..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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martedì 2 giugno 2020

Responsabilità, coerenza e distanziamento


C'hanno chiesto solidarietà, coesione, unità d'intenti. 
C'hanno chiesto capacità d'adattamento, spirito di sacrificio. 
C'hanno chiesto responsabilità, coerenza e distanziamento.
C'hanno chiesto pazienza. 
Quella per l'ennesima volta finita dinnanzi a responsabilità, coerenza e distanziamento. 
Questi sconosciuti.

giovedì 26 marzo 2020

Chiacchiere condizionali


Nella due giorni che ha visto il Presidente del Consiglio giungere a Palazzo Madama (oggi) e a Montecitorio (ieri) per informare il Parlamento sulle nuove misure per contrastare e contenere il diffondersi del virus Covid-19, le opposizioni, nello specifico Giorgia Meloni (a nome di Fratelli d'Italia) e Metteo Salvini (da leader della Lega) hanno ribadito, sui temi economici, che Conte abbia aperto all'utilizzo del Fondo Salva-Stati con condizionalità. 
Anzi, proprio perché il Mes prevede condizionalità, sottoscritto nel 2011 dal governo Berlusconi-Lega (con la Meloni ministro della Gioventù e il numero uno del Carroccio allora parlamentare alla Camera dei Deputati), Conte ha sempre detto sì alla solidarietà europea ma con zero condizionalità. E infatti nella lettera firmata da Conte e altri otto leader europei non c’è traccia di Mes, ma si propongono nuove ricette.

A quelli che...

A tutti quelli che contano qualcosa e credono di contare di più, a quelli che non contano nulla, ma si comportano come se contassero, a quelli che forse hanno contato ma non contano da un pezzo e cominciano addirittura a sospettare di non aver mai contato un cazzo. 
Ogni riferimento a politici italiani dell'opposizione e a qualc(uno) della maggioranza è puramente voluto e non casuale.

martedì 10 marzo 2020

Analfabetismo funzionale


" #iorestoacasa ". Così il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha definito il senso del nuovo decreto per contenere la diffusione del coronavirus, annunciato ieri sera in conferenza stampa e in vigore da oggi. Non ci sono più zone rosse e zone ma un’unica grande "zona protetta": l'Italia intera. In parole spicce: vanno evitati tutti gli spostamenti, ad eccezione di quelli "motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità", ovvero "spostamenti per motivi di salute".
Oggi, ore 12, rientrando dal lavoro: tavolini dei Bar pieni, bambini all'interno dei parchi pubblici, ciclisti (che manco alla Milano-Sanremo), runners (che manco alla maratona di New York), persone di ogni età tranquillamente a passeggio, e non faccio la conta di chi in macchina andava chissà dove. Domanda: cosa non vi è chiaro, o comprensibile, di ciò che ha detto ieri sera il Presidente del Consiglio? 
Tempo tre giorni e le città saranno presidiate dall'Esercito.

