..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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mercoledì 19 febbraio 2020

La prescrizione sa tanto di impunità


Prima premessa: non sono un giurista. 
Seconda premessa: però conosco abbastanza la società italiana e la sua storia. 

Svolgimento. Il dibattito in corso sulla prescrizione arriva da molto lontano. 
Viene da un Paese che diventò un giorno Stato di fragile democrazia, quasi ovunque impasto di privilegio sociale e di nobiltà latifondista. Lo presidiavano agrari e avvocati, tra i quali abbondavano, accanto a generosi idealisti, i tipi immortalati da Manzoni e da Gramsci, azzeccagarbugli nordici e paglietta meridionali. 

Quel Paese, benché percorso dai venti della storia, ha mantenuto, si direbbe, una venerazione per il principio di impunità. Lo ha coltivato, ne ha fatto una sua inconfessabile ma irrinunciabile natura. Ha dato così forma nel tempo a un sistema democratico-impunitario segnato da una costituzione materiale anfibia: da un lato l’aumento dei diritti, dall’altro l’eternità dei privilegi. In esso si sono succeduti e intrecciati stragi e corruzione come in nessun altro luogo d’Europa. Gli autori dei crimini hanno scommesso ogni volta sulla propria impunità in virtù di una sapienza strategica straordinaria, trasmessa nei decenni per commissioni parlamentari, ministeri, uffici preposti all’ordine pubblico o alla sicurezza della nazione, piccoli e altissimi uffici giudiziari. 

Ne è uscito un Paese speciale. Che si dà leggi sulla trasparenza, ma poi non le rispetta, né nei consigli comunali né in Parlamento e tanto meno nei partiti e nelle imprese. Che sa spiegare in punto di diritto perché le leggi scritte a tutela dei cittadini non valgano in questo e in quell’altro caso. Che sa sbattere in prima pagina i derelitti ma invocare la privacy per proteggere le malefatte dei potenti. Che, essendo anche cattolico, sa mescolare il culto dell’impunità con il valore religioso del perdono, sempre moralmente più nobile (vuoi mettere?) della domanda di verità e giustizia. E in cui, dovendo semplificare, la punizione opera solo contro i disgraziati; nel che sta, alla implacabile resa dei conti, il suo garantismo. 

Poi, siccome ogni tanto questa regola si smaglia di fronte alle conquiste della cultura civile, o ai tanti eroismi e sussulti di dignità etica, il sistema ha escogitato progressivamente sempre nuove strategie impunitarie. Un fiume di leggi ad personam e di leggi speciali per mandare in pensione o precludere incarichi a singoli magistrati. Da almeno vent’anni, in particolare, sta alzando una muraglia minacciosa contro la libertà di parola, di denuncia e perfino di studio, attraverso migliaia di cause penali e civili temerarie contro cui, e non per caso, nessun governo ma proprio nessuno ha mai mosso un dito. Mentre da poco è stato lanciato in orbita e sempre più viene rivendicato il “diritto all’oblio” anche per fatti pubblici commessi da protagonisti pubblici, affinché la punizione oltre a non esserci nei tribunali non ci sia nemmeno nella pubblica memoria. Affinché, oltre alla responsabilità penale, si possa eludere anche la responsabilità morale. 

Ecco, il dibattito sulla prescrizione nasce esattamente qui. In questo vorticare di strategie e di umori. Esso non è giuridico, come si sarebbe indotti a pensare, ma è squisitamente antropologico. E chiama in causa anche un sistema di reciproche convenienze. Perché la prescrizione è merce prelibata che l’avvocato può vendere al cliente facoltoso. Ma è anche riparo ideale per il magistrato incapace di condannare il potente, è culla della “giustizia chirurgica” diffusasi negli ultimi anni. Quella che prevede, al posto delle assoluzioni vergognose, belle sentenze severe “purtroppo” neutralizzate dalla prescrizione. Esito delle “giuste” imputazioni e di una gestione “scientifica” dei tempi del processo, così da beneficare insieme – come per prodigio – il giudice, l’avvocato e l’imputato. Il primo coraggioso (ma disarmato dal sistema), il secondo vincitore, il terzo “innocente”. Quanto alla vittima, essa non conta. 

