..."Rock won't eliminate your problems, but it will sort of let you dance all over them"
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martedì 2 luglio 2019

Maalox

Ho come la sensazione che stasera il Maalox tocca ingerirlo al ministro della propaganda.

domenica 30 giugno 2019

Il muro (e contro-muro) della vergogna

Alla fine, come era ampiamente prevedibile, sono volati gli stracci. La disdicevole (eufemismo) questione dei migranti ancorati al largo di Lampedusa sulla See-Watch si è conclusa nel peggiore dei modi, e tra provocatori non poteva che finire così: da una parte il ministro della propaganda sollazzato dall'arresto della "Capitana", dall'altra l'ennesima giornata vissuta al centro di tutti i mezzi d'informazione europei da parte di un organizzazione non governativa che ha ottenuto tutta la "pubblicità" che voleva. Ragioniamo e cerchiamo di levarci la sciarpa dal collo. Salvare vite umane, evitare sciagure che hanno purtroppo scritto la storia degli ultimi lustri del Mar Mediterraneo, un dovere che bisogna avere a prescindere dai colori di appartenenza, che questi siano politici, religiosi o di etnia. Farlo, come fanno da qualche anno a questa parte (e come non facevano agli albori) le organizzazioni non governative del mare, cercando lo scontro politico e la visibilità mediatica, e non il porto più sicuro (Malta? Tunisia?) dopo aver recuperato i disperati di turno in acque libiche, un'operazione che inevitabilmente va a fare muro-contro-muro con una politica migratoria (quella del "Capitano" senza i dreadlocks) utile solo ed esclusivamente a recuperare voti in un paese che si è miserabilmente perso all'interno del solito tweet quotidiano. Un paese che purtroppo ha dato seguito e forza (questo il vero problema e pericolo) al completamento della "trumpizzazione" di un ministro (guarda caso dell'interno) che in preda all'ennesimo delirio (vergognoso) ha evocato il muro con la Slovenia.

venerdì 28 giugno 2019

Tacito accordo

Le ONG sono il pane quotidiano del ministro della propaganda. Difatti lui di barchini et similari non ne parla mai, come se quegli sbarchi (perché di sbarchi si tratta, oltre 200 nell'ultima settimana) fossero su territorio lunare e non italiano. Il ministro della propaganda è il pane quotidiano delle ONG. Perché diversamente non si spiega come in due settimane di sosta al largo di Lampedusa la "Capitana" non abbia trovato indispensabile rivolgersi a Malta, Francia o Spagna, infischiandosene delle condizioni di 40 disperati. Lo ripeto e me lo ripeto da tempo immemore: la soluzione inventata per la campagna elettorale permanente non porta da nessuna parte; il perseverare da parte delle ONG la "guerra" con il ministro della propaganda non porta da nessuna parte. Non fa il bene dei migranti (bisognosi come sottolineato da Di Maio di corridoi umanitari) né quello del nostro Paese e del continente intero (ormai saturo e necessario di diverse politiche). E allora sorge spontaneo il dubbio che il tacito accordo tra le parti faccia il solo bene degli attori non protagonisti.

giovedì 31 gennaio 2019

Scacco elettorale

La tematica migranti, il caso See Watch, la richiesta di autorizzazione a procedere per la vicenda della nave Diciotti ha catalizzato, a ragione, l'ultima settimana politica e sociale del Paese. Tralasciando la questione europea sul tema e mettendo da parte le truppe da sbarco del Pd che fanno la staffetta sulla Sea Watch, rimane il nocciolo dell'eventuale invio a processo del titolare del Viminale. Le parole espresse in queste ultime ore dal Presidente del Consiglio, da Luigi Di Maio, da Danilo Toninelli e da Alessandro Di Battista hanno fatto emergere a caratteri cubitali cosa accadde all'interno delle stanze di Governo nello scorso agosto. Una decisione unanime sul caso "Diciotti" atta a svegliare gli altri Paesi europei all’impegno assunto un mese prima in Consiglio europeo di ripartirsi su base volontaria i migranti in arrivo (non un caso che dopo la disponibilità del Vaticano, dell'Irlanda e dell'Albania la nave sbarcò). In pratica, in quelle ore, l'intero esecutivo pose le basi per dare un segnale forte all'Europa, rea, da anni, di lasciare il Bel Paese in balia di un fenomeno che si è trasformato da emergenza a vero e proprio problema. Ora le aspettative, da parte di Salvini, di ricevere da parte del M5S e dal Senato il "No" a procedere, celano il futuro prossimo del Governo eletto nel marzo scorso. La partita si giocherà inevitabilmente sul tavolo politico, e le carte, visti i precedenti, le distribuiranno i 5 Stelle.