..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

giovedì 21 agosto 2014

BLACK SABBATH | "MASTER OF REALITY"

Il 1971 è stato senza dubbio l'anno spartiacque della band più famosa di Birmingham. Il successo di Paranoid, dopo il debutto dell'album omonimo, avrebbe potuto seriamente mettere in difficoltà l'estro creativo di Iommi e Ozzy. Ripetere a distanza di pochi mesi le posizioni in classifica conquistate da "War Pigs" e "Hand of Doom" un compito che nessuno avrebbe voluto in carico. Nessuno tranne i Sabbath.
Il Tour ancora in atto, i criteri di programmazione alquanto particolari scelti dal manager toglievano il tempo che sarebbe servito per iniziare a scrivere il nuovo lavoro.
Nessuna pausa, nessuna canzone "avanzata".
Serviva uno studio, idee e nuovi riff che potessero aprire la porta alle nuove scritture dei Sabbath.
Detto fatto. L'ingresso in studio e la vena talentuosa di Iommi hanno dato il via alla costruzione dei brani.
Tra l'altro senza grossi problemi.
Tranne uno: la lunghezza dello stesso album.
Ma il tempo era tiranno. Per pensare e vivere i brani.
Per allungare le canzoni troppo corte si aggiungesero dei piccoli pezzi di sola chitarra e quando questo non bastava si optò per qualcosa di strumentale, come "Embryo", che introdusse "Children Of The Grave".
Uno stratagemma classico che segnò i lavori dei Sabbath.
"Si da un po'di respiro al tutto e si creano dei chiaroscuri".
Questo lo Iommi pensiero, costituito dall'idea di dare alle canzoni la giusta alternanza.
"Se ascolti un album o anche una singola canzone che ha un ritmo martellante dall'inizio alla fine, non ne apprezzi la pesantezza perché non si alterna con qualcosa di più leggero".
Non a caso le parti "leggere" introdotte all'interno delle canzoni esaltavano a dismisura il ritorno in grande stile del riff "Heavy". "Orchid", ad esempio, ha avuto lo scopo di sfociare in "Lord Of This World".
Una sorta di calma prima della tempesta, per mettere in evidenza la dinamica.
Ai tempi tutto sembrava così strano, ma piaceva.
Piaceva ai Sabbath, che non si sono mai limitati a qualcosa di ordinario, piaceva ai fans, piaceva alla produzione.
Nel marzo del 1971 "Master Of Reality" andò in registrazione.
Il coinvolgimento per la terza opera della Band fu totale.
Tony sentì per la prima volta il desiderio di entrare in ogni singolo secondo della produzione e le idee cominciarono ad arrivare copiose.
In "Children Of The Grave", "Lord Of This World" e "Into The Void" la band si accordò tre semitoni sotto. Un esperimento che servì per necessità.
Ai tempi quasi tutte le band erano provviste di chitarra ritmica e/o tastiera. I Sabbath no. Una chitarra, un basso ed una batteria.
Accordarsi in tonalità più basse avrebbe garantito un suono più corposo, più profondo, più pesante.
Con il senno di poi si può tranquillamente affermare che i Sabbath siano stati i primi a fare questo tipo di scelta.
La composizione di "Master Of Reality" proseguiva in tutta la sua particolare sperimentazione.
Basti pensare a "Solitude", la prima canzone d'amore incisa, con effetto delay sulla voce di Ozzy e il flauto suonato da Iommi.
E poi ancora ""Sweet Leaf", la cui storia è figlia del periodo un po' particolare della band.
Ai tempi i Sabbath facevano ampiamente uso di stupefacenti, tra cui la marijuana. Mentre Iommi stava registrando il suono con la chitarra acustica per un altro brano, Ozzy gli propose di fumare uno spinello enorme: "Fatti un tiro di questo!", gli esclamò.
I colpi di tosse furono la conseguenza di quel tiro, quei colpi di tosse furono registrati ed usati per l'apertura dell'album e per introdurre "Sweet Leaf".
Un'idea particolarmente appropiata, visto che il brano trattava proprio il tema della marijuana.
Brano che diede, come per "After Forever" (tacciata di blasfemia da qualche fondamentalista cristiano, anche se il testo al contrario parlava di salvezza dell'anima e non attaccava minimamente la religione), il via alle ennesime critiche da parte della stampa e non solo.
La varietà di colori espressi in "Into The Void" fece diventare l'ultima traccia dell'album tra le preferite di Tony Iommi. Un continuo cambio di ritmo al riff iniziale che fece diventare il brano tra i più conosciuti e famosi della band.
Divertenti i particolari che si celano dietro la composizione.
Per Ozzy questo brano fu tra i più difficoltosi nell'esecuzione vocale. Sia per il testo che per il crescendo di ritmo. Dopo un inizio piuttosto lento il riff cresceva e Ozzy doveva entrare a cantare nella parte più veloce della traccia: "Rocket engines burning fuel so fast, Up into the night sky they blast".
Geezer aveva scritto i versi, Ozzy faticava a cantarli.
La teatralità del siparietto non aveva eguali: "Rocket engbugfufabla, ma che cazzo, non riesco a cantare questa roba!"
La cover fu spartana, e come sempre insolita: testo viola e grigio su sfondo nero.
Grazie alla produzione di Rodger Bain e al suono di Tom Allen, "Master Of Reality" fu la prosecuzione muusicale di "Paranoid", condito da un sound più lento e tetro.
Anche i testi non si distolgono dai primi due album, trattando tematiche anti-militariste ("Children of the Grave"), sociali ("Into The Void") e quelle della droga ("Sweet Leaf").
Al termine del lavoro Iommi pensò che si sarebbe potuto fare di meglio: "...quando sei un musicista vorresti le che le cose andassero in un certo modo, che avessero un certo sound, e quindi è difficile affidarle ad altri".


