..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

giovedì 3 marzo 2011

THE WRONG WAR

L’analisi più interessante sulla situazione afghana è quella del settantenne Bing West, il leggendario ex ufficiale dei marines ed ex vice segretario al Pentagono negli anni di Reagan che col tempo è diventato uno dei migliori reporter di guerra e tra i più lucidi analisti militari degli Stati Uniti. Negli anni scorsi, West ha scritto No True Glory, la formidabile e cruenta storia della presa di Falluja, e The strongest tribe, la cronaca del successo in Iraq ottenuto grazie alla decisione delle tribù sunnite di schierarsi con "la tribù più forte", ovvero con gli americani. Il nuovo libro di West, appena uscito in America, dice già tutto fin dal titolo The wrong war, la guerra sbagliata. Scritto da uno come West, e non da un pacifista, il giudizio è di quelli che pesano.
Gli Stati Uniti, scrive West, hanno invaso l’Afghanistan per distruggere la rete terroristica di al-Qaeda e abbattere il regime talebano. Gli uomini di bin Laden e i talebani si sono rifugiati in Pakistan, ma anziché andare a prenderli oltre confine, l’America ha deciso di rimanere a Kabul e di impegnarsi a costruire una nazione democratica capace di prevenire il ritorno di estremisti e terroristi. Sono stati compiuti molti passi avanti, ma lasciare l’Afghanistan non è ancora possibile. Oggi la strategia militare consiste nel garantire sicurezza e servizi alla popolazione afghana in cambio dell’impegno a schierarsi con la "tribù più forte", in nome della nuova religione della counterinsurgency che prevede la protezione della popolazione locale, più che l’uccisione dei nemici. La dottrina anti-insurrezionale, codificata nel manuale dell’esercito e dei marines scritto da Petraeus e Nagl, impone ai soldati americani di essere operatori civili, non solo guerrieri.
Proteggere la popolazione, distribuire denaro, stimolare il patriottismo e sostenere un governo competente sono i compiti di nation building secondo la dottrina Petraeus. Ma la strategia che ha funzionato in Iraq, scrive West, non va bene per l’Afghanistan. Le tribù sunnite si sono schierate con gli americani perché avevano capito che gli americani stavano vincendo, ma le tribù pashtun afghane sono organizzate in modo meno gerarchico rispetto a quelle irachene. Soprattutto, rifiutano di scaricare i talebani e restano neutrali. Il governo centrale di Hamid Karzai, dotato di poteri semi dittatoriali, non ha alcuna intenzione di costruire la democrazia, è inefficace e tollera la corruzione. I dubbi e le esitazioni di Obama non aiutano.

CAMPAGNA ELETTORALE / 22

"Non si tratta di un sondaggio Gallup" ha dichiarato David Keane, direttore del gruppo CPAC (Conservative Political Action Conference) prima di annunciare i risultati del loro recente convegno annuale. Com'era successo l'anno scorso, Ron Paul ha vinto lo "straw poll", il sondaggio (30% dei consensi) a cui hanno partecipato quasi quattromila membri del gruppo di conservatori. Al secondo posto si è classificato Mitt Romney (23%), seguito da Gary Johnson, Chris Christie, e finalmente Newt Gingrich.
Il valore del voto è limitatissimo e fra questi solo Romney, ex governatore del Massachusetts e candidato alla presidenza nel 2008, e Newt Gingrich hanno delle serie chance di aspirare alla nomina repubblicana ed eventualmente confrontarsi con Barack Obama, lo scontato candidato democratico.

REPORT: ARSENAL 5-0 LEYTON ORIENT

Di oggi, di quel che s'è scritto in questo giovedì 3 marzo, non ho ancora letto nulla, però l'immagino. Si sarà scritto che l'impegno dei ragazzi di Arséne Wenger non era difficile, che superare una squadra nettamente, e tecnicamente, più debole era il minimo sindacale e via discorrendo. Certo, è vero, soprattutto quando si aspetta il novantesimo e il risultato finale. Invece non era così semplice come il 5-0 finale testimonia. Non era facile perché le scorie della sconfitta di domenica erano ancora presenti, non era semplice perché i ragazzi scesi in campo non erano i soliti noti, e soprattutto perché era una gara di FA Cup, dove tutto può essere e niente è scontato; chiedere nei pressi di Liverpool, sponda Toffees, cosa ne pensano.
Oggi il mio tributo va all'uomo in fotografia, perché è stato capace a rigenerare in sole settantadue ore i volti desolati di Wembley, capace di mettere in campo, con coraggio e conoscenza del proprio materiale umano, due ragazzi come Ignasi Miquel e Conor Henderson, sconosciuti ai più. Perché ha saputo dare i giusti stimoli a Niklas Bendtner, autore di una tripletta, e a Marouane Chamakh, autore del gol sblocca risultato.
Poi ho visto una cosa, e le immagini di domenica pomeriggio, quando l'intera squadra aveva il morale a terra, sono svanite in un solo istante. Ho visto il gol (del 5-0) di Gael Clichy, il suo secondo da quando è all'Arsenal, e i sorrisi di Jack Wilshere, che hanno sostituito le lacrime, le parole di Samir Nasri, che hanno allontanato i silenzi, l'abbraccio di tutti i compagni di squadra, che ha confermato quanto vado scrivendo da tempo immemore: questo gruppo ha valori che vanno oltre una partita di pallone, che vanno al di la di un trofeo alzato al cielo.
Il contorno è stato da dieci e lode: l'Emirates Stadium, per una gara non certo di cartello, ha registrato 59mila 361 presenze, dimostrando a tutti che l'amore per questi colori va oltre una vittoria, va oltre una sconfitta; un segno di maturità indelebile.
Sabato sarà nuovamente Premier League, in casa contro il Sunderland, per continuare l'inseguimento allo United, per ripartire ancora una volta, per camminare sopra una stagione che è ancora lunga e ricca di traguardi da raggiungere.