..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

sabato 14 giugno 2008

CE LO RITROVEREMO NEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE?

Avevo nel mio guardaroba un paio di sciarpe bianche. Ho imparato ad odiarle in quella strana estate. Vedevo questo uomo che a luglio, girava con questa sciarpetta bianca e l’aria un pò fru-fru.Ben presto le due mie sciarpette bianche finirono in garage, dove ancora oggi mi consentono, con soddisfazione, di pulire l’asticella dell’olio della mia macchina dopo averne misurato il livello.
Chissà perché ma nella mia vita con tutti quelli che si chiamano Guido non vado mai d’accordo.Lo trovo un nome presuntuoso. Racchiude in cinque lettere tutta la presunzione di voler essere a tutti i costi un leader. Una guida appunto. E l’indossatore estivo di sciarpette arrivò in FIGC proprio con l’atteggiamento di chi era pronto ad organizzare un bel viaggetto per Cobolli e per suo fratello Gigli. Ovviamente a Crotone e Caltagirone.
Lo avevamo visto nel frattempo a Berlino, sempre con la sua sciarpetta bianca, esultare per il mondiale vinto dopo una finale disputata tra la Juventus di Moggi e la Francia di Moggi.Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Del Piero, Camoranesi, Lippi, Ferrara, più Perrotta ed Inzaghi da un lato.Zidane, Henry, Trezeguet, Viera e Thuram dall’altra. Sembrava di essere a Villar Perosa. Eppure il portatore sano di sciarpette bianche era lì, sul prato dello stadio di Berlino, in mezzo alle paillettes, circondato dalle truppe del Generale che aveva appena contribuito a esiliare.
Forse si era montato un po’ la testa. E’ vero, era un grande avvocato d’affari milanese, ma prima del maggio 2006 Giudo Rossi in Italia lo conoscevano solo pochi addetti ai lavori. In pochi giorni si cominciò a parlare di lui non più nelle ovattate stanze della finanza ma nei retrobottega dei peggiori bar di Caracas. I tifosi di tutta Italia, tra un caffè Borghetti e una Spuma nel vino con annesso rutto libero, ne parlavano ormai quasi come si parla di un fratello. Questa deriva verso la popolarità ne alimentò il delirio di onnipotenza e, come sempre accade, smarrì il senso della misura assegnando in maniera assolutamente arbitraria lo scudetto 2005-2006, quello di cartone per intenderci, alla squadra che è specializzata in dossier e pedinamenti, falsi in bilancio, ricettazione e falsificazione di documenti e che a tempo perso gioca anche al calcio con risultati a tavolino molto brillanti.
Quello scudetto di cartone fu la sua condanna; anche il Palazzo dello Sport, che fino al allora lo aveva sostenuto e spronato a fare come Attila sulla prateria, capì che era opportuno sbarazzarsene al più presto, in quanto volevano far effettivamente vincere alcuni scudetti al petroliere ambientalista, ma la regia del film prevedeva la partecipazione degli arbitri e dei guardalinee del produttore Gussoni e non scene di fantascienza in cui le classifiche si alteravano automaticamente senza alterare le partite.
Per questo motivo ben presto il nostro sciarpetta-man fu rispedito al mittente. Il marito di AFEF, obtorto collo, fu costretto a riprenderselo dopo averlo, ovviamente, ripulito dell’ultima paillette della notte magica di Berlino, dove aveva raccontato a tutti che LUI aveva vinto il mondiale.
Il suo allontanamento dalla scena del crimine tuttavia non ci lasciava tranquilli. Sapevamo che in ossequio a un vecchio proverbio napoletano (che citerò ai più golosi in privato) il signor Rossi avrebbe continuato ad avere rapporti privilegiati con i suoi pari grado torinesi.
Ed infatti, dopo quasi due anni dall’invenzione dello scudo cartonato ecco che nella primavera del 2008, dalle segrete stanze del potere torinese arriva la notizia che Guido Rossi sarà uno dei consulenti della famiglia Elkann per le problematiche di tipo societario.
