..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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giovedì 4 giugno 2020

Gabbie


04/06/1989 
Tiananmen Square 
Dedica particolare ai violenti (specialmente con le parole), ai nostalgici delle dittature, di sinistra e di destra. A chi si sente superiore ed invincibile; a chi fa politica per se stesso senza pensare al prossimo, agli egoisti e a chi anche sul lavoro esercita l'autorità in modo improprio. 
Le "gabbie" (di qualsiasi genere) sono la peggior espressione dell'umanità. 
La libertà NON HA COLORE POLITICO. 
[Matteo Scarpellini]

martedì 12 maggio 2020

Potevate istruirvi


Abbiamo letto e sentito di tutto, a proposito e nei riguardi di quella ragazza, di quella donna di 24 anni che ancora testardamente crede nell'umanità, nell'idea che valga la pena, contro ogni evidenza, lottare per quello in cui si crede. 
Apostrofata, derisa, tacciata: per il suo essersi venduta come una puttana ad altra cultura, ad altra religione; per il suo sorriso che secondo alcuni ha voluto sfidare il perbenismo di quelli posizionati dalla parte giusta della storia; per il suo indossare un abito che ha prodotto conati di vomito a quell'occidente sempre in cerca e in caccia di un nemico da combattere. 
Per il suo non essersi minimamente scusata per "quanto ci è costata". 
E non in termini di dolore, di ansia, di speranza. Venalmente. 
Perché il costo di una vita umana, pagato per ragioni umanitarie che non confliggono con gli interessi nazionali, è stato vergognosamente delirato sui social dai conigli da tastiera, fomentati da un'informazione e da una politica di destra tornata prepotentemente ai fasti di un tempo, quando le bastonate e le leggi cancellarono la democrazia. Quando l'ignoranza ebbe la meglio sulla bellezza. 
Ecco, se oggi siete arrivati a pensare, a dire che con quei soldi del riscatto si sarebbero potute fare tante cose, rinfacciandoli a chi è stata riportata alla libertà, viene altresì spontaneo dirvi che si, con quei soldi avreste potuto istruirvi, evitando a tutti noi di vergognarci per voi.

lunedì 11 maggio 2020

La libertà


Possiamo girarci intorno quanto vogliamo. La verità è che quello che non le perdonano, e non le perdoneranno MAI, è di essere una donna e una persona libera. 
Non le perdonano di essere partita, due anni fa, per andare ad aiutare bambini che muoiono ancora per una banale diarrea, invece di sfogare le sue “smanie di altruismo” alla Caritas sotto casa. Non le perdonano di avere 24 anni e credere ancora testardamente nell’umanità, nell’idea che valga la pena, contro ogni evidenza, lottare per quello in cui credi. 
Non le perdonano quel sorriso grande così all’aeroporto sbattuto in faccia alla miseria degli odiatori, perché, nella loro idea, dovrebbe essere provata, contrita, quasi scusarsi per “quello che c’è costata”. 
Non le perdonano di stare bene, di non pesare 30 chili, di non avere il volto scavato o tumefatto per le botte prese, perché una donna rapita deve almeno portare addosso i segni del martirio, altrimenti significa che è tutta una “messinscena”. 
Non le perdonano, infine, di essere scesa dall’aereo con la veste islamica, semplicemente perché non corrispondeva alla favoletta dell’italiana ingenua e avventata rapita dai “tagliagole islamici” sopravvissuta grazie alla propria fede. E così hanno deciso per lei che le hanno fatto il lavaggio del cervello, che è vittima della “sindrome di Stoccolma”, che, poverina, è sotto choc, non sa quel che fa, dice o prega. 
In fondo, se ci pensate, i campioni della “libertà” e della “superiorità” della nostra cultura e della nostra “razza” (quasi sempre maschi, bianchi e ultracattolici) non hanno fatto con Silvia nulla di diverso di quello che, ogni singolo giorno, applicano a ogni singola donna di ogni singola età: decidere per lei cosa deve pensare, come vestire, dove poter andare, che lavoro può o non può fare, che tipo d’uomo sposare, persino quale dio pregare. 
E, invece, all’improvviso, arriva questa ragazza milanese di 24 anni e, in un colpo solo, col sorriso più bello mai visto, rovescia secoli di perbenismo, pensiero unico e patriarcato tossico con la sua plateale, sfacciata ambiguità scaraventata contro le loro certezze assolute. 
Non c’è traccia di verità assoluta in Silvia. Non c’è il giusto o lo sbagliato, i buoni e i cattivi. C’è solo una ragazza di 24 anni che è sopravvissuta a una prova estrema con una forza e una tenacia che pochi di noi avrebbero anche solo sognato di possedere, e che se ne strafrega di quello che voi aspettiate che faccia o che dica. E ve lo urla con il gesto più empio e irriverente di tutti in questo Paese ipocrita e bigotto: indossare una lunga Jilbab che le copre quasi per intero il corpo. E, per farvelo capire ancora meglio, per un attimo si toglie pure la mascherina e se la ride allegranente dei vostri giudizi e dei vostri pregiudizi, dei vostri insulti e delle vostre etichette. 
Che ne sia o meno consapevole, non c’è gesto più autenticamente, orgogliosamente e profondamente laico e femminista di quello che ha appena compiuto Silvia Romano nei confronti di un’intera società di cui tutti quanti noi - volenti o nolenti - siamo permeati. 
Uno schiaffo in faccia che sveglia, fa male e brucia. Ne avevamo un disperato bisogno. Bentornata Silvia, piccola grande donna libera. Vai ovunque la vita ti porterà, ma non smarrire mai, per nessuna ragione al mondo, questa libertà.

