..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"

lunedì 9 gennaio 2023

A Lei...

Ho pensato a lei mentre ero insieme a te. Mentre dormivamo insieme, mentre mangiavamo insieme, mentre andavamo in famiglia insieme per le feste, mentre facevamo i piani per le vacanze, mentre uscivamo con gli amici, mentre crescevamo i nostri figli. Mentre imbiancavamo casa e mentre montavamo la scrivania nella cameretta. Ho pensato a lei ogni sera prima di chiudere gli occhi accanto a te, sentendo lei che mi accarezzava e mi faceva addormentare. Ho pensato a lei mentre risolvevamo le questioni economiche e pratiche di casa, mentre speravamo che andasse tutto bene, mentre speravo che fossi l'unica. Ho pensato a lei mentre guardavo te. Ho pensato a lei mentre tu vedevi il mio corpo modificarsi. Ho pensato a lei pur stando con te. Ho pensato a lei pur non smettendo di pensare a te. Forse te ne sarai accorta dalle mie assenze mentali, dai miei ritardi fisici, dall'adrenalina di essere scoperto. Ero il tuo compagno e questo ti bastava. Ho pensato a te e pensavo lei. Tu perchè sei la donna della mia vita. Lei non lo so. So che ho sentito la sua voce entrarmi nell'anima, restituendomi la pace. Tra milioni di voci, la sua è rimasta dentro me. So che lei ha incrociato per un attimo il mio sguardo e non ho abbassato gli occhi, ho sentito il suo sguardo percorrermi come un vento, mettendomi addosso il più bel vestito che io abbia mai sognato di indossare: "mi sono sentito bello'", come non succedeva da tanto. Mi sono sentito desiderato. Non ho provato vergogna. No ho esitato. Ho aperto il pugno della mano e ci ho trovato il suo sorriso. Non ho avuto paura. Mi sono sentito uomo, quell'uomo che avevo messo da parte per contribuire alla mia vita con te. Ero felice. Eccitato e sognante. Lei mi faceva ridere, mi dava gli appuntamenti. Passavamo intere ore col telefono in mano, portandoci ovunque. Mi ha insegnato l'importanza di non restare a letto, i malati stanno a letto e io ero guarito. Lei aveva guarito la parte di me che non funzionava. La parte di me che mi faceva nascondere dalla gente e che non mi permetteva di essere l'uomo che mi sentivo di essere. Te ne sei sempre rassegnata, dicevi che io ero fatto male. Non funzionavo. Mentre tu eri presa dalla tua vita, lei mi teneva compagnia e non importava fosse un pc, un telefono o un parco, lei restava con me e mi ha aggiustato. Dio solo sa quante volte ho pregato che tu mi corteggiassi ancora, come una volta, che tu mi portassi a ballare, che tu leggessi con me e che ti accorgessi di me, di quanto sono uomo dentro. Di quanto io abbia bisogno di sentirmi provocato e viziato. Di quanto io abbia bisogno di sentirmi vivo. Di quanto le mie labbra carnose hanno bisogno di baci. Tu alzavi le spalle e continuavi la tua vita. Lei lo faceva senza volere niente in cambio, lo faceva ed io mi sentivo protetto. Ho anche pianto con lei, le lacrime erano così calde ma nemmeno per un attimo mi sono dimenticato di te, però c'era lei che me le asciugava soffiandoci su canzoni d'altri tempi. Abbiamo pianto insieme anche quella volta in cui, con un filo di voce, gli ho confessato i miei dubbi, le mie ansie, le mie angoscie. Quella volta lei non smetteva più di piangere, e tra le lacrime avrebbe potuto urlarmi le peggiori parole, invece mi ha scelto ancora, ha scelto di amarmi ancora di più e mi ha regalato le più belle parole che esistono: 'ti sento mio''. E mi ha pregato di restare con lei finchè non si fosse addormentata. E da allora non ho avuto più dubbi, tutto era così chiaro. Lei era il mio posto nel mondo. Per la prima volta ho cantato io per lei e la tristezza ha lasciato il posto alla gioia. L'ho sentita cadere stremata ed addormentarsi sicura. Mi ha fatto viaggiare con la mente, abbattendo tutti i miei pregiudizi mentre tu dicevi che di sogni non si vive. Mentre lei me li faceva vivere. Ci siamo stretti sommersi dalla pelle d'oca. Quella è stata la prima volta che ho