..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

mercoledì 28 ottobre 2009

LA MORTE DI CALCIOPOLI

Le vie della morale sono infinite, ma talora smarriscono quella della ragione. Dopo che i magistrati Giuseppe Narducci e Stefano Capuano si convincono che il giudice della nona sezione del Tribunale di Napoli non abbia i requisiti per continuare a giudicare il processo denominato Calciopoli, decidono la ricusazione. La Corte d’Appello dovrà valutare se la frase pronunciata in aula lo scorso 10 luglio dalla presidente Teresa Casoria («Inutile che perdiamo tempo») sia prova o meno dell’imparzialità e del disinteresse del giudice nei confronti del processo.
Due le strade perseguibili: a. Se la Corte d’Appello darà loro ragione si riparte da zero con un nuovo collegio. b. In caso contrario si andrà avanti fino a conclusione.

Ma ci sono altre vie che con questa vicenda diventano plurime: quelle dell’ipocrisia.
I giornalisti italiani hanno un problema: scrivono per il fine a loro indicato e mai per garantire al cittadino una giusta informazione. Le convinzioni di chi scrive, comprese quelle di coloro che garantiscono una penna ed una poltrona per farlo, influenzano l’opinione pubblica, dimenticando, però, che non si dovrebbe far valere il peccato, ma il reato. Quando c’è, se invece quest’ultimo non c’è, ognuno fa quel che gli pare, giustiziando comportamenti e modi.
E’ quanto si è potuto leggere sul Corriere della Sera a firma di Marco Imarisio : «…le prossime udienze si terranno in un clima surreale, dove magistrati convinti dell’inutilità dei loro sforzi stenteranno a salutare i giudici. Uomini contro donne. Così muore Calciopoli. »
Osservo. Che le prossime udienze si terranno in un clima surreale fa parte di quelle convinzioni che tendono ad influenzare l’opinione pubblica; è un processo, mica la sagra di paese dove il commensale è parente stretto del comitato organizzatore. Se i magistrati si convinceranno dell’inutilità dei loro sforzi non avranno fatto altro che rendersi conto di quanto andiamo dicendo, e scrivendo, da anni: Calciopoli è stato un aborto giuridico.
Ora il giustizialista di turno esclamerà: “state influenzando l’opinione pubblica”. No, stiamo semplicemente riportando quanto valutato, carte e testimoni alla mano, dalla presidente Teresa Casoria: questo processo è una perdita di tempo; e aggiungiamo di denari e senso della giustizia.
Il presidente del Tribunale di Napoli Carlo Alemi disse: «Come e più di ogni altra volta, difesa e accusa partono dallo 0-0. Il giudizio sarà sereno, senza sospetti di simpatie o antipatie sportive».
Calciopoli è nato senza una prova, è proseguito senza una prova e oggi si ritrova, a distanza di tre anni, all’interno delle aule del Tribunale di Napoli senza una prova.
C’è chi considera che la perdita di tempo espressa dalla Casoria faccia morire Calciopoli, senza rendersi nemmeno conto che la morte di Calciopoli è stata celebrata nell’estate del 2006.

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