di Lorenzo Tosa

domenica 23 febbraio 2020

Tematica complessa


Chiusura delle scuole e delle università nel Nord Italia (ora anche in tutta la Liguria fino al 1° Marzo), proibizione delle manifestazioni sportive nelle zone del focolaio epidemico, cancellate tutte le manifestazioni pubbliche e gli eventi di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, tra cui anche il Carnevale a Venezia e a Ivrea, appelli lanciati a Milano ("statevene tutti a casa") a evitare ambienti affollati (l'azienda Rai ha deciso di chiudere al pubblico la presenza all'interno degli studi di "Che Tempo Che Fa"), stop ai locali dopo le 18 in Lombardia, ingressi vietati al Duomo, decaloghi su come affrontare il virus, riunioni continue e straordinarie del Governo. 
Tutte misure che, anche quando le epidemie influenzali facevano "230 decessi al giorno", non si sono mai rese necessarie. Eppure il mantra di questi ultimi due giorni si snoda tra "l’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa", "l’isteria mediatica è tale da generare fenomeni che niente hanno a che fare con la gestione del problema", "si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale", o peggio ancora "la vita prosegue nella maniera più normale" (a Milano ma anche nell’hinterland è assalto ai supermercati dopo l’ordinanza della Regione che dispone la chiusura delle scuole e dei luoghi di assembramento). . 
Io stasera andrò a dormire tranquillo come ieri sera, ma forse l'argomento, la tematica è un po' più complessa di quel che si vuole far passare e non riconducibile e riducibile ai messaggi propinatici in queste ultime ore.

giovedì 7 novembre 2019

La scorta alla Segre è l'ennesima sconfitta culturale di un Paese che dalla storia non ha imparato niente


