..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

giovedì 27 novembre 2008

PRAGMATICO E REALISTA

Lunedì si scioglieranno le riserve sulla futura amministrazione Democratica, i nomi non saranno più indiscrezioni giornalistiche, Obama renderà ufficiale chi siederà al tavolo della politica estera e a quello della difesa, e se saranno confermati coloro che nelle ultime settimane sono stati caldeggiati dai più autorevoli quotidiani ed esperti d'oltre oceano, assisteremo ad una composizione che assomiglierà di più ad un'amministrazione Repubblicana che ad una Democratica, in barba alle feste di "veltroniana" memoria.
Il pragmatismo della possibile nuova amministrazione cancellerà per sempre la politica estera pacifista dell'era post vietnamita - messa in parte in archivo già nell'era clintoniana - deludendo la sinistra europea che aveva festeggiato come un'eroe l'avvento di Obama.
La scelta di Hillary Clinton permetterà ai liberal clintoniani di sedersi simbolicamente al dipartimento di stato, mentre i realisti, massacrati nel conflitto interno dell'amministrazione Bush, saranno i veri vincitori della controversia ideologica del dopo attacco alle torri gemelle.
Daltronde un realista come Henry Kissinger non ha nascosto il suo apprezzamento nella probabile scelta di Hillary, che altrettanto probabilmente sarà affiancata da James B. Steinberg, Vice Presidente alla Casa Bianca del National Security Advisor nel periodo 1997-2001 sotto l'amministrazione Clinton, anch'esso ideologo dell'internazionalismo liberal e favorevole alla guerra in Iraq.
L'ala democratica non avrà posizioni di rilievo, Susan Elizabeth Rice, Assistente Segretario di Stato per gli affari africani durante la seconda amministrazione Clinton, non avrà né il posto da consigliere per la Sicurezza, né al Dipartimento di Stato, ma secondo alcune fonti vicino al partito democratico sembra destinata a ricoprire il ruolo di ambasciatrice americana all'Onu.
Mentre il laureato in giurisprudenza a Newark, Joe Biden, altro liberal, con l'elezione di Obama sarà il prossimo vicepresidente degli Stati Uniti.
Ma saranno le nomine alla sicurezza nazionale che faranno inevitabilmente pendere la bilancia verso destra, in quei luoghi dove si decide, dove si guarderà inevitabilmente alla forza e agli interessi vedremo un'amministrazione di stampo nixoniana piuttosto che carteriana.
L'ex consigliere per la Sicurezza nazionale del partito Repubblicano, Brent Scowcroft, contrario alla guerra in Iraq, ha "rapito" Obama, che spesso si consulta con lo stesso non avendo mai nascosto l'ammirazione per l'amministrazione estera di George W. Bush senior, ma la scelta di Rahm Israel Emmanuel a capo dello staff della Casa Bianca - piaciuta al 93% dei dirigenti del Partito repubblicano secondo il National Journal - creerà difficoltà alla linea che sostiene il dialogo con i nemici dell’America sulla questione israeliana.
Bob Gates con molta probabilità resterà al Pentagono, vuoi perchè Obama sta cercando di portare nell'amministrazione qualche seguace di Scowcroft, vuoi perchè l’invio in Iraq di trentamila soldati - dottrina Petraeus - ebbe successo, nonostante, al tempo, lo stesso eletto si oppose. La nomina del vice dovrebbe ricadere su Richard Danzig, segretario della Marina militare degli Stati Uniti dal novembre 1998 al gennaio 2001.
La nomina più incerta al momento sembra essere quella sulle questioni di sicurezza nazionale - Cia - , dall'iniziale scelta di Obama su John Brennan, repubblicano, che aveva fatto scatenare l'ira della sinistra antibushiana, ora sembra che il nome "caldo" sia quello di Dennis Blair, elaboratore della strategia antiterrorismo contro i gruppi islamici del sud-est asiatico nell'amministrazione Bush.
Paradossalmente i due pilastri della politica militare e di difesa potrebbero essere gli stessi che in caso di vittoria di John McCain sarebbero stati ugualmente nominati, detto di Bob Gates al Pentagono, per il ruolo di consigliere per la Sicurezza nazionale Obama avrebbe scelto James Jones, altro non appartenente al partito democratico e consigliere informale di Hillary Clinton. Generale dei marine, ex comandante supremo delle forze Nato in Europa, inviato in medio oriente di Condoleezza Rice è convinto del non ritiro delle truppe americane in Iraq - "sarebbe contrario ai nostri interessi nazionali" - e che al Qaeda vada combattuta in Afghanistan.
Ora il compito più gravoso di Obama sarà quello di accontentare quella parte di America che si sente tradita dalla non concessione all’ala progressista e pacifista che lo ha eletto alla Casa Bianca.
La stampa a stelle e strisce daltronde non è stata per nulla morbida: il NYT ha tuonato in prima pagina - "Obama sta programmando di governare dal centro destra del suo partito" - e ancora - "le scelte di Obama sembrano prefigurare una politica estera non di centrodestra rispetto al Partito democratico, ma di destra rispetto al paese".
Il tema scottante è quello di Guantanamo, da chiudere secondo l'eletto, ma di difficile attuazione per i problemi logistici ai quali si andrà incontro vista la detenzione di parecchi terroristi.
Greg Craig sarà il nuovo consigliere legale della Casa Bianca, Eric Holder il nuovo Attorney General, altri due clintoniani ai quali sarà affidato il compito di riscrivere le regole giuridiche della guerra al terrorismo ed entrambi dovranno fare le giuste scelte sui detenuti.
Con questi probabili scenari la figura di Obama, troppo frettolosamente giudicata, appare sempre più propensa al pragmatismo, e nonostante l'opposizione alla guerra in Iraq durante la campagna elettorale non lo si può considerare un pacifista.
La prima conferenza stampa sul tema medio orientale è stata fin troppo esplicita, e la sua posizione sull'Iraq è cambiata notevolmente, ha votato a favore del programma spionistico, garantendo l’immunità alle società di telecomunicazioni che hanno collaborato con la Casa Bianca, quando precedentemente voleva di fatto cancellarlo.
Quel "Yes we can" è stato uno slogan efficacissimo per guardare al futuro e per dare agli elettori e a chi ha guardato da ogni angolo di mondo le elezioni del 4 novembre la speranza di un vero cambiamento, oggi invece guarda semplicemente al passato, e come abbiamo più voltre scritto le radici americane non si possono né cambiare né stravolgere.
E non deve nemmeno stupire, l'eletto non si è mai nascosto e ha sempre parlato a favore degli interessi statunitensi, della sicurezza della nazione, del pragmatismo, e le scelte che con molta probabilità farà tra qualche giorno saranno la conseguenza logica di quel cambiamento che più di un motivo faceva pensare che non sarebbe stato a sinistra, nonostante feste e celebrazioni in tutto il mondo, ma a destra, come realisticamente accadrà.
di Cirdan

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