In un ordinamento penale cresciuto su queste premesse culturali è elemento naturalmente estraneo, come ripetono a ogni nuova legge i “garantisti”. Certo, ci sono le obiezioni tecniche alla legge Bonafede. Tanti denunciano l’intollerabile lunghezza dei processi che essa accentuerebbe. Eppure non si sono sentite quelle voci quando, prima ancora che Bonafede prendesse la laurea, i processi duravano decenni per effetto del manuale delle impunità. E nemmeno dopo, con la legge Cirielli, visto che, come ha spiegato di recente il giudice Giuliano Turone, i processi durano tanto proprio perché c’è la prescrizione. Quanto ai poveri diavoli così spesso evocati in queste settimane, diciamo che essi vivono nel nostro Paese una condizione beffarda: di essere vittime predestinate dei rigori della legge e al tempo stesso alibi, con le loro odissee, perché quei rigori non tocchino ai potenti.

sabato 15 febbraio 2020

...ma se me lo dicevi prima


La Consulta ha deciso di salvare dalla galera i corrotti eccellenti, tipo Formigoni, che una norma sacrosanta della Spazzacorrotti aveva escluso dalle pene alternative al carcere. La giurisprudenza della Consulta e della Cassazione ha sempre stabilito l'espiazione del carcere senza eccezioni per reati relativi a: mafia e terrorismo, violenze sessuali, sequestri di persona a scopo di estorsione, contrabbando, traffico d’esseri umani, riduzione in schiavitù, prostituzione minorile, pedopornografia, violenza sessuale. Poi i 5Stelle hanno osato l’inosabile: infilare anche la corruzione, la concussione e il peculato. E, alla sola idea di veder finire dentro anche politici e imprenditori, il sistema è impazzito.
Glielo avessero detto prima non avrebbero rubato.

martedì 6 agosto 2019

Glielo chiedono le parti sociali

Messo in cantiere e da parte un decreto (il Bis della Sicurezza) che è come un nuddu ammiscatu cu nente: inapplicabile (nessuno mai lo farà), anticostituzionale (il 10 lo vìola da capo a coda: La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali) e con conseguenze meno preoccupanti di quelle del primo, il Cazzaro Verde, nella giornata in cui ha incontrato le parti sociali (???), è tornato a parlare di riforma della giustizia. Secondo l'abbronzatissimo ministro della propaganda, almeno per quanto afferma di aver capito, nella conferenza spiaggia Bis ha affermato che gli è stato chiesto il superamento dell’abuso d’ufficio e del danno erariale. Al che, almeno coloro dotati di una testa e di qualche neurone ancora funzionate, ci si è immediatamente domandati se le parti sociali incontrate (Landini, messo in funzione il neurone, ha preferito disertare) avessero a capo personaggi del calibro di Attilio Fontana, indagato dalla Procura di Milano per abuso d’ufficio nell'ambito dell’inchiesta sulle tangenti in Lombardia, il leghista Edoardo Rixi, che si era dovuto dimettere da viceministro ai Trasporti dopo essere stato condannato a 3 anni e 5 mesi per peculato, oppure Antonio Potenza, sindaco leghista di Apricena finito ai domiciliari per peculato, concussione e abuso d’ufficio e ancora l’ex sindaco di Visso e senatore della Lega, Giuliano Pazzaglini, contestato dalla procura di Macerata di ben cinque casi di abuso d’ufficio. Tutti reati che, tra una chiacchiera sulla manovra economica e una sul settore penale (???), lo spiaggiato vorrebbe superare. Glielo chiedono le parti sociali.

venerdì 2 agosto 2019

Olimpiadi, TAV e l'idiosincrasia alla "Spazzacorrotti"