sussultato. Lei non chiedeva, lei conquistava e faceva accadere. Con lei ogni cosa era una scoperta. Che fosse il mio corpo o le profondità dell'anima per lei non aveva importanza. Mi amava sporco e con tanto di stanchezza negli occhi. Mi amava dopo una giornata piena di lavoro e con l'ansia che mi divorava. Parlava piano lei, e stava zitta quando mi sentiva ansioso, e io mi calmavo per non farla preoccupare. Mi amava con le mie imperfezioni che lei chiamava per nome a ricordarmi che dei difetti ci si deve solo ridere. Amavo quegli anni che aveva meno di me, mentre lei cercava di nasconderli. Non voleva che restassi solo nemmeno un momento. E quando ci sapeva insieme, se ne stava in disparte per non creare problemi e la sentivo stare male, ma lei sorrideva per non farmi preoccupare, ma lo capivo che piangeva. Amava le mie battute ironiche e il mio essere dolce e pungente. Amava la mia carne e le mie vene. Amava la mia parlantina veloce che sapeva come arrestare. Mentre tu eri intenta a portare avanti la tua vita, io ero con lei. Sono sempre stato con lei anche quando uscivamo a fare una passeggiata. Nella mia testa ho pensato a lei, anche quando chiudevo gli occhi mentre andavamo al cinema o a cena fuori. Dormivo con te e pensavo a lei. E poi ci siamo incontrati veramente. Occhi negli occhi. Mani nelle mani. Non mi sono mai sentito così nudo. C'ero io e c'era lei. Mi ha abbracciato così forte da indicarmi il punto dell’orizzonte dove il sole sorge e tramonta. Giù il sipario, giù i vestiti, giù tutto, anche noi. Abbiamo fatto l'amore, quello in cui si piange di felicità. Disegnava cerchi con i miei nei e i miei muscoli. Non parlava più, mi guardava e tra un bacio e l'altro mi accarezzava. Vedeva con me film che tu non considereresti neanche un po'. Facevamo la spesa insieme, e poi cucinava per me. Ci baciavamo al parco, nei bar e nei ristoranti e negli androni dei palazzi con il portone aperto. Ci toccavamo come due adolescenti alla scoperta dell'altro sesso. Lei mi spostava il viso per baciarmi il collo. Si prendeva cura di me abbracciandomi. Tu, invece, sei sempre stata avara di abbracci e baci. Chiederteli mi atterriva. Lei era sempre pronta. Lei era la donna che sognavo da ragazzino. Condivide i miei gusti, le mie stranezze e ride sempre. Non c'era bisogno del sesso per parlarsi o ascoltarsi, nel letto noi ci lasciavamo il cuore. Mi prendeva la mano e mi gridava di correre. Dio quanto ho riso, ci voltavamo indietro per vedere l'effetto che facevamo alla gente, per ascoltare i suoi "ti amo" gridati ovunque. I tuoi occhi distrattamente innamorati, mi sono sempre bastati, ma hanno fatto sì che mi accontentassi, che mi limitassi, che pensassi che l'amore era quello. Vivere insieme. Pagare le bollette. Preparare le cene con gli amici. Fare l'amore e poi dormire. Tutto bello, a volte. Ma non abbastanza. Ci siamo costruiti insieme. E questa consapevolezza fa male, perchè se da una parte io penso a lei, tu ci sei. Due amori diversi. Due amori che hanno le sue ragioni per esistere. Se solo tu mi avessi visto con lei, capiresti. Se solo tu mi avessi ascoltato mentre parlavo con lei, capiresti. Se solo tu avessi sentito il rumore delle nostre anime unirsi, non chiederesti nulla. Pero i confini non hanno retto, per quanto pensassi a lei, per quanto la desiderassi, per quanto abbia pianto per il fatto che sia arrivata nella mia vita dopo di te. Per quanto mi sono sentito sbagliato e giusto. Io ti stimo e sono orgoglioso che tu sia la madre dei miei figli, ma non sono più quello che avresti voluto che fossi. Ho smesso di esserlo quando ho capito che era un dovere, e l'amore è tutto tranne che un dovere. L'amore esiste, perché l'ho provato sulla mia pelle, ma avrò bisogno d'imparare a convivere con tutto questo, ad affondare nelle mie paure. Oggi so chi sono e chi sono diventato, per quanto doloroso è stato accettarlo. A me. A te. Ai nostri figli. All'amore. E a lei, che mi ha insegnato a correre.

