La riforma della Giustizia che avrebbe accorciato i tempi dei processi e imposto una stretta anche alla durata delle indagini preliminari è finita nel cestino e difficilmente, con l'elezione di un nuovo governo, verrà confermata la riforma della prescrizione e salvaguardate la separazione delle carriere e il bavaglio alle intercettazioni. La Commissione d’inchiesta sui crac bancari non è nemmeno mai nata. Il Dl impresa con le norme a tutela dei rider e quelle per garantire l’occupazione negli stabilimenti dell’ex Ilva di Taranto, l’ex Alcoa in Sardegna, la Blutec di Termini Imerese e la Whirpool in Campania rischia di finire su un binario morto.
La lista dei provvedimenti bloccati prosegue con lo stop al salario minimo e al taglio dei 345 parlamentari (che ora i Cinquestelle chiedono di approvare in extremis), il blocco alla procedura di revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia e alla nuova legge a favore della polizia locale.
A riassumere. In 14 mesi il Cazzaro Verde, quello che a gran voce sostiene che i 5 Stelle abbiano coi loro "no" bloccato l'Italia, ha: 1) messo in piedi due decreti (uno e la brutta copia dell'altro) che nulla mutano sul mera tematica giudiziaria (nel Sicurezza e Sicurezza Bis rimane l'obbligo di salvataggio e nel Legittima Difesa rimane la proporzione fra l’aggressione e la difesa, stabilita da un giudice che mette su una bilancia i pro e i contro); 2) bloccato, con la sfiducia a Conte e staccando la spina all'esecutivo, molte delle misure cruciali e attese da anni da un Paese intero. Per i possessori di neuroni sani le considerazioni possono essere tratte.
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domenica 11 agosto 2019
giovedì 8 agosto 2019
Sentenza motivata
Il 9 di settembre, fra meno di un mese, il Parlamento avrebbe dovuto discutere e votare (per la quarta ed ultima volta) la riforma del taglio dei parlamentari, portando a 230 deputati e 115 senatori il numero delle poltrone all'interno degli emicicli.
Entro gennaio 2020 il dicastero facente capo ad Alfonso Bonafede avrebbe dovuto trasformare in legge la riforma del processo penale per far diventare applicativo l'annullamento della prescrizione (approvata nella legge Spazzacorrotti) dopo il primo grado di giudizio, oltre, per contratto di governo, non far entrare nel decreto legislativo la separazione delle carriere, l’abuso d’ufficio e il danno erariale.
A molti, troppi questo non stava bene, e per questo, con la scusa della votazione sul TAV, si è motivata la sentenza della caduta del Governo.
mercoledì 7 agosto 2019
Il teatrino dell’assurdo
Tutto è finito ad ammuina, a sceneggiata, come purtroppo stava nelle premesse. Tutto però ha chiarito a caratteri cubitali l'essenza e l'essere dei partiti e dei loro rappresentanti. Random. Il Partito Democratico, quello che da domani non potrà più raccontare a nessuno di allarmi democratici, di vesti stracciate, di militanze antifasciste, di proclami contro il nuovo Duce, di mobilitazioni estive, di manifestazioni autunnali, di svolte ambientaliste e altre amenità per non possessori di neuroni sani ha votato a favore tutte le mozioni si Tav, compresa naturalmente la sua, e peggio ancora non è uscito dall'aula del Senato quando è entrata in votazione la mozione dei 5Stelle, dichiarando all'Italia intera di essere il principale fan della Lega, del "nemico" Salvini (quello a cui gli stessi hanno presentato in Parlamento la mozione di sfiducia), salvando gli affaristi del Tav, evitando le elezioni e proteggendo le poltrone. Unica voce fuori dal coro quella di Tommaso Cerno: "Al Pd dico, ripensateci finché siete in tempo, state facendo un errore madornale".
