..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

giovedì 22 gennaio 2009

ASATI, CHIEDE CHIAREZZA SU ATTIVITA' ILLEGALI 2001-2007


(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 19 gen -
Gli attuali vertici, spiega Asati nel comunicato, gia' dalla fine del 2008 hanno a disposizione tutti gli atti del noto procedimento in corso presso la procura del tribunale di Milano relativo ai dossier illegali che come emergerebbe dalla stampa riguarderebbero 4.000 persone, di cui crca 200-300 dipendenti del gruppo Telecom Italia e oltre 350 societa'. Secondo l'Associazione dei piccoli azionisti Telecom, 'l'occasione che si presenta al presidente Galateri, responsabile della governance complessiva del gruppo Telecom, e' quella, nel pieno rispetto tra l'altro di quanto previsto nel codice etico in vigore in Telecom italia, di prendere finalmente atto degli errori gestionali commessi nel passato e valutare anche i profili di conflitto di interessi che eventualmente emergessero, e contestualmente prendere cosi' concretamente le distanze, in un ottica di totale discontinuita', dalla passate gestioni'. Al termine di queste valutazioni Asati invita pertanto i vertici attuali e l'intero cda a valutare la possibilita'di avviare azioni di responsabilita' nei confronti di ex vertici e top manager, alcuni dei quali liquidati con somme importanti. L'Associazione presieduta da Franco Lombardi e' convinta che 'tale trasparenza di comportamenti costituirebbe il vero e inequivocabile scatto di orgoglio necessario a restituire, con gli interessi,immagine e credibilita' alla attuale rinnovata azione manageriale , anche agli occhi di tutti gli stockholders italiani ed esteri , costituendo un fondamentale punto di partenza per la valorizzazione dei titoli in borsa il cui andamento fino ad oggi ha penalizzato soprattutto i piccoli azionisti'.

IL NODO INTERCETTAZIONI

La maggioranza continua il confronto per raggiungere l'intesa sulla riforma della giustizia. A Palazzo Grazioli, durante il vertice notturno di martedì, è proseguito il lavoro di limatura dei testi, mentre nella giornata di ieri, una delegazione più ristretta, a partire dal Guardasigilli Angelino Alfano ai responsabili giustizia di An e Lega, Giulia Bongiorno e Matteo Brigandì, hanno continuato il lavoro di limatura.
Sulla questione intercettazioni si è espresso Italo Bocchino, vicecapogruppo Pdl alla Camera, esprimendo positività per quel che riguarda la riforma nel suo complesso, ma nutrendo ancora qualche dubbio sulla limatura che andrebbe effettuata sulle intercettazioni, altresì ha affermato: "All’opposizione proporremo un pacchetto condiviso su cui auspichiamo possano convergere".
Dai venti articoli che compongono la bozza Alfano, usciti dal vertice, c'è la novità della ricusazione del giudice che esterna e maggiori garanzie per l’imputato, inserendo alcuni paletti sull’attività di indagine del pm e ampliando i poteri degli avvocati. Il rapporto fra polizia giudiziaria e pm ha di fatto rallentato la discussione, portando il Premier a stralciare la riforma del processo penale dal prossimo Consiglio dei ministri.
Aspettando la quadratura sull’intero pacchetto giustizia, già nella giornata di domani si partirà con il piano carceri, che prevede l’istituzione di un commissario per l’edilizia con poteri speciali in modo da velocizzare i processi per le costruzioni di nuovi carceri. "Una questione prioritaria", ha detto il ministro della Giustizia, che ha comunque definito il lavoro del vertice di martedì sera "ottimo e proficuo".
Matteo Brigandì, membro della II Commissione Giustizia, ha reso noto che la maggioranza - sulla questione intercettazioni - potrebbe decidere di non limitarle solo ad alcuni reati lasciando così in vigore, su questo punto, la legge attuale.
"Si è stabilito - racconta ancora Brigandì - di spostare l’attenzione dal problema delle limitazioni a quello di maggiori controlli anche su funzionari e magistrati. Si è deciso cioé di intervenire affinché le intercettazioni e la violazione del segreto istruttorio non siano più utilizzabili come trampolino di lancio per la carriera politica dei pubblici ministeri".
Sulla possibilità di rendere questi controlli più ferrei, Brigandì non ha voluto anticipare nulla confermando che su quel punto si sta ancora lavorando.
Le proposte in atto prevedono l’impossibilità di “rendere utilizzabili le intercettazioni manipolabili, cioé già pubblicate in violazione del segreto istruttorio”, o la possibilità che il magistrato "reo" diventi parte di un collegio giudicante.
Silvio Berlusconi, sulla tematica intercettazioni, è intervenuto assicurando che verrà eliminata l’ipotesi del carcere per i giornalisti che pubblicheranno intercettazioni, mentre rimarrà per gli editori, saranno altresì possibili per i reati di corruzione, concussione, peculato e reati contro la pubblica amministrazione superiori a 10 anni. Ma ci saranno limitazioni di tempo in cui le persone possono essere intercettate.
Il Premier ha aggiunto che nella riforma non verranno toccati i piccoli Tribunali e ha precisato che alcune proposte come quella della Lega di eleggere i pm e i giudici di pace non registrano la condivisione di tutta la maggioranza.
di Cirdan