Ora si è tuffato (senza nemmeno prendere la moto d'acqua) sulla tematica Giustizia. Un immersione che più di altre ha già messo in grande evidenza due aspetti: 1) l'ignoranza sconfinata sul tema; 2) la preparazione diabolica al quinquennio 2020-2025. Il primo aspetto, ripreso in diretta da Milano Marittima, non ha fatto altro che legittimare l'unico lavoro a cui il Cazzaro Verde timbra il cartellino ogni santissimo giorno: rompere i coglioni. Le seccature questa volta sono toccate al Guardasigilli, che bontà sua in questi giorni ha evitato lo scontro salvo aver domandato alla ministra Bongiorno (che dovrebbe occuparsi di PA) eventuali aggiornamenti leghisti da inserire nella riforma della Giustizia. Peccato poi che negli ultimi 6 mesi (sei mesi) la Lega non ha prodotto uno straccio di emendamento al testo Bonafede. Quelli che... abbiamo il testo pronto. Ma il propalare parole al vento e slogan sentiti da qualche parte in un’altra vita non solo stanno cercando di coprire le gesta di Savoini, Siri, Arata, Fontana e altri personaggi appartenenti alla Piramide di Fango, ma soprattutto per forzare due linee guida che potrebbero scompigliare i piani e il futuro del Partito Unico degli Affari. Intercettazioni e prescrizione (sulla separazione delle carriere stendiamo un velo pietoso e cerchiamo nel nostro piccolo di non sparare sulla Croce Rossa). Sulle prime, per fortuna, c'è un contratto di Governo che scrive a chiare lettere: "In materia di intercettazioni è opportuno intervenire per potenziarne l’utilizzo, soprattutto per i reati di corruzione". Sulla seconda, uno snodo fondamentale su cui si basa l'intero testo Bonafede, la paura fa 90. Un terrore che colpisce Lega, Forza Italia, Partito Democratico e tutti coloro che, per i reati commessi dal 1° gennaio 2020, si vedrebbero bloccati la prescrizione alla sentenza di primo grado. Una miccia che potrebbe far deflagrare tutte le aspettative legate alle mazzette del quinquennio 2020-2025, quelle che tra Olimpiadi invernali, TAV e tutti gli appalti futuri condannerebbero i corrotti e i corruttori della seconda decade del nuovo millennio.

mercoledì 31 luglio 2019

Acqua fresca

Oggi, in mancanza di altro, se l'è presa con il Ministro della Giustizia Bonafede. Ha messo in discussione (chiamandola acqua fresca) una riforma (di cui non ha alcuna competenza) che non tocca (per contratto) la separazione delle carriere (voluta dalla Bongiorno e dalla stessa Lega) e che invece mette al centro la prescrizione e il dimezzamento dei tempi dei processi. Ad affiancarlo i soliti noti, a partire da, guarda un po' il caso, Berlusconi. L'autobiografia di questo personaggio prosegue senza sosta.

sabato 27 luglio 2019

Succede

Succede che un carabiniere mentre fa il suo lavoro si prende sette coltellate e muore. Succede che qualche "giornalista", probabilmente informato che i ricercati sono due ragazzi stranieri, per un paio di click in più traduca l'informazione da: ricercati due ragazzi "stranieri" a ricercati due ragazzi "nordafricani", perché ovviamente fa più notizia. Succede che la politica dedita alle espulsioni per tutti, navi da affondare e porti chiusi anche a Gesù Cristo, invoca subito i lavori forzati a vita per i presunti criminali ("nordafricani"), evidenziando in maniera autobiografica la non conoscenza delle leggi italiane, a prescindere dagli esecutori dei reati. Poi inizia a saltare fuori che sono ricercati due cittadini americani, e la politica e qualche "giornalista", muti. Poi salta fuori che due ragazzi americani vengono arrestati, e la politica e qualche "giornalista", muti. E infine si scopre che gli assassini sono due studenti americani, e la politica e qualche "giornalista", muti. 
Così succede che quelli che ieri erano degli animali bastardi da crocifiggere, domani saranno dei ragazzi che hanno sbagliato e verranno giudicati (giustamente) secondo la legge italiana, magari collaborando con le autorità statunitensi. 
Così succede che quella politica dedita alle espulsioni per tutti, navi da affondare, porti chiusi anche a Gesù Cristo, che ha invocato subito i lavori forzati a vita per i presunti criminali ("nordafricani"), può tornare tranquillamente ad occuparsi di gattini, Tav e dei capezzoli della Rackete, sibilando e bofonchiando in coro: succede.
[Un'Amica]

