..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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martedì 12 maggio 2020

Potevate istruirvi


Abbiamo letto e sentito di tutto, a proposito e nei riguardi di quella ragazza, di quella donna di 24 anni che ancora testardamente crede nell'umanità, nell'idea che valga la pena, contro ogni evidenza, lottare per quello in cui si crede. 
Apostrofata, derisa, tacciata: per il suo essersi venduta come una puttana ad altra cultura, ad altra religione; per il suo sorriso che secondo alcuni ha voluto sfidare il perbenismo di quelli posizionati dalla parte giusta della storia; per il suo indossare un abito che ha prodotto conati di vomito a quell'occidente sempre in cerca e in caccia di un nemico da combattere. 
Per il suo non essersi minimamente scusata per "quanto ci è costata". 
E non in termini di dolore, di ansia, di speranza. Venalmente. 
Perché il costo di una vita umana, pagato per ragioni umanitarie che non confliggono con gli interessi nazionali, è stato vergognosamente delirato sui social dai conigli da tastiera, fomentati da un'informazione e da una politica di destra tornata prepotentemente ai fasti di un tempo, quando le bastonate e le leggi cancellarono la democrazia. Quando l'ignoranza ebbe la meglio sulla bellezza. 
Ecco, se oggi siete arrivati a pensare, a dire che con quei soldi del riscatto si sarebbero potute fare tante cose, rinfacciandoli a chi è stata riportata alla libertà, viene altresì spontaneo dirvi che si, con quei soldi avreste potuto istruirvi, evitando a tutti noi di vergognarci per voi.

lunedì 11 maggio 2020

La libertà


Possiamo girarci intorno quanto vogliamo. La verità è che quello che non le perdonano, e non le perdoneranno MAI, è di essere una donna e una persona libera. 
Non le perdonano di essere partita, due anni fa, per andare ad aiutare bambini che muoiono ancora per una banale diarrea, invece di sfogare le sue “smanie di altruismo” alla Caritas sotto casa. Non le perdonano di avere 24 anni e credere ancora testardamente nell’umanità, nell’idea che valga la pena, contro ogni evidenza, lottare per quello in cui credi. 
Non le perdonano quel sorriso grande così all’aeroporto sbattuto in faccia alla miseria degli odiatori, perché, nella loro idea, dovrebbe essere provata, contrita, quasi scusarsi per “quello che c’è costata”. 
Non le perdonano di stare bene, di non pesare 30 chili, di non avere il volto scavato o tumefatto per le botte prese, perché una donna rapita deve almeno portare addosso i segni del martirio, altrimenti significa che è tutta una “messinscena”. 
Non le perdonano, infine, di essere scesa dall’aereo con la veste islamica, semplicemente perché non corrispondeva alla favoletta dell’italiana ingenua e avventata rapita dai “tagliagole islamici” sopravvissuta grazie alla propria fede. E così hanno deciso per lei che le hanno fatto il lavaggio del cervello, che è vittima della “sindrome di Stoccolma”, che, poverina, è sotto choc, non sa quel che fa, dice o prega. 
In fondo, se ci pensate, i campioni della “libertà” e della “superiorità” della nostra cultura e della nostra “razza” (quasi sempre maschi, bianchi e ultracattolici) non hanno fatto con Silvia nulla di diverso di quello che, ogni singolo giorno, applicano a ogni singola donna di ogni singola età: decidere per lei cosa deve pensare, come vestire, dove poter andare, che lavoro può o non può fare, che tipo d’uomo sposare, persino quale dio pregare. 
E, invece, all’improvviso, arriva questa ragazza milanese di 24 anni e, in un colpo solo, col sorriso più bello mai visto, rovescia secoli di perbenismo, pensiero unico e patriarcato tossico con la sua plateale, sfacciata ambiguità scaraventata contro le loro certezze assolute. 
Non c’è traccia di verità assoluta in Silvia. Non c’è il giusto o lo sbagliato, i buoni e i cattivi. C’è solo una ragazza di 24 anni che è sopravvissuta a una prova estrema con una forza e una tenacia che pochi di noi avrebbero anche solo sognato di possedere, e che se ne strafrega di quello che voi aspettiate che faccia o che dica. E ve lo urla con il gesto più empio e irriverente di tutti in questo Paese ipocrita e bigotto: indossare una lunga Jilbab che le copre quasi per intero il corpo. E, per farvelo capire ancora meglio, per un attimo si toglie pure la mascherina e se la ride allegranente dei vostri giudizi e dei vostri pregiudizi, dei vostri insulti e delle vostre etichette. 
Che ne sia o meno consapevole, non c’è gesto più autenticamente, orgogliosamente e profondamente laico e femminista di quello che ha appena compiuto Silvia Romano nei confronti di un’intera società di cui tutti quanti noi - volenti o nolenti - siamo permeati. 
Uno schiaffo in faccia che sveglia, fa male e brucia. Ne avevamo un disperato bisogno. Bentornata Silvia, piccola grande donna libera. Vai ovunque la vita ti porterà, ma non smarrire mai, per nessuna ragione al mondo, questa libertà.