domenica 8 marzo 2020

Ordine e ordinanze


Da oltre un anno il popolo italiano, una fetta della popolazione, più semplicemente la maggioranza degli aventi diritto al voto vorrebbe al comando del Paese un uomo forte, munito di pieni poteri e in grado, di fronte a qualsivoglia emergenza, di portare ordine e disciplina. Lo dicono i sondaggi d'opinione, lo propalano opinionisti da talk show, lo rivelano e lo rilevano quotidiani, telegiornali e mezzi d'informazione di tutta la penisola. Insomma, da quando una certa parte politica della nazione l'ha buttata su di una ipotetica invasione da parte di negri, terroristi e clandestini, il popolo, la così detta maggioranza degli aventi diritto al voto ha sposato la psicosi della paura. 
Un sentimento che ha intravisto alla vigilia di una sostituzione etnica la possibilità di ripararsi alle spalle di un uomo capace, solido, tutto di un pezzo, che spesso ha rivendicato attraverso i social di avere una sola parola. I mesi che ne sono seguiti, gli ultimi due anni di politica italiana vissuti dall'opinione pubblica si sono poggiati sulle masse di africani sbarcate illegalmente sul suolo patrio, sull'odio razziale, sull'odio nei confronti dell'Euro, dell'Europa e degli europeisti, su di una propaganda che un giorno si e l'altro anche si è scagliata contro ogni scelta/decisione fatta dal governo, a prescindere che fosse buona o cattiva, utile o inutile. 
Poco importa se alle critiche non sono seguite proposte, se le pregiudizievoli prese di posizione atte a vanificare le volontà dell'esecutivo non sono state sostituite con un programma che potesse far uscire il Paese dalle problematiche (vere e presunte) quotidiane. L'imbarbarimento politico, fusione di panico e paura, ha offuscato la ragione, ha portato a pensare a quanto si stava meglio prima, ad avere nostalgia di un ventennio in cui le bastonate facevano andare tutto nel verso giusto. Senza tentennamenti, senza titubanze. A rimpiangere il nativo di Predappio. Perché lui si, con i pieni poteri, era stato in grado di fare cose buone e giuste, riuscendo vasconianamente a mantenere l'equilibrio sopra la follia. 
Poi l'imponderabile, l'imprevedibile, un nemico sconosciuto da combattere. Un'inimmaginabile sparigliamento di tutto ciò che fino ad oggi aveva dettato regole e agende nella vita politica-sociale del Paese. Ed ecco che le divisioni tra maggioranza e opposizione si sono una volta di più dilatate: da una parte gli untori di panico e paura a non trovare soluzione alcuna, salvo chiamare delinquente e criminale colui che è stato accusato di aver prima enfatizzato e poi sottovalutato la problematica, dall'altra un esecutivo che sotto la piena responsabilità del Presidente del Consiglio ha centralizzato le decisioni appoggiandosi alle direttive dell'Istituto Superiore della Sanità, assumendo pieni poteri e divulgando al Paese intero misure e precauzioni da seguire per combattere l'emergenza. 
Che poi le ordinanze sviluppate attraverso i Dpcm firmati nelle ultime ore non siano state accolte, accettate e soprattutto attuate da quello stesso popolo che vorrebbe al comando del Paese un uomo forte, munito di pieni poteri e in grado, di fronte a qualsivoglia emergenza, di portare ordine e disciplina, fa parte di una storia tutta italiana così sintetizzabile: invochiamo l'uomo forte che porta l'ordine e poi non riusciamo a rispettare manco mezza ordinanza.

venerdì 14 febbraio 2020

Domanda e risposta

Se Renzie continua a essere la risposta (problematica) a questa politica... allora la domanda è sbagliata.

sabato 1 febbraio 2020

Mo ce ripigliamm’ tutt’ chell che è ’o nuost


La Casta ha vinto: il Senato ridà il vitalizio a 700 politici. L'organo di giustizia interno ha già pronta la delibera per il 20 febbraio. Vengono annullati i tagli in vigore dal 2018: in fumo 22 milioni all'anno.

venerdì 3 gennaio 2020

Ah cazzaro!


Non c'è nulla: non c'è la prova, non c'è allegato nessun documento, non c'è alcun coinvolgimento del governo sulla decisione di tenere per tre giorni in mare la nave Gregoretti. 
Tutto quello che la Lega prometteva, sbandierava, annunciava, dava per assodato sull'esistenza di una collegialità sulla decisione di tenere per tre giorni in mare la nave Gregoretti non c'è. 
Nelle 30 pagine della memoria depositata da Matteo Salvini alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari non c’è allegato nessun documento, nessuna prova che dimostri il coinvolgimento del governo o del premier Giuseppe Conte nell'impedire lo sbarco dei migranti: quattro occupano la ricostruzione dei fatti, cinque sono di osservazioni, il restante sono e.mail tra i ministeri per la ricollocazione. Nessun contatto, messaggio in cui si parla di negare lo sbarco alla nave militare italiana.

martedì 31 dicembre 2019

Esercizio provvisorio


"Che Sardegna, Basilicata e Umbria siano in esercizio provvisorio perché i rispettivi Consigli regionali non hanno approvato il bilancio è davvero una brutta notizia. Per la Lega, che si candida a governare il Paese, questo è decisamente un pessimo biglietto da visita". Questo il post pubblicato sul proprio account Twitter da parte del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà. Un messaggio da cui si evidenzia come le promesse fatte dall'indossatore di felpe altrui si scontrano inevitabilmente con la realtà di tutti i giorni e con le problematiche che, spente le telecamere e abbandonati i luoghi battuti per sola propaganda, si riversano sui cittadini. Altro che buon governo del centrodestra.