Per la cronaca mi piace riportare il commento di uno dei più accaniti giornalisti anti-Moggi, Roberto Beccantini de LA STAMPA:
Quei Rossi a buon mercato
ROBERTO BECCANTINI
Guido Rossi consulente Ifil è uno schiaffo ai tifosi juventini. Fra tutti gli avvocati d’affari c’era proprio bisogno di scegliere l’ex commissario straordinario di Calciopoli? John Elkann poteva evitare lo sfregio. I complottisti hanno ripreso vigore: scommettiamo che la consulenza era in atto già dal maggio 2006? Sciocchezze. A ognuno il suo referente: il professore per Gabetti, Lucianone per Alessio Secco. Altro che sindrome di Stoccolma. Siamo decisamente oltre il ritorno d’affetto.Siamo di fronte a un’operazione di chirurgia plastica che ha soddisfatto il paziente e indisposto i parenti stretti, che saremmo poi noi.
Conosco Beccantini. Se scrive queste cose è perché lo hanno fatto incazzare sul serio.Dopo il lampo di marzo in questi giorni è arrivato il tuono:
G. Agnelli Sapa: studia convertibile, chiama Rossi (Sole 24 Ore) 11/06/2008 9.22 GuidROMA (MF-DJ)
La famiglia Agnelli studia un'iniezione di risorse nella cassaforte Giovanni Agnelli & C. Sapa e chiama Guido Rossi come "garante" super partes per la struttura societaria del gruppo che raccoglie i vari rami ed eredi del gruppo torinese.
E' quanto scrive oggi il Sole 24 Ore spiegando che i dettagli dell'operazione sono contenuti nel verbale di assemblea straordinaria della Sapaz tenutasi a meta' maggio. I soci hanno approvato una delibera che consente loro di emettere entro il 31 dicembre del prossimo anno un prestito obbligazionario.
In dettaglio il prestito convertibile in azioni ordinarie della Sapa (con un concambio 1 a 1,1) potra' oscillare tra 100 e 200 milioni di euro e durata di cinque anni.
Insomma, come si evince dal comunicato in questione, la collaborazione dell’indossatore di sciarpette sta entrando nel vivo. Con un ruolo ben definito. Con un ruolo di “garante”.In pratica tra le righe si capisce che sta piano piano sostituendo, se definitivamente o temporaneamente lo capiremo poi, Franzo Grande Stevens che in questi ultimi mesi è comprensibilmente impegnato con i magistrati in relazione alle vicende equity swap ed eredità Margherita, figlia dell’Avvocato Agnelli.
C’è un sinistro scricchiolio all’orizzonte. L’Avvocato Chiusano era nel CDA della Juventus e ne fu presidente….. così pure Grande Stevens……
Qualche amico buontempone in vena di scherzi oggi ha scritto da qualche parte che non si meraviglierebbe se Guido Rossi nei prossimi anni dovessimo trovarcelo nel Consiglio di Amministrazione della Juventus.
La risposta di un altro amico è stata fulminante: "Annegheranno nelle loro cazzate".
dallo Ju29ro

venerdì 13 giugno 2008

BILANCIOPOLI - PATTEGGIAMENTO


LA NOTIZIA.
CALCIO, FALSO IN BILANCIO: DISCIPLINARE MULTA MILAN E INTER.
Si chiude con sanzioni pecuniarie il processo sportivo per il presunto falso in bilancio di Milan e Inter. La Commissione disciplinare, sulla base del deferimento disposto dal procuratore Palazzi lo scorso 4 febbraio, ha disposto 90 mila euro di sanzione a carico delle due società milanesi. Multa di 60 mila euro anche all'ad rossonero Adriano Galliani.
IN PRATICA E' SUCCESSO CHE ...
Gli imputati hanno patteggiato riconoscendo le proprie colpe. Hanno chiesto l'applicazione dell'Art. 23 che, in pratica, è un "patteggiamento", contro cui la Procura Federale non ha avuto nulla da eccepire. Non ci stupisce, visto che Palazzi aveva usato la mano leggera già all'atto dei deferimenti. Per uno strano scherzo del destino è toccato ancora ad Artico presiedere una Commissione disciplinare "buonista" con l'Inter ed Oriali in veste di "giudicati".Come è possibile rilevare sul sito della RAI, già al momento delle sentenze per passaportopoli si scrisse "Mano leggera della commissione disciplinare per il caso delle falsificazioni". Anche allora Artico dovette occuparsi di Oriali, come riportato nelle motivazioni della sentenza: "il passaporto italiano consegnato a Recoba dal dirigente dell'inter Gabriele Oriali (anch'egli condannato a due anni) non poteva esere genuino perchè incompatibile con la cittadinanza non italiana"
VIA QUELLO SCUDETTO!
