..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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lunedì 24 aprile 2017

HEADLESS CROSS


Headless Cross is the fourteenth studio album by Birmingham, England, doom heavy metal band Black Sabbath. Released in 24 April 1989, it was the group's second album to feature singer Tony Martin and the first to feature drummer Cozy Powell.

lunedì 13 febbraio 2017

BLACK SABBATH


Black Sabbath is the eponymous debut studio album by the English rock band Black Sabbath. Released on 13 February 1970 in the United Kingdom and on 1 June 1970 in the United States, the album reached number eight on the UK Albums Charts and number 23 on the Billboard charts. Although it was poorly received by most contemporary music critics at the time, Black Sabbath has since been credited as one of the most influential albums in the development of heavy metal music.

martedì 31 gennaio 2017

CROSS PURPOSES


Cross Purposes is the seventeenth studio album by English rock band Black Sabbath, released on January 31, 1994.

sabato 28 gennaio 2017

lunedì 2 gennaio 2017

venerdì 1 gennaio 2016

MONNOS

Monnos is the first studio album by doom metal band from Liverpool, Conan. It was released on January 1, 2015 by Burning World Records.
https://conan-conan.bandcamp.com/album/conan-monnos

giovedì 9 ottobre 2014

BLACK SABBATH | SABOTAGE

"Eravamo continuamente distratti, e ci sentivamo sabotati su tutta la linea e attaccati da tutte le parti".

Erano i primi giorni del 1975 e in casa Black Sabbath le cose non andavano nella giusta direzione. Le problematiche legate agli aspetti economici stavano distogliendo il gruppo dal produrre nuovo materiale. Con Meehan, così come con Jim Simpson, l'alterco finì in un aula di tribunale. Cause che allungarono i tempi di realizzazione di quello che sarebbe dovuto diventare il sesto album in studio dei quattro ragazzi di Birmingham.
La quotidianità di quel periodo si intrecciava tra la ricerca di un nuovo management, i problemi legali con quello precedente e la composizione in studio delle nuove tracce.
Non c'era giorno che accanto ad un microfono non ci fosse un mandato di comparizione.
Le circostanze portarono la band a cementarsi ulteriormente, a guardare in un'unica direzione, a pensare di comporre musica. A far nascere "Sabotage".
Non è un caso che all'interno dell'opera sia stata inserita una traccia intitolata "The Writ" [mandato esecutivo], una sorta di esorcismo verso tutto ciò che in quel periodo stava accadendo.
Come non è un caso che l'album abbia avuto un risvolto decisamente più hard rispetto a "Sabbath Bloody Sabbath", e la prima versione assoluta di quello che successivamente sarebbe divenuto il genere Trash.
Divisa in due parti, "Symptom of the Universe" si fa pesante nella prima con chiari riferimenti heavy mentre acquista più melodicità nella seconda. L'ultima parte è poi stata creata in studio: "Abbiamo registrato il brano e poi abbiamo iniziato ad improvvisare. Ho iniziato con un riff, gli altri si sono uniti, abbiamo continuato a suonare ed è andata a finire che abbiamo tenuto tutto".
Così Tony Iommi descrive l'incisione del primo brano a chiaro contenuto Trash Metal, nel quale ha saputo anche aggiungere delle sovra-incisioni con la chitarra acustica.
Il testo della canzone è stato scritto dal bassista, Geezer Butler, ispirandosi ad un sogno che aveva fatto, con riferimenti e citazioni sulla cosmogonia, su Dio e sulle creature mitologiche.
L'improvvisazione è sempre stata una peculiarità della band, elemento che contraddistingue ancora oggi nella lunghezza dei brani lo stile dei Sabbath.
Ecco come nasce "Megalomania". Un continuo suonare fino al punto di far finire il tutto con una dissolvenza.
Tornando per un attimo alle problematiche non furono soltanto quelle legali a tenere su di una lama di rasoio i quattro componenti della band, ma anche noie tecniche legate allo studio di registrazione fecero dilatare i tempi di consegna del lavoro.