mercoledì 18 dicembre 2019

Spente le telecamere la politica mette ancora una volta a nudo la propria incoerenza


Ad inizio ottobre eravamo tutti collegati con l'Aula di Montecitorio, una giornata che pur non mutando radicalmente le sorti del Paese divenne storica per il via libera definitivo da parte della Camera (553 Sì) alla riforma costituzionale che riduceva i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200. 
Quel disegno di legge voluto, dichiarato, promesso, uno dei punti fondamentali del programma elettorale del Movimento 5 Stelle che raccolse, stranamente e per la prima volta, una maggioranza trasversale: Pd, Leu, Italia Viva, Fdi, Fi e Lega, tutti insieme appassionatamente. 
Insomma, a obbiettivi delle telecamere puntati e microfoni dei giornalisti accesi la politica italiana dichiarò al Paese intero di voler dare una sterzata all'efficienza dei lavori parlamentari e una maggiore vicinanza nei confronti dei cittadini. Una giornata storica, come dichiararono vari esponenti dei 5 Stelle, che ebbe però una coda che sinistramente preannuncio quello a cui si è assistito in queste ultime ore. 
Allora fu il renziano Roberto Giachetti, dopo aver votato a favore, che annunciò la raccolta firme per chiedere un referendum, dichiarando apertamente: "Se è vero che il nostro sistema va riformato, è evidente che la risposta non può essere il taglio dei parlamentari"
Oggi, a distanza di due mesi da quella maggioranza bulgara, Tommaso Nannicini (Pd) e gli azzurri Andrea Cangini e Nazario Pagano, promotori e aiutati dallo stesso Giachetti nell'iniziativa, hanno orgogliosamente annunciato che le 64 firme necessarie per chiedere un referendum confermativo e bloccare la riforma sono state raccolte. 
Una manovra che agli occhi degli elettori e di chi semplicemente osserva dice che: a) in molti hanno pensato esclusivamente a salvarsi il posto in Parlamento; b) gli stessi hanno allontanato l'eventuale voto anticipato; c) a telecamere spente la politica ha nuovamente offerto il peggio di se.
Insomma, molteplici scenari che da una parte congelano l'attuale composizione delle camere e dall'altra mantengono inalterate le forze di maggioranza e opposizione, in linea con l'ormai palese volontà di un centro-destra che sponsorizza da mesi il voler andare al voto ma che all'atto pratico tende a stare il più lontano possibile dalle urne per un ormai probabile idiosincrasia, come avvenuto a metà agosto, ai pieni poteri.
Una mossa dalle mille sfaccettature ma che ancora una volta, per l'ennesima volta ha evidenziato come la politica, quella che non a caso le Sardine vorrebbero più responsabile nelle stanze istituzionali e meno propagandistica in televisione e nei social, è riuscita, questa volta a telecamere spente, a mettere a nudo la propria incoerenza.

mercoledì 11 dicembre 2019

Prescrizioni, leggi modificate, furbizia e privilegio


"Sono magistrato dal 1974, per tre anni sono stato giudice, poi da inquirente mi è capitato di occuparmi della loggia P2, dei fondi neri dell'IRI, di Tangentopoli, della corruzione di qualche magistrato. Alla fine, a parte la dovuta definizione giudiziaria delle singole posizioni, i risultati complessivi di questo lavoro quali sono stati? Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è sostanzialmente arrivati a una riabilitazione complessiva di tutti coloro che avevano commesso quei reati. Con un livello di corruzione percepita che non si è modificato. E, soprattutto, con una rinnovata diffusione del senso di impunità prima imperante. Lo strumento del processo penale è inadeguato a riaffermare la legalità, quando l'illegalità è particolarmente diffusa. Perché la giurisdizione funzioni, è necessario che esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole. In Italia invece la cultura diffusa è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio"
Gherardo Colombo 
Gianni Barbacetto - Garzanti

giovedì 5 dicembre 2019

Nessuna notizia


Italia Viva è scesa in piazza contro la legge del ministro Alfonso Bonafede. Lo ha fatto sostenendo la protesta delle Camere penali davanti alla corte dei Cassazione. E certificando quello che fino ad oggi era solo un retroscena: i renziani sono pronti a sostenere la proposta di Forza Italia. Anzi: quella del berlusconiano Enrico Costa è proprio la proposta di Italia Viva. “Noi sosteniamo la proposta Costa”, ha spiegato Maria Elena Boschi

lunedì 2 dicembre 2019

Il dibattito politico andato in scena nel giorno dell'informativa sul Mes spiega perché le piazze si sono riempite di sardine