Il patteggiamento di una condanna sportiva relativa al campionato 2005/2006, se esiste la tutela di un'etica sportiva da parte della FIGC, dovrebbe portare alla revisione del processo di assegnazione dello scudetto. E' davvero assurdo quello scudetto perso sul campo, assegnato da un ex CDA Inter per meriti etici, alla lce del patteggiamento odierno. La credibilità dei vertici istituzionali del calcio italiano sarà gravemente minata se nessuna iniziativa verrà intraprersa.
UN PALAZZI DIVERSO.
Oggi stesso Palazzi ha deferito Reggina, Genoa e Udinese per le plusvalenze:
ROMA, 12 giugno 2008 - Il procuratore federale ha deferito alla Commissione disciplinare nazionale le società Genoa, Udinese e Reggina, oltre ad alcuni dirigenti di questi club, per vicende legate a "plusvalenze fittizie". Tra i deferiti risultano anche il presidente del Genoa, Enrico Preziosi, dell'Udinese Franco Soldati, e della Reggina Pasquale Foti. [....] ISCRIZIONI AI CAMPIONATI - Per il presidente della Reggina, altre presunte irregolarità riguarderebbero il bilancio chiuso al 30 giugno 2004 con "plusvalenze fittizie derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili". Le condotte di tutti i dirigenti, secondo la procura federale, sarebbero state attuate con l'obiettivo di iscrivere le società ai diversi campionati "in assenza dei requisiti previsti dalla normativa federale"
Palazzi contesta il fatto che senza plusvalenze non erano rispettati i parametri Covisoc, la stessa cosa che sosteneva il pm Nocerino per l'Inter, confortato da un parere ottenuto dalla stessa Covisoc relativo al campionato 2005/6. Con l'Inter, Palazzi non ha scritto nei deferimenti quanto oggi contesta a Foti. Forse il falso in blilancio della Reggina è più grave di quello dell'Inter? La differenza è data dalla diversa situazione patrimoniale di Moratti e Foti o da quale altra spiegazione plausibile?
Resta ancora da notare che il Palazzi superveloce del 2006 ha ceduto il passo ad un Palazzi molto più lento. Oggi La Gazzetta dello sport a pagina 26, oltre ad anticipare la sentenza come al solito, spiegava che la precedente udienza era stata spostata perchè Milan ed Inter avevano sollecitato la Procura di Milano a mandare le carte liberatorie. Quindi, non solo Palazzi ha aspettato che prima facesse il suo corso il processo ordinario ma ha aspettato anche l'invio di ulteriori carte dalla Procura. Non ci aspettiamo risposte da quei giornalisti che nell'estate 2006 hanno giustificato un aborto giuridico usando come ritornello "Ma lo sanno tutti che a giustizia sportiva è sommaria, perchè deve essere veloce, non può aspettare i tempi della giustizia ordinaria". Palazzi questa volta ha aspettato, lo ha fatto, per qualcuno lo ha fatto.
Un'ultima osservazione sulla Gazzetta. Secondo il quotidiano di Verdelli, Cannavò e Palombo le carte in arrivo dalla Procura di Milano erano riferite alle archiviazioni con formula piena, disposte a suo tempo dalla procura, perchè "il fatto non sussiste". A questo punto sorge il dubbio su che cosa hanno patteggiato Ghelfi, Oriali e compagni visto che, secondo le assicurazioni di Palombo, il fatto non sussisteva.A meno che Oriali, da buon mediano, non abbia patteggiato tanto per tenersi in esercizio, verrebbe da osservare che la Gazzetta, nel dare una mano all'andamento della giustizia sportiva, ha fatto questa volta non solo il suo dovere, ma qualcosa di piu.