E' come se si potesse ancora sentire quel puzzo che, bruciando l'ossigeno all'interno della Lancia Lambda posteggiata all'angolo tra via Scialoja e il lungotevere Arnaldo da Brescia, attendeva la quotidianità di Giacomo Matteotti. 
E' come se Dùmini, Viola, Volpi, Malacria e Poveromo, accomunati dalla trincea, dalla galera, dal fumo e dal vino, adombrassero ancora una volta quelle nubi che segnarono indelebilmente i vent'anni più bui della storia del novecento. 
E' come se quel Roskopf d'argento posizionato nella tasca di uno dei fondatori del Fascio di Firenze segnasse ancora le 16:40 del 10 giugno 1924. Come fermo nel tempo. Come se nulla fosse mutato, cambiato. A un secolo di distanza. 
A un secolo di distanza dal giorno in cui il socialista che denunciò la validità delle elezioni dell'aprile del '24 fu scortato, dopo aver imboccato ponte Milvio, nella campagna romana, il numero di matricola 75190 è stato dotato di scorta. 
Dall'anno domini 2019, in data giovedì 7 novembre, la senatrice Liliana Segre, la bambina che il 30 gennaio 1944 venne deportata dal binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, vivrà sotto scorta. Colei che alla fine di gennaio del 1945, dopo l'evacuazione del campo, affrontò la marcia della morte verso la Germania. Colei che venne liberata dall'Armata Rossa il primo maggio 1945 dal campo di Malchow, un sottocampo del campo di concentramento di Ravensbrück. Colei che dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni che furono deportati ad Auschwitz, fu tra i venticinque sopravvissuti, potrà circolare su territorio italiano scortata da due carabinieri. Una misura a tutela di una donna che, avversata da un’escalation di odio, potrebbe essere vittima di attacchi razzisti. 
Una decisione che evidenzia la sconfitta della politica. Un provvedimento che mette nero su bianco la sconfitta di una società in preda ad un clima distante dal vivere democratico. Una disposizione che narcotizza e rende apatiche le coscienze, la ragione, sconfitta culturale di un Paese che dalla storia non ha imparato niente.

mercoledì 9 ottobre 2019

Non saranno gli incentivi a far cambiare passo al tasso di natalità

Sono una donna di 44 anni, sopravvissuta a un tumore (rabdomiosarcoma), madre di due gemelli (entrambi autistici), disoccupata da più di dieci anni e con una prospettiva di vita e futuro che si lega per filosofia alle scritture greche di Nietzsche prima e di Karl Theodor Jaspers poi; nel mio piccolo ho avuto il coraggio di guardare in faccia la paura, il dolore e le atrocità dell’esistenza, senza lenirli con la speranza a tutti i costi.

Faccio parte, per questioni prettamente generazionali, a quel bacino di donne chiamate in causa per l'attuale tasso di natalità del nostro Paese, ritenuto, numeri alla mano, tra i più bassi al mondo. Dal precedente governo giallo-verde al più recente Conte-bis le politiche atte ad incentivare chi desidera mettere su famiglia o ad ampliare quella già esistente hanno toccato molteplici tematiche: dal modello francese più volte sponsorizzato da Luigi Di Maio (i Centri francesi per l’assegnazione degli aiuti alle famiglie hanno distribuito in un anno 73,2 miliardi di euro a 12,6 milioni di nuclei per un totale di 31,6 milioni di beneficiari - dati del 2017) alle promesse di asili nido gratis per famiglie con reddito basso durante il discorso alla Camera nel giorno del voto di fiducia da parte di Giuseppe Conte. Tutte misure condivisibili ma che non tengono conto delle reali problematiche che hanno causato il rallentamento delle nascite nel nostro Paese.

L'esperienza personale, oltre a quella condivisa con altre mamme, mi porta a fare alcune considerazioni. Dalla Sanità all'Istruzione passando per il Lavoro, l'ultimo decennio, quello che insieme al mio compagno ho attraversato per la crescita dei nostri figli, mi ha messo di fronte a realtà con cui mi sono dovuta confrontare e che nella maggioranza dei casi mi hanno visto uscire sconfitta. Una burocrazia senza via d'uscita, mancanza di personale medico specializzato, pressapochismo riversato sulle tempistiche di diagnosi e sulle conseguenti cure terapeutiche, assenza (quasi) totale di personale di sostegno da affiancare agli alunni, ritardi continui nell'assegnazione dei docenti, lacune relative alle strutture scolastiche. Questi alcuni dei temi che tendono a rallentare i vari percorsi di recupero a cui sono sottoposti i soggetti affetti da una condizione di disabilità. Ma soprattutto aspetti, e questo a prescindere dall'avere o meno un soggetto disabile, che provocano in ogni singola famiglia continui disagi, attese che spesso sfociano nel mare delle non risposte, ingiustizie sociali che posizionano il futuro su di un binario morto.

A questo, come nel mio caso ma anche in quelli di altre famiglie, si aggiunge inevitabilmente la problematica legata al lavoro, quello che, secondo i principi fondamentali della Costituzione, dovrebbe essere riconosciuto a tutti i cittadini, potendo questo rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale. Un lavoro che possa soprattutto garantire a ogni genitore, a ogni famiglia, la sicurezza (non la speranza) di un domani dove poter far crescere i propri figli. Senza paure, dubbi, incertezze. 