giovedì 31 dicembre 2020

Nel mio mondo ideale / 16

Nel mio mondo ideale, improvviso un blues in compagnia di Ramon riempiendo il mio cappello di pioggia. Lui, dopo essersi svegliato con i sogni sul pavimento, mi racconta che questa non è la sua città. E allora sorrido dentro un pianto onesto, sperando un giorno di svegliarmi sotto le bombe di Dresda.

sabato 28 novembre 2020

E giunse il terzo giorno



Era doveroso attendere, aspettare, trattenersi, indugiare, risultare persino scettici davanti alla notizia che ha scosso e commosso un mondo intero. Calcistico e sportivo, politico e religioso, benpensante e irriverente. 
Perché esiste una differenza sostanziale, concreta, dall'essere umani o appartenere a qualsivoglia divinità, che questa sia cristiana, come lui non era, o pagana, appartenente a quel popolo, a quella popolarità di cui ha fatto parte, e alla quale per sempre apparterà. 
Un mondo che ha abitato, da allora. Dove resta. 
Su di una maglietta che il tempo ha scolorito, su di una bandiera che vento, pioggia e sole hanno accarezzato. Sui muri di case ormai vecchie, sopra persiane spalancate dove giorno e notte, alba e tramonto colorano quei capelli neri e ricciuti che hanno fatto innamorare, gioire, piangere. 
Nei cuori, nella memoria di chi, ieri bambino oggi artigiano, operaio o disoccupato continua a viaggiare in un presente connesso al passato, dove in eterno, umano o divinità, lui vivrà. 
Ironia, genio, sregolatezza, attitudini che lo facevano riconoscere, riconoscendosi per affinità in qualcosa di spirituale, mistico, trascendentale. 
Fragile e fallace, oltre ogni moralismo, a dispetto di cadute, inciampi, ginocchia spezzate. Quelle che prima il campo e poi la vita lo hanno messo di fronte all'essere uomo, divinità. 
Capace di piegare la storia, di fare la storia di un quartiere, di una nazione, di un mondo che grazie al semplice rotolare di un pallone lo ha eletto senza indossare una sciarpa, vestire una maglia, abbracciare un colore. 
Il terzo giorno non ci restituirà i suoi tratti, i suoi sorrisi, i suoi saluti, la sua materialità fisica. Manterrà invece la sua individualità personale, dimensione dell'eternità, un miracolo. 
Un'aneddotica sterminata intrappolata per sempre in un sogno promesso e mantenuto.

lunedì 23 novembre 2020

Nel mio mondo ideale / 15

Nel mio mondo ideale, offro un passaggio in macchina a Jon Bon Jovi fino a Montecarlo. Lui, mentre Richie Sambora guarda il sole e improvvisa un nuovo riff, canta, balla, mi sorride ed esclama" Have a Nice Day!!". 