di Lorenzo Tosa

mercoledì 11 dicembre 2019

Prescrizioni, leggi modificate, furbizia e privilegio


"Sono magistrato dal 1974, per tre anni sono stato giudice, poi da inquirente mi è capitato di occuparmi della loggia P2, dei fondi neri dell'IRI, di Tangentopoli, della corruzione di qualche magistrato. Alla fine, a parte la dovuta definizione giudiziaria delle singole posizioni, i risultati complessivi di questo lavoro quali sono stati? Tra prescrizioni, leggi modificate o abrogate, si è sostanzialmente arrivati a una riabilitazione complessiva di tutti coloro che avevano commesso quei reati. Con un livello di corruzione percepita che non si è modificato. E, soprattutto, con una rinnovata diffusione del senso di impunità prima imperante. Lo strumento del processo penale è inadeguato a riaffermare la legalità, quando l'illegalità è particolarmente diffusa. Perché la giurisdizione funzioni, è necessario che esista una condivisa cultura generale di rispetto delle regole. In Italia invece la cultura diffusa è basata soprattutto su due categorie: furbizia e privilegio"
Gherardo Colombo 
Gianni Barbacetto - Garzanti

lunedì 4 novembre 2019

Tre piste, una condanna - parte prima


Pioveva, quella mattina, a Brescia. In città si respirava il disagio dei giorni sbagliati. O forse soltanto la tensione delle grandi occasioni. 28 maggio 1974, martedì: Gianpaolo Zorzi, studente all'ultimo anno di Giurisprudenza, era a casa. D'improvviso sente, come tutti quel giorno a Brescia, il boato. Alle 10:12 il rumore di un'esplosione potente lacera un cielo grigio che sembra d'autunno. Gianpaolo esce di casa e si precipita verso Piazza della Loggia, dov'era indetto il comizio antifascista. Per strada incontra un amico, faccia stravolta: viene dalla piazza, ha assistito allo scoppio, ha visto con i suoi occhi la scena orribile dei feriti che gridano e dei morti che non si lamentano più. E' una bomba. 

Molti anni dopo, Gianpaolo Zorzi, diventato giudice istruttore presso il Tribunale di Brescia, si è trovato a dover indagare su quella strage che ha sfiorato la sua vita. Quella di Brescia è l'unica strage di cui esiste un documento sonoro: la registrazione del comizio, interrotto dal boato, a cui seguono le urla, lo smarrimento, la disperazione. Una diretta dell'orrore. Ma le tracce che sarebbero potute servire alle indagini, quelle sono state cancellate. "C'è stata una dispersione sciagurata dei reperti dell'esplosione", constata Zorzi. E' il primo buco nero delle indagini: subito dopo la conflagrazione, i vigili del fuoco sono stati chiamati dal funzionario della polizia Aniello Diamare a lavare la piazza con i getti ad alta pressione. Perché? 

La prima inchiesta, avviata subito dopo l'attentato, è condotta dal giudice istruttore Domenico Vino, affiancato dal pubblico ministero Francesco Trovato. E la prima pista battuta è quella milanese. L'attenzione del magistrato si concentra sui sanbabilini. Soprattutto Cesare Ferri. Che entra nelle indagini quasi per caso. Il 31 maggio 1974 Ferri è fermato a Milano insieme a due esponenti di Avanguardia nazionale: Alfredo Gorla e Claudio Cipelletti. I tre sono portati a Brescia. Ma tutti hanno un alibi. Ferri, per esempio, la mattina della strage era all'università Cattolica di Milano. Lo hanno visto in tanti: il professor Paolini, la biondina Daniela Rapetti seduta sui gradoni dello scalone dell'Università, Alessandro Stepanof, studente-lavoratore. 

La pista Ferri cade nel nulla. Anche perché all'inizio del 1975 il capitano Delfino porta ai giudici il bandolo di un'altra matassa da dipanare. E' una pista bresciana, questa volta. Indiziato numero uno: Ermanno Buzzi. Anche Buzzi entra nell'inchiesta quasi per caso. La prima sentenza arriva nel luglio 1979. Buzzi è condannato all'ergastolo come esecutore della strage. Dieci anni di reclusione, come complice, ad Angiolino Papa (figlio di quel Luigi che testimonierà sulla colpevolezza di Buzzi). 