COMUNICATO STAMPA
La Commissione disciplinare nazionale, costituita dall’avv. Sergio Artico, Presidente, dall’avv. Gianfranco Tobia, dall’avv. Federico Vecchio, Componenti, dal Prof. Cesare Imbriani e dal dott. Carlo Purificato, Componenti aggiunti e con l’assistenza alla Segreteria del sig. Claudio Cresta, si è riunita il giorno 12 giugno 2008 e ha assunto la seguente decisione:
(235) – DEFERIMENTO DEL PROCURATORE FEDERALE A CARICO DI:
ADRIANO GALLIANI (Vice Presidente vicario ed Amministratore delegato AC Milan SpA); GABRIELE ORIALI (all’epoca dei fatti direttore tecnico attualmente dirigente FC Internazionale SpA);
MASSIMO MORETTI (all’epoca dei fatti Direttore generale FCInternazionale SpA);
RINALDO GHELFI (già Amministratore delegato e attualmente Vice Presidente FC Internazionale SpA);
MAURO GAMBARO (all’epoca dei fatti Amministratore delegato FC Internazionale SpA)
E DELLE SOCIETA’ AC MILAN SpA
E FC INTERNAZIONALE SpA (nota n. 2581/296-812pf06-07/SP/ma del 4.2.2008)
Esaminato il deferimento del Procuratore federale disposto in data 4 febbraio 2008 nei confronti di:
1) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva ai punti 4.1, 4.5, 4.6 e 4.7;
2) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie) derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili, come meglio specificato nella parte motiva ai punti 4.11, 4.13, 4.14, 4.15 e 4.16;
3) Adriano GALLIANI, vice presidente vicario ed amministratore delegato dell'AC MILAN, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti nella mancata svalutazione nei bilanci chiusi nel 2004 e nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella partemotiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 1 e 2 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti;
4) società AC MILAN, per responsabilità diretta, ai sensi dell'art. 2, comma 4, del previgente CGS, trasfuso nell'art. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle condotte contestate al suo vice presidente vicario ed amministratore delegato ai punti 1, 2 e 3 che precedono, tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti;
5) Gabriele ORIALI, all'epoca dei fatti direttore tecnico, attualmente dirigente, della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al punto 4.1;
6) Massimo MORETTI, all'epoca dei fatti direttore generale della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS, ponendo in essere la condotta di abnorme e strumentale valutazione dei diritti alle prestazioni sportive dei calciatori indicati nella parte motiva al punto 4.1;
7) Rinaldo GHELFI, già amministratore delegato e attualmente vice Presidente della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere la condotta consistente nella contabilizzazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2003 delle plusvalenze (fittizie) derivanti dalla stipula dei contratti di cessione con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili, come meglio specificato nella parte motiva ai punti 4.11, 4.13, 4.14, 4.15 e 4.16, nonché le condotte consistenti nella mancata svalutazione nel bilancio chiuso al 30 giugno 2004 e nella situazione patrimoniale ai 31 marzo 2005, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3, condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 8 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti.
8) Mauro GAMBARO, all'epoca dei fatti amministratore delegato della FC INTERNAZIONALE, per aver violato i principi di lealtà, probità e correttezza sanciti dall'art. 1, comma 1, del CGS e le disposizioni di cui all'art. 7, comma 1, del CGS previgente, trasfuso nell'art. 8, comma 1, del vigente CGS, ponendo in essere le condotte consistenti nella mancata svalutazione nella situazione patrimoniale al 31 marzo 2005, delle poste attive già contabilizzate al 30 giugno 2003, come meglio precisato nella parte motiva ai punti 5.1, 5.2 e 5.3 condotte connesse fra di loro e con quelle di cui ai punti 5, 6 e 7 della parte dispositiva, e tutte finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti;
9) società FC INTERNAZIONALE per responsabilità diretta, ai sensi dell'art. 2, comma 4, del previgente CGS, trasfuso nell'art. 4, comma 1, del vigente CGS, con riferimento alle condotte contestate ai suoi Dirigenti e legali rappresentanti sopra indicati ai punti nn. 5, 6, 7 e 8 che precedono condotte tutte connesse fra loro e finalizzate a far apparire perdite inferiori a quelle realmente esistenti;
Ritenuto che all’inizio del dibattimento i deferiti Galliani, Ghelfi, Gambaro, Oriali, Moretti, FC Internazionale SpA, AC Milan SpA, tramite i propri difensori, hanno proposto istanza di applicazione di sanzione ai sensi di quanto previsto dall’art. 23 CGS.