lunedì 2 novembre 2020

Però ‘n se fa così, tutto de botto



Però ‘n se fa così, tutto de botto. 
Svejasse e nun trovatte, esse de colpo a lutto. 
Sentì drento a la panza strignese come un nodo.
Sape’ che è la mancanza e nun avecce er modo 
de ditte grazie a voce pe' quello che c’hai dato 
pe' quello che sei stato, perché te sei inventato 
un modo che non c’era de racconta' la vita 
e ce l’hai regalato così un po’ all’impunita, 
facendo crede a tutti che in fondo eri normale, 
si ce facevi ride de quello che fa male, 
si ce tenevi appesi quando facevi tutto, 
parla’, balla’, canta’, pure si stavi zitto. 
Te se guardava Gi’, te se guardava e basta 
come se guarda er cielo, senza vole’ risposta. 
All’angeli là sopra faje fa du risate, 
ai cherubini imparaje che so’ le stornellate, 
Salutece San Pietro, stavolta quello vero, 
tanto gia’ ce lo sanno chi è er Cavaliere Nero.

Pierfrancesco Favino

Ciao Mandrake...

 


martedì 27 ottobre 2020

Male e paura

Paura. Quanta paura. Paura di tutto. Di quello che provo, di quello che sento.
Paura di non ritrovare più, come scrivevi tu un tempo, il tabacco sbriciolato, il tappo di una birra, una canzone con il sapore dell'attesa, di un viaggio, del tuo corpo che si scalda con il mio. 
Funziona così l'amore. Offre, toglie, rimanda. E quando è vero fa male, tanto male. 
Prende ogni cosa e prima la strappa, poi la ricuce, e poi la strappa ancora. 
Ti porta a volare e poi a cadere. Giù, in picchiata, senza paracadute. 
Mista alla paura c'è la rabbia, oggi figlia della solitudine, della mancanza, di un pianto che si rompe dentro e che ti soffoca. 
Un buio in cui mi sono infilato dentro. Tutto da solo, nel mentre chi conosceva e sapeva la direzione mi indicava la via, pur non conoscendo la destinazione. 
Mi odio per questo. 
Odio non aver avuto coraggio, forza, capacità di cambiamento. 
Mi odio da morire, perché quello che avevo forse l'ho perso per sempre, Per colpa mia. 
Ora la terra trema, la luce è fioca, il sentirmi sprofondare dentro qualcosa che non conosco mi fa paura. 
Tanta paura. 
Odio i sentimenti, quelli che ti scavano dentro. 
Quelli che portano a galla pensieri e desideri. 
Sentirsi perso, solo, illuso, guardarsi allo specchio e non trovare più quel sorriso e quella forza di chi ti dava ogni santo giorno la consapevolezza di valere davvero qualcosa, é straziante. 
Fa male e fa paura. Ma ancor di più fa male pensare di dover rallentare, di non esagerare con il cuore.
Fa male il solo pensare di non sentirti più camminare nei miei pensieri, di non camminare più io nei tuoi. 
Fa paura aprire il cuore, scioglierlo, sbottonarlo. 
Fa male non farlo, perché dentro c'è talmente tanto da dare che il rischio di sentirlo implodere è palpabile. 
Sarebbe molto più semplice dire ma chi se ne frega, di osservare il tutto come una parentesi della propria vita, come tante, come forse altre se ne apriranno. Ma la verità è un'altra e contro non ci si può andare. 
Vivere leggeri oggi non è più possibile. 
Dentro c'è troppo, tanto, tutto. 
C'è quella luce che ha illuminato la direzione che tante volte mi avevi indicato, strada su cui oggi mi sento di camminare un po' più solo. 
C'è un dolore sordo che mi comunica ogni secondo che cosa sei per me. 
C'è una favola che non vuole finire. 
C'è una distruzione interna.
C'è la paura di poterti perdere per qualunque motivo.
C'è che ti amo talmente tanto che oggi mi fa male e paura.
Ma non voglio smettere di farlo, sarebbe come smettere di respirare.