Questa politica, (quasi) tutta, ha offerto nella giornata dell'informativa sul Mes portata dal Presidente del Consiglio in Camera e Senato il peggio di se. Accuse, tradimenti, bugie, menzogne, offese, minacce, striscioni, frasi ingiuriose hanno fatto da corollario ad un pomeriggio dove a perdere, ancora una volta, è stata la così detta rappresentanza del popolo italiano. 
Dopo quanto potuto osservare inevitabile fare nomi e cognomi: Giorgia Meloni alla Camera, Matteo Salvini al Senato, i giornali complici della narrazione che ha portato il Presidente del Consiglio a dover scendere in campo per spiegare ciò che negli ultimi diciotto mesi mesi doveva essere ben chiaro ai più. 
Consapevole del proprio operato, Giuseppe Conte ha tracciato il percorso che Parlamento, Senato e vari Consigli dei Ministri avevano discusso dal giugno dello scorso anno, un racconto senza sbavature e con tanto di allegati al testo letto alle camere che ha portato la maggioranza dei presenti a spendere parole importanti, e favorevoli, nei confronti dello stesso Presidente del Consiglio. 
Il contro è arrivato dai soliti noti. In Parlamento, con la totale assenza di preparazione ai temi in discussione, c'ha pensato Giorgia Meloni, ribadendo concetti che nell'humus del sovranismo l'hanno portata a raggiungere la doppia cifra nell'ipotetica intenzione di voto degli italiani. 
In Senato è stata invece la volta di Matteo Salvini, che al termine dell'ennesimo intervento a metà tra un comizio elettorale e uno slogan propagandistico si è anche tolto lo sfizio di rivolgere a colui che il 20 di agosto scorso lo relegò dietro la lavagna il: "si vergogni"
Il tutto senza che la Presidente Casellati, incalzata da Andrea Marcucci, prendesse alcun provvedimento. Anzi, dopo che il capogruppo dem ha fatto notare l'ingiuria rivolta al Presidente del Consiglio la seconda carica dello Stato ha minimizzato con un: "lo ha detto tra parentesi"
La bagarre in aula è terminata con l'ex ministro Centinaio prodigo nell'insultare chissà chi e il leader del Carroccio abbandonare, autobiograficamente, l'aula del Senato.
Insomma, una discussione che avrebbe dovuto svolgersi nell'interesse di un paese intero si è trasformata, con l'insorgere di accuse, menzogne, offese, minacce, e frasi ingiuriose, nell'ennesima occasione per comprendere una volta di più perché le piazze italiane si stanno riempiendo di sardine. 
Ora, o meglio da domani toccherà ai giornali e ai vari talk televisivi rinfocolare quei temi portati avanti da un modo di fare politica che ha gettato fango e menzogne sul Presidente del Consiglio. Una connivenza capace di destabilizzare i mercati, renderci poco raccomandabili come istituzioni, in nome di una presunta difesa dei confini nazionali e degli interessi degli italiani.

Aspetti oggettivi


L'informativa odierna rilasciata dal Presidente del Consiglio a Camera e Senato ha evidenziato due aspetti oggettivi: 1) è una tematica talmente tecnica che, eccetto gli addetti ai lavori, il resto del Paese, "politici" compresi, non può che non averci capito niente. Tralascio, purtroppo, il fare a gara per parlarne e discuterne su giornali e all'interno degli studi televisivi da parte dei commentatori (si badi bene: commentatori, non economisti) citati dal capo gruppo alla Camera della Lega; 2) Matteo Salvini (incommentabile per maleducazione il suo intervento al Senato) e Giorgia Meloni (incommentabile per manifesta impreparazione sul tema il suo intervento alla Camera) hanno confermato per l'ennesima volta di decontestualizzare ogni qualsivoglia discussione politica, usandola per fare propaganda e conquistare l'ennesimo punto percentuale. Il tutto sacrificando l'interesse nazionale, quello che loro vanno dicendo di difendere.
Nota a margine: fonti europee hanno dichiarato che il testo può già considerarsi soddisfacente (fonti diplomatiche francesi) e che la firma del Trattato (quella non ancora apportata) può essere posta anche la prossima primavera, lasciando ai parlamentari di ogni singolo stato la possibilità di discutere la legislazione secondaria (come ottimamente evidenziato alla Camera da Fassina).