Se nel futuro prossimo non verranno messi al centro della politica i temi riguardanti la Sanità, l'Istruzione e il Lavoro, non ci potranno essere incentivi, qualsiasi essi siano, che possano spingere una coppia a fare figli, facendo definitivamente cambiare passo al tasso di natalità di questo Paese.

giovedì 8 agosto 2019

Il ducìsmo

Il nostro è un popolo fatto così, una radice che nel corso della storia ha spianato la strada al ducetto di turno, eleggendo nell'ultimo secolo personaggi che hanno segnato indelebilmente l'intero Paese, producendo, a prescindere dall'appartenenza, danni che ci porteremo dietro per sempre. Dal 1922 ad oggi la storia non ci ha insegnato niente. Se dalla tragedia del ventennio, passando per gobbi, nani e star hollywoodiane, si è giunti alle pagliacciate odierne l'evidenza e l'oggettività ci raccontano una cosa sola: tutti rappresentano (hanno rappresentato) quell'Italia come gl'italiani vorrebbero che fosse. L'ha rappresentata il Duce, quello con la "d" maiuscola, la DC di Giulio Andreotti, il Caimano nell'altro ventennio, Matteo I da Firenze prima di passare il testimone a Matteo II da Milano. Tutti idolatrati, votati, resi intoccabili da un popolo che generazione dopo generazione ha visto in queste figure la soluzione a tutti i mali, la difesa dai nemici che ci hanno fatto credere di voler combattere. La fotografia di una nazione che pur cambiando i protagonisti ha voluto mettere al centro una filosofia, una cultura, un modus vivendi e operandi di chi ci ha poi governato e usato per i personali scopi dittatoriali. Tutto questo mi riconduce al monologo di Claudio Gioè nel capolavoro di Marco Tullio Giordana, I cento passi. Una citazione che mi è parsa inevitabile, d'obbligo. Un passaggio che nel film dedicato alla vita e all'omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia, ha voluto mettere in evidenza come i paventati cambiamenti, in Sicilia nello specifico ma in Italia nella sua complessità, spesso si siano scontrati e si scontrino con i proclami e con le parole espresse da questo o da quell'altro personaggio. Sicuramente con il pensiero di un popolo che nel corso dell'ultimo secolo, nonostante battaglie ed evidenze continua a ripetere ossessivamente gli stessi errori, per poi, vittimisticamente, rivendicare mancanze, assenze, negligenze, scandali e vergogne. Il ducìsmo è una malattia che ci portiamo dietro perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. 

giovedì 1 agosto 2019

Greta e la piramide di fango / 2

Se la settimana scorsa avevamo voluto mettere in evidenza il mettersi in prima fila quando c'è da raccogliere il consenso spellandosi le mani e applaudendo a più non posso lo sbarco in Italia della 16enne svedese Greta Thunbeg, quest'oggi, dopo aver visionato il sito della "Costituente delle Idee" e aver appreso che gli strateghi del Pd devono essersi accorti che le pochissime sinistre vincenti in Europa sono quelle ambientaliste, possiamo tranquillamente mettere nero su bianco che il GreenZinga e i fossili dei suoi "compagni" vogliono farci credere che, come scritto nel paragrafo dedicato "È possibile un modello di sviluppo che rispetti l’ambiente?", il futuro di questo Paese, con una spesa di bilancio pari a 50 miliardi, si baserà su di un green new deal italiano. Infatti, come scritto stamane da Marco Travaglio nel suo editoriale, la svolta ambientalista dell’ala sinistra del Partito Trasversale del Cemento ha già dichiarato che voterà contro la mozione No Tav del M5S esattamente come la Lega. Una "novità" che fa il paio con il voto a favore per gli inceneritori, le trivelle petrolifere per terra e per mare, il Tap, il Terzo Valico, le Pedemontane e altre opere tanto inutili e costose quanto inquinanti previste dal mitico Sblocca-Italia di Renzi&Delrio. Senza contare il blocco sul decreto sulle energie rinnovabili, lo stop al referendum sulle trivelle in mare, e l'approvazione degli ultimi decreti Salva-Ilva per neutralizzare le indagini della magistratura e garantire l’impunità ai vertici e ai commissari dell’acciaieria avvelenatrice. Insomma, di Greta e la piramide di fango siamo ancora alla prefazione.

