..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

mercoledì 11 giugno 2008

ILPATTO TRADITO

Perchè la Juventus dovrebbe essere guidata da Andrea Agnelli.
Non doveva finire così. I patti non erano questi. Quando alla fine del 1993 l’Avv. Gianni Agnelli accettò l’aiuto di Mediobanca e di Cuccia per risollevare le sorti della FIAT, piombata in una delle crisi più gravi della sua storia, dovette accettare un compromesso che pochi conoscono.
Per far fronte alla pesante situazione finanziaria dell’Azienda fu varato un maxi aumento di capitale e fu imposto l’ingresso nel capitale di nuovi soci "importanti" tra cui Deutsche Bank e Generali. Ma non solo. Il vero prezzo che l’Avvocato dovette pagare fu la promessa di non lasciare la Presidenza del gruppo al fratello Umberto, e quindi di rimanere in sella insieme a Romiti. Questo passaggio di consegne era già stato stabilito all’interno della famiglia, ma il veto imposto da Cuccia, che non era mai stato in buoni rapporti con Umberto, costrinsero L’Avvocato ed il Dottore a un compromesso che prevedeva per quest’ultimo “solamente” il ponte di comando della IFIL, la società che di fatto è la cassaforte dell’Impero FIAT.
A margine di questo accordo, che segnò una "svolta epocale" nei rapporti tra i due fratelli, l’Avvocato accettò, come parziale risarcimento per Umberto, che quest’ultimo prendesse anche le redini della Juventus, che a quel tempo viveva il crepuscolo della gestione bonipertiana. Di fatto i due fratelli stabilirono che tutte le decisioni inerenti la gestione del giocattolo di famiglia fossero prese in maniera indipendente dal Dottor Umberto. Erano altri tempi. I due fratelli avevano una stoffa diversa dagli avventurieri della finanza moderna. Bastava la parola per definire una intesa. E cosi fu. Il primo passo del Dottore, come tutti sappiamo, fu quello di trasformare la squadra che viveva ancora nel romanticismo post-Platiniano, in una Azienda modello, dove ogni cosa fosse pianificata ed organizzata per grandi obiettivi. Arrivarono così Giraudo per l’area amministrativa, Moggi per quella sportiva e Bettega alla vicepresidenza. Per 12 anni questa struttura rimase immutata e costituì probabilmente il team di dirigenti più preparati del calcio moderno. Il golpe dell’estate 2006 quindi, di fatto, calpesta il gentlemen agreement tra Gianni ed Umberto. John Elkann, allontanando la dirigenza prima di ogni processo e sentenza, ha praticamente sottratto ad Andrea Agnelli, figlio di Umberto, la possibilità di guidare la Juventus. E’ probabile che questo atteggiamento, che disattenderebbe la volontà dell’Avvocato stesso, sia frutto di cattivi consigli. Di certo il delfino designato dell’Avvocato ha cominciato la sua avventura alla guida delle faccende di casa Juve con decisioni e comportamenti a dir poco discutibili nella forma e nella sostanza.
A parte il già citato allontanamento preventivo della Triade, si è distinto per dichiarazioni altamente lesive della dignità e della passione dei tifosi, infangando, di fatto, il lavoro compiuto dalla dirigenza scelta personalmente dal Dottor Umberto. Ha chinato il capo durante tutta la vicenda Calciopoli, evitando colpevolmente di spendere anche una sola frase di conforto per i tifosi affranti. Ha subito le pressioni di mezza Italia per rinunciare al ricorso al TAR, lasciandosi convincere da Montezemolo. Ha insediato ai posti di comando della società persone che sembrano inadeguate, dal punto di vista professionale e comportamentale, a reggere il blasone della Juventus, rallentando, di fatto, il ritorno all’eccellenza. In realtà la storia avrebbe dovuto raccontarci di un morbido passaggio generazionale verso Andrea Agnelli, in ossequio a quel patto che appare oggi irrimediabilmente tradito. Il ragazzo, subito dopo Calciopoli, ha preferito accettare con stile le decisioni prese ai piani alti della IFIL. Una scelta dura per chi come lui viveva e vive per quella maglia bianconera. Una scelta dettata dal ricordo dei toni moderati e dalla assoluta abnegazione che aveva appreso dal padre. Una scelta che però ha causato in lui e nella sua mamma, Donna Allegra Caracciolo, un profondo malessere che tuttora li tiene lontani dallo stadio. Nessuno lo immaginerebbe. Eppure è cosi. E’ innamorata pazza della Juventus Donna Allegra. In questi due anni, nel corso dell’approfondimento dei fatti e delle circostanze in cui è maturato lo scempio giuridico e sportivo che ci ha umiliato, ci siamo avvicinati in maniera impensabile al mondo Juventus; e in questa gravitazione passionale intorno a tutto ciò che poteva connettersi con quel mondo abbiamo conosciuto moltissime persone, alcune delle quali in diretto contatto con Donna Allegra Caracciolo, moglie di Umberto Agnelli e mamma di Andrea.
Ed ecco allora che ci sono stati raccontati piccoli aneddoti sulla passione che Donna Allegra nutre per i colori bianconeri e di quanto abbia sofferto per la sorte della squadra e per le ingiurie alle quali sono stati sottoposti i tifosi. Una passione che Donna Allegra coltiva tra i suoi mille impegni di carattere sociale. Una passione smisurata che insieme al marito Umberto ha trasmesso al figlio Andrea, il quale fino a due anni fa frequentava assiduamente la squadra e i dirigenti, sia durante gli allenamenti sia allo stadio, dove non mancava praticamente mai, come il papà e lo zio Gianni.
Chi è attento ai fatti juventini non può non aver notato che la figura carismatica ed elegante di Donna Allegra e quella sorridente e affabile di Andrea sono da troppo tempo assenti dal palcoscenico delle vicende bianconere. Lo stile Agnelli impone che qualunque tipo di scelta o discussione, anche la più complicata, venga fatta lontano dai riflettori e salvaguardando prima di ogni altra cosa l’immagine della Famiglia. Non deve essere stato facile quindi per Andrea digerire l’allontanamento della Triade, al quale era legato non solo dal punto di vista umano, ma anche perchè quei manager rappresentavano ancora una scelta di suo padre Umberto.
A questo punto molti tifosi si chiedono quali saranno le sue prossime mosse. Se rinuncerà definitivamente a salire sul ponte di comando per cui era stato già designato dal suo cognome. E se un giorno parlerà raccontandoci la sua verità su ciò che è accaduto. La scelta del silenzio non è una scelta sterile. Al contrario produce assordanti boati. E’ una scelta che accumula nell’immaginario della gente un caleidoscopio di ipotesi, congetture, scenari. Come quello che lo descrivevano pronto a diventare il Presidente di una Juventus al di fuori dall’orbita FIAT/IFIL. Ma noi che amiamo la Juventus in modo travolgente, siamo certi che si stava preparando per la Juventus un futuro emozionante. Ci piace quindi sperare che un giorno non lontano possa tornare a passeggiare sull’erba di un nuovo stadio, ma con al suo fianco gli amici del suo papà: Antonio, Luciano, Roberto. E possa ammirare quelle maglie che hanno fatto la storia del calcio vibrare nella corsa dei campioni che le indossano. Ed esultare per quella terza stella che finalmente i nostri ragazzi ci avranno regalato.
dallo Ju29ro

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