Original LP
All music composed by Black Sabbath:
Tony Iommi; 
Geezer Butler;
Ozzy Osbourne;
Bill Ward. 
"Embryo", "Orchid", and "After Forever" by Iommi.
All lyrics by Butler.

Side one
No. Title Length
1. "Sweet Leaf"   5:05
2. "After Forever"   5:27
3. "Embryo" (instrumental) 0:28
4. "Children of the Grave"   5:18
Side two
No. Title Length
5. "Orchid" (instrumental) 1:31
6. "Lord of This World"   5:27
7. "Solitude"   5:02
8. "Into the Void"   6:13

Original US LP
Side one
No. Title Length
1. "Sweet Leaf"   5:02
2. "After Forever (including The Elegy)"   5:25
3. "Embryo"   0:29
4. "Children of the Grave"   4:30
5. "The Haunting"   0:45
Side two
No. Title Length
6. "Orchid"   1:30
7. "Step Up"   0:30
8. "Lord of This World"   4:55
9. "Solitude"   5:02
10. "Deathmask"   3:08
11. "Into the Void"   3:08

Revised US LP 
No. Title Length
1. "Sweet Leaf"   5:02
2. "After Forever (Including The Elegy)"   5:25
3. "Embryo"   0:30
4. "Children of the Grave"   5:15
Side two
No. Title Length
5. "Orchid"   2:00
6. "Lord of this World"   4:55
7. "Solitude"   8:08
8. "Into the Void"   3:08

2009 Deluxe Edition
A two-disc deluxe edition was released in the UK on 29 June 2009 and in the US on 14 July 2009 as an import. This deluxe edition was remastered by Andy Pearce who also did the deluxe editions of Black Sabbath and Paranoid.

Disc one
No. Title Length
1. "Sweet Leaf"   5:05
2. "After Forever"   5:27
3. "Embryo"   0:28
4. "Children of the Grave"   5:18
5. "Orchid"   1:31
6. "Lord of This World"   5:27
7. "Solitude"   5:02
8. "Into the Void"   6:13

Disc two (Bonus tracks)
No. Title Length
1. "Weevil Woman '71"   3:00
2. "Sweet Leaf" (studio outtake featuring alternative lyrics) 5:04
3. "After Forever" (studio outtake – instrumental) 5:20
4. "Children of the Grave" (studio outtake featuring alternative lyrics) 4:36
5. "Children of the Grave" (studio outtake – instrumental) 6:01
6. "Orchid" (studio outtake – with Tony count-in) 1:41
7. "Lord of this World" (studio outtake featuring piano & slide guitar) 5:38
8. "Solitude" (studio outtake – intro with alternative guitar tuning) 3:35
9. "Spanish Sid (Early Version of 'Into The Void')" (studio outtake – alternative version)

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