Principio giuridico

Ma se secondo la "Spazzacorrotti" anche i condannati definitivi per corruzione che hanno superato i 70 anni, e non collaborano, devono restare in carcere, perché il condannato è "liberamente" ai domiciliari?. Perché il tribunale di Sorveglianza li ha però concessi nonostante la Procura ha dichiarato che "certamente potrebbe contribuire" a fare giustizia? E poi, visti i domiciliari, dove sono i 61 milioni complessivi (casi San Raffaele-Maugeri) di cui 6 attribuiti al pregiudicato? E ancor peggio: essendo il condannato imputato anche nel processo di Cremona, con quali garanzie è stato fatto uscire dal carcere con un procedimento in corso che è, nella sostanza, la fotocopia di quello di Milano? 
Qui appare chiaro che, come scritto da Marco Travaglio, sia in atto un nuovo principio giuridico: se vieni dentro, ti metto fuori. Si spera almeno che valga solo per lui e non per tutti gli altri delinquenti.

domenica 21 luglio 2019

Una terra bellissima

"14.610 giorni di assenza, 40 anni …una vita intera in cui sono stati compiuti atti, scelte, vita, studio, passione, amore … sono nati figli meravigliosi…. eppure l’assenza è stata sostituita da presenza piena di orgoglio, il dolore acuto da un dolore sordo interiore e la sofferenza dalla speranza che morire non è stato vano e che questa terra un giorno sarà bellissima"
[Selima Giuliano]

giovedì 13 giugno 2019

Strategia di danneggiamento

In quella riunione tra consiglieri togati e l’ex sottosegretario di Matteo Renzi "non c’era nessuna casualità". Anzi: appare di "cristallina evidenza la preventiva e sicura consapevolezza da parte di tutti i consiglieri presenti, della presenza di Luca Lotti, oltre che del dottor Palamara e del dott. Ferri che ne erano i promotori". "Ciascuno dei componenti – continua il procuratore generale – sapeva esattamente e preventivamente chi sarebbe intervenuto e di cosa si sarebbe discusso". E in tale riunione "furono stabiliti accordi e deliberati in dettaglio strategie, modalità e tempi della pratica inerente la nomina del futuro procuratore della Repubblica di Roma". Per Fuzio il comportamento dei consiglieri "appare certamente idoneo a influenzare in maniera occulta l’attività funzionale dell’Organo di autogoverno, in ragione del dirimente rilievo che, alla programmata riunione in questione, sono stati non solo invitati soggetti completamente estranei all'attività consiliare ma, di più ne è stato accettato e recepito il contributo consultivo, organizzativo e decisorio anche in relazione a una pratica (nomina del procuratore della Repubblica di Roma), di diretto e diverso interesse personale per almeno due di essi".

mercoledì 8 maggio 2019

Nihil sub sole novum

Milano: 95 indagati, di cui 28 arrestati, per tangenti e altri reati; Catanzaro: 20 inquisiti per mazzette; Palermo: 14 inquisiti per mazzette, di cui 4 arrestati. Ma per i soliti noti il problema dell'Italia sono gli immigrati, i porti (chiusi), e tutte quelle ciance di cui onestamente non se ne può più.

venerdì 28 giugno 2013

GLI AMICI DEI LADRI

Visto che la storia spesso si ripete in farsa, l’ultimo capitolo della ridicola tragedia italiana ruota di nuovo intorno alle riforme e alla giustizia. Esattamente come era accaduto nel 1997, con la commissione Bicamerale di dalemiana memoria, tra i nuovi padri ricostituenti in quota Pdl prende corpo l’idea di riscrivere pure il titolo IV della Costituzione: quello che stabilisce poteri, diritti e doveri della magistratura.

SETTE ANNI E LI DIMOSTRA

Dunque, per il Tribunale di Milano, Silvio Berlusconi ha costretto la Questura di Milano a violare la legge per rilasciare Ruby prima che parlasse e ha avuto incontri ravvicinati di tipo sessuale a pagamento con una minorenne.

giovedì 23 maggio 2013

UNA FOTOGRAFIA A COLORI


Per chi ha vissuto gli anni ’90 la fotografia della strage di Capaci non perderà mai i colori, un’istantanea che ha saputo fermare il tempo, dentro e fuori di noi, l’immagine simbolo di un’Italia che non abbiamo capito …o forse si.
Quel giorno se ne andava Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, i tre uomini della scorta, e una parte di Paolo Borsellino, quella che ha anticipato via D’Amelio.
Quel giorno s’è voluto fermare il cambiamento, colpendone l’icona, con le maniere forti, alla luce del giorno. La penisola evidentemente non aveva bisogno di uomini che facevano della giustizia e della legge i capisaldi per vivere in un Stato di Diritto, perché altrimenti troppe cose non si spiegano e troppe non se ne sono mai spiegate.

