discussione, c'ha pensato Giorgia Meloni, ribadendo concetti che nell'humus del sovranismo l'hanno portata a raggiungere la doppia cifra nell'ipotetica intenzione di voto degli italiani. 
In Senato è stata invece la volta di Matteo Salvini, che al termine dell'ennesimo intervento a metà tra un comizio elettorale e uno slogan propagandistico si è anche tolto lo sfizio di rivolgere a colui che il 20 di agosto scorso lo relegò dietro la lavagna il: "si vergogni"
Il tutto senza che la Presidente Casellati, incalzata da Andrea Marcucci, prendesse alcun provvedimento. Anzi, dopo che il capogruppo dem ha fatto notare l'ingiuria rivolta al Presidente del Consiglio la seconda carica dello Stato ha minimizzato con un: "lo ha detto tra parentesi"
La bagarre in aula è terminata con l'ex ministro Centinaio prodigo nell'insultare chissà chi e il leader del Carroccio abbandonare, autobiograficamente, l'aula del Senato.
Insomma, una discussione che avrebbe dovuto svolgersi nell'interesse di un paese intero si è trasformata, con l'insorgere di accuse, menzogne, offese, minacce, e frasi ingiuriose, nell'ennesima occasione per comprendere una volta di più perché le piazze italiane si stanno riempiendo di sardine. 
Ora, o meglio da domani toccherà ai giornali e ai vari talk televisivi rinfocolare quei temi portati avanti da un modo di fare politica che ha gettato fango e menzogne sul Presidente del Consiglio. Una connivenza capace di destabilizzare i mercati, renderci poco raccomandabili come istituzioni, in nome di una presunta difesa dei confini nazionali e degli interessi degli italiani.

Aspetti oggettivi


L'informativa odierna rilasciata dal Presidente del Consiglio a Camera e Senato ha evidenziato due aspetti oggettivi: 1) è una tematica talmente tecnica che, eccetto gli addetti ai lavori, il resto del Paese, "politici" compresi, non può che non averci capito niente. Tralascio, purtroppo, il fare a gara per parlarne e discuterne su giornali e all'interno degli studi televisivi da parte dei commentatori (si badi bene: commentatori, non economisti) citati dal capo gruppo alla Camera della Lega; 2) Matteo Salvini (incommentabile per maleducazione il suo intervento al Senato) e Giorgia Meloni (incommentabile per manifesta impreparazione sul tema il suo intervento alla Camera) hanno confermato per l'ennesima volta di decontestualizzare ogni qualsivoglia discussione politica, usandola per fare propaganda e conquistare l'ennesimo punto percentuale. Il tutto sacrificando l'interesse nazionale, quello che loro vanno dicendo di difendere.
Nota a margine: fonti europee hanno dichiarato che il testo può già considerarsi soddisfacente (fonti diplomatiche francesi) e che la firma del Trattato (quella non ancora apportata) può essere posta anche la prossima primavera, lasciando ai parlamentari di ogni singolo stato la possibilità di discutere la legislazione secondaria (come ottimamente evidenziato alla Camera da Fassina).

sabato 30 novembre 2019

Déjà vu


Giuseppe Conte, non avendo nulla da nascondere e come su altre vicende ha già fatto in passato, lunedì pomeriggio presenterà un'informativa alla Camera sulla questione del fondo Salva Stati. Pungolato da Matteo Salvini e dal resto del centrodestra capitanato da Giorgia Meloni, che hanno continuato ad agitare fantasmi sul cosiddetto Mes sostenendo che il Governo sta svendendo l’Italia all'Unione europea, il Presidente del Consiglio ha dichiarato che lunedì sarà in Parlamento, pronto a spazzare via mezze ricostruzioni, mistificazioni, mezze verità e palesi menzogne. 
La butto a culo: stai a vedere che per il Cazzaro Verde il 2 di dicembre si trasformerà in un altro 20 agosto.