sabato 24 ottobre 2020

Esseri umani

Ok, mi tira il culo, l'ammetto. Essere umani significa anche questo: essere umani. 
E dentro so che è una cosa bella, giusta, veicolo che potrebbe portare solo benefici a chi in tutto questo si ci è ritrovato senza chiederlo, volerlo. Però mi tira il culo, perché sono un essere umano. 
Succede perché spazi e momenti che abbiamo ritagliato, cucito, costruito, inventato solo per noi stasera non ci appartengono. Ed è paradossale che chi quegli spazi li ha occupati per oltre due lustri mi faccia tirare il culo. Però è così. 
Ma poi c'è il bicchiere mezzo pieno, quello sempre da guardare e se possibile bere. 
Non c'era bisogno di questo per svelare l'arcano, ma la situazione ha stampato a caratteri cubitali le ragioni, i perché, le motivazioni che hanno fatto crescere qualcosa che vive di luce propria, si alimenta giorno dopo giorno di una sostanza tanto astratta quanto dipendente. 
Non escludo che alcune mancanze dell'ultimo periodo (con mie oggettive responsabilità) abbiano accentuato questo stato d'animo, o il silenzio che regna da quell'ultimo saluto serale, ma sta di fatto che mi tira il culo. Perché essere umano.

giovedì 8 ottobre 2020

E' come un tuono, dopo il lampo

E' come un tuono, dopo il lampo. 
Come l'arcobaleno, dopo la pioggia, la luce dopo la notte, la quiete dopo la tempesta. 
E' spazio, aria. 
Sogno, quello che ti dicono di lasciare perdere perché è una perdita di tempo. 
Ma fino a quando la vita ti regalerà del tempo ci sarà sempre un motivo per sognare.

lunedì 5 ottobre 2020

Leggeri e liberi

Come lampare nella notte buia, sospinte dal vento, agitate dall'incedere del mare ma punto di riferimento per i dispersi, naufraghi di un mondo che scandisce inesorabilmente lo scorrere del tempo. 
Come corpi di un'unica anima, scaldati dal sole, raffreddati dall'inverno più rigido ma capaci di trasmettere sensazioni, emozioni che si fondono nel piacere di stare l'uno all'interno dell'altro. 
Come un paesaggio illuminato da una notte di plenilunio, dove la luna accarezzata dal sole si mette a nudo al cospetto della meraviglia di uno sguardo, occhi che penetrano e disegnano le sfumature di un sogno ancora vivo. 
Come foglie trasportate dalla brezza, fragili, come noi, noi che proseguiamo il nostro viaggio senza meta e identità, ma leggeri e liberi.

lunedì 31 agosto 2020

Diario di Bordo | Avamposto 403 | Spazio 2071 | Il viaggio continua



Diario di Bordo | Avamposto 403 | Spazio 2071 | Giorno di missione 173 
Superata Andromeda da due lune e con il lontano ricordo dell'altipiano di Borneoflower e dei bastioni di Orione, i detriti che hanno seguito con la forza di gravità il percorso intrapreso continuano ad avere un peso insostenibile. 
L'essersi dovuti fermare ancora una volta interrompendo la ricerca di una nuova dimensione, ha provocato inevitabilmente mancanza di ossigeno e forze. 
Dall'avanposto 403 è giunto forte il richiamo alle origini, nonostante le distanze appaiano sempre più incolmabili. 
Il viaggio a ritroso richiesto, assente dalle attuali mappe, rischierebbe seriamente di compromettere la missione stessa. 
Il contatto con l'entità e gli spazi venuti a crearsi con lo scorrere del tempo hanno determinato il cambiamento di ogni parte di noi. 
L'esplosione multipla delle meteoriti provenienti dalle lune a sud di Ganimede, il ghiaccio venuto a sciogliersi dal calore emanato dalla fusione dei corpi rimasti a contatto da 173 giorni, hanno delineato la mappatura con cui si continua a viaggiare senza voler più tornare indietro. 
Lo stop, forzato. l'ennesima prova da affrontare. 
Diario di Bordo | Avamposto 403 | Spazio 2071 | Giorno di missione 173... il viaggio continua.