mercoledì 22 maggio 2019

"Chi sbaglia paga"

Oltre 300 migranti andati via dallo Sprar; debiti delle cooperative che dovevano essere saldati con i fondi bloccati dal Viminale; contenziosi con i proprietari delle case affittate per ospitare i rifugiati; 80 operatori sociali che hanno perso il lavoro così come il personale dell’asilo nido, che ora non c’è più neanche per per mancanza di bambini del posto; migranti impiegati nei laboratori artigianali e nella raccolta dei rifiuti. 
"Sono stati tutti trasferiti, il Tar dimostra che non era giusto. Adesso ci vuole un tempo lunghissimo per ripartire. L’intenzione del governo era azzerare gli Sprar in Italia. Ma Riace non era uno Sprar, era un progetto di comunità. Ora aspetto giustizia anche sotto il profilo penale.". Mimmo Lucano

martedì 16 aprile 2019

Notre Dame


Une prière pour Paris, pour la France. Merci à la Brigade de sapeurs-pompiers de Paris, des héros modernes qui ont fourni courage, compétence et cœur. "Le passé est comme une divinité. Lorsqu'il est présent parmi les hommes, il enregistre tout ce qui existe" Platon

La nostra identità

"Il passato è come una divinità. che quando è presente tra gli uomini salva tutto ciò che esiste" Platone, nelle Leggi

sabato 15 settembre 2018

Una piazza, un amore


Una piazza, un amore. Respiri che colmano il vuoto, silenzi che amplificano il calar della sera, quando tutto tace, quando niente sarà più come prima. Avvolta di dignità e commozione La Superba s'è illuminata, mostrandosi nuda, ferita nel profondo. Una luce fioca e autobiografica che ha raccontato il dolore, il pianto, la speranza, il domani. Un domani fatto di lampare, di maccaja, degli odori e della storia che hanno attraversato il regno dei signori del mare. Un futuro che sarà guardato da e con occhi diversi, che sarà vissuto raccogliendo la memoria, quella che in un pomeriggio di settembre ci ha ricordato che per sempre ci sarà una piazza, un amore.

sabato 18 agosto 2018

L'insanabilità dell'essere

Ci siamo passati tutti su quel ponte. Genovesi, liguri, francesi, europei. Ognuno con le sue storie, ognuno con le sue gioie e i suoi dolori. Tutti probabilmente appartenenti a fedi, credi e culture diverse, ma tutti accomunati da un lembo di asfalto che voleva semplicemente ricordarci, ancor di più oggi che non c'è, quanto la storia dell'umanità sia tale grazie all'unione.

sabato 18 ottobre 2014

FINANZIARIA

Una manovra che non si basa sui 3 punti che un Paese normale dovrebbe mettere davanti ad ogni cosa: ISTRUZIONE, SANITA', LAVORO.
Il resto, tutto il resto, è mera campagna elettorale.

domenica 27 luglio 2014

LA PAZZIA DELL'UOMO

Le tifoserie hanno da sempre prodotto mezze verità, e l'alibi per foraggiare, direttamente o indirettamente poco importa, le conseguenze dello scontro.
Ognuno con le sue ragioni, i suoi perché e quell'arroganza di volere sedere sempre e comunque dalla parte dei giusti. Palestina e Israele, come in precedenza molti (troppi) altri, a proseguire il discorso.
Naturalmente senza esclusione di colpi.
Il comune denominatore: la pazzia dell'uomo.
I figli da mantenere sempre gli stessi. Armi, interessi, potere.
Si arriva a realizzare che non ha più importanza da che parte stare. Ma allora perché assistere?
Perché assistere ad una guerra?
Non esiste una sola guerra che possa definirsi giusta. Nessuna.
Non esiste nessun popolo che dovrebbe arrogarsi il diritto di attaccarne un altro. Nessuno.
Tutto questo viene chiamato demagogia, utopia. Perché destabilizza, perché pone l'ottica delle cose in modalità easy. E questo non va bene, sempre meglio galleggiare nel caos controllato.