L'anno dopo, mentre si attende il processo di appello, due strane lettere arrivano a Brescia. La prima, siglata A.F., è indirizzata al giudice di sorveglianza del carcere. La seconda, firmata Angelo Falsaci, è spedita a Ermanno Buzzi. Che cosa scrive il misterioso estensore delle due lettere? In sintesi: io so la verità, la strage è opera dei sanbabilini (il riferimento è a Ferri, Bernardelli e De Amici?), dunque Buzzi stia tranquillo, perché è innocente. Una rapida indagine arriva a stabilire che l'autore delle due lettere era proprio lui, Buzzi in persona. Perché aveva cominciato a mandare strani segnali? Aveva deciso di parlare, per togliersi dai guai in appello? Non lo sapremo mai. Perché Buzzi, proprio alla vigilia del processo di secondo grado che si doveva tenere a Brescia, viene trasferito dal carcere di Brescia al supercarcere di Novara. "Parto per la fatal Novara", mormora prima di lasciare la sua cella. 

Non passano 48 ore dal suo arrivo nella nuova destinazione, che Buzzi, la prima volta che esce per l'ora d'aria, viene prelevato da due killer neri, Pierluigi Concutelli e Mario Tuti, ospiti dello stesso carcere. Lo strangolano con i lacci delle scarpe, in un angolo del cortile, mentre i detenuti presenti (tra questi Nico Azzi e molti altri neri) continuano a giocare a ping-pong. E' il 13 aprile 1981. La sentenza di appello, nel marzo del 1982, assolve tutti. Un'altra strage senza colpevoli, scrivono i giornali. La Corte di Cassazione però, nel novembre 1983, annulla l'appello per alcuni degli imputati, tra cui Angiolino Papa, Marco De Amici, Nando Ferrari. Nei loro confronti il processo di secondo grado viene celebrato di nuovo nel 1985, a Venezia: è per tutti assoluzione per insufficienza di prove. 

Il 21 marzo 1984, a sorpresa, comincia il secondo atto di questa storia infinita... 

da "Piazza Fontana, il primo atto dell'ultima guerra italiana" - Gianni Barbaceto, Garzanti

domenica 7 aprile 2013

sabato 31 marzo 2012

NOBEL PER LA PACE / 155

U.S. moving minesweepers to waters near Iran. Four Navy minesweepers will be on their way to the Persian Gulf within weeks as part of an effort to boost American military capability in the region amid rising tensions with Iran, a Navy official says.

venerdì 23 marzo 2012

NOBEL PER LA PACE / 153

Oggi Obama ne ha fatte due, su sicurezza nazionale e ambiente, che se solo le avesse pensate un suo predecessore sarebbe successo l'inferno.

domenica 4 marzo 2012

INTERVIEW

La strepitosa intervista di Jeffrey Goldberg, di Atlantic, a Barack Obama sull'Iran e sull'incontro con Netanyahu.

sabato 25 febbraio 2012

NOBEL PER LA PACE / 150

Editoriale shock su New Republic contro l'indifferenza per le stragi in Siria, in particolare del presidente americano.

martedì 31 gennaio 2012

NOBEL PER LA PACE / 150

Il direttore dell'intelligence di Obama, James Clapper, ha detto in una testimonianza scritta consegnata al Congresso che l'Iran è pronto a..

sabato 28 gennaio 2012

NOBEL PER LA PACE / 149

Nel frattempo che i bombardamenti in Somalia e Pakistan sono ricominciati, Obama manda una "base militare galleggiante" in Medio Oriente e il Wall Street Journal svela che il Pentagono (di Obama) ha deciso di spendere altri 82 miliardi dollari per rendere ancora più potente ed efficace la Massive Ordnance Penetrator.

domenica 15 gennaio 2012

NOBEL PER LA PACE / 147

Come ai tempi della crisi missilistica di Cuba del 1962, l’Amministrazione Obama ha aperto un canale segreto di comunicazione con l’Iran, un Paese con cui gli Stati Uniti non hanno rapporti diplomatici.

sabato 7 gennaio 2012

CAMPAGNA ELETTORALE / 96

Non è finita finché non è finita, ma pare proprio finita. Mitt Romney è in vantaggio di 24 punti in New Hampshire (Rasmussen) e se non si ritira Gingrich di 18 in South Carolina.