..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

giovedì 28 maggio 2009

IL PROCESSO DEI "SI DICE"

DAL CIN
Si è detto incapace di affermare se c'era, nel concreto, un gruppo di potere - identificato in Moggi e Giraudo - e che le sue dichiarazioni si sono sempre basate sul “si dice”. Tiene ad affermare lo stesso sugli errori arbitrali, ricordando che ogni interpretazione è spesso soggettiva.
Quando gli viene chiesto del rapporto Fabiani-Moggi, risponde: « Fabiani era amico di Moggi. Ma non è che se uno è amico di Moggi è colpevole».
Prioreschi, difensore di Moggi, ricorda che ancora una volta si stanno formulando tesi accusatorie sulla base di congetture e sensazioni, anziché sui fatti concreti. Dal Cin gli da ragione, aggiungendo di non avere notizie dettagliate, « questo potere io l'ho subito, ma se mi chiedete di provarlo… ».
Ricordando la gara tra Messina e Venezia, Dal Cin dice di non aver accolto bene la designazione dell'arbitro Palanca e che più presidenti lo avevano avvisato, sempre sulla base di “sensazioni”. Preoccupato, telefona al designatore Pairetto, chiedendo ed ottenendo delle rassicurazioni. Ammette che i suoi giocatori erano scesi in campo già tesi e prevenuti, così come ammette che le espulsioni erano sacrosante e l'atteggiamento dei suoi giocatori “deprecabile”.
Geremicca, legale di Bergamo, ricorda al tribunale che Dal Cin è stato condannato a 4 mesi di reclusione per frode sportiva. Dal Cin chiede l'acquisizione delle sue memorie difensive in merito.
Prioreschi, per Moggi, viste le precedenti dichiarazioni del teste Carbone, gli chiede se lo conosce. Qui il PM fa opposizione, ricordando che si tratta del teste dell'accusa. Opposizione accolta.
Bonatti, per Pairetto, conclude con una semplice domanda: «il Messina era quindi una squadra scarsa? », Dal Cin è costretto ad ammettere, visti i risultati sportivi, che non lo era.
NUCINI
Nucini passa almeno un paio d'ore a dire che si considerava bravissimo, che non c'è mai stata meritocrazia e che ha sempre avuto pessimi rapporti con tutti i designatori e il mondo arbitrale in generale.
Curioso il suo rinvangare l'episodio in cui non prese alcun provvedimento verso una concitata protesta di Di Biagio (Inter) e che, anzi, lo pregò di non levarsi anche la maglietta altrimenti sarebbe stato costretto ad ammonirlo.
Visti i rapporti con Facchetti, risalenti al '97, è una situazione quanto meno dubbia.
Stanco di questi continui “soprusi” che è convinto di aver subito, dopo Juve-Chievo decise di cominciare a redigere un report contenente tutti gli errori arbitrali favorevoli - anche indirettamente - e contrari alla Juventus, comprensivi di valutazione degli osservatori, per provare che chi arbitrava a favore della Juve restava in A e chi no andava ad arbitrare in B.
Ricorda che, dopo Inter-Udinese, Facchetti entrò negli spogliatoi e lo vide contestare il commissario di gara. Il giorno successivo Facchetti gli telefonò chiedendo ragguagli e da allora cominciarono a frequentarsi con continuità.
In un'occasione, Nucini si recò da Facchetti per parlare di questa assenza di meritocrazia e per mostrargli il suo “report”. Sempre secondo Nucini, Facchetti all'inizio era incredulo, ma poi si convinse e decise che bisognava andare a fondo.
Così Nucini cercò di infiltrarsi in questa presunta combriccola e contattò per primo l'arbitro De Santis, considerato - sempre sul “si dice” - uno che aveva rapporti privilegiati con la commissione. Su suggerimento di Facchetti, Nucini, durante una cena tra colleghi, fece il nome di Fabiani e notò una «reazione furiosa» di Racalbuto. Il giorno successivo, De Santis chiede a Nucini di accompagnarlo agli allenamenti e, durante il tragitto, ne approfitta per chiedere ragguagli sui motivi che lo spingevano a chiedere di Fabiani. De Santis, convintosi della bontà di Nucini, confessò che Fabiani era suo amico da tempo, nonché ex collega presso un carcere minorile.
Nucini, ancora una volta, corre a riferire tutto dal suo amico Facchetti, che si incuriosì.
Successivamente, dopo il match Cosenza-Triestina, Fabiani, allora ds della Triestina, gli si parò davanti in aeroporto, consegnandogli alcuni numeri di telefono. Il tono della conversazione fu amichevole e Fabiani promise a Nucini che avrebbe provveduto a sistemare il commissario qualora gli avesse affibbiato un voto basso, perché l'arbitraggio era stato di suo gradimento (la Triestina aveva perso, difficile non leggerci una battuta).
Dopo giorni, o settimane, non si sa, Nucini ricevette una telefonata da Fabiani per un incontro a Bergamo. Nucini sollecitò Facchetti.