La Lega, non presentando mozioni ma votando a favore delle quattro presentate a favore del Tav e soprattutto votando contro quella dei 5Stelle, ha violato platealmente il Contratto di governo, che impegna a ridiscutere integralmente il Tav e rende nullo il patto di governo se uno dei due contraenti vota contro l’altro su un tema previsto dal testo. Fi e Fdi hanno votato a vicenda i rispettivi testi, in una tarda mattinata dove il teatrino dell'assurdo ha una volta per tutte raccontato la verità: Partito degli Affari comanda e picciotti rispondono.
mercoledì 31 luglio 2019
Acqua fresca
Oggi, in mancanza di altro, se l'è presa con il Ministro della Giustizia Bonafede. Ha messo in discussione (chiamandola acqua fresca) una riforma (di cui non ha alcuna competenza) che non tocca (per contratto) la separazione delle carriere (voluta dalla Bongiorno e dalla stessa Lega) e che invece mette al centro la prescrizione e il dimezzamento dei tempi dei processi. Ad affiancarlo i soliti noti, a partire da, guarda un po' il caso, Berlusconi.
L'autobiografia di questo personaggio prosegue senza sosta.
giovedì 18 luglio 2019
Maledetto il giorno
Oggi che i 5 Stelle chiedono giustamente la presenza in Aula a riferire da parte del ministro della propaganda, quest'ultimo, lasciando perdere la "mancanza di rispetto" (autobiografica), minaccia, nascondendosi dietro autonomia, giustizia e manovra (tre voci alle quali tra l'altro stanno lavorando solo i pentastellati), la caduta del governo.
Maledetto il giorno che non hanno autorizzato a procedere sul caso Diciotti.
lunedì 3 giugno 2019
E quanno ce vò, ce vò!!!
Lo ha detto usando metafore, sinonimi, prostrandosi anche e verso il contrario. Il senso, però, a scanso di equivoci, dovrebbe essere arrivato a tutti quanti: Ora tutti muti e lavorare, senza più rompere i coglioni!
martedì 28 maggio 2019
L'identità del carro
Con numeri e dati alla mano dopo la maratona delle Europee 2019 emerge chiaro e limpido che il "partito" che ha incamerato il massimo delle preferenze è stato quello dei rimasti a casa, che in maniera plebiscitaria (quasi un italiano su due) ha preferito trascorrere l'ultima domenica di maggio accanto ad un caminetto. E come l'inusuale meteo che sta accompagnando questa primavera 2019, il popolo dello stivale, a differenza delle percentuali di affluenza registrate nella stragrande maggioranza dei paesi del Vecchio Continente, ha risposto negativamente alle richieste di voto. Ma da queste Europee è uscito un dato ancor più preoccupante.
Nelle prime analisi post-voto la debacle epocale patita dai 5 Stelle è stata accostata ad una mancanza di identità da parte del partito nato nelle piazze all'urlo Vaffanculo. In pratica è stato imputato a Di Maio e compagnia di essersi snaturati, minando nei dodici mesi di governo quelle basi su cui Grillo e Casaleggio avevano costruito il Movimento del cambiamento.
Qualche passo indietro, Europee 2014. Il Partito Democratico di Matteo Renzi tocca quota 40% (57% di affluenza). Un risultato altisonante che nel post Governo Letta e dopo le dimissioni di Pier Luigi Bersani dalla Segreteria del partito, sembrava aver finalmente dato rilancio all'intera area di sinistra. Un rilancio che nel giro di poco si scontra con i numeri delle Amministrative 2016 (Roma, Napoli e Torino vengono clamorosamente perse), con il Referendum dello stesso anno (flop totale) e successivamente con le Politiche di un anno fa, con il minimo storico mai conseguito dal partito fondato nell'ottobre del 2007. Anche in questo caso le analisi post-Politiche 2018 hanno voluto evidenziare la mancanza di identità, l'aver tralasciato i valori della sinistra, l'aver messo in secondo piano i reali problemi della classe povera dello stivale.
Ancora un passo indietro, per poi capire cos'è successo oggi. Alle europee del 2014 il partito di Forza Italia porta a casa 4 milioni e mezzo di voti, strappando 13 seggi, in forte controtendenza con i 29 conquistati cinque anni prima. Alle politiche dello scorso anno il risultato delle elezioni vede FI ottenere il 14% alla Camera e il 14,4% al Senato, risultati che hanno fatto da preludio al clamoroso 8% realizzato in queste ultime europee 2019. Ora, l'identità dei forzisti da sempre genuflessi al potere di B. è improvvisamente mutata, contestando al cavaliere la stagnazione politica.