domenica 24 novembre 2019

Beppe Grillo e i temi legati ad ambiente, lavoro, istruzione e sanità devono raccogliere la domanda delle piazze riempite dalle sardine


La calata di Beppe Grillo nella Città Eterna è giunta come un fiume in piena: acqua che ha saputo, da una parte cancellare menzogne e leggende metropolitane (come confermato dal leader politico Luigi Di Maio) e dall'altra portare all'attenzione quei temi su cui il Movimento e l'attuale esecutivo dovranno necessariamente parlare a quell'ampia fetta di paese che quel fiume lo sta attraversando vestita da sardina. 
La narrativa imposta da chi oggi detiene il così detto consenso popolare (stabilito dalle intenzioni di voto degli italiani) è stata investita, oltre che dalle piazze, dalla fantasia di chi dodici anni fa catalizzò l'attenzione di un popolo stanco del sistema Italia. 
Non un caso che il ritorno in campo di Beppe Grillo sia coinciso con la prepotente ondata delle sardine, seppur senza nessuna intenzione di mettersi il cappello delle piazze di Bologna e Modena. 
Oggi come allora il comico genovese ha espresso dinamicità, idee, spirito combattivo, assunzione di responsabilità, traendo le logiche e naturali differenze. Impossibile, per fortuna, essere quelli di allora, ha tuonato il creatore del Movimento, delittuoso non guardare il domani basando la politica su temi come ambiente, lavoro, istruzione e sanità, ha proseguito il settantunenne a fianco di un Luigi Di Maio rigenerato dalla presenza di chi ha ribadito la leadership politica del ragazzo di Avellino. 
Ora, però, sarà importante raccogliere la domanda delle piazze riempite dalle sardine, quel vuoto che ha chiamato gli stessi protagonisti a mettersi in discussione. Lo ha fatto Mattia, lo hanno fatto tutti coloro che hanno sfidato la pioggia e quella destra definita dallo stesso Grillo pericolosetta: se siamo qui, se ci stiamo guardando negli occhi è perché abbiamo compreso di esserci colpevolmente estraniati dalla discussione politica, lasciando spazio a chi ha legittimamente approfittato del nostro silenzio, della nostra pigrizia. 
Ecco perché, come ribadito da Grillo e da vari esponenti del Partito Democratico, la domanda di quelle piazze dovrà essere ascoltata, raccolta, condivisa, offrendo quelle risposte legate all'ambiente, al lavoro, all'istruzione, alla sanità. 
Una letteratura politica che possa nuovamente stimolare, attivare, riaccendere coloro che in una piovosa serata di novembre si sono decisi a voler nuovamente partecipare alla vita politica e sociale del Paese.

martedì 5 novembre 2019

Accusato e accusatore


Le azioni del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sono state giudicate totalmente appropriate e alla luce del sole dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato, responsabile per le indagini sui conflitti di interesse in Italia. 
Ma poi, se le azioni dell'accusato (Giuseppe Conte) sono state giudicate appropriate dall'Autorità garante, come può l'accusatore (Matteo Salvini) accusare se quella riunione del Cdm (decidere sull'esercizio o meno della cosiddetta Golden Power con riguardo all'operazione Retelit) la presiedeva proprio lui?

domenica 3 novembre 2019

Manovra 2020: nelle risorse per la disabilità non si tiene conto di chi assiste un minore e del sostegno scolastico

Dalle sei pagine della Legge di Bilancio sono emersi quei provvedimenti che dovranno impattare positivamente sul futuro del Paese. Tra le varie misure elencate le principali riguarderanno gli anziani, la famiglia e la disabilità. Queste ultime dovrebbero avere risorse pari a 100 milioni per il 2020, a 265 per il 2021 e a 478 per il 2022. Tre fondi distinti che si snoderanno tra la tutela per il diritto al lavoro, il trasporto delle persone e i caregiver. Due i temi che voglio portare all'attenzione dopo quanto emerso dalle specifiche dei fondi destinati: i caregiver e il sostegno. 