venerdì 10 maggio 2013

NATO NELLA TERRA DEI VESPRI E DEGLI ARANCI

Il 9 maggio del 1978 morì Peppino Impastato, e nella giornata di ieri, dedicata alla memoria delle vittime del terrorismo, nessuno ne ha parlato, dalla stampa alle televisioni, come se la morte di Peppino fosse da relegare nel non-ricordo, una storia da mantenere polverosa, una morte non terroristica, perché considerata suicidio.
Ma chi era Peppino Impastato? 

venerdì 26 aprile 2013

L'EFFICACIA INTEMPESTIVA

Saggiamente, in un periodo in cui la nostra politica attraversava lo stallo e in cui il nostro Capo dello Stato stava terminando il proprio mandato, colui che oggi è divenuto nuovamente Presidente della Repubblica diede mandato a dieci saggi di redarre un catalogo di proposte che potessero portare fuori l'Italia dalle difficoltà. A distanza di poche settimane, e passati i dieci giorni in cui i saggi diedero il meglio di se, riprendo il capitolo che ha interessato le relazioni di Violante (Ds), Onida (Sel), Quagliariello (Pdl) e Mauro (Scelta civica), sul tema della giustizia, relazioni che, come proposto dall'ex e nuovo inquilino del Quirinale (cioè lo stesso) faranno parte dell'agenda del neonato (terremoti metaforici a parte) governo Letta.

domenica 7 aprile 2013

PER PURA CURIOSITA'

Ma tutta quella storia, raccontata come la scoperta del secolo, riguardante i segreti dei paradisi fiscali, denominata "offshoreleaks" (in inglese fa più cool), dove ci sarebbero implicate più di duecento persone con passaporto italiano in un database che conterebbe oltre 100 società create in due paradisi fiscali, che fine ha fatto? Così, per curiosità.

UN SILENZIO ASSORDANTE

Mafia, minacce anonime (o quasi), Digos, Ros, comici e froci.

sabato 6 aprile 2013

CI FOSSE STATO UNO

Ci fosse stato un politico e/o un'autorità di Stato che abbia proliferato parola su quanto accaduto.
Ci fosse stato un giornale e/o una televisione (di Stato e non) che abbia dato risalto alla notizia.
In compenso, però, i giornali non hanno perso occasione di informare che il PG della Cassazione Gianfranco Ciani ha appena promosso un’azione disciplinare contro Di Matteo (telefonate tra Mancino e Napolitano), e il Ministro della Giustizia, Paola Severino, ha inviato al Procuratore Generale un elogio per l’azione prodotta.

domenica 3 giugno 2012

PIZZINI MAFIOSI

Viviamo in un Paese dove le minacce, che queste giungano dalla magistratura o da chi dovrebbe avere a cuore il futuro dei cittadini, soffiano sulla brace della democrazia. Il Governo ha preteso dai cittadini italiani l'aiuto ai terremotati, come se noi, gli italiani, fossimo popolo poco propenso a dare una mano nel momento del bisogno. Il "pizzo" è in perfetto stile mafioso: tassazione ulteriore delle accise sui carburanti. In altro ambito, invece, la giustizia continua a fare il suo corso. In questi giorni è uscita (così definita per far credere al popolo bue che tutto ciò che esce dalle procure italiane ha mezzi propri per mettersi sulle gambe e raggiungere, guarda caso, le redazioni dei giornali), dalla procura di Torino, un’informativa della Guardia di Finanza del 2010-2011 (duemiladieci-duemilaundici; giusto per rendere chiara la data) dalla quale si potrebbe dedurre che il portiere della nazionale italiana di calcio sia uno scommettitore abituale. Lo vogliamo chiamare un avvertimento? Perché il giochino di far recapitare il "pizzino" a chi non si presta ai voleri del circuito mediatico-giudiziario è ormai fin troppo evidente.  

giovedì 15 marzo 2012