domenica 30 agosto 2020

Nel mio mondo ideale / 14

Nel mio mondo ideale, mi fermo a fare colazione con Tom Cruise nel Borgo Medioevale di Apricale. E tra una fetta di torta di mele, un ginseng e il muffin più piccolo che abbia mai visto, lui, dopo essersi acceso una sigaretta, apre le braccia al cielo ed esclama: "Io da qui non me ne vado più!".

lunedì 20 luglio 2020

Pensarti

Oggi so che non ci sarai.
Non sarai nelle strade che attraverserò.
Non sarai nel mormorio della gente.
Non sarai nei profumi delle bouganville e degli oleandri.
Non sarai negli aromi profusi dall'elisir di un caffè.
Non sarai nella convivialità di una tavola apparecchiata.
Mancherà la tua essenza, la tua grazia, il tuo incanto.
Mancherà la tua beatitudine, la tua intesa, la tua armonia.
Mancherà la tua serenità, la tua gioia, la tua euforia.
Mancherà la tua fragilità, la tua gracilità, la tua delicatezza.
Mancherà la tua inquietudine, la tua paura, la tua preoccupazione.
Ma ogni istante che vivrò senza te sarà colmato dall'assiduo, costante e perenne pensarti.

sabato 18 luglio 2020

Terra madre

Va per mare chi non trova sostentamento e protezione dalla terra madre, 
va per mare l'anima esule, e dall'esilio non torna più. 
E se dicono che sia tornata è solo illusione. 
Il mare restituisce un estraneo, un fantasma che restituisce dall'ignoto le sembianze di chi è partito.

Guardo il mare e vedo un orizzonte incontenibile, e so che quell'orizzonte è l'esilio.
Ecco perché Tu sei terra madre,
protezione e sostentamento del mio camminare nel mondo.

So are you to my thoughts as food to life

Tu sei per la mia mente, come cibo per la vita. 
Come le piogge di primavera, sono per la terra. 
E per goderti in pace, combatto la stessa guerra che conduce un avaro, per accumular ricchezza. 

Prima, orgoglioso di possedere e, subito dopo, roso dal dubbio, che il tempo gli scippi il tesoro.
Prima, voglioso di restare solo con te, poi, orgoglioso che il mondo veda il mio piacere. 

Talvolta, sazio di banchettare del tuo sguardo, subito dopo, affamato di una tua occhiata. 
Non possiedo, né perseguo alcun piacere, se non ciò che ho da te, o da te io posso avere. 

Così ogni giorno, soffro di fame e sazietà, di tutto ghiotto, e d’ogni cosa privo.


So are you to my thoughts as food to life  

So are you to my thoughts as food to life, 
Or as sweet-season’d showers are to the ground, 
And for the peace of you I hold such strife As ‘twixt a miser and his wealth is found. 

Now proud as an enjoyer, and anon doubting the filching age will steal his treasure, 
Now counting best to be with you alone, 
Then better’d that the world may see my pleasure.

Sometime all full with feasting on your sight, and by and by clean starved for a look,
Possessing or pursuing no delight save what is had, or must from you be took. 

hus do I pine and surfeit day by day, Or gluttoning on all, or all away. 

William Shakespeare

sabato 4 luglio 2020

Non perdere mai il "vizio"

...di apprezzare ogni tuo gesto 
...di non cercare mai una conferma su ciò che provi 
...di lasciarti libera in ogni tua scelta 
...di guardarti con gli occhi di chi ti considera la più bella del mondo 
...di rivolgerti attenzioni e premure 
...di starti accanto 
...di toccarti come fosse la prima volta 
...di respirare il tuo entusiasmo 
...di darti senza avere mai la pretesa di avere 
...di aspettarti 
...di volerti 
...di addormentarmi al tuo fianco 
...di rispettarti 
...di non dare mai niente per scontato 
...di amarti 
"Vizi" che non vorrò perdere mai.