In pratica negli ultimi 6 anni politici del Paese si è passati da un'identità liberale a una progressista, da quella rivoluzionaria fino a quella sovranista di ieri l'altro. Un continuo e inarrestabile via vai di voti che ha incensato, a seconda del periodo storico, questo o quell'altro leader politico. Una liquidità che non ha fatto altro, nel corso dell'ultimo lustro, di bloccare sotto tutti gli aspetti un intero Paese, coadiuvata e indirizzata da una stampa (nella sua quasi totalità) di regime e da un elettorato (da destra a sinistra) impegnato nello sport preferito dell'intera penisola: la salita (identitaria) sul carro dei vincitori.
sabato 25 maggio 2019
Silenzio, parola agli italiani
E' giunta al suo termine la campagna elettorale per le Europee 2019. Da adesso il silenzio, Caronte che ci traghetterà alle urne nella giornata di domenica. Il dato principe che più di altri ci offrirà la reale visione d'insieme del Paese sarà l'affluenza, termometro che misurerà la fiducia, l'interesse e la speranza che il popolo della penisola riverserà nei confronti delle Istituzioni, a prescindere da maggioranze e opposizioni.
L'argomento non lo ha trattato praticamente nessuno dei protagonisti, eccezion fatta per i 5 Stelle, che a nome di Luigi Di Maio hanno invitato l'elettorato (il loro naturalmente) a recarsi alle urne, consapevole che una bassa affluenza sarebbe negativa sia per lo "stivale" che per il proprio Movimento.
Da questa estenuante campagna elettorale, un po' come il mercato calcistico di agosto, ne è uscito trionfante proprio il trentaduenne da Avellino, che con moderazione e qualche contropiede ben organizzato ha sbaragliato non solo gli avversari ma messo d'accordo garantisti, ambientalisti, progressisti, carta stampata e pure qualche liberale. Fondamentale, a prescindere dalla percentuale che si iscriverà nella casella dei grillini, sarà mantenere quanto dichiarato per non perdere un campionato, sulla carta, già vinto.
Gli altri, chi più chi meno e accompagnati dalle vicende di giustizia dell'ultimo periodo, hanno perso clamorosamente, a prescindere dai numeri che raccoglieranno.
Il centro-destra tra le visioni comuniste (ancora?) del caimano, le zucchine di mare di chi da buona maestra di geografia ha ripetuto a più riprese che la capitale d'Italia è Roma (ma che davero davero!?) e il difensore dell'illegalità istituzionale interna al proprio partito hanno giocato a "Ciapa no", facendo il pieno di punti (al contrario) e il vuoto di contenuti; la Lega, oltre ad aver messo Felpapig capolista in tutte le cinque circoscrizioni non ha presentato uno straccio di programma. Autobiografico.
A "sinistra", sinistramente, i mostri del passato hanno proseguito l'opera di cannibalismo che ha ridotto quello che un tempo era il faro della maggioranza degli italiani in qualcosa di non più comprensibile. Le ulteriori vicende giudiziarie, trattate dai vertici come una partita di Monopoli senza la casella della prigione, hanno fatto il resto, riproponendo pari pari quella impossibilità di comunicare al Paese una reale voglia di cambiare. A peggiorare le cose nell'area il dislocamento di gruppi e gruppetti che in barba al 4% di sbarramento hanno corso per il nulla cosmico.
Ora toccherà a noi, sperando di essere in tanti e con la consapevolezza che questa volta non ci si dovrà accontentare del meno peggio.
giovedì 23 maggio 2019
Decreto inclusione scolastica
Da padre di due bambini disabili (10 anni entrambi) affetti da autismo ho attraversato, insieme alla mia compagna, una vera e propria odissea scolastica.
Alcune riflessioni:
a) L'assegnazione delle ore di sostegno spettanti a un alunno disabile all'interno del Pei e firmato dal GLO lo approvo in toto, la migliore garanzia per le famiglie;
b) Sul profilo di funzionamento, invece, mi trovo in parte in disaccordo. Logico valutare l'ambiente disagiato o favorevole, irresponsabile la valutazione della condizione di disabilità. Una disabilità grave (come sono i miei figli) è grave e basta, a prescindere dall'ambiente, e per una disabilità grave non devono essere assolutamente messe in discussione le ore di sostegno, che devono essere massimali per il corretto percorso all'interno dell'istituto;
c) Sulla continuità didattica, vera spina che colpisce alunni e famiglie, il rimando alla stagione 2020/2021 è qualcosa di inaccettabile.
