..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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lunedì 28 ottobre 2019

Voto in Umbria: è giunto il momento di mangiare di nuovo i popcorn


Il dato emerso dal voto espresso dai cittadini umbri nel week-end appena trascorso è inequivocabile: il Paese, una buona fetta dello stivale vorrebbe essere governato dalla Lega di Matteo Salvini e dai Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. 
I numeri parlano chiaro e non serve nemmeno riproporli. 
Una vittoria abbacinante che ha lasciato il resto della politica italiana a distanza siderale, ancor più netta di quella prevista, con tanto di caffè scommessi, dal leader incontrastato di Via Bellerio. 
Inutile nascondersi, come fatto da più di un rappresentante dell'esecutivo, dietro alla narrativa del "risultato che non può incidere sul governo" o che "l'Umbria conta solo il 2% della popolazione italiana"
Il risultato delle regionali vinte con quasi il 60% dei consensi esprime la pancia degli italiani, manifesta quello che attraverso le piazze, i sondaggi e tutto ciò che ruota intorno ai social i cittadini chiedono da mesi: andare al voto. E visto che dopo un trionfo dalle proporzioni bibliche l'opposizione ripete all'unisono di liberare l'Italia, sollecita il Quirinale a domandarsi se un governo senza voti possa andare avanti, caldeggia la possibilità di tornare nelle urne vista la valenza nazionale del risultato, l'attuale esecutivo con Giuseppe Conte in testa dovrebbe prendere in seria considerazione le innumerevoli richieste fatte pervenire. 

Le nove vittorie consecutive messe in bacheca dalla Destra (il Centro-Destra è ormai un lontano ricordo) negli ultimi diciotto mesi, l'oggettiva possibilità di proseguire il cammino conquistando anche Calabria, Emilia Romagna, Campania, Marche, Toscana, Puglia, Liguria e confermare il Veneto, dovrebbero indurre i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, del Partito Democratico, di Italia Viva e di Leu a mettere la parola fine all'attuale esecutivo. 
D'altronde il voto di domenica non solo ha eletto governatrice Donatella Tesei ma ha bocciato chiaramente la manovra economica messa in piedi dagli attuali inquilini di Palazzo Chigi. 
L'Iva sterilizzata, la cancellazione definitiva delle clausole di salvaguardia, la lotta all'evasione, la riforma della giustizia, il taglio del cuneo fiscale, le detrazioni, le modifiche di imposte e la cancellazione del superticket sanitario non interessano a nessuno. 
Non interessano alla popolazione umbra, non interessano alla marea umana che si è riversata in Piazza San Giovanni e men che meno interessano a quegli elettori che fanno della coalizione Lega-FdI l'unica in grado di prendere per mano il Paese. 

E' giunto quindi il momento di metterli alla prova, di farli sedere ai posti di comando, di consegnarli la nazione. E' giunto il momento che il leader del Carroccio traduca il consenso in misure atte a far decollare il lavoro, l'istruzione, la sanità. E' giunto il momento che l'ex indossatore di felpe altrui si renda responsabile e prenda impegni, quelli che nell'ultimo anno e mezzo ha promesso da balconi, piazze e dirette Facebook a gran parte degli italiani. E' giunto il momento che comizi e apparizioni televisive si convertano in riforme, in tagli, in lotte, in detrazioni, in capacità di offrire al Paese quanto assicurato. Ma soprattutto, per Centro-Sinistra e Movimento 5 Stelle, è giunto il momento di fermarsi, sedersi e, osservando il lavoro di chi professa capacità e programmi, mangiare nuovamente i popcorn. Così, giusto per vedere dall'opposizione l'effetto che fa.

martedì 10 settembre 2019

L'hanno presa bene


Dalle spiagge alle piazze, dall'Aula del Parlamento a quella del Senato. La maleducazione istituzionale e l'imbarbarimento sociale hanno dominato in lungo e in largo la due giorni che ha accompagnato, all'interno di Montecitorio e Palazzo Madama, la fiducia del governo Conte. Non sono dunque bastate le richieste mosse nella giornata di ieri dal Presidente del Consiglio e in quella odierna dalla senatrice a vita Liliana Segre per placare l'ira e la mancanza di ruoli governativi della fazione che fino a un mese fa era accasata in sette sedi ministeriali e, grazie al proprio leader, dominava la scena politica nazionale. La manifestazione legittima di Piazza Montecitorio, gli attacchi dei capogruppo Molinari e Romeo, la maglietta della Borgonzoni e i cori da stadio che hanno più e più volte interrotto gli interventi degli esponenti di maggioranza e dello stesso Premier la cifra, la misura, lo stile di come, sportivamente e senza rancore alcuno, l'indossatore di felpe altrui e i suoi adepti abbiano accolto la nascita del governo Conte.

giovedì 29 agosto 2019

Offese quirinalizie


Bene non l'ha presa, e di questo a prescindere dalla crisi l'avevamo compreso al termine del primo giro di consultazioni. L'aver visto usare il luogo istituzionale per definizione per scopi prettamente personali e propagandistici è stata, agli occhi di Mattarella in primis, l'unica vera e reale ferita ad una democrazia che negli ultimi sedici mesi ha subito l'imbarbarimento da parte dei molti protagonisti (se non tutti) dell'attuale politica italiana. 
Nella giornata di ieri, nel secondo e conclusivo giro di consultazioni, due degli attori protagonisti di una pellicola surreale e grottesca hanno perseverato sulla linea intrapresa la settimana scorsa calpestando la storia, la democrazia, la Costituzione. 
Da una parte la leader di Fratelli d'Italia ha invocato la chiamata delle piazze nel giorno dell'eventuale giuramento di un governo a trazione Partito Democratico e Movimento 5 Stelle, un insulto istituzionale che ha creato una querelle con uno dei giornalisti presenti nella sala delle conferenze e l'imbarazzo, a partire da Giovanni Grasso, di tutti i presenti. Dall'altra le dichiarazioni propagandistiche in pieno stile comizio elettorale da parte del numero uno del Carroccio, reo di aver messo in discussione dal podio del Quirinale le scelte e le decisioni dello stesso Capo dello Stato, parlando esplicitamente di manovre oscure e ferite alla democrazia e inoltrandosi in slogan dal tenore becero che ha purtroppo accompagnato la recente storia della politica italiana: "spettacolo indecoroso", "patto delle poltrone", "giochi di palazzo". 
Ennesime offese quirinalizie, istituzionali e democratiche di cui avremmo decisamente e nuovamente voluto fare a meno.

martedì 27 agosto 2019

Ci siamo persi qualcosa?

A poche ore dalla probabile nascita del nuovo esecutivo prosegue (quasi) indisturbata la narrazione da parte di tutto il centro-destra unito (???) sull'ennesimo ribaltone made in italy. Dalle scatolette di tonno di Giorgia Meloni, alle paure comuniste di Silvio Berlusconi fino alle ultime dichiarazioni di Matteo Salvini dalle stanze del Senato, la parola d'ordine che il centro-destra continua a ripetere senza esclusione di colpi è sempre la stessa: ribaltone. Escludendo per manifesta inferiorità la leader di Fratelli d'Italia e mettendo sulla panchina (di un giardino di una casa di cura) colui che non meno di un anno fa diede il suo benestare alla nascita del governo giallo-verde (li i comunisti non c'erano?), rimane la conferenza stampa andata in onda nella serata di ieri convocata dal ministro della propaganda. Parole testuali: "Sta nascendo un governo per un gioco di palazzo."
Ma ci siamo persi qualcosa?