martedì 30 giugno 2020

Insieme

L'avere avuto la sensazione di sentirti scivolare via, di perderti, mi ha fatto comprendere una volta di più che cosa sei per me. 
Un amore, un impegno, una responsabilità. Gioia di vivere. 
Sei vita. La mia vita. 
E non perché non mi fidi del tuo sentimento, della tua passione, del tuo credere in noi. 
In te ho sempre confidato e ancor più di ieri lo farò. 
Ma il sentire il male, il dolore per una discussione che mai c'era appartenuta mi ha fatto davvero paura. 
La sola idea di perderti, il solo pensiero di non averti accanto mi ha lacerato l'anima, strappato il cuore. 
Abbiamo lottato tanto per noi. 
Abbiamo affrontato mari in burrasca, uragani, correnti che si infrangono quotidianamente su scogli indifesi. 
Abbiamo trovato nell'anima dell'altro quello che probabilmente andiamo cercando da una vita. 
Ci siamo voluti con tutte le nostre forze. 
Contro tutti e contro tutto. 
E questo da la dimensione di quanto grande possa essere il nostro amore. 
Ecco perché la sensazione di sentirti scivolare via, di perderti, è stata devastante. 
Un sentimento che mai più vorrò provare. 
Perché senza di te oggi non potrei. 
Perché senza di te nulla più avrebbe senso. 
Perché senza di te tutto perderebbe di significato. 
Anche il gesto più banale. 
Quasi senza accorgersi abbiamo tessuto una tela fatta di emozioni, di luoghi, di momenti che parlano di noi. 
Di chi siamo, di cosa vogliamo, verso dove andiamo. 
Un cammino che affronterà il bene ma anche il male, il positivo ma anche il negativo. 
Un cammino dove incontreremo giorni belli e altri meno. 
Ma un cammino dove il saperti al mio fianco mi darà forza e coraggio per affrontare qualunque cosa.
Perché insieme abbiamo dimostrato a noi stessi che ci può essere un domani.
Perché insieme abbiamo dimostrato che il volersi bene può superare qualunque ostacolo.
Perché farlo insieme darà un senso a ciò che siamo diventati.

domenica 21 giugno 2020

Sorpresa e inquietudine

Nella misteriosa e selvatica ricerca di un luogo dove addentrarsi c'è da sempre l'elaborazione della memoria. Orme, impronte che tracciano indelebilmente i confini da solcare. 
Immersi nell'esperienza, la dote energetica che sprigiona il nuovo lido è capace di sorprendere e al tempo stesso perfino di inquietare. 
Connubio sostanziale da cui discende l'irrisolto, il non perfettamente chiaro. 
Perché da sempre siamo alla ricerca dell'enigma, dell'incognita. 
Impresa che dona significato al tempo che scorre. 
Avviene così anche in amore. Ecco perché ci innamoriamo.

sabato 20 giugno 2020

Un'alba e poi è subito sera

Fa pensare e riflettere il dividere il quotidiano in situazioni soggette al nostro potere e situazioni non soggette al nostro potere. 
Le prime raccontano i desideri, gli impulsi, le scelte. 
Le seconde i giudizi, le conseguenze, il destino. 
E' un po' come un'alba che presto nasce e poi, al battere delle ciglia, è subito sera. Padroni di noi stessi e schiavi di ciò che noi stessi viviamo. 
Tenere l'equilibrio un'operazione di non facile lettura, equivocabile a seconda dei passi. 
A fare la differenza lo sguardo, gli occhi, l'anima rappresentata in ogni sua forma. 
Immersioni fluide che avvolgono le fragilità di cui siamo composti, accompagnandole verso mete più sicure, dove la trasparenza funge da corazza. 
E' quando si confondono i due piani che emergono le difficoltà. 
Basterebbe considerare libero il pensiero, non schiavizzarlo, non crescerlo in cattività. 
Abbiamo potere di noi stessi nel momento in cui il giudizio, le conseguenze e il fato non travolgono i desideri, gli impulsi, le scelte. 

Nel mio mondo ideale / 13

Nel mio mondo ideale, esco una mattina di casa e confronto la scelta di un azzurrino e di un prugna con Salvador Dalì. E lui, ancora affascinato dagli orologi molli, mi fa presente che il tempo ha saputo andare oltre i colori.