"CALCIOPOLI" MOSTRA I LIMITI DELLE INTERCETTAZIONI E DEI TEOREMI GIUDIZIARI

Ieri è iniziato, ed è subito stato rinviato alla fine di marzo, il processo napoletano contro Luciano Moggi e altri 23 imputati. In aula si parlerà ancora del mercato calcistico, dei contratti con i giocatori, di arbitri e partite pilotate. Proviamo a ripercorrere le ultime e recentissime tappe della odissea giudiziaria di Moggi e degli altri imputati dello scandalo "Calciopoli".
“Ho speso 10mila euro per portarla a cena a Parigi, ho preso un aereo privato, albergo di lusso, ristorante favoloso, ma è andata buca”. A parlare è Alessandro Moggi che confidava il fallito approccio con la giornalista Ilaria D’Amico. Può sembrare una semplice confidenza di un Vip che ha preso un 'due di picche' ma è una delle intercettazioni telefoniche finite sui giornali nel maggio del 2006 quando è scoppiato lo scandalo sul calcio. Intercettazioni penalmente irrilevanti ma che sono sempre utili a influenzare l’opinione pubblica regalando, come in questo caso, un po’ di gossip ad una delle bufere più grosse che hanno investito lo sport italiano.
Nel maggio del 2006 i giornali pubblicano le intercettazioni disposte dai tribunali di Torino e Napoli. Le indagini vedono coinvolti dirigenti sportivi, designatori arbitrari, dirigenti FGCI, giornalisti. Le accuse penali sono pesanti, associazione a delinquere, quelle sportive non sono da meno, illecito sportivo. Secondo l’accusa c’era una vera e propria cupola che cercava di aggiustare le designazioni arbitrarie per determinati incontri di campionato, avvantaggiando alcune squadre (la Juventus in particolare). E poi c’era la GEA World, società di procure sportiva, composta da ‘figli d’arte’ tra cui Alessandro Moggi. Per molti la GEA intendeva controllare il mondo del calcio con intimidazioni e condizionamenti.
Lo sport ha un ordinamento suo, con gradi di giudizio e condanne. Il processo sportivo è più snello, più veloce. Quello di “Calciopoli” si celebra in poche settimane. Dirigenti e squadre di calcio sono accusati di illecito sportivo e slealtà sportiva, sanzionate dalla FGCI. In totale 22 persone vengono coinvolte nell’inchiesta. Il procuratore Federale, Stefano Palazzi, chiede pene durissime: retrocessione per le squadre, radiazione per i dirigenti, multe. La velocità del processo è stata anche legata alla paura di accavallare la sentenza con l’inizio del campionato. Si ventilò anche un intervento di FIFA e UEFA. Una rapidità che forse ha contribuito a non approfondire ulteriormente le indagini, visto che il circo non si poteva fermare, c’erano troppi soldi e interessi in gioco.
Poi l’Italia ha vinto il mondiale e si è passato un leggero colpo di spugna sull’accaduto. Le pene sportive inflitte agli indagati sono state più lievi di quelle richieste da Palazzi. La Juventus ha comunque pagato, è stata spedita in serie B, e le sono stati tolti due titoli (il secondo dei quali assegnato all’Inter). Ironia della sorte, mentre si celebrava il processo, la FIGC era commissariata dall’avvocato Guido Rossi, per anni consigliere d’amministrazione dell’Inter, che lascerà la FIGC il 19 settembre del 2006, pochi giorni dopo esser stato nominato presidente di Telecom Italia (Società dell’Interista Tronchetti Provera).
Il processo penale va avanti. E pochi giorni fa è stata pronunciata la sentenza sulla GEA. I giudici romani, nel primo grado, hanno smontato l’impianto accusatorio affermando l’inesistenza di una cupola. La maggior parte degli imputati sono stati prosciolti e gli unici condannati sono i Moggi, Luciano a 18 mesi, Alessandro a 16, per violenza privata. Dopo la sentenza abbiamo chiesto l’opinione di Maurizio Paniz, presidente del Fans Club Juventus di Montecitorio e affermato penalista.
“La sentenza è chiara ed elimina l’impianto accusatorio dei PM – dice Paniz – viene meno anche uno dei due punti su cui si basavano le accuse del tribunale sportivo. La violenza privata è un reato individuale che non coinvolge le squadre”. Bisognerà attendere la sentenza di Napoli ma “se arrivasse una sentenza simile a quella di Roma – aggiunge Paniz – cadrebbe l’impianto accusatorio che ha coinvolto la giustizia sportiva, e si aprirebbe la strada della revoca delle penalizzazioni, il che vuol dire la restituzione dei due scudetti”. Insomma, viene il dubbio che il tribunale dello sport abbia proceduto troppo velocemente e che la vicenda non sia ancora del tutto chiara: “I processi sportivi hanno regole diverse rispetto a quelli penali, ma sicuramente la velocità non ha aiutato a trovare la verità. Ne abbiamo visto i limiti” conclude Paniz.
Per il processo di Napoli, Moggi ha stilato una lista di 498 esponenti del mondo del calcio che testimonieranno in sua difesa. I pubblici ministeri ne hanno trovati molti di meno, solo 108. Il processo dovrà dimostrare se Moggi era il boss a capo di una cupola che gestiva partite e risultati. Ai giudici l’ardua sentenza.
di Gavino Pala
da L'Occidentale