sabato 6 settembre 2014

BLACK SABBATH | VOL.4

Gli Stati Uniti, Los Angeles, la voglia di sviluppare nuove idee attraverso diverse prospettive erano ormai diventate prerogative dei quattro ragazzi di Birmingham.
La "giungla di cemento", nel maggio del 1972, era diventata troppo stretta e da li a poco l'aria si sarebbe fatta più pesante. Gli attentati che uccisero ventuno civili al "Mulberry Bush" e al "Tavern in the Town" lo testimoniarono amaramente.
Si comprese che determinate abitudini avrebbero allungato i tempi di scrittura, si capì che una serata al Pub e l'altra anche non avrebbero acellerato il processo di composizione.
Il suggerimento arrivò direttamente da Patrick Meehan: prendere il primo volo e attraversare l'oceano. Destinazione Los Angeles.
Nessuno ebbe dubbi.
A Bel Air venne affittata la villa di John Dupont, un industriale americano che si occupava di vernici e similari. L'abitazione era perfetta. Dotata di una stanza tipo sala da ballo che si affacciava sulla piscina, tutti i confort possibili di quel periodo e due ragazze francesi che facevano parte "dell'arredamento".
Non mancava davvero nulla.
Questo poteva far pensare che se il Pub di Aston distoglieva l'attenzione, Los Angeles avrebbe seriamente rischiato di non farla tornare più. 
E invece le idee, le canzoni e tutto quel che riguardava l'aspetto puramente discografico non subì alcun contraccolpo, anzi. 
Dopo i primi tre lavori, classificabili come trilogia della genesi, VOL.4 stava iniziando ad assorbire e trasmettere quella voglia di sperimentazione.
Le variazioni sul sound dei Sabbath incorporano elementi progressive rock, figli del periodo in cui Tony Iommi militò nei Jethro Tull, l'uso del pianoforte, del mellotron, dell'orchestra.
L'atmosfera americana aveva fatto decisamente bene e lo studio di regiStrazione, The Record Plant, stimolava ulteriormente la verve creativa del gruppo.
Uno studio all'avanguardia, decisamente migliore di quelli in cui avevano registrato, al punto che spinse i quattro a voler produrre l'opera completamente da soli, senza l'ausilio di Rodger Bain.
E non tanto perché non si fidassero di lui, quanto per il desiderio di realizzare da cima a fondo tutto il lavoro. Si mormora che da quel giorno Rodger scomparve e non volle parlare più con nessuno.
Il tutto si concluse nell'arco di due mesi. Durante quel periodo parecchia strumentazione fu portata nella villa di Dupont, utile a comporre le ultime canzoni dell'album.
L'ambiente aveva portato la band a lavorare come dei professionisti: atteggiamento sempre attivo, presenza costante e soprattutto l'obbiettivo di realizzare qualcosa di diverso.
Il pianoforte trovato nella sala da ballo servì per la composizione di "Changes". Lo trovò Tony, che prese l'abitudine di suonarlo. Soprattutto la notte. In una di queste entrò Ozzy, che al suono di Iommi esclamò: "Oh, mica male!". Cominciò a canticchiarci sopra, mentre Geezer si mise ad accompagnare con un mellotron. L'idea di registrarla fu immediata.
Suonava strana, non sembrava qualcosa dei Sabbath, ma piaceva. Intrigava.
A Laguna Beach nacque "Laguna Sunrise", realmente ispirata al sorgere del sole.

giovedì 21 agosto 2014

BLACK SABBATH | "MASTER OF REALITY"