A pochi giorni dalla conclusione dell'anno scolastico 2018/2019 mi sono premurato di far protocollare presso l'istituto la richiesta di continuità da parte della mia famiglia e della neuropsichiatra di riferimento. Un passaggio fondamentale che porterò fino alla Presidenza della Repubblica nel caso non ci fossero confermate le due maestre attuali, capaci in 9 mesi di fare recuperare ai bambini 3 anni di elementari e di includerli, finalmente, all'interno del percorso socio-didattico. La continuità deve essere messa al centro di qualsivoglia riforma.
Do per certo che le critiche al provvedimento saranno prese in esame da chi, finalmente, ha messo al centro le difficoltà che attraversano pazienti/alunni e famiglie.
Continuate così!!
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martedì 14 maggio 2019
Le loro idee (oggi e finalmente) camminano sulle nostre gambe
Voto di scambio politico mafioso è legge. Come era già accaduto per il voto alla Camera, il 7 marzo scorso, Pd e Forza Italia hanno votato contro. Ma è diventata legge dello Stato, con il via libera dall’Aula del Senato. Il provvedimento ha ottenuto 157 sì, 81 no e 2 astenuti ed è approvato in via definitiva.
lunedì 6 maggio 2019
Cose di sinistra (a 5 Stelle)
“Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata..”
Enrico Berlinguer
giovedì 2 maggio 2019
Trasparenze
Mi sono sbagliato, l'ammetto. E a dirla tutta ammettere di essersi sbagliati è qualcosa che purifica, disinfetta, depura, disinquina, spurga, purga, rende liberi. Il comportamento ultimo, e non ultimo, della parte di minoranza del Governo ha definitivamente evidenziato come in questo miserabile Paese si possa usare la morale, l'etica, quella politica, come le luci dell'albero di Natale. Ad intermittenza e a seconda delle proprie convenienze.
Lo ha fatto il Ministro dell'Interno, dopo che il Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è stato indagato per corruzione dalla Procura di Roma nell'ambito di un’inchiesta antimafia nata a Palermo.
Lo ha fatto lo stesso Sottosegretario, provando meschinamente ad anticipare la conferenza stampa del Presidente del Consiglio dichiarandosi innocente e cercando di prendere tempo: "Mi dimetto entro 15 giorni se dai Pm non ci saranno novità".
Per morale ed etica politica per fortuna ci ha pensato Giuseppe Conte, che nella conferenza stampa indetta nel tardo pomeriggio ha evidenziato l'inutilità di rinvii e attese, confermando la revoca del leghista al prossimo Consiglio dei Ministri: "Il sottosegretario Armando Siri si dimetta. Non dico che è colpevole, ma ha proposto una legge per interessi di parte".
Un finale annunciato che come chiarito dal Presidente del Consiglio vuole mettere al centro la fiducia e la trasparenza del Governo nei confronti del popolo italiano, quest'ultimo affamato da troppi anni di una rappresentanza che possa concretamente fare solo ed esclusivamente gli interessi dei cittadini.
mercoledì 24 aprile 2019
Radici da estirpare
Come non detto. Tutti quei buoni propositi scaturiti negli ultimi dieci mesi si sono dissolti al primo: adesso stai esagerando.
Il fastidio provato dal TAV in poi ha fatto il paio con il definitivo stop alla scalata elettorale, condizioni che hanno partorito una dopo l'altra scelte che hanno fatto dire basta a chi fino ad oggi ha usato il proprio ruolo per l'esclusivo scopo di provarci, lavorando.
