..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

martedì 19 maggio 2009

DIMENSIONI NAZIONAL-POPOLARI

La notizia non è che, secondo Xavier Zanetti, il 5 maggio 2002 non doveva esistere, anche perché è falsa, semmai è questa: "non capisco invece quanti pensano e dicono che Calciopoli non sia mai esistita: è stato uno scandalo di dimensioni mondiali, come si fa a negarlo?"
La prima notizia è falsa perché il 5 maggio è esistito, eccome, e anche se tale Cobolli Gigli (presidente bianconero), sostiene che lui del 5 maggio ricorda solamente l'ode a Napoleone Bonaparte, tutti noi ricordiamo quella domenica come un cerchio che si chiuse dopo la "pallanuotistica" gara di Perugia.
Dopo di che, leggere ancora oggi, a distanza di sette anni, che il capitano degli indossatori di scudetti altrui lamenta un rigore non dato ai danni di Ronaldo nella sfida contro il Chievo Verona, e che quella partita sarebbe dovuta andare in altro modo (?), rientra a pieno titolo nella cultura lacrimosa dei dipendenti di via Durini, e di conseguenza la prendo per quella che è: frustrazione da eterno perdente.
Ma entriamo nella notizia.
Zanetti, purtroppo, non è un’eccezione: è dalla metà degli anni novanta (non a caso dall’inizio dei trionfi juventini) che è invalso l’uso d’eleggere l'ex dirigenza bianconera come il male del calcio italiano, vale a dire, ma questo si scoprirà nel tempo, una sorta i banda di truffatori.
In questo modo si sancirono due principi: a. la Juventus vinceva perchè rubava; b. la dirigenza bianconera muoveva i fili dell'intero sistema calcio.
Due cattivi esempi, in un colpo solo, che vennero immediatamente sposati dall'opinione pubblica, vestita a festa con ogni sorta di colore, tranne quello bianconero, sponda Corso Galileo Ferraris.
Ora entriamo nel cuore del discorso espresso dal capitano degli indossatori: “Mi pare che la lettura dei fatti sia oggettiva: chi ha voluto capire, ha capito”.
Zanetti dice, da uomo di sport, che mano a mano che veniva fuori la sostanza della vicenda ha provato delusione e tristezza, sostenendo come tutta l'Italia abbia provato vergogna per la dimensione mondiale raggiunta da uno scandalo che ha macchiato l'immagine del calcio italiano.
Tesi affascinante, per chi ha trovato appiglio all'unico modo per giustificare il proprio fallimento sportivo, ma che non stupisce, visto che si trattò di una sentenza che cancellò la migliore dirigenza degli ultimi cinquant'anni, quella che prevedeva un calcio con i conti in ordine.
Immorale della favola: ieri si sono congratulati tutti, perché le vittorie sul campo non hanno valore in un Paese di invidiosi, perdenti e poveri di spirito sportivo.
Nessuno avverte la lunga lacerazione che il calcio italiano si sta portando dietro da tre anni a questa parte, perché pochi ci guadagnano ed i più non hanno gli strumenti culturali per capire quel che succede e soprattutto quel che successe.
Il mondo del calcio s’è storto, in Italia, senza risparmiare la Giustizia che avrebbe dovuto difenderlo.

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