Il 1971 è stato senza dubbio l'anno spartiacque della band più famosa di Birmingham. Il successo di Paranoid, dopo il debutto dell'album omonimo, avrebbe potuto seriamente mettere in difficoltà l'estro creativo di Iommi e Ozzy. Ripetere a distanza di pochi mesi le posizioni in classifica conquistate da "War Pigs" e "Hand of Doom" un compito che nessuno avrebbe voluto in carico. Nessuno tranne i Sabbath.
Il Tour ancora in atto, i criteri di programmazione alquanto particolari scelti dal manager toglievano il tempo che sarebbe servito per iniziare a scrivere il nuovo lavoro.
Nessuna pausa, nessuna canzone "avanzata".
Serviva uno studio, idee e nuovi riff che potessero aprire la porta alle nuove scritture dei Sabbath.
Detto fatto. L'ingresso in studio e la vena talentuosa di Iommi hanno dato il via alla costruzione dei brani.
Tra l'altro senza grossi problemi.
Tranne uno: la lunghezza dello stesso album.
Ma il tempo era tiranno. Per pensare e vivere i brani.
Per allungare le canzoni troppo corte si aggiungesero dei piccoli pezzi di sola chitarra e quando questo non bastava si optò per qualcosa di strumentale, come "Embryo", che introdusse "Children Of The Grave".
Uno stratagemma classico che segnò i lavori dei Sabbath.
"Si da un po'di respiro al tutto e si creano dei chiaroscuri".
Questo lo Iommi pensiero, costituito dall'idea di dare alle canzoni la giusta alternanza.
"Se ascolti un album o anche una singola canzone che ha un ritmo martellante dall'inizio alla fine, non ne apprezzi la pesantezza perché non si alterna con qualcosa di più leggero".
Non a caso le parti "leggere" introdotte all'interno delle canzoni esaltavano a dismisura il ritorno in grande stile del riff "Heavy". "Orchid", ad esempio, ha avuto lo scopo di sfociare in "Lord Of This World".
Una sorta di calma prima della tempesta, per mettere in evidenza la dinamica.
Ai tempi tutto sembrava così strano, ma piaceva.
Piaceva ai Sabbath, che non si sono mai limitati a qualcosa di ordinario, piaceva ai fans, piaceva alla produzione.
Nel marzo del 1971 "Master Of Reality" andò in registrazione.
Il coinvolgimento per la terza opera della Band fu totale.
Tony sentì per la prima volta il desiderio di entrare in ogni singolo secondo della produzione e le idee cominciarono ad arrivare copiose.
In "Children Of The Grave", "Lord Of This World" e "Into The Void" la band si accordò tre semitoni sotto. Un esperimento che servì per necessità.
Ai tempi quasi tutte le band erano provviste di chitarra ritmica e/o tastiera. I Sabbath no. Una chitarra, un basso ed una batteria.
Accordarsi in tonalità più basse avrebbe garantito un suono più corposo, più profondo, più pesante.
Con il senno di poi si può tranquillamente affermare che i Sabbath siano stati i primi a fare questo tipo di scelta.
La composizione di "Master Of Reality" proseguiva in tutta la sua particolare sperimentazione.
Basti pensare a "Solitude", la prima canzone d'amore incisa, con effetto delay sulla voce di Ozzy e il flauto suonato da Iommi.
E poi ancora ""Sweet Leaf", la cui storia è figlia del periodo un po' particolare della band.
Ai tempi i Sabbath facevano ampiamente uso di stupefacenti, tra cui la marijuana. Mentre Iommi stava registrando il suono con la chitarra acustica per un altro brano, Ozzy gli propose di fumare uno spinello enorme: "Fatti un tiro di questo!", gli esclamò.
I colpi di tosse furono la conseguenza di quel tiro, quei colpi di tosse furono registrati ed usati per l'apertura dell'album e per introdurre "Sweet Leaf".

martedì 29 luglio 2014

BLACK SABBATH: "BLACK SABBATH"