Considerato che su tali istanze ha espresso il proprio consenso il rappresentante della Procura FederaleVisto l’art. 23, comma 1, CGS, secondo il quale i soggetti di cui all’art. 1, comma 1, possono accordarsi con la Procura Federale prima che termini la fase dibattimentale di primo grado, per chiedere all’Organo Giudicante l’applicazione di una sanzione ridotta, indicandone la specie e la misura;Visto l’art. 23, comma 2, CGS secondo il quale l’Organo Giudicante, se ritiene corretta la qualificazione dei fatti come formulata dalle parti e congrua la sanzione indicata, ne dispone l’applicazione con ordinanza non impugnabile, che chiude il procedimento nei confronti del richiedente;Rilevato che nel, caso di specie, la quantificazione dei fatti come formulata dalle parti risulta corretta e le sanzioni indicate risultano congrue.
P.Q.M.
Dispone l’applicazione delle seguenti sanzioni:
Adriano Galliani: ammenda di euro 60.000,00 (sessantamila/00)
AC Milan SpA: ammenda di euro 90.000,00 (novantamila/00)
Rinaldo Ghelfi: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00)
Mauro Gambaro: ammenda di euro 20.000,00 (ventimila/00)
Gabriele Oriali: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00)
Massimo Moretti: ammenda di euro 10.000,00 (diecimila/00)
FC Internazionale SpA: ammenda di euro 90.000,00 (novantamila/00)

giovedì 12 giugno 2008

"LUCKY LUCIANO": COME TI PEZZOTTO LA PELLICCIA

Probabilmente "Dalli al pluriscagionato" sarebbe stato un titolo più adatto a questa specie di elogio del linciaggio pubblicato per la prima volta nel 1998 dalle edizioni Kaos a firma di "Ala sinistra – Mezzala destra" (d'ora in poi Alaemmezza).
Infatti, per gettare fango sul più grande manager calcistico degli ultimi 30 anni, Alaemmezza, oltre a ridursi a spacciare per verbo rivelato un numero impressionante di pettegolezzi, malignità e recriminazioni infantili di avversari sportivi, ripercorre un po' tutte le inchieste della magistratura nel mondo del calcio, dallo scandalo Scommesse del 1980 a Farsopoli, con la fissa morbosa di insinuare la colpevolezza di Luciano Moggi in tutte quante, e cioè sia in quelle – la maggior parte - che manco lo lambirono, sia in quelle nelle quali venne sì indagato, ma mai condannato.
Siccome Lucianone, attivo nel calcio ad alti livelli fin dagli anni '70, ebbe i primi problemi giudiziari solo attorno alla metà dei '90, e solo a causa delle disavventure di Borsano per Tangentopoli, il bulimico Alaemmezza s’ingegna a fantasticare, retrospettivamente, su oscure colpe risalenti fin dai tempi del Calcio scommesse '80. "Strano che Moggi non ne sapesse niente", si legge infatti nel capitolo "Lucianone cieco e sordo". "Anche perché nessuno lo ha interrogato", si aggiunge con un po’ di bavetta alla bocca.
Se il metodo è questo, il Napoli di Maradona dove lo lasciamo? Vuoi che non abbia combinato nulla di male? Così, se nel '95 la procura di Napoli apre un’inchiesta sul fuoriclasse argentino e il suo noto vizietto (tra l’altro finita a colpi di assoluzione), scatta subito un ovvio "Possibile che non ne sapesse nulla?" (capitolo "La piedi grotta di Lucianone"). E dato che dichiarazioni di camorristi insinuano il dolo nella sconfitta del Napoli nel campionato '87-'88 vinto dal Milan, non può mancare l’allusione al non indagato Lucianone che si vende lo scudetto. Che l’inchiesta alla fine sia stata archiviata, poi, è al solito un fastidioso dettaglio.
Considerato che per Alaemmezza, quando Moggi non compare in un atto d'indagine, scatta in automatico l’illazione, figuriamoci quando indagato lo viene davvero. Ed è ciò che finalmente accadde in seguito alla sventurata idea di andare a lavorare per il Torino rilevato da un imprenditore legato a Craxi. E proprio l’anno prima dello scoppio di Tangentopoli.
