..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

martedì 17 marzo 2009

CARO OBAMA

Centosessantatré analisti ed esperti di politica estera americani e arabi, in gran maggioranza liberal e di sinistra, hanno firmato una lettera aperta indirizzata al presidente Barack Obama per chiedergli di promuovere la democrazia in medio oriente. L’iniziativa a sostegno di uno dei punti centrali della Freedom agenda elaborata da George W. Bush dopo l’11 settembre del 2001 è stata promossa dal Centro studi sull’islam e la democrazia, dal Project on Middle East democracy, dalla fondazione progressista newyorchese Century, dal professore liberal dell’Università di Stanford Larry Diamond, dalla Carnegie Endowment for international peace e da Freedom House. Tra i firmatari, preoccupati che la politica democratica non sarà nella lista di priorità della presidenza Obama, ci sono il saggista neoconservatore Robert Kagan, l’ex neocon Francis Fukuyama, il direttore della rivista iper progressista di cultura ebraica Michael Lerner, l’ex direttore dell’American Civil Liberties Union (Aclu) Morton Halperin, già numero tre del dipartimento di stato di Bill Clinton e oggi vicepresidente del centro studi di John Podesta Center for American Progress, l’ex direttore di New Republic Peter Beinart, il blogger e saggista di sinistra Matt Yglesias e un buon numero di dissidenti arabi e musulmani a cominciare dal leader democratico egiziano Saad Eddin Ibrahim.
La lettera si apre con le congratulazioni a Obama ...continua

STATI USA, QUANTI?

intervista a Said Tayeb Jawad di Roberto Barducci
Said Tayeb Jawad è l’attuale ambasciatore afgano negli Stati Uniti. È stato nominato nel dicembre 2003. Nativo di Kandahar, nel 1980, dopo l’invasione sovietica, ha vissuto in esilio prima in Germania e poi negli Stati Uniti. Rientrato in Afghanistan nel 2002, ha collaborato con il presidente Karzai come suo addetto stampa prima della nomina ad ambasciatore.

lunedì 16 marzo 2009

INDEBOLIMENTI

Ai tempi del grande entusiasmo neocon, quando analisti come David Frum scrivevano che bisognava spaccare in due l’Arabia Saudita (tenendosi i pozzi petroliferi e abbandonando la monarchia regnante al suo destino), i Saud erano come fumo negli occhi a Washington. Secondo la teoria dell’“effetto domino”, gli Usa avrebbero dovuto “liberare”, uno alla volta, l’Iraq, l’Iran e alla fine affrontare il vero male che era concentrato in Arabia Saudita. E c’è stato un momento in cui davvero principi e sovrani arabi devono aver pensato che la sacra alleanza con gli Usa era finita.
Ma Bush fu molto chiaro: se combatterete seriamente Al Qaeda invece di favorirla come avete fatto fino all’11 Settembre, gli Stati Uniti saranno a fianco dei governi arabi e musulmani nella guerra mondiale contro il terrorismo jihadista. Il presidente americano cercava quindi di riprendere il controllo di una situazione – quel grumo di interessi che unisce storicamente Washington ai sauditi – che sembrava essergli sfuggita di mano. ...continua
Intanto "The Nation" (Pakistan) parla di indebolimenti.