Difesa, Trasporti, Famiglia financo l'Amministrazione di Roma, tutti nel calderone mediatico di chi è rimasto legato ai "porti chiusi" e alla "pacchia è finita", senza evolvere. Anzi. Rimanendo fortemente appiccicato a quella cultura, politica, di difendere, a prescindere dall'esito penale, una figura che potrebbe far pensare ad altre che certe "trattative" possano ancora esistere, germinare, mettere radici. "La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità". Paolo Borsellino.
lunedì 25 marzo 2019
"Fallimento" M5S
Elezioni Regionali Basilicata 2019:
Movimento 5 Stelle: 20,53% (+11.56% rispetto al 2013, oltre il 30% nella sola Matera)
Lega: 18,82% (+18,62%)
Forza Italia: 8,89% (-10,0%)
Avanti Basilicata: 8,64%
Partito Democratico: 7.8% (-17,9%)
Fratelli d'Italia: 5,92% (+3,5%)
martedì 19 febbraio 2019
Tradimenti politici
Premesso che personalmente sarei andato a processo (con l'enorme possibilità di uscirne "pulito" creando un precedente legislativo). Premesso che questa immunità nulla ha a che vedere con quelle che l'hanno preceduta in questi anni. Premesso che mai mi sarei sognato di offrire un voto (rousseau) per una materia di tale portata.
L'incazzatura da tutta questa storia me la fa venire Pinocchio-Salvini, e non certo Giggino. Se fosse stata persona seria, onesta e soprattutto rispettosa dell'alleanza di Governo, il numero uno del Carroccio avrebbe dovuto mantenere intonsa la prima dichiarazione fatta ("mi processino pure"), senza mettere (come accaduto e come da oggi faranno tutti) il Movimento in una situazione (fondamenta del M5S) imbarazzante.
domenica 17 febbraio 2019
Paradossi di voto
Conte, Di Maio e Toninelli hanno certificato la disponibilità a farsi processare insieme a Salvini sul caso Diciotti; affidando ai giudici il compito di stabilire se quel comportamento fosse lecito o illecito. Di più: sollecitano il Tribunale a disporre un giudizio immediato, per sapere subito se certe cose sono reato o no.
Votare il "no" a procedere, oltre a perdere le ragioni profonde del loro esistere, rischierebbe paradossalmente di portare a processo tutti tranne Salvini.
sabato 2 febbraio 2019
Autodenuncia e vaffanculo
Dal TAV alle trivelle passando per quello che è diventato un caso spinoso e senza precedenti, il numero uno del Viminale si è messo a tirare prepotentemente la corda. Non solo. Ad agosto, quando il tribunale di Catania mosse i primi passi, il "Capitano" si disse pronto a farsi giudicare, mostrando sfacciataggine e sprezzo del pericolo, salvo, dalla lettera scritta al Corriere insieme a Giulia Bongiorno, tornare sui propri passi mostrando codardia e reticenza nei confronti delle Toghe Rosse in pieno stile berlusconiano e mettendo nelle mani dei 5 Stelle la patata più bollente del secolo in corso.
Per coerenza, storia, ideologia e rispetto verso l'elettorato stellato l’unica strada è votare sì, come in questi casi (solo) i 5 Stelle hanno meritoriamente sempre fatto, autodenunciandosi e ripercorrendo la genesi del vaffanculo a tutti.
Penali
[...] Le penali, poi, non ci sono. Finora abbiamo speso per attività preparatorie 1,8 miliardi, in parte finanziati dall’Unione europea, che può chiedere, è vero, la restituzione dei soldi concessi per opere non fatte. Ma quei finanziamenti sono stati dati per opere parziali che sono state tutte completate: l’Ue non può dunque chiederci nulla. Nulla può pretendere neppure la Francia, con la quale l’Italia non ha mai firmato accordi che prevedano penali. Qualche penale potrebbero pretenderla le aziende che hanno iniziato i lavori non ancora finiti. Potrebbe essere una cifra non superiore ai 100 milioni, facilmente transabili e azzerabili in cambio di incarichi per mettere in sicurezza i lavori finora realizzati [...]
da Il Fatto Quotidiano | di Gianni Barbacetto
venerdì 1 febbraio 2019
Propaganda elettorale
Premettendo che noi comuni cittadini non abbiamo le competenze per valutare se l'opera sia da fare o meno e se i costi e i benefici siano in linea con il proseguimento o meno (lasciamo perdere un'eventuale referendum su di una tematica tecnica come questa).
La domanda che sorge spontanea, giusto per avere un quadro veritiero, è: chi dice la verità tra coloro che sostengono che non è stato scavato un solo centimetro dell'opera e chi invece, come il Ministro dell'Interno (di cui non si capisce la presenza in loco), afferma che sono stati scavati 25 chilometri?
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