martedì 19 novembre 2019

Imperdonabile trascuratezza


La denota, dopo l'ennesima menzogna contro l'attuale esecutivo e in particolar modo avversando per questioni prettamente personali il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte (quel 20 agosto 2019 non lo supererà mai), l'ex ministro dell'Interno e attuale leader del centro-destra unito come le luci dell'albero di Natale. In questa, di circostanza, al ministro della propaganda (unica carica mantenuta) si sono uniti Giorgia Meloni, Adolfo Urso (Fratelli d'Italia) e Lucio Malan (Forza Italia), tutti concordi nel trattare la questione, la presunta firma sulla riforma del Meccanismo europeo di stabilità, come "alto tradimento" dell'inquilino di Palazzo Chigi, al punto da richiederne, "con urgenza", il riferimento in Parlamento. 
Peccato che di firme non ce ne sono state. Né di notte, né di giorno e né di nascosto. 
La bozza di riforma (concordata a giugno, quando altri erano già in vacanza)) prevede la possibilità di aprire la strada alla ristrutturazione del debito, ma al momento, come da accordi, non è stata sottoscritta dall'Italia come da nessun'altro degli altri Paesi della zona euro. Ma c'è di più. 
Non c’è stato ancora nemmeno alcun voto di Conte o degli altri capi di Stato e di governo sull'accordo complessivo. L'eventuale sottoscrizione è invece programmata per dicembre e il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha già chiarito, per iscritto, la sua disponibilità a riferire alle Camere l’avanzamento dei lavori e a illustrare nel dettaglio i contenuti della riforma, anche con riguardo all'intero pacchetto. 
A questo si aggiunge che il Parlamento ha potere di veto sull'approvazione definitiva, e per quanto alla trasparenza di comunicazione la presidenza del Consiglio ricorda che Conte ha riferito alle Camere il 19 giugno, accogliendo una risoluzione che impegnava il governo ad esprimere una valutazione finale sul negoziato soltanto all'esito della definizione dell'intero pacchetto di riforme. 
La nota conclusiva proveniente dalla presidenza del consiglio evidenzia che il senatore a giugno era ancora vicepremier (oltre che degustatore seriale di bevande alcoliche) e quindi "avrebbe dovuto prestare più attenzione per l'andamento di questo negoziato, tanto più che l'argomento è stato discusso in varie riunioni di maggioranza, alla presenza di vari rappresentanti della Lega (viceministri all'Economia e presidenti delle Commissioni competenti). Il fatto che il senatore Salvini scopra solo adesso l'esistenza di questo negoziato è molto grave. Denota una imperdonabile trascuratezza per gli affari pubblici. Chi pretende di guidare l'Italia senza premurarsi di studiare i dossier dovrebbe quantomeno evitare di diffondere palesi falsità. Con la propaganda intrisa di menzogne non si curano certo gli interessi dei cittadini italiani".

sabato 9 novembre 2019

Ci ha messo la faccia


Ci vuole del fegato per affrontare una folla esasperata di operai che ti circondano, ti strattonano, ti insultano, ti scaricano addosso tutte le colpe, anche quelle di chi ha le colpe ma lì non c’è, non si è fatto vedere. 

mercoledì 6 novembre 2019

Giù la maschera


ArcelorMittal avvia la procedura per restituire ai commissari stabilimenti e 10.777 dipendenti, facenti parte dell'Unità produttiva di Taranto (8.200), Genova, Novi Ligure, Racconigi, Marghera, 
E c'è ancora chi, in malafede o per analfabetismo funzionale da ragione a chi vuole venire nel nostro paese a farsi i cazzi suoi. In barba a leggi, ambiente, salute e lavoratori.

martedì 5 novembre 2019

Accusato e accusatore


Le azioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono state giudicate totalmente appropriate e alla luce del sole dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, responsabile per le indagini sui conflitti di interesse in Italia. 
Ma poi, se le azioni dell'accusato (Giuseppe Conte) sono state giudicate appropriate dall'Autorità garante, come può l'accusatore (Matteo Salvini) accusare se quella riunione del Cdm (decidere sull'esercizio o meno della cosiddetta Golden Power con riguardo all'operazione Retelit) la presiedeva proprio lui?

sabato 19 ottobre 2019

Dal confronto tra Renzi e Salvini emerge un obbiettivo comune: far cadere Giuseppe Conte


Che l'attuale panorama politico italiano sia orfano di un vero e proprio leader lo hanno decretato gli oltre tre milioni e ottocento mila spettatori che nella serata di martedì si sono sintonizzati con il talk di Rai 1 condotto da Bruno Vespa. 
Un boom assoluto di ascolti per due personaggi politici che allo stato attuale non hanno alcun ruolo apicale all'interno delle istituzioni. Anzi. Due politici che, in condizioni simili (il 40% di popolarità) e trascinati al ribasso dall'ego smisurato che li ha dominati, hanno cancellato di fatto tutto quello che erano riusciti a costruire. 
Nel race-off di Porta a Porta, tra battute (riuscite indubbiamente di più al rignanese) e spot da comizio elettorale (di cui l'indossatore di felpe altrui continua a rimanere il numero uno indiscusso), è emerso abbastanza chiaramente l'obbiettivo comune: far cadere Giuseppe Conte. 