Per gli anni al servizio di Borsano veniamo così a sapere che Moggi venne indagato per 5 ipotesi di reato. Le archiviazioni furono 3: "Sfruttamento della prostituzione" e "Frode sportiva" per la chiacchierata vicenda delle prostitute agli arbitri; "frode fiscale" per la fatturazione di "acquisti fantasma" (che però, si intuisce, vennero emesse allo scopo di evitare di fare del nero a causa di cervellotiche regole federali sulla comproprietà dei giocatori!). Una quarta accusa, "Falso ideologico", e sempre per gli "acquisti fantasma", finì col non luogo a procedere nel '94, previa una multa di 300.000 lire. Solo per la quinta, "frode fiscale", per la gioia di Mezzala e il giubilo di Ala, venne almeno rinviato a giudizio assieme a Borsano. Ma il divertimento finisce ancor prima di cominciare, perché la questione venne sbrigata con un patteggiamento di 5.250.000 lire.
Salta così facilmente agli occhi che le lievi multe (5.550.000 lire in tutto) che Moggi finì per pagare per quegli anni riguardano irregolarità contabili attribuibili alla disgraziata gestione nella quale si trovò a operare, e non certo frodi sportive.Sulla questione prostitute, sinceramente, dei dubbi restano, Anzi, stando ad alcune testimonianze fotocopiate dalle carte della procura, sembrerebbe che in almeno un caso un arbitro internazionale abbia fatto il galletto. Ma che la cosa sia stata organizzata e voluta da Moggi a fini di frode sportiva è una pura – ennesima - illazione, e non si capisce perché la sua versione, secondo la quale si limitò a dare ai suoi collaboratori l’autorizzazione ad assumere interpreti per accogliere squadra ospite, delegazione Uefa e arbitri, debba essere quella falsa. Di certo, il parere di Alaemmezza sulla questione non è dei più imparziali. Inoltre, come si riporta a pag. 84: non era stato lo stesso Borsano a lamentarsi di Moggi perché "non compra gli arbitri"?
Tanto più che, guarda un po', il più grave scandalo sportivo che segnò la stagione Borsano, e cioè quello relativo all’affare Lentini col Milan, vide Lucianone del tutto estraneo, nemmeno indagato, sicché al nostro Alaemmezza non resta che ricorrere all’ormai classico: "Strano che non ne sapesse niente".
Dopo aver sbagliato con Borsano, purtroppo Lucianone ebbe la cattiva idea di perseverare: scelse di andare a lavorare per la Juve, e cioè la squadra più invidiata e diffamata d’Italia. Logica conseguenza ne è il fatto che il dodicennio Juventino, scandito fin dall'inizio da straordinari successi, lo vide ripetutamente impegnato a scagionarsi, sia in prima persona che a livello di società, da calunnie ispirate dall’insofferenza suscitata dalla bravura sua e dei suoi colleghi di club.
A titolo personale, nel periodo bianconero viene scagionato da 4 accuse: "favoreggiamento" per una querela di Marco Travaglio a Giraudo (assolto perché il fatto non sussiste); "frode sportiva" per un’inchiesta di Guariniello sui meccanismi di designazione del campionato dei piagnoni '97-'98 (archiviazione); "concorso in bancarotta fraudolenta" per l'indagine sul Como di Preziosi (archiviazione nel 2005); ancora "frode sportiva", ancora la procura di Torino (e ancora archiviazione nel luglio 2005).
Per Alaemmezza, ovvio, tutti errori giudiziari. Lo stesso vale per altri dirigenti bianconeri: Giraudo assolto nel '98 dall’accusa di aver diffamato Travaglio "perché il fatto non sussiste". Sempre nel '98, archiviata un’inchiesta sul rapporto tra società e ultras (capitolo "Lucianone ultrà"); altre 2 archiviazioni, a Torino e Firenze, per altrettante inchieste sul campionato dei piagnistei 97-98; ciliegina sulla torta, l'assoluzione in secondo grado per Giraudo e Agricola nel 2005 nel processo sul doping.
