..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

venerdì 7 gennaio 2011

LO STILE JUVENTUS / 23

Era ampiamente preventivabile, era nell'aria già dall'ultima gara disputata dai bianconeri in quel di Verona, quando Pellisier mise nel sacco della Signora quel gol che nella giornata di ieri si è trasformato in carbone. E allora stamane le "Befane bianconere" si sono unite in coro, e da ogni angolo sono cominciate a spuntare scarpe rotte, sottane scucite e scope di saggina. Tifosi, pseudo-tali, dirigenti ed ex-tali si sono armati di penna e calamaio e hanno cominciato a scrivere salvaguardando il loro personale tornaconto(?).
Inevitabili, per loro che sanno tutto, i paragoni con quello che era e quello che è, con quello che altri avrebbero potuto fare e con quello che oggi è sotto gli occhi di tutti; sempre a seconda di dove ci si posizioni per guardare.
Il pensiero unico del "giornalista" collettivo ha preso il sopravvento, in un delirio di considerazioni e analisi: paragoni con la precedente dirigenza, punti realizzati dal buon Ciro a confronto con quelli realizzati dal buon Gigi, mancanza di campioni e fuoriclasse.
Insomma, è bastata una giornata storta (e quella incredibile dell'arbitro De Marco) per mettere tutto in discussione, per alzare la voce.

Stamane c'è anche chi non nasconde il proprio disappunto per aver visto compromesso un lavoro protrattosi per diversi anni, e giunto all'apice proprio con la fioritura di talenti del calibro di Giovinco, piuttosto che Palladino e Mirante: tutti giocatori che se avrebbero fatto comodo anche alla Juve al massimo del suo splendore, a maggior ragione sarebbero stati utili anche alla squadra attuale. Ma chi? Giovinco, Palladino e Mirante? Che nei loro anni in bianconero hanno avuto solo la capacità di pretendere spazio a fronte di partite incolore e senza il benché minimo apporto?
E che dire di coloro che fino a dieci giorni fa elogiavano Felipe Melo e che stamane definiscono il campionato del brasiliano illusorio e tornato mestamente sugli standard della scorsa stagione e del suo scellerato Mondiale?
E poi ancora il mercato, quello pasticcione, che dopo la gara contro il Parma (solo dopo la gara contro il Parma) è stato preso nuovamente a male parole.
Ho letto ancora delle mancanze tecniche di Krasic, avete letto bene: di Krasic, e allora un pensiero più profondo mi consento di spenderlo.
Questi, oltre che non tifosi della Juventus (e smettetela di farvi belli nelle piazze e in televisione), non sanno nemmeno di quel che parlano, non sanno nemmeno da dove, e come si cominci un lavoro di rinnovamento che porti, un giorno, ad essere competitivi in maniera sana e seria.
Questa società (non la Juventus ma quella in cui viviamo) avrebbe dovuto insegnarci qualcosa. Invece niente, ogni giorno che passa si continuano a fare passi indietro, sposando l'impossibilità di ottenere risultati nel brevissimo periodo e tradendo quell'economia basata sul lungo, che nel bene e nel male consentì ad un intero Paese di risollevarsi da guerre e lotte fratricide.
Dovrebbe essere questo il modo di guardare il lavoro di Andrea Agnelli e del gruppo dirigente da lui scelto, avendo coscienza da dove è ripartito e aspettare il fiorire del progetto appena nato.
Invece, nella vita di tutti i giorni così come nel calcio, si pretende di arrivare subito, di vincere, casualmente, con il primo gratta e vinci, infischiandosene di guardare oltre.
La crescita zero di questo movimento è messo in evidenza dal non sottolineare, da parte di tutti,  come siano giunte le vittorie di ieri di Roma e Milan, che invece hanno trovato spazi celebrativi su tutte le testate giornalistiche dello stivale. 
Ammiro Andrea Agnelli per il coraggio che ha nello stare in un mondo del calcio (quello italiano) dove tutti pretendono, dove tutti sanno quello che è giusto e quello che è sbagliato, dove ognuno si erge a uomo mercato con tanto di capacità tecniche per bacchettare le scelte di chi mette gli uomini in campo. 
Lo ammiro per il coraggio di credere che nello sport, così come nella vita, nulla scenda dal cielo, niente sia fattibile senza un progetto a lungo termine. E questo ogni juventino dovrebbe infilarselo bene in testa, prima che sia troppo tardi.

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