"Devi restare fedele a quello in cui credi, andare avanti e non cambiare perché pensi che è quello che la gente vuole. E' così che viene fuori qualcosa di nuovo. Fare quello che fanno tutti gli altri è la scappatoia più semplice; devi fare qualcosa di tuo".
Sotto questo auspicio e tra i muri della Henry's Blues House nasce, a cavallo tra il 1969 e il 1970, l'album d'esordio di Tony Iommi, Ozzy Osburne, Geezer Butler e Bill Ward: "Black Sabbath".
Erano anni difficili per trovare un contratto discografico da firmare e anche quando questo avveniva non tutto andava come sarebbe dovuto andare.
A Workington gli "Earth", a nome di Ozzy, davano l'annuncio al mondo intero che da quel giorno si sarebbero chiamati "Black Sabbath". Nessuna festa, nessuna celebrazione, solo l'intento di continuare a suonare tutti insieme. Il 30 agosto del 1969 la prima esibizione sotto il nome che stava per entrare a fare parte della storia della musica.
Pochi mesi dopo, al Regent Sound, zona di Tottenham Court Road, Londra, venivano collegati gli amplificatori e si dava inizio alla registrazione dell'album.
Il problema più grosso, vista l'inesperienza dei ragazzi di Birmingham in una sala di registrazione e l'assoluta estraneità al tipo di sound proposto dal gruppo da parte del produttore Rodger Bain e dell'ingegnere del suono Tom Allom, risiedeva nel far comprendere la struttura del sound dei Sabbath.
C'era un perché se quanto veniva realizzato in quel periodo da Iommi e compagni aveva un seguito, un interesse. In quell'epoca il basso veniva considerato uno strumento netto e preciso, Geezer invece lo faceva scricchiolare, rendendolo più grezzo, stirando le corde come si faceva con le chitarre per ottenere più corposità.
Il trucco stava li. Produrre un sound solo suonando tutti insieme, indipendente dal suono dei singoli componenti. E allora si entrava in studio, si collegavano gli amplificatori, si cominciava a suonare e arrivederci e grazie. Ecco che tutti i pezzi sono stati eseguiti come se la band stesse suonando dal vivo, in un'atmosfera miscelata di psichedelia oscura e Heavy Metal.
Suoni il brano una sola volta, non hai a disposizione dieci tentativi. Per "Warning" ci fu una piccola eccezione, dopo che Iommi si rivolse a Rodger: "Possiamo suonarla un'altra volta? Penso di poterla fare meglio".
"Warning" originariamente era stata suonata sulla base di quindici minuti, trasportata da un importante assolo di chitarra. Rodger e Tom la ridussero agli attuali dieci, rimuovendone una grossa porzione e tagliando un paio di pezzi più piccoli in quei punti che Tony non avrebbe toccato: "...ero infastidito perché avevo la sensazione che in origine il brano scorresse in modo più naturale. La cosa buffa è che quella è diventata la versione che abbiamo suonato da allora in poi, riproducendo quel che è accaduto in studio quel particolare giorno".
Ma nonostante i tagli "Warning" mise alla luce il talento di Iommi, Butler e Ward che convogliarono le improvvisazioni tipiche di quegli anni con repentini cambi di tempo, associando il tutto ad armonie influenzate dal jazz e dal blues.
Molta gente ha sempre pensato che "N.I.B." fosse l'acronimo di Nativity In Black, un modo come un altro per cercare sempre e comunque di appiccicare alla band britannica qualcosa di satanico. Fu invece il soprannome dato a Ward, vista la forma di un pennino (Nib) che la barba affilata dava alla sua faccia.

venerdì 20 giugno 2014

L'ISTANTANEA DEI BLACK SABBATH

La formula, il segreto, gli ingredienti sempre gli stessi, dalla notte dei tempi: un basso, una chitarra, una batteria e un front-man. Stop. Non serve altro. Soprattutto quando si possiede il talento, quando al potere si mette la fantasia, quando per fare musica e trascinare con se tutto e tutti basta essere e non apparire. E la scenografia "minimal" stava li a certificarlo.
Se poi le quattro corde vengono pizzicate da Geezer, le sei sono magicamente toccate da Tony e il rullante e la grancassa picchiati da Tommy tutto torna, tutto assume un senso.
E poi lui. Che definire front-man o qualsiasi altro appellativo per descriverlo non renderebbe merito al tipo di presenza e di appeal che riesce ad avere nel momento in cui compare davanti al proprio pubblico.
E si. Perché Ozzy se non ci fosse non sarebbe lo stesso, e difficilmente si riuscirebbe ad inventarlo, a crearlo come una Birmingham invernale del 1948 fu in grado di mettere al mondo.
Quindici ore tirate, comprensive di viaggio di andata e ritorno e adrenalina allo stato puro, non si regalano a chiunque, non si fanno tanto per fare. Dietro c'è una storia, la storia dell'Heavy Metal.
Il tuffo all'interno dell'Arena è di quelli che lasciano il segno, il guardare a 360° il contorno la risposta al perché i Sabbath, Ozzy, sono ancora li. Quarantasei anni dopo.
Ancora oggi come non pensare a quel negozio di dischi sito ad Aston in cui un giovanissimo Osbourne affisse un cartello con su scritto "Ozzy Zig Needs Gig – has own PA"
Qualunque entità superiore a noi salvi per sempre quella mano che quel giorno scrisse quelle parole.
La seconda visita in Italia di Ozzy, la prima fu nel 1998, raccoglieva l'attesa di migliaia di fans giunti da tutta la penisola in una soleggiata e vivibile Casalecchio di Reno. Generazioni a confronto che si sono unite per l'unico appuntamento che la band di Birmingham ha deciso di donare al Bel Paese.