E’ proprio in questo impressionante elenco di inchieste giudiziarie sulla Juve, o meglio, nelle 4 assoluzioni e 6 archiviazioni a cui approdarono, che probabilmente abbiamo la spiegazione di come sia stata possibile la farsa del 2006: dato che a livello penale non si riusciva a trovare nulla che potesse scalfire l'invidiatissima Juve della Triade, l’esasperazione spinse qualcuno a imboccare la scorciatoia antigiuridica: atti d’indagine riservati diffusi alla stampa e via al vergognoso linciaggio che sappiamo.
A questo proposito, l'anno della prima pubblicazione di questo libro è significativo: il 1998, che col senno di poi possiamo considerare un numero chiave per le disgrazie bianconere. Preannunciato dalla morte dell'erede designato della dinastia proprietaria (13-12-97), fu l'anno in cui iniziò la persecuzione guarinielliana sul doping terminata nel 2007 con la definitiva non colpevolezza degli indagati; in cui i media trovarono, grazie allo schianto Ronaldo-Iuliano, la sequenza simbolo dell’antijuventinismo militante (ribadisco: la magistratura indagò 3 volte su quel campionato – due a Torino e una a Firenze - non ravvisandovi frode); e in cui se vogliamo, a livello sportivo, l'ennesima Champions League sfumò in finale per un gol in palese fuorigioco che un paese accecato dall'odio finse di non notare.
Oltre al fanatico accanimento à la Torquemada, l’operazione "Lucky Luciano" cela un altro aspetto, se possibile, ancora più ributtante: il razzismo sociale di fondo. Le umili origini di Moggi vengono ripetutamente sottolineate da Alaemmezza per dargli dell’ignorante, dello zotico, del poco di buono (vedi in particolare il capitolo "Lo chiamavano Paletta"). Ma come spesso accade, l'eccesso di zelo porta al grottesco, all’esilarante. Come quando si arriva a rinfacciargli non solo un tragico incidente stradale del '82, ma addirittura una multa per eccesso di velocità del 1977.
Più in generale, è grottesco il modo in cui si conferisce aura di verità assoluta a qualsiasi tipo di asserzione, purché sia anti-Moggi: le recriminazioni arbitrali di folkloristici presidenti anni ’80, come i mitici Anconetani del Pisa (capitolo "A cavallo del Toro") e Rozzi dell'Ascoli, prese come oro colato e usate a seconda dei casi (Rozzi che accusa Moggi ai tempi della Roma è attendibile - capitolo "Metti una sera a cena" - non lo è più quando, ai tempi del Napoli di Maradona, gli diventa amico - pag. 61 -); le accuse mossegli dal procuratore Caliendo per screditare un concorrente (pag. 67), in cui si ravvisa in nuce il prototipo della testimonianza d’accusa al processo GEA ora in corso (se non altro grazie ad Alaemmezza riscopriamo che la GEA era stata dichiarata legittima dalla stessa commissione federale Figc nel dicembre 2002); le inchieste federali suscitate dalle cacce alle streghe di Cannavò (Gazzetta) e Sconcerti (Corriere dello Sport) che cavalcano i piagnistei del '97-'98 per far fuori il fastidioso Di Tommaso del concorrente Tuttosport (pagg 202-220); le accuse di un imprenditore (capitolo "Lucianone Ultrà") che era stato denunciato dalla Juve per appropriazione indebita; gli stessi guai giudiziari del Torino originati dal diario di un contabile licenziato da Borsano.
Insomma, non bisogna essere dei Zichichi per notare che Alaemmezza è ossessionato da uno che alla fine è passato attraverso 2 oblazioni, 3 assoluzioni, 9 archiviazioni. E cioè, nonostante tutto, nessuna condanna. Non so se questi numeri, per quanto eloquenti, siano sufficienti a sancirne per contro l'onestà, concetto per altro deteriorato dall'abuso che certi sepolcri imbiancati del calcio ne hanno fatto. Di certo, sancisce la ferocia con cui è stato preso di mira.
In tal senso, il capitolo finale, aggiunto nell'edizione pubblicata con sbalorditivo tempismo in piena Farsopoli (giugno 2006), si chiude in modo è fin troppo rivelatore: "La volpe è finita in pellicceria".
Sarà.
Ma a me pare che il pellicciaio venda merce contraffatta.
Mario Incadenza.