Tra i caregiver, riconosciuti dal comma 255 art. 1 della legge di bilancio 2018 ma ancora non normati da una legge che ne disciplini diritti e doveri, le problematiche continuano ad essere molteplici e nello specifico non sono ancora state dettagliate misure e risorse. Causa la totale inadeguatezza e/o assenza di servizi a cui fare affidamento milioni di persone (in Italia si contano 9 milioni di disabili che vengono assistiti da oltre 7 milioni di potenziali caregiver, di cui il 60% sono donne tra i 45 e 55 anni) si sono dovute dedicare a tempo pieno alle cure e all'assistenza dei propri cari. Lavoratrici e lavoratori a tutti gli effetti che nel nostro Paese sono praticamente senza diritti e vanno incontro ogni giorno a difficoltà che potrebbero essere superate se solo ci fosse una rete e un riconoscimento dell'importanza sociale della loro attività.
Il ddl 1461, legge Nocerino, un testo atteso da famiglie e associazioni e promesso da tempo, dal momento che l'Italia è l'unico Paese in Europa a non riconoscere e tutelare questa figura, si arricchisce e si aggiorna di 11 articoli dedicati a definizioni, procedure e tutele che però non può soddisfare a pieno.
Nell'articolo 4, ad esempio, si descrive la procedura per la "nomina", e tra i documenti richiesti c'è "l'atto di nomina, sottoscritto dall'assistito". Il caregiver viene nominato dunque direttamente "dall'assistito, personalmente o attraverso l’amministratore di sostegno, ovvero, nei casi di interdizione o di inabilitazione, attraverso il tutore o il curatore". Ma se l'assistito è un minore, il cui affido è assicurato per legge al genitore stesso che se ne occupa, come può essere nominato, e da chi, il caregiver?
Nell'articolo relativo alla tutela previdenziale (art. 5) "al caregiver familiare non lavoratore è riconosciuta la copertura di contributi figurativi, equiparati a quelli da lavoro domestico, a carico dello Stato, nel limite complessivo di tre anni". Un lasso di tempo insufficiente che cozza inevitabilmente con le costrizioni temporali di chi deve prendersi cura del disabile.
E se positivi sono molti dei punti articolati, vedi l'articolo 6 che elenca interventi di sollievo, di emergenza o programmati, mediante l’impiego di operatori socio-sanitari o socio-assistenziali in possesso della qualifica professionale, rimane il ragionevole dubbio che senza le risorse necessarie difficilmente si potranno concretizzare interventi e programmi. 

Per quel che invece riguarda il sostegno all'interno del percorso scolastico non si è letto alcun provvedimento e conseguenti risorse che tutelino l'alunno disabile. Una lacuna che richiama le continue richieste (inascoltate) del ministro dell'istruzione Lorenzo Fioramonti: "Negare il sostegno è una cosa gravissima. Bisogna assolutamente fare in modo che si arrivi ad individuare il problema prima che inizi il nuovo anno scolastico."
Ma la totale assenza di risorse destinate a supplire una problematica che ha visto nell'ultimo anno un ulteriore aumento di 10 mila alunni disabili fa si che viene difficile credere e sostenere che in quello prossimo andrà meglio, considerando che la stragrande maggioranza delle supplenze annuali, con scadenza 30 giugno, parliamo di oltre 50 mila contratti, vengono assegnate a precari privi del titolo d’insegnamento di didattica speciale. E quest'anno sono stati messi a concorso, dalle Università, la pochezza di 14 mila posti. Non un caso che negli otto anni fin'ora trascorsi dai miei due figli disabili nel percorso scolastico sia stata messa a disposizione una sola maestra, a un solo bambino e per un solo anno, con il titolo di sostegno. Condizione che non solo ha precluso un insegnamento mirato e professionale, ma non ha nemmeno garantito quella continuità indispensabile per consentire tanto al docente quanto e soprattutto all'alunno di programmare un lavoro a lungo termine e instaurare un rapporto che vada oltre il mero linguaggio didattico. 