L'attuale Presidente del Consiglio è l'unica personalità di Governo capace di trascinare folle, accomunare molteplici fasce di età, presenziare alle feste delle più disparate realtà politiche (con tanto di consenso), affascinare le cancellerie europee e ricevere investiture da oltre oceano. Insomma, a conti fatti l'unico in grado (sondaggi alla mano) non solo di tenere testa al duo che ha spopolato nella seconda serata della televisione di stato, ma addirittura oscurarli sul tema della popolarità mediatica. Un avversario vero, una personalità che in più di una circostanza ha saputo mettere dietro la lavagna i rispettivi segretari di Italia Viva e Carroccio, ma soprattutto quel classico terzo incomodo che si ritrova ad occupare la quarta più alta carica dello Stato, posizione che inevitabilmente lo porterà, se legge di bilancio e misure varate porteranno i risultati sperati, ad aumentare il consenso. 

Ecco perché il confronto tra Renzi e Salvini, messi in archivio i 49 milioni di rimborsi illeciti e le varie conferenze pagate migliaia di euro in giro per il globo terracqueo, ha fatto emergere le speranze e gli obbiettivi dei due soggetti a confronto. 
Da una parte il continuo desiderio del leghista di andare al voto dopo che Movimento 5 Stelle e Partito Democratico falliscano l'alleanza di Governo proprio grazie ad un colpo di teatro dell'ex democratico. Dall'altra la rincorsa dell'attuale numero uno di Italia Viva a scalare la classifica della politica italiana per poi proporsi come reale alternativa a colui che allo stato attuale raccoglie il maggiore consenso degli aventi diritto al voto. 
Della serie, e come ha scritto recentemente Antonio Padellaro: Conte, Salvini e Renzi: ne resterà vivo uno solo.

domenica 8 settembre 2019

Ambiente tossico

Siamo partiti con il piede sbagliato, mettendo subito in discussione le volontà, i proclami, gli accordi e i diktat espressi nelle settimane precedenti e nei giorni successivi la nascita del nuovo governo. Lo hanno fatto, per il momento, il vice segretario del Partito Democratico (che con il nuovo esecutivo non ha nulla a che vedere) e la neo ministra delle Infrastrutture, altra esponente dei democratici. 
E se Andrea Orlando, ex guardasigilli, ha messo nuovamente in discussione (come fatto in precedenza da quei geni del foro dei leghisti) la riforma del processo penale (separazione delle carriere, intercettazioni), Paola De Micheli, in barba alla Costituente delle idee (Riaccendiamo l’Italia. Verde, giusta, competitiva), al Presidente della Repubblica ("Nulla può estinguere il dolore di chi ha perso un familiare o un amico a causa dell'incuria, dell'omesso controllo, della colpevole superficialità, della brama di profitto"), e a Giuseppe Conte ("Evitiamo di creare sovrapposizioni e interferenze istituzionali. L'alleanza Pd-M5S non sia un Vietnam") ha trovato il modo, in una sola intervista, di pregiudicare quanto sopra. 
La gronda di Genova, il terzo valico ferroviario (smentiti dal record storico di traffico del porto di Genova Voltri), la Tav e altre opere pronte a rimpolpare le tasche del partito del cemento si scontrano terribilmente con quell'Italia ambientale e verde tanto sponsorizzata e dipinta da tutti gli attuali protagonisti del nuovo governo. La ridiscussione (e non la revoca) delle concessioni autostradali alla famiglia Benetton cozza non solo con il "patto" di governo uscito dai tavoli di lavoro condivisi nelle ore pre-alleanza, ma e soprattutto con quanto dichiarato dal Capo dello Stato nel giorno della commemorazione alle vittime del Ponte Morandi. L'aver invaso il campo altrui (immigrazione, sicurezza) l'ennesima sovrapposizione di ruoli che tanto aveva minato la prosecuzione del governo giallo-verde e che sicuramente avrà irritato colui che in data 3 giugno 2019 aveva denunciato, attraverso una conferenza stampa, il disagio provato da chi il governo lo tiene in gestione. 
In un ambiente tossico simile il proseguo di questa legislatura sarà legata a quanto domani (e martedì) dichiarerà Giuseppe Conte alla Camera, in una richiesta di fiducia che dovrà necessariamente togliere ogni dubbio su volontà, proclami, accordi e diktat.