Si incontrano, bevono qualcosa in un bar e poi si accomodano nel mezzo di Fabiani. Qui Fabiani gli garantisce che il “suo uomo” avrebbe pensato a tutto e che presto sarebbe tornato ad arbitrare in Serie A. Così scopriamo che il capo-cupola Moggi era addirittura uomo di Fabiani! Nella stessa occasione, glielo passa al telefono.
Nella stagione successiva, Nucini contestò aspramente un osservatore della CAN, a seguito di questo evento ricevette una telefonata da Fabiani: “non preoccuparti, non fare casini, ci penso io”.
Lui gli diede retta, non fece “casini”, ma venne ugualmente punito. Alla faccia dell'influenza!
A un certo punto, Fabiani porta Nucini all'hotel Concord di Torino e, dentro una delle stanze, incontra Luciano Moggi. Moggi si sarebbe mostrato amichevole e, davanti al Nucini, telefona ai designatori dicendo che quell'arbitro andava valorizzato. Moggi va via e Fabiani consegna una SIM della TIM a Nucini. SIM che, viste le continue contraddizioni in cui cade il teste, non si capisce se è stata utilizzata o se è stata gettata subito. Al ritorno, telefona a Facchetti per poi dirigersi verso l'abitazione dello stesso.
Dopo questo incontro, qualcuno “vicino all'Inter” (Moratti? Ghelfi?) consiglia a Facchetti di mandare Nucini dalla Bocassini. Non avrebbe avuto al suo fianco l'Inter, che aveva timore di un coinvolgimento, e - in solitaria - Nucini si presenta dalla Bocassini ma non ne viene fuori nulla.
Ricordando poi il presunto potere della Fazi all'interno della commissione, dice testualmente:
«Se non potevo sopportare che un uomo qualsiasi mi mandasse in Serie A, figuriamoci se potevo sopportarlo da una donna!», frase che avrà reso contenta la Casoria.
Prioreschi, per Moggi, chiede se sia normale, per un arbitro, avere questo tipo di rapporti con un dirigente sportivo. Nucini ammette che non è normale né permesso.
Trofino, per Moggi, fa mettere a verbale uno dei tanti articoli di giornale che criticavano, già nel titolo, l'operato di Nucini in Juve-Bologna e chiede, ironicamente, se anche il Corriere della Sera, come tutti gli altri quotidiani, facessero parte del gruppo di potere.
Bonatti, per Pairetto, chiede a Nucini se avesse portato con se del materiale in occasione della deposizione rilasciata ai Carabinieri. Nucini dice di essersi recato lì a mani vuote, l'avvocato fa notare che vi sono sovrapposizioni speculari rispetto a quanto dichiarato presso l'ufficio indagini. Insomma, un copia-incolla, con qualche piccola aggiunta, in cui però restano nelle medesime posizioni persino le virgole.
Ed anche l'attendibilità di questo teste è andata a farsi benedire.
GAZZONI FRASCARA
Comincia col citare il rapporto che lega la sua famiglia a quella degli Agnelli. Dalla morte dei due fratelli, sostiene, i rapporti con Moggi e Giraudo si erano raffreddati.
Il PM gli chiede dell'influenza del Moggi e della GEA sull'ingaggio degli allenatori e Gazzoni ricorda di quando intendeva assumere Zeman e, conoscendo i dissidi con la Juventus, chiese consiglio a Giraudo ottenendo un «è proprio necessario?» che interpretò come un no.
Di Bologna-Juve ricorda che vide la partita in compagnia di Lapo Elkann e che in occasione del gol, su punizione, di Pavel Nedved, Lapo gli disse: «Giuseppe, mi dispiace vincere in questo modo».
Anche Gazzoni specifica di riferirsi a dei “si dice” e di non poter dire che ci fu un complotto contro il Bologna, sa solo che il Bologna venne colpito, non si sa da chi, né perché né per come.
Come con Dal Cin, anche in questo caso è stato fatto presente che il signor Gazzoni ha delle condanne alle spalle e dei procedimenti in corso. Per le fidejussioni della Reggina, che secondo l'accusa era in orbita Juve, Prioreschi ricorda che lo stesso Gazzoni aveva dichiarato che la fidejussione era stata rilasciata dalla Sanremo Assicurazioni, il cui agente, da quanto dichiarato, era un certo Giacinto Facchetti, tutt'altro che amico della Juve.
In seguito verrà anche rinfrescata la memoria sulle sentenze stabilenti che non c'era nulla di irregolare in quelle fidejussioni.
A questo punto i legali chiedono l'interruzione dell'udienza, dopo 7 ore di dibattimento e l'aria condizionata fuori uso. La Casoria si chiede nuovamente quanto durerà questo processo e il PM comunica la lista dei prossimi testimoni:
16 giugno: Galati, Aliberti, Paparesta, Canovi, Baldini
26 giugno: De Cillis, Bertolini e la ricostruzioni tabulati dei Carabinieri
Seguirà la cronaca, per esteso, dei vari interrogatori nei prossimi giorni

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