Sono una delle tante mamme italiane che si dedica e si occupa a tempo pieno dei propri figli disabili, che ha dovuto improvvisamente interrompere il proprio lavoro e che vorrebbe semplicemente avere le strutture adatte, l'assistenza necessaria e quelle figure professionali che possano offrire un domani migliore. A 45 anni, con un mondo del lavoro sempre più distante, sarebbe bene che venga riconosciuta l'importanza dell'attività sociale svolta, normata finalmente da una legge che possa garantire e disciplinare diritti e doveri.

lunedì 28 ottobre 2019

Voto in Umbria: è giunto il momento di mangiare di nuovo i popcorn


Il dato emerso dal voto espresso dai cittadini umbri nel week-end appena trascorso è inequivocabile: il Paese, una buona fetta dello stivale vorrebbe essere governato dalla Lega di Matteo Salvini e dai Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. 
I numeri parlano chiaro e non serve nemmeno riproporli. 
Una vittoria abbacinante che ha lasciato il resto della politica italiana a distanza siderale, ancor più netta di quella prevista, con tanto di caffè scommessi, dal leader incontrastato di Via Bellerio. 
Inutile nascondersi, come fatto da più di un rappresentante dell'esecutivo, dietro alla narrativa del "risultato che non può incidere sul governo" o che "l'Umbria conta solo il 2% della popolazione italiana"
Il risultato delle regionali vinte con quasi il 60% dei consensi esprime la pancia degli italiani, manifesta quello che attraverso le piazze, i sondaggi e tutto ciò che ruota intorno ai social i cittadini chiedono da mesi: andare al voto. E visto che dopo un trionfo dalle proporzioni bibliche l'opposizione ripete all'unisono di liberare l'Italia, sollecita il Quirinale a domandarsi se un governo senza voti possa andare avanti, caldeggia la possibilità di tornare nelle urne vista la valenza nazionale del risultato, l'attuale esecutivo con Giuseppe Conte in testa dovrebbe prendere in seria considerazione le innumerevoli richieste fatte pervenire. 

Le nove vittorie consecutive messe in bacheca dalla Destra (il Centro-Destra è ormai un lontano ricordo) negli ultimi diciotto mesi, l'oggettiva possibilità di proseguire il cammino conquistando anche Calabria, Emilia Romagna, Campania, Marche, Toscana, Puglia, Liguria e confermare il Veneto, dovrebbero indurre i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico, di Italia Viva e di Leu a mettere la parola fine all'attuale esecutivo. 
D'altronde il voto di domenica non solo ha eletto governatrice Donatella Tesei ma ha bocciato chiaramente la manovra economica messa in piedi dagli attuali inquilini di Palazzo Chigi. 
L'Iva sterilizzata, la cancellazione definitiva delle clausole di salvaguardia, la lotta all'evasione, la riforma della giustizia, il taglio del cuneo fiscale, le detrazioni, le modifiche di imposte e la cancellazione del superticket sanitario non interessano a nessuno. 
Non interessano alla popolazione umbra, non interessano alla marea umana che si è riversata in Piazza San Giovanni e men che meno interessano a quegli elettori che fanno della coalizione Lega-FdI l'unica in grado di prendere per mano il Paese. 

E' giunto quindi il momento di metterli alla prova, di farli sedere ai posti di comando, di consegnarli la nazione. E' giunto il momento che il leader del Carroccio traduca il consenso in misure atte a far decollare il lavoro, l'istruzione, la sanità. E' giunto il momento che l'ex indossatore di felpe altrui si renda responsabile e prenda impegni, quelli che nell'ultimo anno e mezzo ha promesso da balconi, piazze e dirette Facebook a gran parte degli italiani. E' giunto il momento che comizi e apparizioni televisive si convertano in riforme, in tagli, in lotte, in detrazioni, in capacità di offrire al Paese quanto assicurato. Ma soprattutto, per Centro-Sinistra e Movimento 5 Stelle, è giunto il momento di fermarsi, sedersi e, osservando il lavoro di chi professa capacità e programmi, mangiare nuovamente i popcorn. Così, giusto per vedere dall'opposizione l'effetto che fa.